L’occupazione maschile e femminile nel 2022/23
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Uomo e donna la lavoro
Venerdì 7 marzo 2025, nella sala conferenze della Biblioteca regionale di Aosta, sono stati presentati i dati dei rapporti sulla situazione del personale maschile e femminile da parte dei datori di lavoro di aziende che occupano più di 50 dipendenti per il biennio 2022/23. Alla presentazione hanno partecipato la consigliera Regionale di Parità, Katya Foletto e il capo dell’Osservatorio economico e sociale Dario Ceccarelli.
La Valle d’Aosta presenta un quadro occupazionale migliore rispetto a molte altre regioni italiane in termini di divari di genere. Tuttavia, persistono disuguaglianze nelle opportunità di carriera, nella stabilità del lavoro e nelle retribuzioni. Il settore pubblico gioca un ruolo cruciale nell’equilibrio occupazionale di genere, mentre le grandi imprese, pur offrendo un’occupazione crescente, restano meno femminilizzate rispetto alla media regionale. Interventi mirati potrebbero favorire una maggiore equità nelle opportunità professionali per uomini e donne.
L’indagine risponde a un obbligo di legge, ma offre anche una fotografia dettagliata delle differenze di genere nelle grandi imprese valdostane, fornendo dati preziosi su un segmento chiave del mercato del lavoro. Si tratta di una rilevazione ricorrente che consente di analizzare le tendenze nel tempo e di disporre di informazioni non facilmente reperibili altrove. Tuttavia, la metodologia utilizzata (questionario CAWI del Ministero del Lavoro) e la limitata numerosità delle imprese coinvolte richiedono alcune cautele nell’interpretazione dei dati.
La rilevazione 2022/23
L’analisi ha coinvolto tutte le imprese con almeno 50 dipendenti. Hanno risposto 87 aziende, ma i dati utilizzati si riferiscono a 72 di esse, poiché alcune appartengono a gruppi nazionali o hanno sedi multiple, rendendo difficile isolare le informazioni relative alla Valle d’Aosta. L’86% delle aziende aveva partecipato anche alla precedente edizione, permettendo un confronto temporale.
Contesto occupazionale
Il mercato del lavoro valdostano mostra un’elevata partecipazione femminile, con un incremento rispetto al 2019. I divari occupazionali tra uomini e donne si riducono di 1,3 punti percentuali, attestandosi a 7,3 punti, il valore più basso tra le regioni italiane.
Il profilo occupazionale delle grandi imprese
Le grandi imprese impiegano il 21% dei lavoratori dipendenti regionali, quota che sale al 28% considerando solo il settore privato. Nel settore agricolo-industriale l’occupazione nelle grandi aziende raggiunge il 45%, mentre nei servizi scende al 15%. Complessivamente, alla fine del 2023 le grandi aziende davano lavoro a circa 9.000 persone (10.200 includendo le unità sovraregionali), di cui 3.200 donne (35,2%).
Le imprese con oltre 100 dipendenti rappresentano il 39% del totale e concentrano il 70% dell’occupazione, con una distribuzione più favorevole agli uomini rispetto alle donne.
Dinamiche occupazionali
Tra il 2022 e il 2023, l’occupazione nelle grandi imprese è cresciuta del 5,9%, con un incremento maggiore per le donne (+6,8%) rispetto agli uomini (+5,4%). L’incremento più significativo si è registrato nel settore agricolo-industriale (+8,4%). Tra il 2020 e il 2023, il numero di occupati è aumentato di circa 1.400 unità (+21%), con un contributo prevalente della componente maschile (70%).
Femminilizzazione dell’occupazione
Le grandi imprese presentano un tasso di femminilizzazione inferiore rispetto al totale del lavoro dipendente regionale (35% contro 51%), con valori più alti nel terziario (48%) e più bassi nell’industria e agricoltura (17%). Le imprese con meno di 100 dipendenti offrono maggiori opportunità di impiego femminile.
Differenze di genere nelle categorie professionali
L’occupazione femminile si concentra nel terziario (79,3%), mentre gli uomini sono prevalenti nei ruoli di dirigenti, quadri e operai. Le donne sono più presenti tra gli impiegati, ma il tasso di femminilizzazione cala drasticamente nei passaggi di carriera successivi.


Stabilità occupazionale e part-time
Le donne hanno una stabilità lavorativa inferiore rispetto agli uomini, con un gap più evidente nei settori agricolo-industriale e delle costruzioni. Il settore turistico-commerciale presenta la minore stabilità per entrambi i generi. Il part-time riguarda il 18% dei dipendenti, ma con una forte disparità di genere: il 41% delle donne lavora a tempo parziale contro il 5% degli uomini. Inoltre, il part-time femminile è spesso involontario e legato a strategie aziendali di flessibilità.


Trasformazioni dei rapporti di lavoro
Le trasformazioni contrattuali riguardano principalmente la stabilizzazione (63%) e il passaggio da part-time a full-time (23%). Le donne sono più coinvolte nei passaggi a tempo pieno, mentre gli uomini nelle stabilizzazioni.

Turnover e motivi di uscita
Nonostante un’elevata quota di rapporti stabili, il turnover rimane significativo, soprattutto tra operai e impiegati, con tassi più elevati nel settore turistico-commerciale. I tassi di ingresso superano quelli di uscita in tutti i settori e categorie professionali, tranne che per i dirigenti. Il turnover è generalmente più alto tra le donne, con eccezioni per quadri e dirigenti.
Le uscite dal lavoro sono dovute principalmente a scadenza contrattuale o cessazione dell’attività, con differenze di genere contenute. Le dimissioni per motivi familiari incidono per meno dell’1%, ma con un tasso di femminilizzazione del 62%.
Promozioni e formazione
Le carriere femminili sono meno dinamiche: l’incidenza delle promozioni tra le donne è inferiore di circa 5 punti percentuali rispetto agli uomini. Anche l’accesso alla formazione è più limitato per le donne, soprattutto nei settori dove sono più presenti.

Politiche aziendali e inclusione
Le aziende adottano diverse misure di inclusione, tra cui flessibilità oraria, lavoro da remoto (utilizzato dal 20% delle imprese), mense aziendali, sportelli di ascolto e attività ricreative. Le progressioni di carriera si basano principalmente sulle valutazioni delle performance e sulla formazione.
I lavoratori con disabilità rappresentano il 3,5% del totale e tra il 2022 e il 2023 il loro numero è cresciuto dell’8,5%. Le lavoratrici con disabilità presentano livelli di occupazione più stabili, ma beneficiano di meno formazione.
Divari retributivi
Il gender pay gap è pari all’11%, in linea con le rilevazioni Istat ed Eurostat. Le differenze salariali sono più marcate nel settore dei servizi e tra gli operai mentre, nel settore agricolo-industriale, i dirigenti donne risultano meglio retribuiti, probabilmente per effetto della scarsa numerosità dei casi.
Pubblicato / aggiornato
il 10/03/2025 alle 09:59
Categoria:
Economia e Lavoro