Rinnovata la Fondazione oncologica valdostana
Martedì 26 marzo 2024, è stato presentato il ricomposto Comitato scientifico della Fondazione oncologica valdostana, presieduto da Mauro Occhi, direttore sanitario dell’Azienda Usl della Valle d’Aosta e composto da Marina Schena, direttore della struttura di oncologia ed ematologia oncologica dell’ospedale Parini di Aosta e da Fabio Ciceri, primario delle unità di ematologia e trapianto di midollo osseo dell’ospedale San Raffaele di Milano, a cui si aggiunge, come consulente esterno, Fabio Truc, fisico teorico originario di Cogne.
Il nuovo comitato sostituisce il precedente, “scaduto” nel 2023, che era presieduto da Guido Giardini, con Patrizia Agnese Falcone, responsabile della biologia molecolare della struttura analisi cliniche dell’Azienda Usl della Valle d’Aosta e Fernando Munoz, direttore della struttura di radioterapia del Parini.
A presiedere la Fondazione c’è ora Nora Martinet, che ha preso il posto di Salvatore Luberto, mentre il Consiglio di amministrazione è composto da André Lanièce e Federico Vietti, con Antonella Lucchese confermata nel ruolo di revisore unico.

La Fondazione oncologica valdostana è stata istituita nel 2010 con un’apposita legge regionale e svolge la sua attività nell’ambito della Rete oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta, con la specifica finalità di combattere il cancro attraverso la promozione della ricerca oncologica: «vogliamo poter portare un aiuto e contribuire al benessere dell’essere umano – ha spiegato Nora Martinet – e quindi il nuovo Comitato scientifico è formato da esperti di grande valore che porteranno loro contributo al Piano di ricerca che verrà messo a punto nei prossimi mesi».
«Questa fondazione costituisce un’importante opportunità per noi per continuare a portare progetti di ricerca all’interno dei luoghi di cura – ha evidenziato Marina Schena – ed è fondamentale affinché le cure migliorino e la nostra capacità di essere efficaci anche nell’affrontare i problemi dei nostri pazienti, sempre accompagnati dalla rigorosa metodologia della ricerca scientifica. In questi ultimi anni grazie alla Fondazione si è portato avanti un progetto di cure palliative simultanee che ci permette di affermare che queste migliorano l’esperienza del paziente oncologico in fase di terapia e questa sarebbe un’attività da rendere stabile all’interno dell’ospedale. In Valle d’Aosta diagnostichiamo all’incirca ottocento nuovi casi di tumore all’anno e non tutti questi casi arrivano alla nostra osservazione, ma questo è il trend nazionale, in lieve incremento nell’incidenza delle patologie tumorali, ma si associa a questo anche una riduzione della mortalità a causa dei tumori. La popolazione italiana invecchia e quindi essendo la patologia oncologica legata all’invecchiamento, questo è un valore che ci aspettiamo».

«Nel mio percorso professionale ho avuto anche una parentesi abbastanza consistente in ambito oncologico – ha ricordato il direttore sanitario Mauro Occhi – anche con un certo apprezzamento per quello che è il modello dell’oncologia, che forse dovremmo anche prenderlo in considerazione per altre malattie croniche. C’è stata una grossa innovazione dal punto di vista dei modelli assistenziali e di partnership, a partire da quando si sono avuti gli strumenti non solo per curare, ma anche per guarire, mettendo in campo delle modalità organizzative e un approccio multidisciplinare ai problemi, assemblando figure professionali al di là di quelle mediche ed infermieristiche, assegnando un ruolo al terzo settore, alla partecipazione civica e alla ricerca. Questo tipo di innovatività che celebriamo oggi è una cosa abbastanza peculiare e importante per la Valle d’Aosta, noi raccogliamo il testimone da una stagione precedente che è stata importante, con l’obiettivo di fare di più e fare meglio, obiettivo che è molto ambizioso».
«La mia presenza è al servizio di una Fondazione che ha come obiettivi quelli di contribuire allo sviluppo di conoscenze nel settore oncologico – ha aggiunto Fabio Ciceri – con un evidente mandato di ricadute sui pazienti, sulle famiglie, sulla popolazione e su tutta la comunità valdostana. La mia esperienza arriva da un Istituto che ha fatto della ricerca un elemento centrale della sua identità e mi preme dire che non esiste una ricerca più importante di altre, per intenderci quella sui geni o sull’immunità piuttosto che quella sui meccanismi biologici. Non è più importante di ricerche che riguardano aspetti di tipo prettamente clinico o di tipo organizzativo, dopotutto fare ricerca è un modo di essere, vale a dire quello di porsi delle domande. Io credo che un’organizzazione come quella del sistema valdostano, che ha una forte centralità di strutture organizzative e di comunità oltre a limiti geografici, sia una straordinaria opportunità per approfondire delle domande che riguardano, nell’ambito oncologico, gli aspetti epidemiologici, quelli ambientali e genetici, oltre a quelli dell’impatto che l’organizzazione multidisciplinare e longitudinale della cura del paziente hanno sulla sugli esiti della di queste malattie».

«Io sono un fisico teorico di formazione – ha raccontato Fabio Truc – però da circa vent’anni mi occupo di oncologia sperimentale, dopo che nel 2000 ho incontrato il professor Christian Israel dell’Università di Parigi 13, che mi invitò a lavorare con lui proprio in oncologia. Il mio ruolo in questo contesto sarà quello di consulente esterno e di collaboratore del Comitato scientifico e della Fondazione, mettendo a disposizione della fondazione le mie competenze e le mie conoscenze per creare eventuali ponti e collaborazioni con Istituti o strutture per le fondamentali linee di ricerca che in questo momento avvengono in oncologia a livello nazionale ed internazionale».
«L’occasione è stata quella di fare un bilancio dell’attività della Fondazione oncologica valdostana – ha commentato Carlo Marzi, assessore alla Sanità della Regione autonoma Valle d’Aosta – perché questo Comitato scientifico vuole rendere evidente una collaborazione tra Valle d’Aosta e soggetti qualificati esterni, in modo che la Fondazione diventi un ponte levatoio tra la sanità valdostana e le collaborazioni esterne, creando delle reti perché in questo momento il servizio sanitario nazionale e quello valdostano stanno vivendo un momento di estrema difficoltà, soprattutto nei numeri che è in grado di esprimere in termini di professionisti sanitari. A maggior ragione una realtà come la nostra che in alcuni momenti può essere vista come periferica deve mettersi al centro di un’azione di collaborazione e di ricerca di legami, sia professionali sia scientifici».
Pubblicato / aggiornato
il 26/03/2024 alle 17:51
Categoria:
Salute / Video