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Roadshow Valle d’Aosta FSE 2.0

Roadshow Valle d’Aosta FSE 2.0 (©Laura Agostino per bobine.tv) - Roadshow Fse 2.0

Venerdì 11 luglio 2025, si è svolta la tappa valdostana del ciclo di incontri sul territorio nazionale dedicata al Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0 e all’Ecosistema dati sanitari che, insieme alla digitalizzazione delle strutture ospedaliere e alla telemedicina, rivestono un ruolo strategico per il potenziamento delle competenze digitali dei professionisti sanitari.

L’evento, organizzato in collaborazione con il Dipartimento per la trasformazione digitale della presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero della Salute e l’Università di Bologna, è stato incentrato sulle esperienze in tema di digitalizzazione della sanità nella Valle d’Aosta, oltre alla presentazione del Piano esecutivo per il potenziamento delle competenze digitali dei professionisti sanitari del servizio sanitario regionale (SSR).

L’assessore alla Sanità della Regione autonoma Valle d’Aosta Carlo Marzi ha introdotto l’incontro affermando che «è importante capire dove vogliamo andare ma anche come, perché i dati sanitari sono sensibili e rilevanti».

Luciano Caveri, assessore regionale dell’Innovazione, ha posto l’accento sulla difficoltà di implementare costantemente ed efficacemente il Fascicolo sanitario elettronico, affinché restituisca una fotoografia affidabile delle condizioni del paziente: «Per fare ciò, è necessario mettere a disposizione strumenti di lavoro semplici ed efficienti agli operatori sanitari. Lasciando dietro alle tecnologie una persona e mantenendo sempre l’attenzione sul rispetto del paziente».

Il presidente della Regione Renzo Testolin ha ricordato che, in assenza di informazioni, è impossibile avvisare un processo decisionale finalizzato a ripristinare lo stato di salute del paziente.

Serena Battilomo, direttore dell’ufficio che si occupa del sistema informativo sanitario nazionale, del Ministero della Salute ha ricordato che il 5 marzo sulla Gazzetta Ufficiale europea è stato pubblicato il Regolamento sullo spazio europei dei dati sanitari. Entro il 2023, qualsiasi cittadino europeo deve poter accedere ai propri dati sanitari, a prescindere da dove e come siano stati generati. L’Italia ha deciso di investire risorse Pnrr destinando fondi al Fascicolo sanitario elettronico e alla telemedicina. A marzo 2026, dovranno essere completate tutte le attività messe in campo per avere il Fascicolo come punto unico di accesso sull’intero territorio nazionale. La sua istituzione risale al 2012 e, nel 2020, è stato tolto il consenso all’alimentazione (che è diventata automatica). Sono stati aperti 57 milioni di fascicoli, visibili solo al singolo assistito sintanto che egli non dà il consenso alla consultazione. Deve essere alimentato da tutti coloro che erogano prestazioni sanitarie: pubblico ma anche privato convenzionato e accreditato. Per raggiungere gli obiettivi del Fse 2.0 è necessario uniformare della normativa di settore, disporre di un ecosistema digitale, organizzare i processi in maniera efficace, informare e formare per costruire la fiducia sia dal punto di vista dei professionisti, sia degli utenti, sia da parte di coloro che producono le tecnologie.
La normativa prodotta nell’ultimo biennio è molto complessa ed è sviluppata in continua interazione con le Regioni, poiché i fascicoli sono regionali. Sono già stati codificati sedici documenti sanitari da utilizzare nell’ecosistema (disciplinato con norma del 5 marzo 2025). Dieci documenti saranno elaborati nell’ambito del sistema di telemedicina.
In Italia il 21% e in Valle d’Aosta il 30% dei cittadini ha consultato il Fascicolo nell’ultimo trimestre; in Italia 42% e in Valle d’Aosta 73% dei cittadini ha dato il consenso alla consultazione.

Cinzia Teodori, Dpo del Ministero della Saluta, ha affrontato la questione della privacy. I dati inseriti nel fascicolo devono essere oggetto di protezione. Le disposizioni fondamentali sono state disciplinate e aggiornate al 31 dicembre 2024. I capisaldi sono: l’informativa all’assistito (presupposto alla liceità del trattamento), i diritti dell’assistito (accesso, rettifica e aggiornamento, limitazione al trattamento, delega e oscuramento anche parziale), registrazione delle operazioni(il paziente può prendere visione di tutte le operazioni eseguite sul suo Fse, attivando anche specifiche notifiche), consenso alla consultazione (consenso per finalità di cura – già attivato – o per finalità di prevenzione e profilassi internazionale – richiesti non prima della piena attuazione dell’Fse).

Francesco Saverio Sesti, dirigente del Servizio iniziative di sistema per il settore pubblico del Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri, ha annunciato che saranno pubblicate a breve sul sito ministeriale le linee guida per la redazione delle lettere di invito agli screening. Ha riferito anche che sono apparsi i primi tentativi di attacco hacker tramite username e password. L’Anagrafe nazionale degli assistiti sarà online entro fine anno e consentirà di uniformare alcuni servizi e consentirà alle Aziende sanitarie di comunicare tempestivamente le operazioni di presa in carico dei pazienti. Altro progetto in corso è l’avvio dell’IT wallet: all’interno dell’App IO (scaricata già da 5 milioni di italiani) permette di caricare patente di guida, certificato di disabilità e tessera sanitarie (documenti che hanno un valore legale). La piattaforma delle notifiche digitali (Send) e la Piattaforma Digitali nazionale dati (PDND, per rendere i dati interrogabili fra Amministrazioni pubbliche) sono in corso di implementazione.Al 30 giugno sono state attivate 45 strutture nel Piano sanità connessa, con le ultime 20 in fase di lavorazione.

L’esperto in formazione del Dipartimento per la trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei ministri, Giuseppe Iacono, ha evidenziato lo sforzo per incrementare le competenze digitali dei professionisti del sistema sanitario. Per guidare le Regioni nel percorso di incremento, sono disponibili tre strumenti ma anche strumenti e ambienti di knowledge sharing. In ottobre le buone pratiche emerse, candidate a un contest, saranno premiate nell’ambito di un evento nazionale. Sono stati individuati sette ambiti di formazione e si sta lavorando a un cruscotto di strumento per il monitoraggio dell’avanzamento e dell’impatto degli interventi formativi regionali (monitoraggio peraltro già iniziato in attesa del rilascio del cruscotto).

Roberto Soj, esperto gestione e utilizzo dei dati dello stesso Dipartimento, ha detto che il Fascicolo si caratterizza per i documenti in esso contenuti. Per gli operatori risultava difficile da utilizzare per una ricerca che poteva risultare complessa. Un’operazione difficile anche per l’assistito.I fattori di scala sono mutati pensando di estrarre dai documenti una serie di dati caratteristici della prestazione erogata e che entrano a far parte dell’ecosistema. Quindi si può disporre anche di informazioni sull’andamento delle patologie. Il modello architetturale dell’ecosistema prevede dati in chiaro, pseudoanonimizzati e anonimizzati. Dalle professioni sanitarie ci si aspetta che sappiano che i dati ci sono e definiscano cosa vogliono farne una volta che il set di strumenti sarà completamente a disposizione, quando inizierà la sfida dell’utilizzo del sistema. Affinché il sistema sia proficuamente utilizzati, il design del front-end e del backend dovrà essere funzionale, ci dovrà essere una coerenza tecnologica, la validazione tecnica dovrà essere funzionale e dovrà essere messo a disposizione un efficace supporto tecnico e gestionale.

Massimo Uberti, direttore generale dell’Ausl Valle d’Aosta, ha riferito che l’evoluzione tecnologica ci può essere perché c’è un’evoluzione dei saperi e vi è un’accelerazione tale che il 50% delle conoscenze diventano obsolete nell’arco di tre anni. Nessun professionista della sanità può gestire un’evoluzione così rapida per cui bisogna mettergli a disposizione il miglior contesto per poter decidere al meglio per i propri pazienti. Bisogna cambiare anche la cultura giuridica e organizzativa di questo Paese ma, soprattutto, ognuno deve accettare il proprio cambiamento culturale.

Mauro Occhi, direttore sanitario dell’Ausl valle d’Aosta, ha evidenziato che i livelli essenziali di assistenza devono essere rivalutati ma che bisogna sempre rapportarsi alla disponibilità di risorse. Bisogna rendere credibile il sistema riscrivendole le regole, affinché possa essere sempre innovato. Perché un sistema vetusto non può che perdere risorse professionali.

Isabella Silvia Martinetto, direttore amministrativo dell’Ausl Valle d’Aosta, ha posto l’accento sui nuovi proofili professionali che snoo necessari per supportare la digitalizzazione. Si tratta di team multidisciplinari che coinvolgono figure professionali diverse, chiamate a collaborare alla gestione dei progetti. In Ausl Valle d’Aosta perano ora 14 ingegneri tra ufficio tecnologie biomediche, ingegneria climica e sistemi informativi sanitari. In questo contesto è fondamentale la formazione in cybersecurity, privacy, project management, competenze digitali. È necessario chiedersi, nel futuro, senza Pnrr, in che modo si potrà garantire la sostenibilità economica dell’Ausl. Gli attuali obiettivi sono fornire servizi innovativi ai residenti e ai turisti, permettere ai propri sanitari di interagire con i colleghi di altre regionali (teleconsulto), utilizzare la telemedicina e il telemonitoraggio per fornire assistenza ai cittadini sul territorio facendo muovere le informazioni e non le persone.

Fatima Moukhliss, dirigente della Struttura finanziamento del servizio sanitario della Regione, ha evidenziato che in Valle d’Aosta è esiguo il numero dei cittadini ma anche quello delle strutture che erogano prestazioni sanitarie. E comunque bisogna garantire equità di accesso all’assistenza, qualità delle cure e la loro appropriatezza riguardo alle specifiche esigenze nonché (come già evidenziato), l’economicità nell’impiego delle risorse. In Valle d’Aosta la sanità digitale è iniziata nel 2000, con il primo progetto sulla telemedicina. Ha concluso che la partita si gioca sull’interoperabilità, ottenibile coniugando le 16 tipologie documentali, 45 le tipologie di servizi al cittadino 24,9 milioni di consensi positivi alla consultazione, 4,9 milioni di cittadini che hanno usato il Fascicolo negli ultimo 90 giorni e i 145mila medici specialisti abilitati al fascicolo. Ha concluso ricordando che il paziente che non accorda il consenso obbligherà i sanitari, in caso di emergenza, a caruralo esclusivamente sulla base del Pasu (Patient Summary).

Davide Emanville, direttore della Struttura complessa Sistemi informativi e transizione digitale dell’Ausl valle d’Aosta ha riepilogato gli step della digitalizzazione sanitaria valdostana, che ha portato all’attuale ecosistema Ausl Valle d’Aosta. Che si appoggia sul data center unico regionale, che può gestire i dati critici del sistema sanitario. Sono state potenziate le competenze digitali degli operatori, portando l’Azienda al livello 4 di certificazione Emram (era al livello 2 nel 2022). Il futur è l’intelligenza artificiale, che affiancherà i sanitari nelle fasi di anamnesi.

Jacopo Luboz, direttore della Struttura semplice Farmacia territoriale dell’Ausl Valle d’Aosta, ha dedicato il proprio intervento alla telemedicina. Prevede quattro servizi minimi:la televisita, la teleassistenza, il telemonitoraggio/telecontrollo e il teleconsulto. La piattaforma regionale per questi servizi è già stata validata, l’unica a livello nazionale. La prossima sfida è di integrare la telemedicina nel sistema informativo. Il Piano di integrazione è già stato consegnato ad Agenas e ha un valore stimato in 1,5 milioni di euro. Si sta dando corso al modello organizzativo regionale che si prevede operi nei casi di carcinoma mammario, scompenso cardiaco e Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva. Le prospettive sono la promozione di televisite e teleassistenza, l’implementazione del teleconsulto programmato e lo sviluppo del teleconsulto asincrono. La telerefertazioni sono state avviate con holter pressorio, spirometria, e polisonnologia. Da dicembre 2024 a oggi sono state erogate 1.300 prestazioni e oltre l’80% delle prestazioni è stato rese da farmacie rurali.

Paolo Colli Franzone, presidente dell’Istituto per il management dell’innovazione in Sanità, ha ricordato che la prima fase dell’informatizzazione ha fatto utilizzar il computer come una macchina da scrivere ma la trasformazione digitale significa utilizzar eil computer per quelle che sono le sue capacità di incrociare i dati per permettere di accelerare i migliorare i processi decisionali in diagnosi, terapia, cura, assistenza infermieristica. Le sfide principali sono il ridisegno dei sistemi informativi ospedalieri e territoriali, l’interoperabilità dei dati, la certificazione Mdr del software clinico, lo sviluppo di sistemi di supporto decisionale clinico per arrivare alle nuove competenze richieste agli operatori del Sistema sanitario e al governo del dato clinico. Competenze digitali sono capacità di utilizzare al meglio le tecnologie digitali a fronte di una necessità specifica, sapere dove trovar ei dati necessari, come possono essere incrociati con altri, se possano essere condivisi con colleghi sanitari. Quindi il Fascicolo sanitario elettronico deve passare da contenitore di documenti a facilitatore del processo decisionale in ambito sanitario. Infine ha evocato lo scenario 2030 dell’ospedale virtuale (quanto meno di alcune camere o di alcuni reparti).

Il ricercatore dell’Università di Bologna Sabatino Mellone ha presentato il Piano esecutivo del potenziamento delle competenze digitali dei professionisti sanitari della Valle d’Aosta. Accrescere le competenze e le capacità digitali è di fondamentale importanza perché non vi è alternativa. Ma bisogna non perdere di vista il rapporto con le persone e devono percepire il valore di questo processo. Essere formati permette anche di evitare di incorrere in sanzioni.
Il Piano esecutivo di formazione sul nuovo si articola su due livelli: Hub (destinata ai formatori che erogheranno il programma a livello regionale) e spoke (che è stato concordato a livello locale). Il livello hub è quello della visione d’insieme e promuove una valutazione strategica che poi è declinata nei singoli interventi spoke (concreti). 18 ore di formazione a livello Hub parzialmente in presenza e per la restante parte online. Il programma spoke prevede 15 brevi interventi mirati con fruizione online asincrona e profilati sulle singole esigenze.

Pubblicato / aggiornato il 11/07/2025 alle 19:31
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Categoria: Salute