Condominio Arco d’Augusto sotto la lente di Area democratica e Italia nostra
(©Angelo Musumarra per bobine.tv) -
L'inizio di via Sant'Anselmo con 'Maison Nouchy' che verrà abbattuta
Sarà anche l’associazione Italia Nostra, che si occupa “della tutela del patrimonio storico, artistico e naturale”, ad analizzare, per quanto possibile, i dettagli del progetto di ristrutturazione di Maison Nouchy, intervento soprannominato «il condominio vista mare sull’Arco d’Augusto» dagli esponenti di Valle d’Aosta aperta, la coalizione che raccoglie i movimenti Area democratica, Adu Vda e Movimento 5 stelle.
Il progetto è stato redatto, su incarico della società privata L’arco d’Augusto srl, dallo studio Copaco di Aosta, che nei suoi oltre 35 anni di attività, ha concluso numerose realizzazioni private e pubbliche tra cui, nel capoluogo regionale, quelle dell’Area Megalitica di Saint-Martin de Corléans, della Cittadella dei Giovani, di piazza Roncas e del parcheggio De la ville.

La discussione sulla ristrutturazione è stata ripetutamente oggetto di interrogazioni e di interpellanze sia in Consiglio Valle sia nel Consiglio comunale di Aosta, dove si è arrivati a secretare la seduta specifica della quinta Commissione nonché la relativa documentazione, frutto di diversi “accessi agli atti” da parte dei consiglieri, che hanno cercato di capire come sia stato possibile autorizzare quel tipo di lavori in uno stabile che non è comunque tutelato dalla Soprintendenza regionale per i Beni culturali. È prevista la demolizione dell’immobile che in passato ospitava un bar ed una tabaccheria e che, dopo diverse bocciature (non vincolanti) da parte della Commissione edilizia comunale, ha ottenuto il permesso per i lavori, che sarebbero dovuti partire a fine 2023.
Il progetto prevede la costruzione di un edificio di cinque piani, con sette appartamenti e spazi per attività commerciali al piano terra, con un ampliamento rispetto alla struttura originaria previsto dal Piano casa, che consente un aumento della superficie per un massimo del 35%.
«Stiamo cercando di fare chiarezza su questa vicenda – ha spiegato Raimondo Donzel, ex assessore regionale, esponente di Area Democratica – per verificare il rispetto delle regole contro l’utilizzo massiccio di norme che dovevano servire a migliorare le condizioni di alcune situazioni familiari o imprenditoriali e che invece sono state utilizzate in modo anomalo, forzando la normativa per fare qualcosa che va al di là di quello che era previsto. Questa vicenda sembrava doversi chiudere con alcuni chiarimenti in Consiglio regionale e con l’accesso agli atti e invece ogni volta che i nostri consiglieri comunali e regionali hanno provato a fare chiarezza ci siamo trovati di fronte a una situazione molto antipatica, con chiarimenti che non arrivano. Per forza poi i cittadini si scoraggiano, visto che non c’è più serietà e chiarezza nelle cose. Noi abbiamo guardato gli atti, non solo dal punto di vista politico, ma anche con l’ausilio anche di tecnici molto preparati, sia valdostani, sia esterni alla Valle d’Aosta, e i riscontri sono molto preoccupanti. Nonostante l’inizio lavori sia già stato consegnato da oltre un anno, non c’è traccia del cantiere, ed è molto strano che un’impresa che si aggiudica un appalto così importante dopo un anno non abbia ancora fatto nulla. C’è qualcosa che non va e noi manteniamo i fari accesi».

«Tutto questo nasce in Consiglio regionale il 6 aprile 2023, quando stavamo affrontando una mozione sul condominio The Stone di Cervinia – ha aggiunto la consigliere regionale Erika Guichardaz – ed è intervenuto in aula il consigliere Antonino Malacrinò, sollecitando un intervento di Pcp ed evidenziando un’analogia tra il condominio di Cervinia e quello dell’Arco d’Augusto. Quando un mio collega mi dice di drizzare le antenne è naturale che la prima cosa che ho fatto è accedere a tutti gli atti, azione che rappresenta una nuova forma di democrazia, visto che vi si può accedere quando si ha una carica pubblica però poi queste informazioni non possono essere rese pubbliche quindi viene praticamente tutto secretato».
«Io, quando ero in Consiglio comunale, avevo votato contro questo progetto – ha risposto, interpellato sulla questione, Antonio Malacrinò – e vista l’ostinazione verso la quale ci si interessava alla questione di Cervinia, visto che il Pcp esprime l’assessore all’urbanistica di Aosta, volevo far notare i due pesi e le due misure, certamente non era mia intenzione di stimolare iniziative dell’opposizione».
«Si tratta di un intervento piuttosto piuttosto corposo e abbiamo chiesto dei chiarimenti rispetto al titolo edilizio – ha proseguito Erika Guichardaz – si parla di “nuova costruzione” con un superamento del sedime del 50% e di ricollocazione dei volumi e quindi abbiamo chiesto una verifica sui volumi, sulle destinazioni d’uso, sulla realizzazione di un’autorimessa, sulla deroga del tetto in lose e sul ruolo della Commissione edilizia. Tutti sappiamo che se dobbiamo aprire una finestra un centro storico ci fanno storie, così come se non costruiamo il tetto in lose, mentre qui abbiamo una deroga in un edificio affacciato al più importante monumento della città di Aosta, dando così l’idea che il Piano casa possa derogare su altre normative. Proprio in questi giorni, in Consiglio regionale è arrivata una bozza di delibera che va a modificare proprio il Piano casa, ad esempio la questione del volume del vano scale che non viene considerato nell’aumento del 35%, visto che, in questo caso specifico, ci sono cinque edifici che vengono inglobati in uno unico e quindi si aggregano dei volumi e si alza di due piani la costruzione finale. La novità interessante di questa bozza di delibera è che verrà consentito solo l’aumento di un piano e non potranno essercene degli altri, e questa è sicuramente una buona notizia. In ogni caso, non ottenendo dei chiarimenti di questo progetto, noi continueremo a sollecitare in Consiglio regionale e grazie all’associazione Italia Nostra e ai loro approfondimenti potremmo capire se le cose che noi abbiamo rilevato sono state notate anche da altri».

«Noi abbiamo presentato una richiesta di accesso agli atti sia alla Sovrintendenza sia il Comune lo scorso 20 giugno – ha confermato, in videoconferenza, la presidente della sezione valdostana di Italia Nostra, Adriana Elena My – non conosciamo a fondo la questione e quindi adesso non possiamo certo e pronunciarci in merito, anche se da quello che è emerso dalle discussioni ci sono degli spunti interessanti dal punto di vista urbanistico».
«Ricordiamo che il Piano casa è stato varato 2009, buona parte di questi interventi sono scaduti alla fine del 2023, e pochissimi sono stati rinnovati – ha aggiunto Guido Peagno, architetto e consigliere di Italia Nostra Novara, anche lui collegato in remoto – il Piano casa aveva, tra il principale obiettivo la riconversione edilizia, tenendo conto anche dei vantaggi che potevano prodursi con tecnologie che avrebbero ridotto il consumo energetico. In realtà però, in termini generali, il Piano casa non ha fatto altro che fornire sistemi per aggirare le norme edilizie definite dalle leggi regionali, ed il più delle volte si è raggiunto solamente un aumento dei profitti di queste operazioni a carattere finanziario».

«Ci piacerebbe capire quali sono le motivazioni delle risposte non risultano neanche gli atti – ha rimarcato Luciano Boccazzi, consigliere comunale di maggioranza ad Aosta – e soprattutto chi si è preso la responsabilità di accordare un lavoro di questo genere che mi sembra che non vada nella direzione che voleva la Commissione edilizia. Queste sono risposte che come amministratori ci aspettiamo per capire una scelta di questo tipo che ci sembra veramente fuorviante».
Pubblicato / aggiornato
il 27/06/2024 alle 14:27
Categoria:
Politica e Amministrazione