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Reti fognarie, anche la Valle d’Aosta nel mirino dell’Ue

Reti fognarie, anche la Valle d’Aosta nel mirino dell’Ue

Inquinamento atmosferico
La prima causa riguarda l’inquinamento atmosferico e la mancata protezione dei cittadini dagli effetti del biossido di azoto (NO2). In particolare, la Commissione invita l’Italia a rispettare i valori limite convenuti sulla qualità dell’aria e ad adottare misure adeguate a ridurre i livelli di inquinamento in dieci agglomerati in cui risiedono circa sette milioni di persone.
I valori limite di NO2 stabiliti dalla legislazione dell’Ue in materia di qualità dell’aria ambiente avrebbero dovuto essere rispettati già nel 2010.
Il ricorso si inserisce nel seguito di azioni analoghe adottate nei confronti di Francia, Germania e Regno Unito nel maggio 2018 per mancato rispetto dei valori limite di NO2 e per aver omesso di prendere misure appropriate per ridurre al minimo i periodi di superamento. Nel maggio 2018 l’Italia era stata deferita alla Corte di giustizia per via dei livelli costantemente elevati di particolato (PM10).

Inquinamento dell’acqua
Ma non è solo la qualità dell’aria ad aver messo l’Italia in una posizione scomoda nei confronti dell’Europa. La seconda causa riguarda infatti l’inquinamento dell’acqua.
L’Italia non garantisce che tutti gli agglomerati con una popolazione di oltre duemila abitanti dispongano di reti fognarie per le acque reflue urbane e che le acque reflue urbane che confluiscono nelle reti fognarie siano trattate in modo adeguato prima dello scarico, come prescritto dalla direttiva concernente il trattamento delle acque reflue urbane.
La Commissione ritiene che 620 agglomerati in sedici regioni (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto) violino le norme europee sugli obblighi di raccolta o trattamento delle acque reflue urbane.
L’Italia non rispetta le norme dell’Ue in queste regioni da oltre tredici anni, con notevoli rischi per l’ambiente e la salute umana in un gran numero di agglomerati.
Il carattere generale e persistente della violazione da parte dell’Italia degli obblighi di raccolta e trattamento previsti dalla direttiva sulle acque reflue urbane è confermato da altre due cause, riguardanti agglomerati più grandi, in una delle quali la Corte ha condannato l’Italia al pagamento di ammende.
La notizia del deferimento dell’Italia alla Corte Giustizia Ue per smog e fogne, è arrivato sabato 9 Marzo dalla Commissione Europea, e segue quello del 2018 per sforamenti dei limiti di Pm10 (limiti concentrazioni polveri fini).

Pubblicato / aggiornato il 11/03/2019 alle 12:00
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Categoria: Salute