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I commenti della politica alla riforma della legge elettorale

I commenti della politica alla riforma della legge elettorale (©Angelo Musumarra per bobine.tv) - Un elettore vota durante le elezioni europee dell'8 e 9 giugno 2024

Dopo l’approvazione del Consiglio Valle alla riforma della legge elettorale regionale, le forze politiche esterne all’Assemblea hanno espresso le loro valutazioni.

Sabato 1° marzo 2025, Rete civica ha scritto: «Peggio di così non poteva andare.
Un fallimento sui contenuti, perché non c’è stata nessuna riforma, lo ha riconosciuto persino il Presidente della prima commissione, Erik Lavevaz. Di due proposte di legge di Uv e Pd che affrontavamo i vari aspetti del sistema elettorale è rimasto solo il ritorno alle tre preferenze, in una formulazione tale da non garantire neppure l’obbligo di esprimere preferenze per entrambi i generi; sarà possibile, ad esempio, votare solo due uomini. Il nodo della stabilità di governo che doveva essere la base di tutto è stato cancellato.
Un fallimento numerico. La legge è stata approvata con una maggioranza esigua, di 19 consiglieri, senza riuscire a coinvolgere nessun gruppo della minoranza consiliare. E questo significa che sulla legge verrà richiesto il referendum confermativo e che – essendo fra l’altro un referendum popolare senza quorum – chi andrà a votarlo deciderà.
Un fallimento sui tempi.  Ci sono stati quattro anni di tempo per fare una vera legge di riforma, che non è arrivata. Anche la modifica minimale è stata approvata fuori tempo massimo. Infatti, come hanno evidenziato gli uffici della Presidenza del Consiglio, la semplice richiesta di referendum confermativo, già annunciata, bloccherà la promulgazione della legge che non entrerà in vigore in tempo per le elezioni regionali del settembre 2025. Quindi una legge che non avrà nessuna efficacia per questa tornata elettorale. Alle regionali del 28 settembre si voterà comunque con la preferenza unica!
Non sanno ragionare.
Non sanno scrivere.
Non sanno contare. 
Chi è il genio rossonero a cui bisogna consegnare il tapiro d’oro?
»

Sempre il 1° marzo, questo il commento di Valle d’Aosta Aperta: «La maggioranza dei 19 maschi UV-PD, dopo aver votato in solitaria la legge per le elezioni generali comunali, giovedì 27 febbraio ha deciso di modificare, senza confronti,  anche le regole per le elezioni regionali.
Un’unica modifica che riporta alle tre preferenze di cui una di genere venduta come “un grande momento di verità su chi vuole veramente cominciare a provare a mettere fine a un evidente deficit di democrazia” e un ordine del giorno per chiedere, a loro stessi, di presentare una proposta di legge per introdurre l’obbligo della presenza di entrambi i generi nella Giunta regionale.
Come Valle d’Aosta Aperta, nell’unico incontro avuto ad ottobre con le forze politiche al Governo, avevamo chiesto che, oltre alla presenza in Giunta, fosse introdotta la doppia preferenza di genere o in alternativa la tripla preferenza con l’alternanza dei generi, ma non abbiamo avuto nessuna risposta e entrambe le proposte presentate non solo erano sotto il minimo sindacale, ma un momento di verità rispetto alla misoginia di questa maggioranza.
Rispetto alla proposta di legge 58 che prevedeva l’elezione diretta del Presidente della Giunta, come forze politiche di Valle d’Aosta Aperta, in accordo con Rifondazione Comunista e Risorgimento Socialista, abbiamo chiesto alla nostra Consigliera Erika Guichardaz di non votarla.
La proposta di legge era stata depositata nell’aprile del 2022 e nel frattempo il contesto politico è cambiato. Le destre ovunque spingono per sistemi elettorali che diano molto, troppo, potere ad una sola persona. Una semplificazione del quadro istituzionale che nega la complessità della realtà. Dobbiamo difendere i parlamenti e i consigli comunali e regionali come veri luoghi della democrazia rappresentativa, da opporre ai modelli, meloniani, del premierato. Da sempre siamo coerenti oppositori del sistema di potere unionista, ma l’unica via per il cambiamento è quella di batterli nelle urne; non nelle aule dei tribunali, né con una riforma elettorale presidenzialista che costringa l’attuale sistema tripolare (destra, autonomisti, sinistra) ad una semplificazione bipolare
».

Lunedì 3 marzo, Potere al popolo ha scritto: «A 7 mesi dalle prossime elezioni regionali e dopo 5 anni di governo, una maggioranza di governo risicata sceglie di ritornare alle tre preferenze per l’elezione del Consiglio regionale, di cui una di genere, ma senza alternanza, ovvero senza l’obbligo di indicare generi diversi nel caso l’elettore scelga di esprimere soltanto due preferenze. 
Questa modifica non garantisce quindi pari opportunità alle donne, ma  è solo un trucco per tornare alle cordate elettorali che favoriscono gli immeritevoli e consentono ai soliti personaggi “forti” di raddoppiare o triplicare i propri voti. Meccanismi “poco virtuosi” che hanno caratterizzato per decenni le competizioni elettorali della nostra regione.
Nel 2019 la preferenza unica era stata introdotta a maggioranza quasi assoluta – insieme allo scrutinio centralizzato (prima organizzato su 8 poli, ridotti successivamente a 4) – in seguito alle inchieste per voto di scambio “Geenna”, e “Egomonia”, che coinvolsero il Consiglio comunale di Aosta e quello regionale della VDA, proprio per garantire segretezza, libertà e non  controllabilità del voto.
È trascorso poco tempo da quegli scandali che hanno fatto emergere le storture di una politica sporca e clientelare basata sul commercio dei voti. Eppure oggi sembra già tutto dimenticato. 
A tal proposito ricordiamo le parole pronunciate in aula nella seduta consiliare del  19 febbraio 2019 dall’attuale Presidente del Consiglio Bertin, depositario della legge insieme al Consigliere Mossa, che portò all’introduzione della preferenza unica: “La preferenza unica, pur in presenza di inevitabili difetti, è il modo migliore per avere un voto più “pulito”, nel quale ogni elettore si assume le proprie responsabilità. Con questa scelta vengono eliminate le famigerate “cordate elettorali” e si introduce un elemento di rottura rispetto alle pratiche che abbiamo vissuto negli ultimi decenni.”
Oggi leggiamo invece che il Presidente Bertin (che è anche Presidente dell’Osservatorio regionale antimafia) dichiara la preferenza unica “frutto di un preciso periodo storico“ e che “i tempi cambiano e cambiano le leggi”, ma senza spiegare ai cittadini che cosa sia realmente cambiato in soli 5 anni
».

Pubblicato / aggiornato il 04/03/2025 alle 08:24
Categoria: Politica e Amministrazione