Consultazione pubblica per il Piano di tutela delle acque
(©Consorzio Pesca VdA) -
È online il nuovo sito regionale del Piano di tutela delle acque (Pta 2030), realizzato nell’ambito del processo di partecipazione pubblica disposto dalla Direttiva Quadro Acque della Comunità europea del 2000, recepita in Italia dal decreto legislativo numero 152 del 2006, che ha introdotto un nuovo approccio alla gestione delle acque, focalizzato sul bacino idrografico e sulla pianificazione a lungo termine.
La direttiva prevede due strumenti di pianificazione per la gestione sostenibile delle acque con l’obiettivo di integrare la tutela ambientale e le esigenze dei diversi settori economici e sociali.
Il primo è il Piano di gestione del Distretto idrografico (Pdg), che definisce le strategie e le misure necessarie per la tutela delle risorse idriche all’interno di un intero distretto idrografico, che per la Valle d’Aosta è quello del fiume Po, in quanto il territorio regionale coincide con il tratto superiore del bacino della Dora Baltea, che nasce dalle falde del Monte Bianco e si getta nel Po dopo un percorso di circa 160 chilometri, cento dei quali nel territorio valdostano.
Il secondo strumento è proprio il Pta che, attuato su scala regionale, integra le direttive del Pdg nel contesto specifico di ciascuna regione, coordinando le politiche settoriali per garantire una gestione integrata delle risorse idriche.
L’aggiornamento dal Pta 2006 al Pta 2030
Nel 2016 era stato avviato un processo di partecipazione pubblica con l’aggiornamento dei relativi documenti, risalenti al 2006, processo conclusosi nel 2019, che ha portato ad un nuovo Pta, per poi passare alla Valutazione ambientale strategica (Vas), dato che il Pta rientra tra i piani ed i programmi che possono avere un impatto significativo sull’ambiente e sul patrimonio culturale, come previsto dalle legge regionale numero 12 del 2009.
Il 25 febbraio 2020, con il provvedimento dirigenziale numero 535, è stata quindi approvata la Vas del Pta, un documento di 193 pagine che presenta sette obiettivi: la tutela dall’inquinamento, la tutela quantitativa delle risorse idriche, la salvaguardia e recupero delle condizioni di naturalità dei corpi idrici, l’adattamento ai cambiamenti climatici, le misure di tutela e miglioramento di acque a specifica destinazione e per le acque contenute nelle aree designate per la protezione di habitat e specie, le misure conoscitive e le misure per l’applicazione del principio del recupero dei servizi idrici.
Successivamente all’approvazione della Vas, è stato attivato, come definito dalla Giunta regionale il 17 marzo 2025, il processo di partecipazione pubblica del Pta aggiornato, che vedrà la sua conclusione del 2030. Il primo passo è stato la pubblicazione del sito, dove è presente un navigatore cartografico che mostra tutto il reticolo dei corpi idrici superficiali della Valle d’Aosta: selezionando uno qualsiasi fra i corpi idrici apparirà una scheda informativa che lo descrive nel dettaglio e una serie di indicatori rilevati nel 2016 e nel 2022 relativi alla natura, ai determinanti, alle pressioni significative, lo stato, l’obiettivo, il rischio, gli impatti e le misure. È anche possibile visualizzare una serie di carte dinamiche raggruppate in diverse tipologie tra determinanti, pressioni, stati, impatti, misure, obiettivi, monitoraggi ed aree protette.

La attività di monitoraggio da parte dell’Arpa VdA
Il sito e la situazione delle acque sono stati presentati nel pomeriggio di martedì 8 aprile 2025: «il monitoraggio delle acque superficiali è un compito istituzionale dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, Arpa, è legato al recepimento della normativa europea ed al un successivo affinamento di normative nazionali – ha spiegato Fulvio Simonetto, responsabile dell’Arpa VdA per le attività relative ai siti contaminati e alle bonifiche – il monitoraggio delle acque superficiali contribuisce a definire due valutazioni, lo stato chimico e quello ecologico che confluiscono poi in un’unica valutazione che è lo stato ambientale, che di norma è la peggiore delle due valutazioni. Lo stato chimico è prettamente legato alla ricerca di potenziali inquinanti all’interno delle acque superficiali ed ha una classificazione molto immediata, “buono” o “non buono”. Per contro lo stato ecologico è molto più complesso perché per le acque superficiali è prevista una valutazione non solo della condizione chimica, ma della condizione di vita all’interno di queste acque e degli indicatori biologici».
«La rete di monitoraggio al momento è composta da 132 siti di monitoraggio per un totale di 168 corpi idrici – ha precisato il responsabile di Arpa VdA – e questo comporta che il monitoraggio di tutti questi siti non può ripetersi ogni anno, motivo per cui la classificazione prevede un certo tempo, circa sei anni. Il monitoraggio 2023 ha previsto 63 siti, di cui 24 con lo stato ecologico per un totale di 383 campioni chimici, 72 campioni microbiologici, perché lo stato ecologico viene ripetuto più volte allo stesso corpo idrico. Questo logicamente può essere fatto solo su un numero limitato di siti, non può essere fatto su tutti i corpi idrici ogni anno.
Nello specifico i dati del 2024 sono già stati raccolti, ma dovendo incrociarli, la loro classificazione è in corso e verrà restituita indicativamente entro il primo semestre dell’anno. Al momento noi classifichiamo l’80% dei corpi idrici presenti sul territorio regionale e, con una serie di accorpamenti per la prossima classificazione per la quale monitoraggio terminerà quest’anno, arriveremo a classificarli fondamentalmente al 100%».
«Avere questa classificazione definitiva consente di gestire al meglio tutti i processi autorizzativi – ha continuato Fulvio Simonetto – avendo idea dello stato effettivo del corpo idrico e anche per valutare le altre attività non necessariamente coinvolte in procedimenti autorizzativi che comunque coinvolgono il corpo idrico, come la manutenzione di bacini, i disalvei e più in generale qualsiasi intervento sul corpo idrico. Questa non è quindi una classificazione fine a sé stessa per una mera reportistica, ma consente di poter lavorare e di far lavorare tutti sul corpo idrico, avendo la consapevolezza dello stato e quindi di quanto questo possa ancora darci in termini di opportunità».
Il monitoraggio della Dora e l’impatto del depuratore dell’Equilivaz
«Ad esempio, un tratto in alta Valle della Dora Baltea, che nel 2019 era classificato “sufficiente” – ha ricordato il responsabile di Arpa VdA – è passato ora allo stato “buono” grazie a una serie di buone pratiche nella gestione dei sedimenti fluviali messe in atto in questi anni, concertandoli con chi interveniva in sito. Queste classificazioni andranno confermate alla fine dei sei anni, ma è un esempio concreto di come, partendo da una classificazione definitiva del 2019, alla quale è seguita una programmazione ufficiale e poi una serie di accorgimenti, andando a cooperare tra chi deve monitorare e chi deve gestire e sfruttare un corpo idrico, si possa arrivare non solo a mantenerlo in buone condizioni, ma anche andare progressivamente a migliorarlo. Sempre in quel tratto abbiamo un altro indicatore che non è strettamente legato a quello della normativa dagli stati ma che viene utilizzato per valutare gli impatti degli scarichi, che è l’escherichia coli e che mostra chiaramente come per quel tratto in esame della Dora, prima più per il laterale della Dora di La Thuile, si sia verificato un netto passaggio di stato verso il miglioramento, a seguito dell’entrata in funzione del depuratore dell’Equilivaz, a La Salle, che ha collettato tutte quelle che erano le “fosse imhoff” [un dispositivo che tratta le acque reflue domestiche separando i solidi dai liquidi e che si usa come pre-trattamento prima della fognatura pubblica, n.d.r.] che andavano a scaricare comunque in questi corpi idrici. Ora i valori di escherichia coli sul corpo idrico sono irrisori rispetto a quelli iniziali proprio per l’effetto positivo di questo investimento e quindi non soltanto ai fini di una corretta gestione degli scarichi, ma anche sul corpo idrico in sé. Le acque superficiali sono però più sensibili a quelli che sono i cambiamenti climatici nell’immediato e soprattutto i nostri indicatori, in particolare modo quello biologico risente molto di quella che è l’elasticità. Se le acque sotterranee che hanno un tempo di latenza molto lungo rispetto al cambiamento climatico, i corpi idrici superficiali lo patiscono nell’immediato».

La situazione delle falde acquifere, un backup contro la crisi idrica
Un aspetto particolare delle acque valdostana riguarda anche il controllo delle falde acquifere, soprattutto a seguito della crisi idrica, per le quali sono stati organizzati monitoraggi manuali effettuati mensilmente: «effettuati in aggiunta dei controlli trimestrali, in modo tale da avere una copertura tutto l’anno ed in più punti del territorio per valutare la quantità di acqua – ha evidenziato Fulvio Simonetto – valutando anche la direzione in cui si muove l’acqua nel terreno e quindi anche come eventuali inquinanti possono andare a disperdersi in falda e dove possono finire. Queste conoscenze, partendo dalla normativa ambientale del 2006, fanno sì che le contaminazioni che ci portano l’acqua in stato “scarso”, sono sempre contaminazioni storiche, antecedenti alla normativa ambientale, mentre quelle più recenti, sia per la normativa sia per le conoscenze, ci consentono di intervenire puntualmente e quindi limitarla a quella che è i confini della proprietà che l’ha generata o poco più senza andare a influenzare l’intera falda. Purtroppo noi ci portiamo ancora dietro problemi pregressi, prima che ci fosse una vera normativa ambientale ed i dati presenti nel Pta non hanno grosse novità rispetto a quelli precedente, dove si mantiene uno stato “scarso” sulla piana di Aosta, legato prevalentemente alla presenza di una contaminazione storica».
«Oltretutto, in alcuni punti del territorio le nostre reti non hanno un numero così elevato di punti e quindi la conoscenza fitta del territorio è inferiore al 20% – ha raccontato il responsabile di Arpa – un corpo idrico superficiale è campionato “a vista”, mentre per monitorare una falda servono delle perforazioni ad hoc e non è così immediato né avere la disponibilità delle aree né trovare dei punti efficaci, come nel caso della piana di Pont-Saint-Martin, monitorata in due punti in un’area molto circoscritta che la portano ad avere uno stato “scarso”, quando in realtà tutto il resto dell’area, ben più ampia è uno stato “buono”. Qui abbiamo una contaminazione pregressa, antica su cui non è immediato intervenire ma che abbatte la qualità complessiva. La piana di Courmayeur è invece legata proprio a una carenza di informazioni, dobbiamo indagare un’area potenzialmente strategica, perché si tratta di una zona con centri abitati ed un’affluenza turistica notevole, dove non è scontato che la sorgente sia la maggiore della Valle e dove si potrebbe pensare di organizzare un backup con di pozzi idropotabili. La Piana di Aosta si può distinguere in tre corpi idrici, uno a monte della città, comprendendo il centro abitato, uno immediatamente a valle ed terzo da Brissogne in giù, con tre stati completamente diversi. Qui abbiamo una contaminazione storica legata a vecchissime attività industriali pregresse, che non è di immediata soluzione, ed è comunque limitata in alcuni punti ma comporta uno stato chimico complessivo “scarso”. Questo stato richiede degli interventi a livello di programmazione regionale, nazionale e europea e quindi funzionale a poter realizzare delle attività sul sito».
«La classificazione quantitativa delle falde valdostane evidenzia che non hanno risentito del cambiamenti climatici e della crisi idrica in modo particolare, anche perché fondamentalmente rappresentano un gigantesco bacino che raccoglie tutta quella che è l’acqua che circola e buona parte della loro alimentazione arriva dai flussi idrici superficiali, con una notevole capacità di immagazzinamento – ha concluso Fulvio Simonetto – dopotutto le falde in Valle d’Aosta sono poco sfruttate a livello idropotabile ed è ancora più conveniente l’utilizzo di una sorgente per il semplice fatto che è necessario utilizzare dell’energia di pompaggio. La falda però costituisce un backup, un potenziale fondamentale per eventuali problemi futuri e nel 2024 abbiamo monitorato una ripresa completa delle falde, dove sono stati segnati dei nuovi massimi, perché la falda ha una risposta lenta ai cambiamenti climatici e quindi anche una crisi così grossa non si ripercuote su lungo periodo. Bisognerà però capire se l’alimentazione della falda è legata all’anno, alle precipitazioni o quanta di questa sia la componente glaciale che si sta sciogliendo».
«Capire qual è lo stato qualitativo di una risorsa idrica implica un lavoro complesso di analisi, di valutazioni che si protraggono nel tempo – ha rimarcato Raffaele Rocco, coordinatore del Dipartimento di programmazione, risorse idriche e territorio dell’Assessorato regionale alle opere pubbliche, territorio e ambiente, che ha raccontato la storia dell’attività del monitoraggio della rete idrica in Valle d’Aosta – perché solo così è possibile avere una caratterizzazione corretta e attendibile di quello che è lo stato delle delle nostre acque. La necessità di avere dei punti di riferimento chiari e autorevoli è fondamentale in questo momento. Ecco perché la realizzazione del sito del Pta, e questa stretta connessione con l’Arpa, visto che sono coloro i quali che quotidianamente svolgono questo di mestiere, raccolgono i dati, stando materialmente coi piedi nell’acqua. Le percezioni, poi, sono tutt’altra cosa, ma da un punto di vista giuridico e normativo vengono seguiti dei protocolli analoghi da tutte le agenzie nazionali, così come in tutta Europa, e quindi le nostre analisi sono comparabili con quelle di qualsiasi altro sito a livello europeo con una rappresentazione reale dello stato di salute delle nostre delle nostre acque».
La fase di consultazione pubblica proseguirà con una serie di incontri, ancora in fase di definizione, dedicati ai portatori di interesse, che si svolgeranno a metà aprile presso la sede dell’Assessorato alle opere pubbliche, così da approfondire le misure previste dal Pta e raccogliere contributi e osservazioni.
I portatori di interesse potranno far pervenire i propri contributi scritti entro la fine di aprile, con l’obiettivo di arrivare all’approvazione definitiva del Pta da parte della Giunta regionale entro il prossimo mese di maggio.
Istituita la cabina di regia per le risorse idriche prevista nel Piano di Tutela delle Acque 2030
La Giunta regionale della Valle d’Aosta ha approvato alla fine del mese di luglio 2025, l’istituzione della Cabina di Regia per le risorse idriche, un nuovo organo previsto dall’articolo 43 delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano di Tutela delle Acque 2030. L’Assessorato delle Opere pubbliche, Territorio e Ambiente ha comunicato che la Cabina di Regia avrà il compito di assicurare un’attuazione efficace e omogenea del Piano, promuovendo il coordinamento tra le diverse politiche regionali e la partecipazione di tutti i soggetti che operano sul territorio.
L’acqua è vita, energia, agricoltura, ambiente ed è una risorsa che richiede una visione integrata capace di superare la frammentazione delle competenze. Il nuovo organismo sarà la sede istituzionale del confronto dove tutti gli attori, pubblici e privati, potranno dialogare per una gestione più sinergica e sostenibile delle risorse idriche.
Alla Cabina sono attribuite le funzioni di indirizzare, coordinare e monitorare lo stato di attuazione del Piano di Tutela delle Acque e promuovere l’integrazione tra le diverse politiche settoriali regionali coinvolgendo attivamente i portatori di interesse per diffondere le conoscenze del Piano di Tutela delle Acque, acquisire osservazioni e contributi e sostenere un’ampia partecipazione su tematiche di rilevanza strategica.
La composizione eterogenea della Cabina di Regia riunisce interessi talvolta divergenti come quelli del mondo produttivo e quelli della conservazione ambientale e rappresenta una sfida. Questa è però la forza del progetto che punta a creare un equilibrio attraverso il dialogo e il confronto per orientare la discussione verso soluzioni di sintesi che rispettino gli obiettivi strategici del Piano di Tutela delle Acque. La Presidenza, affidata al Dipartimento programmazione, risorse idriche e territorio, guiderà i lavori con l’obiettivo di trovare questo bilanciamento garantendo che il dibattito rimanga su un piano strategico per il bene dell’intera comunità.
Pubblicato / aggiornato
il 31/07/2025 alle 14:44
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Categoria:
Politica e Amministrazione