Indagine sul benessere e sul clima organizzativo dei lavoratori dell’Ausl VdA
(©Angelo Musumarra per bobine.tv) -
Massimo Uberti, Anna Castiglion e Alessia Rossi
Il 45% dei dipendenti dell’Azienda Usl della Valle d’Aosta sta valutando la possibilità di cambiare lavoro. È uno fra i dati che emergono dall’indagine sul benessere e sul clima organizzativo dei lavoratori della sanità pubblica valdostana, resa pubblica nel pomeriggio di venerdì 19 aprile 2024.
L’indagine ha visto la partecipazione di 1.247 dipendenti, il 44% del totale dei 2.922 lavoratori che hanno ricevuto, il 27 novembre 2023, il questionario via email, frutto alcune interviste individuali e focus group curati dal Comitato unico di garanzia (Cug) dell’Azienda Usl e dalla psicologa Alessia Rossi, docente a contratto di psicologia delle organizzazioni all’Università di Genova, per un progetto costato complessivamente 17.600 euro lordi.
«Da tempo che ci si interrogava sull’opportunità di realizzare un’indagine sul clima del benessere organizzativo – ha spiegato Anna Castiglion, presidente del Cug e direttore della struttura di controllo interno – ma l’emergenza sanitaria e questi anni due anni e mezzo dannati e faticosi che hanno impegnato tutte le risorse per fronteggiare anche altre crisi, ci hanno impedito di procedere con il cronoprogramma che ci eravamo dati. Poi, per fortuna, quando l’emergenza è cessata, abbiamo deciso di avviare questa indagine pensando che fosse fondamentale trovare uno strumento non copiato da altre realtà ma calibrato e cucito addosso alla nostra organizzazione. Prima di somministrare il questionario abbiamo effettuato, per diversi mesi, una fase di ascolto delle professionalità aziendali che hanno contribuito poi la costruzione dello strumento utile all’indagine, che è stato poi distribuito da novembre a gennaio».

L’indagine, volontaria, ha visto la partecipazione del 70% di donne, del 23% di uomini, con il 7% che non ha indicato il proprio genere. La maggioranza di questi, il 35,7%, sono lavoratori con un’età tra i 51 e 60 anni, il 37,8% con un’anzianità lavorativa superiore ai vent’anni. Il 42,4% opera nel ruolo sanitario, il 20,4% in quello amministrativo e l’11,7% è dirigente. Il 92% netto di chi ha risposto al questionario è dipendente dell’Azienda Usl, il 56,7% opera in ospedale, il 24,6% sul territorio, il 76,2% non è obbligato alla reperibilità ed il 51,4% non lavora su turni.
Il campione viene considerato “rappresentativo per genere e ruolo professionale”.
Per quanto riguarda le richieste lavorative e la loro influenza sul benessere organizzativo, le richieste cognitive legate al lavoro, con un valore di 8,72 su una scala da 10 a 1, rappresentano la problematica maggiormente ricorrente, seguite dall’eccesso di richieste degli utenti (6,53), dall’impegno nel gestire le emozioni sul lavoro (6,51) e dal carico di lavoro (6.29). Viene considerato attenzionabile il conflitto tra lavoro e vita personale (5,49) mentre sono limitate l’eccesso di controllo e la relazione tra capo e collaboratore (4,93), l’intenzione di cambiare posto di lavoro (4,85) e l’interferenza di e-mail e telefonate fuori dall’orario di lavoro (4,63).
Per quanto riguarda le risorse lavorative e personali, la principale criticità segnala è quella relativa all’inclusione nel processo decisionale, con un punteggio di 3,95, sempre su una scala da 1 a 10, per passare poi al recupero dal lavoro (4,67), la soddisfazione lavorativa (4,87) e l’opportunità di formazione e informazione (4,93). Meno critiche sono la relazione con il capo diretto (5,34), il comfort ambientale e la coesione di gruppo (entrambe a 5,58). Positive le valutazioni sull’alfabetizzazione digitale (5.72), il coinvolgimento al lavoro (5,88), l’auto-efficacia lavorativa (6,77), l’autonomia lavorativa (6,84) e la chiarezza del ruolo, che arriva al punteggio di 7,01.

«Questo sforzo non è mai stato fatto – ha evidenziato Massimo Uberti, direttore generale dell’Azienda Usl – ora abbiamo le informazioni e che dobbiamo farle diventare il motore delle azioni che che andranno a migliorare il clima, come la valutazione del nostro personale di essere efficiente ed efficace nella propria operatività, il fatto di avere o non avere interesse a cambiare lavoro, quanto ci si sente coinvolto dall’azienda e dall’organizzazione e quanto si sente con il soddisfatto. Il valore medio di questi quattro indicatori non dà un quadro drammatico ma cui però ci sono delle differenziazioni. Non c’è un precedente storico, ho trovato solo vecchio studio del 2006 molto diverso, dove si possono confrontare solo le risposte alle domande “Vi sentite parte di una squadra?” e “Siete soddisfatti a fine giornata?” dove più o meno la metà degli operatori aveva detto “a volte”».
«Ci convince poco l’interesse a cambiare lavoro – ha aggiunto il direttore generale dell’Azienda Usl della Valle d’Aosta – qui viene fuori un quadro positivo perché siamo sopra la media, sono relativamente pochi visto che nel recente 19esimo “Rapporto Crea” dell’Università Tor Vergata sembrerebbe che nella sanità pubblica il 60% degli operatori prendano in considerazione l’ipotesi di cambiare lavoro. Noi siamo al 45%, un valore comunque molto elevato su cui dobbiamo lavorare, dopotutto è cambiato il mercato del lavoro, ogni medico o infermiere sa che ha opportunità di scelta, prima non era così, ora andiamo a cercarli ed è fisiologico che qualcuno pensi ad altre proposte».
Per quanto riguarda gli aspetti più critici «dovremo analizzare questa scarsa inclusione nelle decisioni da parte degli operatori – si è ripromesso Massimo Uberti – è diverso se è percepito da un dirigente rispetto al personale con un livello di responsabilità più basso. Credo che in una parte di queste risposte sia la volontà di aspirare a prendere le decisioni che spettano a chi ha la responsabilità, non è che vogliano fare allenatori della Nazionale, ma credo che voglia dire che le decisioni non vengono spiegate, condivise ragionate all’interno dell’équipe, ma è una percezione quindi può essere il frutto anche di distorsioni percettive. Però sono un elemento che riduce il senso di appartenenza, se io non sento di essere compreso nella condivisione delle cose, non mi sento parte di quella organizzazione. Dovremo lavorare all’interno ma anche all’esterno dell’Azienda perché il secondo elemento di maggior criticità sono gli utenti, visto che le loro richieste vengono percepite come eccessive. Vi ricorderete la lettera aperta dei nostri operatori del Pronto soccorso in cui lamentavano le aggressioni sui social. Qui si sta rischiando di rompere un patto tra cittadino e operatore sanitario, l’effetto di una strumentalizzazione della sanità per altri fini. La sanità pubblica ha tanti problemi è giusto che vengano rilevati e evidenziati, ma bisogna tenere presente che chi vuole affossare la sanità pubblica non lo farà dicendo “io voglio il privato” ma lo farà dicendo che la sanità pubblica non funziona, esaltando le criticità che pure ci sono e che è giusto mettere in campo».

Il direttore dell’Azienda Usl si dimostra infatti preoccupato da ciò che viene pubblicato sui social: «non erano lamentele ma veri e propri insulti – ha rimarcato – se il medico del Pronto soccorso si sente minacciato e insultato da un cittadino che vota, ha i diritti civili e che magari un giorno viene in Pronto soccorso e diventa violento, non è molto motivato a lavorare da noi. Qui in Valle d’Aosta capita poco, ma sto raccontando che cose che a pochi chilometri da qui succedono veramente. I social sono la società, o almeno uno specchio della popolazione, non credo che siano “bot” ucraini o russi, è una sensazione sgradevole per il personale che non vuol dire comunque essere rappresentativa di tutta la popolazione».
L’indagine sarà ripetuta ogni tre/quattro anni: «queste non sono conclusioni ma rappresentano un punto di partenza – ha concluso Massimo Uberti – abbiamo però voluto presentarla alla stampa perché sicuramente nel momento in cui al nostro interno con gli operatori, coi primari, coi coordinatori cominciamo a ragionarci, ne sareste venuti a conoscenza e quindi volevamo essere noi a dirvelo per primi, in trasparenza, dopo averla presentata al Cug, che ha commissionato questo lavoro, e ai sindacati che sono ovviamente molto interessati e parte in causa. Per noi è un inizio di lavoro che sarà fatto nel modo più condiviso possibile».
Allegati
Pubblicato / aggiornato
il 20/04/2024 alle 17:52
Categoria:
Salute