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L’attività del Corecom Valle d’Aosta nel 2024

L’attività del Corecom Valle d’Aosta nel 2024 I membri del Corecom VdA, Alberto Jorioz, Simonetta Padalino, Cristiano Pivato, Elena Boschini ed il direttore Francesco Ciavattone

I progetti di alfabetizzazione digitale rappresenteranno la principale attività del Corecom Valle d’Aosta, il Comitato regionale per le comunicazioni, organismo del Consiglio Valle con funzioni di organo di governo, garanzia e controllo sul sistema delle comunicazioni in ambito regionale nonché ente funzionale dell’Agcom, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

«L’eredità che c’è stata lasciata dai precedenti Comitati è stata estremamente ricca – ha spiegato Elena Boschini, presidente del Corecom VdA, durante l’esposizione dell’attività svolta nel 2024, avvenuta nella mattinata di martedì 10 giugno 2025 al Castello di Montfleury, ad Aosta – abbiamo accolto con favore e confermato i loro progetti di media education ed alfabetizzazione digitale ed è nostra intenzione portarli avanti negli anni a venire».

Il problema della consapevolezza e della capacità dell’uso degli strumenti digitali, lo smartphone su tutti, rappresenta infatti il settore in cui il Corecom regionale ha investito maggiori risorse, considerata l’informatizzazione della gestione della conciliazione nelle controversie tra utenti e gestori telefonici e le limitate problematiche in materia di rispetto della par condicio e l’assenza di agevolazioni, da parte della Regione, in favore delle imprese editoriali operanti in Valle d’Aosta, per le quali il Corecom dovrebbe effettuare analisi e ricerche.
«Il progetto cardine è intitolato “Informati e Formati”, che ha visto coinvolti buona parte dei Comuni valdostani, rivolto alla cittadinanza e che ci vedeva impegnati in due serate di 2 ore ciascuna – ha continuato Elena Boschini – dove noi andavamo a trattare tematiche relative all’utilizzo corretto dei sistemi informatici in generale, fornendo nozioni di base. La partecipazione è stata importante ed attiva e questo progetto andrà avanti in una forma diversa affrontando tematiche più specifiche come le fake news, la privacy e l’intelligenza artificiale».

Elena Boschini, presidente del Corecom VdA
Elena Boschini, presidente del Corecom VdA

L’attività di media education si è invece concentrata nelle scuole, partendo dall’Istituzione scolastica Einaudi di Aosta d arrivando fino all’Istituto di istruzione superiore Martino Filetico di Ferentino, località in provincia di Frosinone, mentre dal prossimo anno scolastico saranno firmate le convenzioni con École Hôtelière di Châtillon, l’Istituzione scolastica Valdigne Mont-Blanc di Morgex e la Mont Emilius 1 di Nus: «nel progetto “Esploratori Digitali”, forniamo una serie di strumenti e cerchiamo di dare consapevolezza ai ragazzi sul miglior utilizzo degli strumenti informatici – ha proseguito il presidente del Corecom VdA – quindi sul comportamento nei profili social, l’attenzione alla privacy, quindi, il corretto utilizzo dei dati e dei consensi, il tutto calibrato in base all’età dei bambini. Ad Aosta la convenzione ha una durata quinquennale e coinvolge i ragazzi dalla quarta primaria fino alla terza secondaria di primo grado. Queste attività non sono rivolte soltanto agli studenti ma, proprio per dar loro una forma più organica, abbiamo deciso di estenderle anche ai genitori e agli insegnanti. Riteniamo fondamentale che non solo i ragazzi abbiano gli strumenti idonei per poter utilizzare in maniera corretta queste tecnologie, ma devono averli anche tutti coloro che gli stanno intorno. Dopotutto un bambino di nove anni il cellulare non se l’è certo andato a comprare da solo ma sono i genitori ad averglielo messo in mano e questi genitori devono essere i primo in grado di saperlo controllare e monitorare ed allo stesso modo anche gli insegnanti devono essere in grado di indirizzarli e di guidarli in questo in questo utilizzo».

L’uso consapevole e corretto dello smartphone non è però una pratica diffusa. Proprio uno studio del Corecom, svolto su un campione statistico di 567 bambini tra nove e tredici anni, evidenzia che oltre il 65% dei bambini di quarta elementare, con un’età media di nove anni, usa abitualmente il dispositivo del genitore, oltre l’88% dei tredicenni interpellati navigano online in autonomia, con oltre il 64% degli undicenni che dichiarare di avere un proprio profilo social.
«Questo non è un reato penale – ha precisato Cristiano Pivato, componente del Corecom VdA – noi diciamo sempre che le linee guida degli stessi social network indicano che bisogna avere almeno 13 anni per iscriversi ma molti genitori non sono coscienti del problema, dato che quelli che vengono agli incontri che hanno la consapevolezza dell’educazione all’uso dello smartphone. Per il 90% dei genitori l’utilizzo del cellulare non è un pericolo e se ne rendono conto solo quando bisogna coinvolgere la Polizia postale per un reato vero e proprio e allora lì scatta l’allarme. Ma nella base non c’è consapevolezza che questo sia un pericolo e per questo che noi agiamo su tre fronti, sui bambini, sui genitori e sugli insegnanti anche se nelle scuole, agli incontri vengono in pochi, sui trecento bambini che coinvolgiamo, arrivano una ventina di genitori, che sono già abbastanza consapevoli. Abbiamo trovato più responsabilità nei ragazzi rispetto ai loro genitori».

Alberto Jorioz, Simonetta Padalino, Cristiano Pivato, Elena Boschini e Francesco Ciavattone
Alberto Jorioz, Simonetta Padalino, Cristiano Pivato, Elena Boschini e Francesco Ciavattone

Per quanto riguarda l’attività di conciliazione nelle controversie che insorgono tra gestori di servizi di telecomunicazioni e utenti, tentativo di risoluzione stragiudiziale che, per legge, è obbligatorio, dal 2018 è svolto tramite un’interfaccia on line denominata Conciliaweb, dove è necessario autenticarsi con la propria identità digitale (Spid o Cie) e compilare un’istanza verso l’operatore di telecomunicazioni. Il Corecom fa da mediatore e, in trenta giorni, propone una soluzione, che potrà anche non essere accettata, lasciando la possibilità di rivolgersi alla giustizia ordinaria.
«Nel 2024 le istanze sono state complessivamente 101 – ha raccontato Alberto Jorioz, componente del Corecom VdA – suddivise in 18 conciliazioni semplificate, 68 conciliazioni in udienza, 5 istanze di definizione e 10 provvedimenti temporanei. Abbiamo notato una diminuzione delle pratiche di conciliazione presentate al Corecom. Ciò vuol dire che il sistema è ormai efficiente sia per l’aumento delle competenze nei confronti degli utenti riguardo ai propri diritti e alle procedure di definizione ma anche il miglioramento da parte di molti operatori dei propri servizi di assistenza clienti, che permettono una risoluzione più rapida e soddisfacente di eventuali problemi insorti».
La maggior parte delle questioni, 50, sono state risolte positivamente mentre in 9 casi non si è trovato l’accordo. Nel dettaglio il maggior numero di istanze (32) hanno riguardato Tim, seguite da Vodafone (26) e Fastweb (20), quindi Wind3 (14). Due a testa per Iliad e Sky ed una ciascuna per Eolo, Postepay, Tiscali e Active Network: «quest’attività ha una importanza fondamentale per la collettività – ha sottolineato Francesco Ciavattone, direttore del Corecom VdA – perché nel momento in cui ci sono dei problemi, in 30 giorni andiamo a risolvere in un modo o nell’altro la questione e questa rapidità Ovviamente non significa che il gestore che ha avuto più istanze sia quello peggiore, semplicemente il numero di contratti che Tim ha rispetto agli altri è nettamente superiore, quindi è possibile che i problemi che incontra con gli utenti lo portano al primo posto. C’è sicuramente l’aspetto tecnologico che è quello dell’inserimento della fibra rispetto alla linea tradizionale nella telefonia fissa, che sta calando e in certi casi è quasi abbandonata. Una la si doveva mantenere se volevi avere Internet ma molti la stanno abbandonando, anche a favore del mobile. Le tipologie di disservizi che abbiamo riscontrato riguardano principalmente l’addebito per i costi di recesso di disattivazione delle linee, l’applicazione contrattuale è diversa da quelle pattuite, dovuta al fatto che la maggior parte dei contratti viene ormai fatta online, e ancora pochi casi di mancata attivazione del servizio».

«Per quanto riguarda il discorso dell’utenza debole – ha concluso Francesco Ciavattone – intesa come quella dal punto di vista della capacità informatica di accedere, noi diamo, nella nostra sede, l’assistenza gratuita dovuta per legge. Ma non sono solo coloro i quali non hanno competenze informatiche a cadere nelle pieghe contrattuali, ma anche fior di professionisti, di grandi aziende, di luminari, a volte anche per disinteresse, nel senso che cedono alla forte pressione degli operatori e poi si ritrovano con contratto sui quali bisogna stare molto attenti, anche a livello di truffe. Oggi la più perseguita è quella per cui chiamano e dicono che “il tuo operatore sta per aumentare le le tariffe, passa da noi” ma, in realtà, dall’altra parte, c’è semplicemente un soggetto truffaldino vuole sottrarre i dati bancari. L’ultimo caso è successo l’altro giorno, una signora che ha comunicato tutti i suoi dati e, dopo aver contattato l’operatore secondo il quale poi doveva essere fatto il nuovo contratto, questo non ne sapeva assolutamente nulla. Ovviamente gli abbiamo consigliato di fare la denuncia per truffa e stare e chiamare immediatamente la banca perché questa è la truffa più lineare e non è solo verso i soggetti deboli, ma ci cascano molte persone».

Pubblicato / aggiornato il 11/06/2025 alle 07:26
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Categoria: Politica e Amministrazione