Carotaggi profondi sul Grand Combin per preservare la memoria dei ghiacciai alpini
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Follow the Ice – La memoria dei ghiacci_lavori
Tra lunedì 20 maggio e giovedì 30 maggio 2024, un team internazionale di ricerca ha portato a termine una missione scientifica sul ghiacciaio Corbassière, nel massiccio del Grand Combin, raggiungendo due volte il substrato roccioso alla profondità di 99,5 e 98,9 metri. L’operazione, coordinata dall’Istituto di scienze polari del Consiglio nazionale delle ricerche e dall’Università Ca’ Foscari Venezia, è stata considerata un successo grazie all’estrazione di carote di ghiaccio profonde in condizioni ambientali particolarmente difficili.
Per quindici giorni, scienziati e personale di supporto hanno lavorato ininterrottamente a 4.100 metri di quota affrontando venti fino a 100 chilometri orari, nevicate frequenti e temperature percepite fino a -35 gradi. La temperatura di -8 gradi misurata alla base del ghiacciaio conferma la qualità del ghiaccio raccolto, che risulta adatto allo studio della storia climatica e ambientale della regione alpina.
Una carota di ghiaccio sarà analizzata nei laboratori dell’Università Ca’ Foscari Venezia mentre l’altra sarà conservata nell’ambito del progetto internazionale promosso dalla Ice Memory Foundation. La fondazione si propone di salvare campioni da venti ghiacciai di alta quota minacciati dal cambiamento climatico, trasferendoli in Antartide per le generazioni future.
La missione ha rappresentato la prima spedizione dell’iniziativa educativa e scientifica Follow the Ice – La memoria dei ghiacci, promossa dalla Fondazione Università Ca’ Foscari Venezia con il sostegno di SEA BEYOND, progetto del Gruppo Prada in collaborazione con la Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO.
Secondo Carlo Barbante, professore ordinario di Paleoclimatologia e associato senior al Cnr-Isp, il successo dell’operazione è stato possibile grazie alla preparazione del team e ha permesso di salvare un campione fondamentale per la comprensione delle dinamiche ambientali e climatiche dell’arco alpino. Jacopo Gabrieli, ricercatore del Cnr-Isp e coordinatore della spedizione, ha sottolineato le difficoltà incontrate a causa delle condizioni del ghiacciaio, sempre più compromesse dalla fusione estiva, che ha alterato il segnale climatico fino a oltre venti metri di profondità.
Per Giuliana Panieri, direttrice dell’Istituto di scienze polari del Cnr, custodire oggi questi archivi naturali rappresenta un dovere etico oltre che scientifico. Thomas Stocker, presidente della Ice Memory Foundation, ha ribadito che i campioni prelevati dai ghiacciai sono un patrimonio insostituibile per le scoperte future.
Al progetto hanno preso parte ricercatrici e ricercatori del Cnr-Isp, dell’Università Ca’ Foscari Venezia, della Fondazione Montagna Sicura e dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, oltre a personale tecnico, medico e logistico. Tra le attività svolte, sono stati condotti anche rilievi geofisici e misurazioni meteo-climatiche per l’analisi degli scambi di energia.
La missione è stata resa possibile anche grazie al supporto del Comune di Ollomont, del Comune di Valpelline, della Protezione civile valdostana, delle autorità svizzere del Cantone Vallese e del comune di Bagnes, e dei partner tecnici Karpos e AKU.
Un precedente tentativo di carotaggio nel 2020 era stato interrotto per difficoltà tecniche e per l’instabilità stratigrafica. L’analisi di quei campioni aveva evidenziato la perdita di segnali climatici negli strati superiori del ghiacciaio, confermando l’urgenza di salvaguardare questi archivi naturali. Per la nuova spedizione, il team ha utilizzato un carotiere elettrotermico e modificato la strategia di perforazione, riuscendo a concludere con successo due carotaggi profondi, il primo lunedì 26 maggio 2024 alle 21.45, il secondo giovedì 30 maggio 2024.


Pubblicato / aggiornato
il 06/06/2025 alle 12:28
Categoria:
Cultura