Le imprese valdostane si raccontano 2024
(©Laura Agostino per bobine.tv) -
L'evento Le imprese valdostane si raccontano del 29 maggio 2024
Mercoledì 29 maggio 2024, si è svolto l’evento: Le imprese valdostane si raccontano – Il quadro economico attuale e le sfide future.
Organizzato dalla Chambre valdôtaine in collaborazione con le Associazioni di categoria del territorio, l’appuntamento si proponeva di analizzare il panorama economico attuale delle imprese della regione e di individuare le sfide che dovranno affrontare nel prossimo futuro.
Tra i relatori che interverranno durante la mattinata, vi sono stati Paolo Cortese, del Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne, e Francesco Billari, Rettore dell’Università Bocconi di Milano e professore di demografia. È stata un’occasione per approfondire i dati nel contesto nazionale e per comprendere le dinamiche che influenzeranno il futuro delle imprese valdostane.
L’evento prevedeva anche un focus sulle imprese femminili, a cura della Consigliera regionale di parità Katya Foletto e della ricercatrice Stefania Graziani dell’Università della Valle d’Aosta.
In Valle d’Aosta, l’impresa femminile continua a crescere, anche grazie agli strumenti di supporto messi a disposizione dalla Regione, dallo Stato e dall’Union europea. Azioni che tuttavia risultano ancora insufficienti. Sono imprese che spesso si caratterizzano in modo maggiore rispetto alle altre per digitalizzazione e work/life balance. Il lavoro delle donne è riconosciuto come indispensabile ma deve conciliarsi con il lavoro di cura, dal quale le imprenditrici non sono esenti. Occorre individuare i servizi di supporto indispensabili. Altrettanto necessario un investimento nel welfare che, per l’imprenditore, deve essere diverso da quello tarato sul dipendente. Un investimento sulle Stem (scienze tecnico-economico-matematiche) è necessario in ogni impresa, come digitalizzazione e conoscenze finanziarie. Si potrebbero colmare queste lacune grazie a formazioni specifiche e reti sul territorio. Manca una definizione unitaria di lavoro femminile, a livello europeo, che impediscono linee di intervento univoche e omogenee. In Italia, si definisce femminile un’impresa la cui partecipazione di genere risulta conplessivamente superiore al 50%; per le ditte individuali, è femminile quella in cui il titolare è donna. È stato infine fatto un’appello alla certificazione della parità di genere.
Durante la mattinata sono stati presentati i risultati del sondaggio avviato nel mese di marzo 2024 dalla Chambre valdôtaine sullo stato di salute delle imprese valdostane. Un’analisi a cura di Maria Angela Buffa dell’Ufficio Studi della Chambre Valdôtaine.
La rilevazione è stata chiusa l’11 aprile e sono stati ricevuti 1.942 questionari utili in rapporto alle 12.379 imprese registrate e alle 11.105 imprese attive.
Fra quelle che hanno risposto, il 30,9% sono imprese artigiane, il 40,7% sono ditte individuali, nil 23,8% sono imprese femminili. I settori più rappresentati sono stati il turismo 18,9%, il commercio 17,3%, le costruzioni 17,1%, i servizio alle imprese 14,2% e l’agricoltura 12,2%.
Nel 2023, l’organico è stato per lo più costante (74,7%), con un 9,9% di diminuzione e un 15,4% di incremento. Gli incrementi più rilevanti (proporzionalmente all’occupazione) si sono avuti nel turismo e nelle attività manifatturiere. I decrementi proporzionali più singificativi nel settore di assicurazioni e credito. In termini assoluti, il maggior incremento si è avuto nel turismo e il decremento nei servizi alle imprese.
Per il 2024, le previsioni sono di mantenimento dell’organico nel 78,6% dei casi. Un aumento è previsto all’11,2% e un decremento al 10,2%.
Le imprese con presenza femminile superiore al 50% dell’organico sono il 47,9%.
L’età media degli addetti è fra i 30 e 49 anni per il 59%. Gli over 50 sono il 32,1% mentre gli under 30 sono il 9%.
Il turnover si attesta al 23%.
I canali utilizzati per il reclutamento sono per lo più la conoscenza personale e il passaparola, seguiti dalle candidature dirette.
Allo scopo di rimediare alla difficoltà di reperire risorse umane e rendere più attraente l’azienda per chi riscontra carenze di persoonale, le imprese mettono in atto principalmente politiche di welfare.
Il fatturato delle imprese è aumentato rispetto al 2023 per il 40,4% delle imprese mentre di è ridotto nel 13,7% dei casi. Per il 9% delle aziende si è ridotto fino al 32%. Trasporti, turismo e costruzioni sono quelli che sono cresciuti di più; attività manifatturiere e commercio i settori con il maggior decremento di fatturato. Le ragioni della diminuzione sono stati indicati nell’aumento dei costi di produzione e nella contrazione dei consumi.
Le imprese hanno riscontrato un fortissimo aumento nei costi aziendali nelle materie prime, nei carburanti e nell’energia.
In relazione alla semplificazione amministrativa, le imprese chiedono una riduzione della complessità normativa.
Rispetto al fabbisogno finanziario per il 2024, la maggior parte delle imprese non evidenza alcuna esigenza mentre, negli altri casi, vi sarebbero esigenze fra i 10 e i 25mila euro. Sono le attivitàmanifatturiere che esprimono le maggiori esigenze di liquidità.
Nel 2023, il 79,8% delle imprese non ha aumentato il proprio indebitamento, mentre le imprese che lo hanno aumentato lo hanno fatto principalmente con istituti di credito e intermediari finanziari.
Le imprese non detengono crediti d’imposta nel 71,1% dei casi e il 46,5% delle imprese non intende cedere i crediti d’imposta detenuti.
Nel 2023, l’11,1% delle imprese ha investito nel digitale, il 7,5% nella sostenibilità, il 30,6% in attrezzature o immobili, il 9,7% in marketing e comunicazione. Il 41,1% delle imprese non ha investito.
L’81% delle imprese non ha definito criteri di sostenibilità ambientale per la selezione dei fornitori per settore. Hanno invece definito questi criteri principalmente le imprese dei trasporti, delle attività manifatturiere e del turismo.
Alla domanda se sia necessario investire in tecnologie che riducano o annullino l’impronta ambientale, la maggior parte delle imprese ha risposo di no, poiché l’impresa ha già raggiunto obiettivi apprezzabili oppure sì, in risposta a regole imposte a livello nazionale ed europeo.
I principali ostacoli all’introduzione o all’umento degli investimenti nelle sostenibilità ambientale sono stati indicati delle risorse economici insufficienti o del tutto assenti all’interno dell’impresa e nei costi di approvvigionamento delle materie prime green troppo elevati.
Riguardo alla formazione del personale, le imprese sono per lo più orientate a non procedere in tal senso. Chi lo farà, si dedicherà principalmente alla formazione tecnico-professionale e alla digitalizzazioone. Minoritari la formazione in comunicazione, marketing e lingue e quella manageriale.
In materia di digitalizzazione, è stato evidenziata l’assenza di canali di vendita online per l’87% delle imprese e il 66% non hanno intenzione di procedere in tal senso.
Il 76% delle imprese non investe e non ha intenzione di investire in digitalizzazione.
Chi ha investito lo ha fatto in connettività a banda ultralarga, in internet delle cose e sistemi domotici green oriented. Questi ambiti si confermano nelle intenzioni di investimento per il 2024, ai quali si aggiungono le soluzioni tecnologiche per la gestione e il coordinamento dei processi aziendali.
Pubblicato / aggiornato
il 29/05/2024 alle 13:30
Visualizzato volte
Categoria:
Economia e Lavoro