Piano regionale dei Trasporti: VdA Aperta avvia le osservazioni
(©Gianfranco Zanata per bobine.tv) -
L'incontro organizzato da Valle d'aosta Aperta sul Piano regionale dei Trasporti
Il Piano dei trasporti della Regione autonoma Valle d’Aosta, per il quale non è stata ancora avviata la procedura di Valutazione Ambientale Strategica, è stato analizzato da Valle d’Aosta Aperta, che ha illustrato le proprie considerazioni durante un incontro pubblico svoltosi martedì 27 agosto 2024.
Patrizia Pradelli, coordinatore del Movimento 5 Stelle in Valle d’Aosta, ha introdotto l’incontro spiegando che l’intento è costruttivo e propositivo, con la finalità di migliorare il Piano. «Gli elaborati presentati – ha detto – sono privi di significato, consistenza e metodologia in merito ai dettagli, manca un visione generale, una strategia e un cronoprogramma (quest’ultimo fondamentale per pianificare). Manca un’analisi di contesto e non sono indicati i costi di realizzazione. Gran parte degli interventi sono legati a proprietari o gestori diversi dalla Regione. Non s’intravede alcuna efficace azione volta a migliorare la situazione attuale». Ha fatto l’esempio dell’attuale chiusura delle tratte ferroviarie, alla chiusura del traforo del Monte Bianco e ai contenziosi in essere con quello del Gran San Bernardo, alle criticità dell’autostrada.
Alex Glarey, di Ambiente-Diritti-Uguaglianza Valle d’Aosta, ha aggiunto: «questo è solo un primo momento di confronto e sollecitiamo la società valdostana a rendersi disponibile a lavorare su questo Piano». Anche lui ha lamentato la mancanza di una visione politica: «Ci sono alcune dichiarazioni che sembrano spot elettorali, peraltro infondati. Gli interventi pratici non si spiega come sarebbero realizzati. Ma la cosa buona è che nulla è ancora stato deciso e il procedimento è ancora lungo».
Ha fatto poi alcuni esempi concreti: «La separazione delle corsie di marcia del traforo del Monte Bianco è in realtà un raddoppio del traforo, contro il quale il Consiglio si è già espresso e che è anche contrario al programma di questa stessa maggioranza. La proposta non si cura della resilienza del territorio e dei suoi abitanti. Il vero obiettivo è rendere nuovamente competitiva l’infrastruttura rispetto ai concorrenti del Frejus e del Brennero, che si stanno accaparrando il traffico pesante europeo. Si tratta di una strategia che giova solo ai proprietari del traforo, non ai cittadini. Fra l’altro, la Francia è contraria a questa ipotesi. La Regione dovrebbe ragionare in termini di resilienza rispetto ai periodi di chiusura del traforo (e al conseguente problema che si crea per i frontalieri) o dei picchi di traffico. Dovrebbe essere regolamentata la sosta dei mezzi pesanti. Il Piano non dimostra l’affermazione secondo la quale il raddoppio non comporterà un aumento di traffico. Non si parla di sicurezza e non si considera il prezzo ambientale per la Valdigne. Non sono proposte misure che obblighino i tir a transitare sull’autostrada invece che sulla SS26.
La linea ferroviaria Aosta-Pré-Saint-Didier è indicata come non realizzabile per eccesso di costo (dimenticando che la pagherebbe lo Stato). La tematica della rottura di carico non è affrontata. È proposto un sistema alternativo BRT poco descritto e comprensibile, che transiterebbe per 9,9 km lungo i binari dismessi e poi passerebbe sulla strada (e ci sarebbe la criticità del superamento delle rotonde). La ferrovia è fondamentale per i pendolari e deve essere mantenuta, anche perché può essere gestita da un numero inferiore di persone.
Risulta assente la proposta di alcune corse dirette lungo l’autostrada.
È scomparso ogni riferimento alla gratuità del trasporto pubblico locale almeno per alcune categorie. Quando è stata applicata, i mezzi erano pieni e la misura è stata perfettamente sostenibile.
Il capitolo sul trasporto aereo è poverissimo: si parla esclusivamente dell’aeroporto C. Gex. Si dà per scontato che i costosi lavori in corso saranno completati. Sarà scalo per voli charter e voli di linea stagionali. Non c’è un ragionamento sul collegamento della regione con gli hub internazionali di Torino, Milano e Ginevra, che ha una valenza turistica ma rientra anche nel diritto alla mobilità delle persone».
La consigliere regionale Erika Guichardaz, di Gauche autonomiste, ha parlato di servizio antincendio dell’aeroporto, che sarà esternalizzato (ma il bando non è ancora stato pubblicato). Ha poi affermato: «Questo Piano dovrebbe essere strategico, per arrivare sino al 2035, ma è proposto da un assessore che è in scadenza di mandato. Lo stesso assessore che ha presentato un Piano, nel 2021, e che nel frattempo ha cambiato completamente le sue idee.
Assoluto assente è il traforo del Gran San Bernardo (non stiamo pagando i debiti con gli Svizzeri e ci sono problematiche si sicurezza).
Si parla di riduzione dei costi dell’autostrada per gli utenti, chiesta da anni ma mai arrivata perché la Regione possiede il 42% ed è dunque socio minoritario. Prevedendo peraltro l’investimento di una nuova galleria a Hône, che non è indicato come sarebbe recuperato.
Come mai non c’è nessun costo indicato su queste opere? La risposta è che metodologicamente si individuano le azioni e poi se ne definiscono i costi. Ma non sono indicate priorità.
È proposto l’hub interzonale di Aosta: un grosso parcheggio in adiacenza della telecabina di Pila dove, senza uscire dall’autostrada, si posteggerebbbe l’auto e si potrebbe fruire della Valle d’Aosta grazie ad altri mezzi di trasporto. Solo l’uscita costerebbe fra i 70 e gli 80 milioni di euro, senza contare il parcheggio.
Un capitolo è dedicato agli impianti a fune (due pagine) e sono citati l’impianto che dal Quiss va a Cogne e quello che da Ayas va a Valtournenche (Cime Bianche). La giustificazione è di ridurre il traffico privato nelle vallate. Ma a cosa servirebbe il grande parcheggio di Ayas e sarebbe chiusa la strada per Cogne? Inoltre, ad oggi, la percorribilità giuridica dell’impianto di Cime Bianche non è ancora stata dimostrata.
Appaiono due collegamenti ciclopedonali intervallivi: Col della Ranzola (con riqualificazione di una strada interpoderale che non esiste e che dovrebbe essere costruita ex novo); da Ceresole a Pont (senza chiarire in che modo).
Sul Piano non si trova menzione del trenino del Drink. Non si parla neppure del tunnel fra La Thuile e La Rosière, votato da 33 consiglieri regionali».
Il messaggio finale è: «la popolazione deve attivarsi e informarsi, è necessario che i cittadini capiscano che il contenuto del Piano stravolgerebbe la vita di tutti noi. A conclusione della procedura di Vas ci saranno 45 giorni per presentare le osservazioni e il lavoro deve essere fatto sin da subito. Dobbiamo far sentire la nostra forza».
Glarey ha specificato: «Non spaventatevi, perché c’è modo e modo di fare le osservazioni. Le possono fare i tecnici ma anche anche i singoli cittadini, con il loro linguaggio».
A margine, Paolo Meneghini ha ricordato che l’approvazione del Piano 2021 (commissionato alla stessa società che ha predisposto quello 2024) è stata condizionata e ora risulta “attuato ma non approvato”. Ha precisato che nel Piano manca la coerenza esterna con le leggi attualmente in vigore quindi, di fatto, la procedura di Vas non potrebbe dare esito favorevole.
Pubblicato / aggiornato
il 28/08/2024 alle 09:29
Categoria:
Politica e Amministrazione