I lavori del Consiglio Valle del 7 marzo
Il ruolo del personale addetto al sostegno educativo è stato al centro di un’interpellanza illustrata dal Movimento 5 Stelle. Nell’illustrazione, la consigliere Maria Luisa Russo ha ricordato che «la piena inclusione degli alunni con disabilità è un obiettivo del sistema scolastico e si realizza tramite un’articolata progettualità garantita dagli insegnanti e dagli operatori di sostegno che, con la supervisione dei servizi sociosanitari, garantiscono esperienze di crescita cognitiva, sociale ed emotiva del minore.» Ha quindi voluto sapere «se gli operatori di sostegno effettuino la formazione obbligatoria e se partecipano a formazione tecnica; mi chiedo anche con quali criteri venga effettuato l’affiancamento dell’educatore al minore disabile e se l’Amministrazione regionale intenda invitare la Società dei Servizi (che si occupa della selezione e della gestione degli operatori di sostegno nelle scuole) a garantire la continuità educativa degli operatori di sostegno sui minori di anno in anno.»
L’assessore all’istruzione, Chantal Certan, nel ribadire «il ruolo fondamentale svolto dagli insegnanti e dagli educatori di sostegno nell’affiancamento dell’attività didattica in classe», ha parlato di due tipi di formazione: «La formazione obbligatoria nei tempi previsti per legge che la Società di Servizi Valle d’Aosta assicura in base al decreto legislativo n. 81/2008; la formazione tecnica legata al ruolo, che a partire dall’anno scolastico 2016-2017, è aperta anche agli operatori di sostegno; inoltre, nel mese di settembre, la Società dei Servizi, in collaborazione con il competente ufficio della Sovraintendenza, organizza una giornata di studio (non obbligatoria) inerente ai diversi temi dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità.»
In merito alle procedure per l’assegnazione del personale di sostegno (insegnanti e operatori di sostegno), l’assessore Certan ha specificato: «A partire dalla scuola dell’infanzia e fino alla conclusione della scuola secondaria di secondo grado, l’operatore di sostegno integra l’attività svolta dai docenti di sostegno e di classe per il raggiungimento degli obiettivi didattico-educativi previsti dai Piani educativi individualizzati (PEI). Per le scuole pubbliche e il convitto regionale, il docente di sostegno è assegnato all’Istituzione scolastica (e non al singolo alunno) in ragione mediamente di 1 ogni 2 alunni con disabilità; per ogni singolo alunno vengono conteggiate 14,15 ore per la scuola dell’infanzia, 12,30 ore per la scuola primaria e 9 ore per le scuole secondarie di 1° e 2° grado. Inoltre, per supportare la presa in carico dei ragazzi con disabilità in situazione di gravità, vengono assegnati operatori di sostegno anche ad alcune scuole secondarie di 2° grado paritarie e al doposcuola del Don Bosco di Aosta (per gli alunni iscritti alla scuola secondaria di 1° grado). L’Amministrazione regionale e la Società dei Servizi hanno individuato nel dirigente scolastico – cui compete la gestione unitaria dell’Istituzione – la figura professionale che funge da tramite tra la Società e gli operatori di sostegno per una gestione più efficace del servizio, sia in termini organizzativi sia in termini di economicità.»
L’assessore Certan ha poi assicurato che «l’Amministrazione provvede regolarmente, per tramite del “Contratto di servizio”, a richiedere alla Società dei Servizi la continuità educativa degli operatori sugli alunni con disabilità, sia in corso d’anno, sia di anno in anno, anche nel caso di passaggio di grado di scuola dell’alunno. Stiamo cercando di realizzare, in collaborazione con l’Assessorato della sanità, un collegamento tra percorso scolastico e società, al fine di dare continuità al sostegno alle persone con disabilità.»
Nella replica, la consigliere del M5S Russo ha sottolineato: «La nostra Regione garantisce i diritti dei disabili, ma c’è ancora molto da fare, cambiando l’ottica, che non deve essere quella dell’insegnante di sostegno, ma il bisogno del minore. La formazione è molto importante per garantire la piena inclusione degli alunni con disabilità: gli operatori di sostegno devono fare formazione tecnica sia per quanto riguarda la presa in carico della patologia del minore, sia in relazione allo sviluppo di capacità di ascolto delle esigenze speciali del minore.»
Le competenze in materia di pari opportunità sono state al centro di un’interpellanza del gruppo Ambiente Diritti Uguaglianza VdA. La Consigliere Daria Pulz, considerato che la figura della Consigliera di parità è stata incardinata nell’Assessorato dell’istruzione, università, ricerca e politiche giovanili, ha chiesto di ripensare «ad una riorganizzazione complessiva degli organismi di parità nell’ottica di una giusta collocazione degli strumenti istituzionali di contrasto alle discriminazioni di genere, in considerazione in particolare dello specifico ruolo della Consigliera a sostegno delle politiche attive del lavoro. Vorrei anche capire se è intenzione del Governo mettere finanziamenti a disposizione della Consigliera di parità, la cui operatività subisce gravi difficoltà in ragione della mancata assegnazione di fondi, anche minimi. Chiedo, infine, di chiarire gli obiettivi sulle pari opportunità e sulla gestione del Forum permanente contro le molestie e la violenza di genere istituito presso la struttura regionale competente in materia di politiche familiari e sociali.»
L’Assessore all’istruzione, università, ricerca e politiche giovanili, Chantal Certan, ha risposto: «Stiamo cercando di riordinare la materia delle pari opportunità, al fine di una programmazione concreta, facilmente applicabile e di una sensibilizzazione alla cultura del rispetto. La Consigliera di parità è una figura istituzionale ed è necessario uno sforzo consapevole, informato e continuo delle parti politiche, per non confinare la questione a tecnicismi normativi, lavorando su una dimensione sistemica per supportare una programmazione efficace e incoraggiare la rappresentazione realista del ruolo della Consigliera nell’esercizio delle sue funzioni. Negli anni, si è creata una collaborazione tra Istituzioni e Associazioni, che hanno fornito un supporto fattivo. È nostra intenzione continuare a relazionarci con chi opera in questo campo sul territorio, mentre le pari opportunità nell’ambito lavorativo devono essere trattate con un coordinamento tra gli enti preposti. Non è possibile attenersi a modelli astratti, piuttosto bisogna calarsi nella nostra realtà, in un preciso contesto e in un preciso momento temporale, allargando lo sguardo ad un’organizzazione complessiva del sistema per sviluppare una rete interna. Operativamente, stiamo lavorando in maniera sinergica tra Assessorati regionali, Presidenza della Regione e Consiglio Valle per affrontare in maniera il più possibile concreta le tematiche delle pari opportunità. Per produrre innovazione, vogliamo diventare antenna sensibile, captando i segnali del cambiamento: per questo, sarà fondamentale sostenere le reti esistenti programmando e realizzando azioni condivise, assicurando visibilità ai lavori e alle priorità strategiche sottese. In accordo con il collega Baccega, non abbiamo mai pensato di sradicare il Forum permanente contro le molestie e la violenza di genere, dato il suo funzionamento ottimale, che rimane incardinato presso l’Assessorato alla sanità, contestualmente ai servizi che si occupano di accoglienza delle vittime di violenza e alla loro gestione, con i quali collaboriamo.»
La Consigliere di ADU-VdA Daria Pulz ha replicato: «Il panorama rispetto alle discriminazioni e violenze di genere torna a essere molto problematico e la politica dovrebbe scendere in campo con maggiore decisione e onestà intellettuale. Spiace constatare che l’importante figura della Consigliera di parità rischia di arenarsi di fronte alla confusione degli ambiti e dei ruoli, nonché alla scarsità di risorse finanziarie e ai vuoti normativi. Ci impegneremo per riaffermare il diritto alla parità uomo/donna anche nella comunità valdostana. Lo scarso spazio alle donne concesso dalla nuova legge elettorale regionale e da quella prospettata per i Comuni denota arretratezza culturale: è dunque quanto mai necessario che la Consigliera di parità sia posta nelle condizioni di operare per una cultura più ampia dei diritti, per il principio dell’uguaglianza nelle pari opportunità.»
Il gruppo Lega Vallée d’Aoste ha illustrato un’interpellanza riguardante la gestione degli impianti sportivo-natatori di proprietà regionale. La Consigliere Nicoletta Spelgatti, richiamando il bando «per la concessione della gestione per dieci anni delle piscine coperte di Aosta e Pré-Saint-Didier e del complesso sportivo con piscina di Verrès», ha detto di aver appreso «di una denuncia per frode nelle pubbliche forniture in concorso: vorrei quindi sapere se l’Amministrazione regionale abbia vigilato sulla corretta esecuzione del capitolato d’appalto e quali misure il Governo intenda adottare per tutelare la Regione.»
L’Assessore alle opere pubbliche, Stefano Borrello, ha riferito che «così come previsto dalla normativa vigente, per l’esecuzione del contratto di appalto delle piscine regionali, si è provveduto alla nomina di uno specifico Direttore di esecuzione del contratto (DEC) che, nel corso dell’affidamento, ha svolto e sta svolgendo i compiti a lui demandati. Oltre all’attività di verifica in loco svolta mediante specifici sopralluoghi regolarmente verbalizzati, il DEC, con appositi ordini di servizio, ha richiesto al gestore individuato la documentazione prevista dal capitolato; qualora dall’analisi della documentazione presentata dovessero emergere mancanze riscontrabili rispetto alle indicazioni di capitolato, si procederà all’applicazione delle penali appositamente previste (dalle sanzioni pecuniarie fino alla messa in mora del concessionario nei casi più gravi).»
«Le misure attuabili dalla pubblica amministrazione – ha aggiunto l’Assessore – passano attraverso la rigorosa applicazione di quanto previsto dal capitolato di gara che è posto alla base dell’affidamento delle piscine regionali. Più in generale, al di là degli aspetti strettamente amministrativi, si conferma la piena collaborazione delle strutture regionali competenti con l’autorità giudiziaria, come peraltro già avvenuto nella fase istruttoria avviata nello scorso mese di novembre.»
Nella replica, la Consigliere Spelgatti si è augurata «che ci sia un serio impegno da parte della pubblica amministrazione nella vigilanza su questo capitolato d’appalto perché a prescindere da quanto emerso dalle inchieste giudiziarie, le mancanze sono pubbliche ed è facile verificarle e, quindi, prendere i provvedimenti conseguenti in autotutela. Purtroppo, spesso, c’è una superficialità generalizzata nella verifica della corretta esecuzione dei capitolati d’appalto.»
Il gruppo Movimento 5 Stelle ha illustrato un’interpellanza volta a garantire ai non udenti il diritto di assistere alle iniziative socio culturali. Rappresentato che «in molte realtà è presente un interprete che, attraverso il linguaggio dei segni, permette ai non udenti di seguire eventi quali conferenze o presentazioni di libri», la Consigliere Manuela Nasso ha voluto conoscere la situazione locale, in particolare «la percentuale di non udenti nella popolazione valdostana e se esistano ad oggi degli studi sulla possibilità di rendere loro totalmente fruibili iniziative di stampo sociale e culturale della Regione.» La Consigliera ha poi chiesto «se sia intendimento di questo Governo promuovere iniziative per il superamento di queste barriere.»
L’Assessore alla sanità, Mauro Baccega, fornendo anche le risposte di competenza dell’Assessore alle attività culturali, Laurent Viérin, ha riferito: «Al fine di superare le barriere che al momento non consentono una piena fruizione dei beni, le strutture della Sovrintendenza per i beni culturali stanno lavorando ad un ampio progetto finalizzato alla creazione di un supporto digitale e multimediale soprattutto per le visite ai castelli per le quali, attualmente, sono previsti accompagnamenti nel percorso da parte di personale opportunamente formato. L’introduzione di sistemi digitali in grado di fornire immagini e suoni consentirà di rispondere alle esigenze di diverse tipologie di fruitori, tra cui i non udenti; a tal fine, è previsto il coinvolgimento di enti e associazioni di categoria nella fase di progettazione di sistema. Per quanto attiene la struttura museale del Castello Gamba è possibile effettuare la visita della collezione con l’ausilio di un tablet che fornisce informazioni dettagliate sul percorso espositivo e sulle opere. Va segnalato che la Sovrintendenza per i beni e le attività culturali, qualora sia fatta richiesta, rende disponibile un interprete del linguaggio dei segni, così come già capitato lo scorso ottobre in occasione di una conferenza organizzata dal BREL.»
L’Assessore Baccega ha anche comunicato: «In Valle d’Aosta, gli affetti da sordomutismo sono 14 maschi e 20 donne. Non siamo a conoscenza dell’esistenza di studi per la completa fruizione di iniziative da parte dei non udenti, ma ciò non toglie che stiamo lavorando in tal senso. Ad esempio, nei mesi scorsi ho incontrato i rappresentanti locali dell’ente nazionale sordi perché è loro intenzione nel 2020 organizzare nella nostra regione il 25° anniversario del Comitato giovani sordi nazionale; un’occasione, questa, importante anche dal punto di vista turistico e che ci permetterà di approfondire vari aspetti.»
La Consigliere Manuela Nasso, nella replica, si è detta abbastanza soddisfatta della risposta: «Ben vengano tutte le iniziative culturali che vanno in favore dei non udenti. Un’idea per il futuro potrebbe essere che i non udenti annuncino la loro presenza agli eventi, in modo che l’Amministrazione regionale possa agire di conseguenza, organizzandosi per garantire loro un interprete. Si stanno compiendo piccoli passi per un percorso volto alla piena integrazione. Continueremo a seguire questa tematica.»
Con un’interpellanza, il Movimento 5 Stelle ha voluto approfondire la questione della riduzione delle emissioni di CO2. Il Capogruppo Luciano Mossa, nell’illustrare l’iniziativa, ha affermato: «Siamo in estremo ritardo con gli obiettivi prefissati con la strategia 20 20 20 attraverso la quale avremmo dovuto ridurre del 20% entro il 2020 le emissioni di CO2. Anche gli esperti climatici locali hanno disegnato una situazione difficile nella quale, se non saremo in grado di invertire la rotta mettendo al centro di ogni azione politica la montagna, la sua tutela e il suo sviluppo, si prospetta un futuro critico.» Il Consigliere ha quindi voluto conoscere «i provvedimenti urgenti e le scelte politiche che si intendano adottare, sviluppando azioni concrete che portino il più presto possibile alla mitigazione dei cambiamenti climatici, a una riduzione di CO2, alla de-fossilizzazione del trasporto e del riscaldamento in Valle d’Aosta e per i valdostani di oggi e di domani.»
L’Assessore all’ambiente, Albert Chatrian, nella risposta, ha evidenziato che «il Governo regionale è molto sensibile al tema del cambiamento climatico e alla riduzione delle emissioni di CO2, e anche questa assemblea lo è, tant’è vero che ha approvato l’ordine del giorno proposto a dicembre dalla maggioranza, con cui abbiamo definito ambiziosi obiettivi relativi alla certificazione Carbon free del territorio regionale e al perseguimento di una Regione Fuel fossil free entro il 2040, traguardi riportati nel DEFR con relativa copertura economica.»
«L’Amministrazione regionale – ha proseguito Chatrian – ha peraltro avviato già da tempo varie azioni di contenimento delle emissioni di CO2, tra le quali la realizzazione di impianti di teleriscaldamento, l’incentivazione per la sostituzione di autoveicoli maggiormente inquinanti, l’efficientamento energetico degli edifici e la diffusione di colonnine di ricarica per la mobilità elettrica. Anche la prossima posa di dorsali del metanodotto contribuirà, nell’immediato, alla riduzione delle emissioni da riscaldamento domestico. Tali azioni, oltre che migliorare la qualità dell’aria hanno anche contribuito nel corso degli anni a ridurre in modo sensibile le emissioni di CO2 pro capite a livello regionale. Basti pensare che rispetto a una media annuale italiana pari a 11 tonnellate/persona, il valore regionale si attesta a 1 tonnellata a persona. La distribuzione sul territorio regionale delle emissioni di gas climalteranti è generalmente correlata alle attività antropiche ed è quindi concentrata soprattutto nella valle centrale. Per l’anidride carbonica è da notare l’importante ruolo dell’ecosistema forestale nell’assorbimento della CO2, che raggiunge l’84% delle emissioni complessive. Anche per questo motivo le emissioni pro capite di CO2 e di gas serra sono inferiori alla media nazionale.»
«A fronte quindi di una situazione decisamente meno preoccupante rispetto a quanto accade a livello internazionale – ha concluso l’Assessore -, la nostra Regione sta realizzando, mediante l’attuazione del Piano aria e del Piano energetico ambientale, una serie di azioni volte a migliorare ulteriormente il quadro delle emissioni. È poi in fase di predisposizione il Piano regionale dei trasporti, che verrà valutato anche in funzione della conformità con tali obiettivi. Ritengo dunque che la Regione stia già da tempo sviluppando azioni concrete e che con i nuovi obiettivi recentemente fissati nel DEFR il Governo regionale abbia dato un chiaro indirizzo politico rispetto alle scelte e alle azioni che intende mettere in campo. Inoltre, faccio presente che stiamo lavorando anche sul fronte dell’adattamento al cambiamento climatico, la cui futura Strategia regionale sta iniziando a definirsi.»
In sede di replica, il Capogruppo Luciano Mossa si è detto «poco confortato dai risultati, perché anche volendo spegnere l’interruttore del CO2 non basterebbe ad arrestare il cambiamento climatico. Riguardo agli incentivi alla mobilità elettrica, la proposta di legge è ancora all’esame della Commissione malgrado la nostra mozione di luglio 2018 e i nostri numerosi solleciti. In Valle d’Aosta, le azioni necessarie per tutelare il nostro ambiente sembrano essere un problemino di poco rilievo, mentre tutto il mondo si sta muovendo in tal senso, e in particolare i giovani che stanno marciando per chiedere seri provvedimenti per salvare il nostro pianeta. Noi, invece, siamo come al solito dormienti: sembriamo un’aragosta dentro una pentola che, pensando di fare un bagno caldo, si accorge troppo tardi che è alla fine. Speriamo che non sia così.»
Con un’interpellanza discussa dal gruppo Rete Civica-Alliance Citoyenne, l’Assemblea valdostana ha parlato della fruizione degli atti amministrativi della Giunta regionale attraverso il sito internet istituzionale dell’Amministrazione. «Da diversi mesi, il libero accesso alle deliberazioni della Giunta regionale, tramite il sito internet della Regione, è stato limitato ai soli ultimi quindici giorni, riducendo ulteriormente il periodo dopo l’intervento nel 2005 che limitava l’accesso agli ultimi cinque anni – ha evidenziato il Capogruppo Alberto Bertin -. Mi chiedo allora quali siano gli impedimenti legislativi o tecnici ad un libero accesso agli atti, tenuto conto anche della situazione delle altre Regioni italiane, e se questa limitazione sia solo temporanea.» Il Consigliere ha quindi voluto sapere «se si voglia garantire in tempi brevi l’utilizzo della rete internet al fine di consentire la più ampia trasparenza dell’azione amministrativa, secondo le tendenze in atto nelle maggiori democrazie occidentali.»
Il Presidente della Regione, Antonio Fosson, ha innanzitutto precisato: «Lungi da noi voler oscurare la trasparenza, ma ci atteniamo alla normativa di tutela della privacy. Stiamo parlando di un principio, quello della trasparenza amministrativa, che è un in continua evoluzione: siamo passati dalla semplice “accessibilità” dei documenti della pubblica Amministrazione alla più completa disponibilità degli atti, grazie anche all’evoluzione degli strumenti informatici e di internet. In questo processo, la trasparenza amministrativa diventa strumento per arginare la corruzione.»
Il Presidente Fosson ha quindi inquadrato dal punto di vista normativo la questione, annunciando una novità, ovvero «la sentenza della Corte costituzionale del 21 febbraio scorso, che ha chiarito i limiti del principio di trasparenza, nell’esigenza di un preciso bilanciamento tra principio di trasparenza e diritto alla riservatezza dei dati personali, precisando che la trasparenza non prevale automaticamente sulla protezione dei dati personali. Le pubbliche Amministrazioni devono pertanto evitare di pubblicare informazioni che contrastino con il diritto alla tutela dei dati personali in quanto non hanno alcun effetto positivo sul diritto dei cittadini ad essere informati. Per la Corte, la libera rintracciabilità su internet dei dati personali pubblicati non favorisce la corretta conoscenza della condotta della pubblica Amministrazione, ma rischia di consentire il reperimento casuale di dati personali.»
Richiamando poi «la sanzione di 120 mila euro comminata alla Regione dal Garante per la protezione dei dati personali nell’ambito di un procedimento sollevato da un dipendente regionale relativo alla pubblicazione di una deliberazione della Giunta regionale», il Presidente della Regione ha sottolineato: «La situazione attuale è temporanea, nel senso che il rispetto delle norme impone di non pubblicare dei dati personali, per cui occorre modificare l’applicativo per la gestione delle deliberazioni. Va detto che la revisione dell’applicativo era già avviata da tempo e che gli uffici stanno già operando con INVA per completare in tempi brevi queste operazioni. Insomma, gli uffici devono entrare in una nuova cultura amministrativa, così come i cittadini e gli altri soggetti interessati devono modificare il loro approccio alla ricerca degli atti amministrativi. Va ribadito, anche per non generare confusione, che la trasparenza dell’azione amministrativa è assolutamente garantita, in quanto gli obblighi di pubblicazione previsti dalla normativa vigente sono assolutamente rispettati con l’aggiornamento costante della sezione “Amministrazione trasparente” del sito istituzionale.»
Il Capogruppo Alberto Bertin ha replicato: «Dalla risposta del Presidente Fosson ho ravvisato un certo rimpianto per il rapporto tra amministrati e amministratori in voga negli anni Settanta. Va bene tutelare la privacy, ma l’intervento della Regione è stato eccessivamente zelante. In effetti, tutte altre Regioni non hanno ancora intrapreso un’applicazione tanto ossequiosa di questa legge, che non è nemmeno così vincolante. Piuttosto, va fatto tutto il possibile per salvaguardare la privacy togliendo tutti i dati sensibili ma lasciando visibili gli atti. Occorre organizzare in modo diverso questo processo per consentire comunque un’accessibilità totale e diretta da parte dei cittadini, senza filtri. Con le nuove tecnologie stiamo andando verso un’altra determinazione del rapporto amministrati e amministratori, si parla in effetti di ‘open government’ per andare sempre più incontro ai cittadini favorendone la partecipazione. Bisogna indirizzarsi verso questa direzione, basandoci su un rapporto di collaborazione e sulla trasparenza che significa anche contrastare sprechi e corruzione. È sbagliato invece oscurare tutto, concentriamoci sull’avere un approccio diverso. Francamente, non ci siamo.»
Il Consiglio regionale, con votazione a scrutinio segreto (23 voti a favore, 10 astensioni e uno contrario), ha approvato l’atto amministrativo che contiene l’autorizzazione alla piena disponibilità di immobili a favore della Casino de la Vallée Spa.
Il provvedimento, iscritto in Aula in via d’urgenza e illustrato dall’Assessore alle finanze Renzo Testolin, autorizza, in considerazione della procedura concordataria, la Casino de la Vallée Spa a disporre di una serie di beni immobili non strategici, individuati dall’Amministratore unico: porzione Casa del Sole in via Marconi (comprendente una cantina, un ristorante e un ufficio al piano terreno, un alloggio al piano primo, due alloggi al piano secondo, un ufficio ai piani secondo e terzo, un alloggio al piano quarto); Hotel Du Parc in via Oberdan Guglielmo (un fabbricato di 6 piani fuori terra oltre ad un deposito e due autorimesse al piano terra); Cucciolo 1 in viale Piemonte (un fabbricato di un piano sotterraneo e tre fuori terra); Cucciolo 2 in viale Piemonte (un fabbricato di un piano sotterraneo e tre fuori terra); Villa Marega in viale Piemonte (un fabbricato di un piano sotterraneo e due piani fuori terra); ex Hotel Bon Souvenir in viale Piemonte (un fabbricato di un piano sotterraneo e tre piani fuori terra); ex Centralina in frazione Renard (un fabbricato di un piano fuori terra); ex Scuderia in frazione Renard (un fabbricato di due piani fuori terra); Magazzino Le Renard1 in frazione Renard (un fabbricato di un piano fuori terra); Magazzino Le Renard2 in frazione Renard (un fabbricato di due piani fuori terra); Magazzino Le Renard Cabina Aspirazione in frazione Renard (un piano fuori terra); tennis in via Oberdan Guglielmo al piano seminterrato e terreno; terreni vari per una superficie di complessivi mq 34.854.
Il Capogruppo del M5S, Luciano Mossa, ha osservato: «L’Amministratore unico, nel ruolo di ristrutturatore, sta facendo solo il suo dovere nel voler alienare beni immobili non strategici: si tratta peraltro di strutture in stato di degrado. L’alienazione comporta due vantaggi: un risparmio di 30 mila euro all’anno per l’azienda e il potenziale introito di circa 3,2 milioni di euro dalla vendita degli stessi. Quello che lascia basiti è la stima dell’ultima perizia: un sesto del valore di una perizia effettuata nel 2017. La Casino è partecipata al 100% pubblica e i beni appartengono ai cittadini valdostani: finanziare una società con una situazione pluriennale di passività può provocare molti problemi. Noi siamo per la linea “basta soldi pubblici alla Casa da gioco”, pertanto ci asterremo dal votare questa delibera.»
Il Presidente della seconda Commissione, Pierluigi Marquis (SA), ha ripercorso il lavoro svolto «con senso di responsabilità e grande disponibilità da parte di tutti i componenti la seconda e quarta Commissione, che, oltre a varie audizioni, hanno effettuato anche un sopralluogo. Il mio auspicio è che questa resti un’opzione residuale, subalterna a tutte le iniziative utili per l’attuazione del piano di ristrutturazione dell’azienda, tenuto conto del fatto che le condizioni di vendita degli immobili nell’ambito della procedura concordataria sono ben diverse da quelle del mercato ordinario.»
Per il Capogruppo di Mouv’, Stefano Ferrero, «non è cambiato niente, le tasche dell’Amministrazione sono sempre le stesse, il risultato è sempre sborsare per il buco nero della Casa da gioco, anche se, questa volta, anziché contanti stiamo usando degli immobili. Nulla di nuovo sul fronte occidentale: sostanzialmente si continua a buttare soldi. Sono contrario a quest’atto e annuncio che mi assenterò al momento della votazione di una delibera che, per quanto mi riguarda, sarà adottata in violazione di un principio costituzionale.»
A inizio dibattito, il Consigliere Ferrero aveva sollevato una questione pregiudiziale in relazione a un palesato conflitto di interessi, ai sensi dell’art. 78 del d.lgs 267/2000, in capo ai Consiglieri regionali, che siano dipendenti del Casino Spa o di loro eventuali parenti o affini, nella votazione dell’atto. È stata quindi chiesta una sospensione dei lavori, durante la quale i responsabili degli uffici competenti del Consiglio e della Regione hanno redatto un parere, che il Presidente del Consiglio Valle, Emily Rini, ha letto all’Aula al rientro. «Si rileva che l’articolo in questione si applica esclusivamente agli amministratori degli enti locali e non ai consiglieri regionali. In ogni caso, il divieto in questione rileverebbe solo qualora dalla votazione dell’atto derivasse un vantaggio diretto e personale in capo ai consiglieri regionali o a loro congiunti. L’atto in questione consiste in un’autorizzazione, che tecnicamente è la rimozione di un limite, da parte del Consiglio regionale, ad una facoltà già propria in capo alla Casinò spa, proprietaria degli immobili. L’autorizzazione è rilasciata per il soddisfacimento di un interesse pubblico consistente, nella fattispecie, nell’inclusione delle operazioni di cui si tratta nel piano concordatario, mentre, per contro, non sussiste un interesse né dell’amministrazione regionale né di Casinò spa al mantenimento dei beni. Nulla osta pertanto all’approvazione dell’atto da parte del Consiglio regionale.»
L’Assemblea ha inoltre provveduto a nominare il Consigliere Giovanni Barocco (UV) in seno alle Commissione seconda, terza e quarta.
Nell’ambito della trattazione della petizione popolare per il mantenimento nel tempo degli impianti sciistici di Antagnod-Ayas che fanno parte del comprensorio sciistico del Monterosa ski, il Consiglio ha approvato all’unanimità una risoluzione depositata in Aula dai componenti della quarta Commissione.
Considerato che la situazione di Antagnod è comune ad altre piccole stazioni valdostane, la cui chiusura contribuirebbe all’abbandono progressivo della montagna facendo venire meno il necessario presidio sul territorio e provocando il depauperamento sociale e culturale dei villaggi, la risoluzione invita la Giunta regionale a effettuare un’analisi puntuale dei singoli comprensori che ne evidenzi le relative potenzialità e criticità, al fine di porre in atto, in collaborazione con gli Enti locali e le associazioni del territorio, un piano strategico che preveda anche politiche gestionali e promozionali finalizzate alla salvaguardia delle piccole stazioni sciistiche, laddove le stesse garantiscono il mantenimento della popolazione nelle vallate. Il testo sollecita inoltre il Governo a definire linee di indirizzo rivolte alle società degli impianti a fune che, nel rispetto delle leggi di riferimento vigenti, consentano di sostenere gli investimenti necessari al funzionamento e, dove possibile, alla riconversione concertata con gli attori del territorio e al potenziamento delle stazioni esistenti, attraverso la valorizzazione delle peculiarità di ogni località, permettendo così di attirare target particolari di clientela che non pongano in concorrenza tra di loro le singole realtà.
È stata inoltre ritirata dai proponenti una risoluzione dei gruppi Mouv’, Lega VdA e ADU-VdA volta a non rinnovare gli incarichi ai membri dell’attuale Consiglio di amministrazione della Monterosa Spa.
La petizione popolare, sottoscritta da 403 cittadini, è stata presentata alla Presidenza del Consiglio il 17 dicembre 2018. L’Ufficio di Presidenza, nella sua riunione del 21 dicembre, ha avviato l’istruttoria assegnando la petizione alla quarta Commissione consiliare, che il 22 febbraio ha concluso l’esame approvando all’unanimità una relazione che è stata illustrata all’Aula dal Vicepresidente Alessandro Nogara (UVP). «In questi due mesi di analisi dell’iniziativa popolare – ha riferito il Vicepresidente Nogara -, la Commissione ha audito una serie di soggetti, in primis il Sindaco di Ayas, Alex Brunod, primo firmatario, accompagnato da una delegazione di rappresentanti dei firmatari composta da amministratori comunali, maestri di sci, albergatori, commercianti e residenti, i quali hanno espresso preoccupazione per l’eventuale chiusura degli impianti di risalita della stazione di Antagnod, evidenziando che la stazione rappresenta un’importante fonte di lavoro per i residenti (la Monterosa impiega 15 operai) e un indotto per la località (17 maestri di sci residenti oltre a 5 saltuari, un noleggio sci con 2 operai, 6 alberghi con una capienza di 172 posti letto, 7 residence con una capienza di 182 posti letto, 9 ristoranti, 3 negozi di alimentari, una macelleria, 2 negozi di articoli sportivi, un tabaccaio, una palestra con annessa spa).»
«Abbiamo poi sentito l’Assessore regionale ai trasporti, Luigi Bertschy – ha proseguito Nogara -, che ha fatto presente come per il futuro l’indirizzo politico sia quello di non chiudere le piccole stazioni bensì di valorizzarle attraverso un’alleanza forte con il territorio; il Dirigente della struttura regionale impianti funiviari, Giuliano Zoppo, che ha riferito che la società Monterosa in passato ha registrato perdite di esercizio significative, ma negli ultimi due anni ha registrato un utile (quasi 2 milioni di euro) e un fatturato di 20 milioni di euro, rendendo noto che dalla contabilità analitica emerge che la stazione di Antagnod ha visto un incremento di 10 mila presenze nell’ultimo esercizio, e che necessiterà nei prossimi anni di importanti investimenti per il suo mantenimento (l’impianto Boudin è i proroga e fra 4 anni dovrà sostenere une revisione generale per un costo di 400 mila euro, mentre l’impianto Pian Pera nel 2021 andrà in revisione generale con un costo di 800 mila euro).»
«Infine – ha detto Nogara – abbiamo ascoltato il Presidente della società Monterosa ski, Giorgio Munari, il quale ha ritenuto indifferibile l’avvio di un confronto con la proprietà e tutti gli attori coinvolti per discutere sul futuro delle stazioni della Società, in modo da trovare una soluzione che consenta di salvaguardarne l’apertura, cercando però di limitarne le perdite stagionali. Ha inoltre evidenziato di avere ipotizzato, in un’ottica di razionalizzazione aziendale, la sostituzione dell’attuale seggiovia Boudin con un tapis roulant che permetterebbe di ridurre i costi di gestione e manutenzione.»
Il Vicepresidente Nogara ha quindi esposto all’Aula le considerazioni finali della Commissione, che sono state tradotte nella risoluzione sottoscritta da tutti i componenti della Commissione.
Il Consigliere Roberto Cognetta ha illustrato ai Consiglieri una risoluzione sottoscritta dai gruppi Mouv’, Lega VdA e ADU-VdA collegata alla petizione che chiede al Governo regionale di dare indicazioni alla società Finaosta affinché non rinnovi gli incarichi ai membri dell’attuale Consiglio di amministrazione della Monterosa Spa. Il testo è stato poi ritirato a seguito del dibattito in Aula.
Per il Consigliere del gruppo Misto Claudio Restano, «lo spirito della legge che ci aveva portato ad accorpare le società maggiori con quelle minori era quello di valorizzare le piccole località e mantenere la forza lavoro in montagna. Purtroppo, la legge Madia ha portato a ragionare in termini diversi: oggi ci ritroviamo a privilegiare il ritorno economico dovendo tralasciare altri elementi. Il CdA della Monterosa ha operato bene dal punto di vista finanziario portando in attivo il bilancio della Società, ma non ha portato a compimento il mandato generale che era quello di far crescere le piccole località, anzi c’è stato un loro lento smantellamento. Per me quindi il mandato del Consiglio di amministrazione è da considerarsi esaurito perché non è stato in grado di ricostruire né di fornire il dovuto supporto alle località dove trovano sede gli impianti, avviandole verso il declino, evidenziando dei passivi che potevano essere molto meno pesanti ma soprattutto si dovevano porre in essere azioni per fare crescere le località, mantenere sul posto i lavoratori, valorizzare i professionisti della montagna e degli sport invernali. Servono dei giovani, dei manager della montagna e credo che in Valle d’Aosta ve ne siano. Sono in imbarazzo perché voto convintamente la risoluzione della Commissione e voterei convintamente anche la risoluzione della minoranza, ma faccio parte di una maggioranza. Quindi mi asterrò sulla risoluzione, ma chiederò la sostituzione dell’attuale CdA.»
Per il Consigliere Stefano Aggravi (Lega VdA), «ciò che manca e va valutato è il modello di sviluppo rispetto ad un settore che manifesta difficoltà in termini di dimensione e mercato, ma soprattutto ha periodi morti. Un’azienda deve avere una redditività: al di là delle problematiche meramente ragionieristiche, bisognerebbe avere una visione del futuro e capire come aumentare il fatturato. Si sarebbe dovuto valorizzare meglio certe stazioni, ragionando in termini specialistici rispetto alle specificità geografiche. Riguardo al management, l’utile economico del periodo non è l’unico metro di valutazione; in effetti, bisogna considerare le prospettive di crescita e di investimento. Il management di certe società dovrebbe essere un soggetto terzo, pur rappresentando il territorio. Nel caso di specie, va dato atto che nel breve alcuni risultati ci sono stati, ma mancano una visione a lungo periodo, una caratterizzazione di alcune stazioni, una strategia non legata esclusivamente al mero utile economico, una sinergia col territorio. Una visione aziendale è anche volta a garantire la sopravvivenza delle comunità e ha rispetto degli investimenti fatti in loco da privati. Un impianto a fune è nulla senza stazioni sciistiche, alberghi, ristoranti e altre attività commerciali. Qualcosa, dunque, deve cambiare.»
La Consigliere Nicoletta Spelgatti (Lega VdA) ha osservato: «La risoluzione sul Consiglio di Amministrazione della Monterosa è estremamente concreta, non è politica, e fatico a capire la posizione dei Commissari, che non traggono le dovute conseguenze rispetto a quanto ci accingiamo a votare con la risoluzione sottoscritta dai membri della quarta Commissione. Dal momento in cui si prende atto che la situazione per le stazioni minori si sta aggravando, bisogna fare il passo successivo e seguire la strada più logica. Invece c’è incongruenza di pensiero, c’è incongruenza politica. Come mai non dobbiamo revocare i vertici della Monterosa che non hanno ottemperato a quanto indicato anni fa da questo Consiglio? Politicamente parlando, è un fatto gravissimo. Si lancia il sasso e si nasconde la mano? Si dà un colpo al cerchio e uno alla botte? Mi chiedo come sia possibile votare una risoluzione e poi fermarsi, non trarre le conseguenze logiche e non votare la revoca del management. Bisogna iniziare a ragionare come dei professionisti: una volta constatato che i vertici societari non hanno ottemperato ai loro compiti, questi vanno immediatamente sostituiti con dei professionisti. Auspico che, oltre al Consigliere Restano, anche gli altri Commissari dimostrino coerenza politica.»
Per il Capogruppo di Mouv’, Stefano Ferrero, «l’attuale CdA della Monterosa è formato da politici e non da tecnici: è la rappresentanza di un manuale Cencelli. Invece, dobbiamo mettere alla guida delle persone che abbiano la competenza, l’esperienza e, soprattutto, una visione di prospettiva su quello che sarà lo sci del futuro. I cambiamenti climatici influenzeranno la politica turistica, bisogna iniziare a pensarci. Votare questa risoluzione sarebbe un primo segnale. C’è poi la necessità di dare trasparenza agli appalti, così come non bisogna dimenticare che gli accorpamenti tra grandi e piccole società sono stati fatti proprio in un’ottica di solidarietà nel sostenere le più piccole.»
La Consigliere del M5S Manuela Nasso ha affermato che «in Commissione, a seguito delle audizioni e del sopralluogo ad Antagnod che forse è stato diverso da quello della Spelgatti (o di altri colleghi?) che riferisce di conclusioni mai prese. Abbiamo condiviso un testo di risoluzione che è frutto di un lavoro corale. Oggi, ci troviamo una seconda risoluzione che è completamente slegata dalla prima e ci sentiamo dire che chi non l’ha firmata è cattivo. Francamente questo clima di continua campagna elettorale comincia proprio a stancare.»
Il Consigliere del M5S Luigi Vesan ha aggiunto: «La risoluzione della Commissione recepisce l’analisi svolta sulla petizione popolare e tiene conto di tutto quello che abbiamo sentito durante le audizioni. La seconda risoluzione, invece, cita nelle premesse la proposta di piano aziendale della società Monterosa, cita la stabilizzazione di dieci risorse umane malgrado un parere contrario dell’avvocatura – e a questo proposito credo che dal punto di vista della legittimità il CdA risponderà personalmente delle scelte effettuate anche perché non sono citate nelle motivazioni le eventuali indicazioni delle proprietà disattese dal CdA -: un testo, che in principio potrebbe anche essere condivisibile ma che è scarsamente motivato e slacciato dal contesto di analisi della petizione. Ecco perché noi del M5S non abbiamo firmato questa risoluzione e ci asterremo.»
La Consigliere Chiara Minelli (RC-AC) ha osservato: «Il lavoro svolto dalla Commissione è in linea con il percorso effettuato, recependo le richieste dei firmatari della petizione. Nella relazione abbiamo specificato che la nostra analisi non è limitata alla sola situazione di Antagnod, ma abbiamo suggerito di esaminare anche gli altri piccoli comprensori. La risoluzione relativa al Consiglio di amministrazione a mio avviso è formulata in maniera poco chiara. Non riesco ad individuare il passaggio consequenziale tra una risoluzione e l’altra. Le due vanno tenute distinte: un conto è la situazione di Antagnod, un conto è la questione del Consiglio di amministrazione, che peraltro sapevamo già non funzionasse in modo ottimale. È esagerato usare strumentalmente la petizione per fare un discorso di altro tipo. Non sono per nulla una sostenitrice del Presidente della Monterosa, non mi riconosco assolutamente nelle sue visioni che vanno nella direzione di un “addomesticamento” della montagna, ma questa posizione va slegata dal lavoro della Commissione e dal recepimento della petizione. Su questa risoluzione, noi ci asterremo.»
Il Consigliere Elso Gerandin (Mouv’) ha espresso apprezzamento «ai firmatari della petizione per aver sollevato un problema concreto, legato anche al futuro delle società di impianti a fune», spiegando poi i contenuti della risoluzione sul Consiglio di amministrazione: «Il Presidente della Monterosa è stato un manager coraggioso, rilanciando ulteriormente Champoluc, ma qualcos’altro non ha funzionato, perché non è possibile far morire le piccole stazioni per lo sviluppo della località trainante. Con questa risoluzione, non volevamo attaccare la persona, ma un metodo inaccettabile, evidenziando una gestione sbagliata, perché non si può agire come se si fosse in casa propria o come se il denaro fosse del proprio portafoglio. Il Consigliere Restano ha espresso il libero pensiero, non si è fatto condizionare dal mettere in difficoltà la maggioranza. Sappiamo che questa risoluzione non sarà votata, ma l’intento resta quello di stigmatizzare una gestione del bene pubblico non corretta.»
Il Vicecapogruppo dell’UV, Luca Bianchi, ha replicato che «si è tentato di comporre un CdA con rappresentanti del territorio, non con il manuale Cencelli. Ha funzionato? Si mantiene. Non ha funzionato? Si cambia. Cercheremo dei professionisti sul nostro territorio, perché sicuramente non andremo a cercare manager da altre regioni. Ma il tema di oggi non era questo: il tema è perfettamente declinato nella risoluzione della quarta Commissione e noi la voteremo convintamente. Il collega Restano ha una sua linea e l’ha esplicitata, ma non è caduto nel tranello teso con la seconda risoluzione. Anche noi siamo convinti che i grandi comprensori debbano essere trainanti sui piccoli, ma non dobbiamo fare risoluzioni ad hoc contro le persone.»
Il Capogruppo di SA Pierluigi Marquis ha rappresentato la propria soddisfazione «per la presentazione di una risoluzione condivisa al termine di un proficuo lavoro in Commissione. Spiace per l’altra risoluzione su un argomento corollario, elaborata in maniera raffazzonata. Due sono gli obiettivi: mantenere in vita le piccole stazioni e far quadrare conti. In questi anni c’è stata una concentrazione della direzione societaria al taglio delle spese ed è stata forse insufficiente la gestione di prospettiva. Si sarebbero potuti scegliere manager slegati alla rappresentazione del territorio; oggi dobbiamo valutare l’esperienza che è stata fatta. Ma noi probabilmente non abbiamo le competenze dei proponenti della seconda risoluzione, necessitiamo approfondimenti e vogliamo approcciare in modo serio, al fine di pervenire ad una sintesi condivisa. Certamente, è positivo che la comunità si sia mobilitata per partecipare attivamente alla vita democratica attraverso questa petizione, e per noi Consiglieri è stato molto interessante esaminare la questione. È stata un’occasione per ribadire l’importanza di fare sistema, unendo le forze di tutti i portatori di interesse per una programmazione strategica del futuro della nostra realtà alpina.»
Il Consigliere del Mouv’ Roberto Cognetta ha dichiarato che «la risoluzione può non essere tecnicamente perfetta, ma quello che emerge è che la maggioranza è spaccata, perché non tutti sono d’accordo sul mantenimento dell’attuale CdA della Monterosa ski. Bisogna dare onore al merito al collega Restano per come ha espresso il suo pensiero in libertà su di un tema, pur aderendo ad una maggioranza e sostenendola. Noi, invece, della minoranza lavoriamo contro la maggioranza per metterla in difficoltà: le risoluzioni sono uno strumento di lavoro per dare messaggi politici. Noi ora un messaggio politico lo lanciamo: ritiriamo la mozione perché abbiamo fiducia nel collega Restano e in quello che ha detto oggi in quest’Aula. Speriamo che la maggioranza lo recepisca.»
Per il Consigliere dell’UV Augusto Rollandin «la risoluzione sulla Monterosa ski è un po’ semplicistica: parte con ampie premesse citando piani aziendali per poi fare fuori qualcuno in due righe. Il problema vero è che c’è un organo di gestione che era già in scadenza e che la passata Giunta non ha rinnovato. Un CdA che dal punto di vista della gestione finanziaria ha avuto risultati importanti, ma noi dobbiamo porci anche la domanda: che fine fanno le piccole stazioni? Se vogliamo mantenerle, dobbiamo fare delle compensazioni: la Monterosa deve farsi carico di Antagnod come Pila di Cogne. Per la nostra caratteristica montana, se ci crediamo, dobbiamo tenere conto di questa compensazione altrimenti non otterremo mai nessun risultato. Chi ha voglia di leggere sa benissimo cosa vuole. Capiamo che il Consigliere Cognetta voglia metterla sul politico, ma politicizzare queste situazioni non è positivo. È giusto, invece, che ci siano degli indirizzi concreti come quelli proposti dalla risoluzione della Commissione.»
L’Assessore ai trasporti, Luigi Bertschy, ha replicato: «Ringrazio i cittadini che hanno firmato la petizione cogliendo nel segno, perché hanno obbligato la politica ad affrontare la questione, a confrontarsi, a dare indirizzi. Noi lavoreremo per cercare di far nascere maggiori sinergie e alleanze perché sul territorio le persone non trovino divisioni riguardo alle società degli impianti. La Commissione ha affrontato un settore particolare, facendo gli approfondimenti dovuti e facendo conseguire un’azione politica. Il mio impegno è a produrre ulteriore documentazione in Commissione e di proseguire nel lavoro intrapreso per questo dossier. La politica ha agito in maniera trasparente, non sarà così che questa maggioranza cadrà. Il più bel messaggio che il Consiglio può lanciare è venire incontro alla comunità, dare risposte lavorando e non pensando esclusivamente alle nomine dei vertici societari.»
Il Consiglio si riunirà nuovamente martedì 19, mercoledì 20 e giovedì 21 marzo 2019.
Pubblicato / aggiornato
il 07/03/2019 alle 12:00
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Categoria:
Politica e Amministrazione