Vai al contenuto

Libera pubblica il sondaggio LiberaIdee

Libera pubblica il sondaggio LiberaIdee (©L'Altra VdA)

Nonostante le numerose inchieste degli ultimi anni sarebbe ancora debole, in Valle d’Aosta, la percezione tra i cittadini del fenomeno mafioso e corruttivo.

La fotografia sulla percezione e presenza delle mafie e della corruzione in Valle d’Aosta, all’indomani degli avvisi di garanzia a Borrello, Fosson e Viérin, è stata scattata da Libera con il rapporto LiberaIdee, una ricerca sociale svolta su un campione molto giovane della popolazione: 163 persone (pari all’1,6% del campione) con un’età media di 25 anni.

La Valle d’Aosta è una regione dove la mafia viene percepita come fenomeno marginale, o comunque non socialmente pericoloso. Una regione dove è segnalata, in misura doppia rispetto al campione nazionale, la presunta corruzione di magistrati. Dove il coinvolgimento della sfera politica nel fenomeno corruttivo è posto in evidenza soprattutto dai giovani. E dove chi potrebbe o dovrebbe denunciarla ha paura delle conseguenze: se non sono denunciati gli episodi di corruzione, è per la paura che l’intero sistema sia corrotto, compresi coloro che dovrebbero raccogliere la segnalazione.

«Nel dettaglio – commenta Libera – il fenomeno mafioso è percepito dal 74,2% degli intervistati come un fenomeno globale. Guardando alla presenza sul territorio, i Valdostani intervistati considerano la mafia un fenomeno marginale (41,1%) o comunque non socialmente pericoloso (26,4%). Appena tre intervistati su dieci considerano la mafia in Valle d’Aosta preoccupante e socialmente pericolosa».

Secondo i rispondenti, tra le attività principali della mafia in Valle d’Aosta vi sono il traffico di stupefacenti (43,2%), la turbativa di appalti (43,2%) la corruzione dei funzionari pubblici (35,2%). Lo scambio dei voti ha una rilevanza quasi tripla rispetto al campione nazionale (34,0% in Valle, contro il 11,3% nazionale).

La percezione della diffusione della corruzione in Valle d’Aosta risulta pratica abbastanza diffusa (51,5%), leggermente più alta rispetto al campione nazionale. Più convinti della limitata estensione del fenomeno sono i giovanissimi, tra i quali si concentrano anche coloro che ritengono di non saper valutare l’estensione delle pratiche corruttive.

Il 54,9% circa del campione dichiara di conoscere personalmente o di aver conosciuto in passato qualcuno coinvolto in pratiche corruttive. Chi potrebbe o dovrebbe denunciarla ha paura delle conseguenze – 80,4% delle risposte – o ritiene corrotti anche gli interlocutori cui dovrebbe presentare la denuncia (43,6%), o pensa la corruzione sia difficile da dimostrare (41,1%), o la valuta inutile perché non cambierebbe nulla (32,5%) o, ancora, ritiene la corruzione un fatto normale (18,4%).

«È chiaro che per troppo tempo il fenomeno sia sottostimato rispetto agli interessi economici e alla ricchezza che ci sono nel territorio. È fondamentale – dichiara Donatella Corti, coordinatore Libera Valle d’Aosta – prendere coscienza del contesto criminale, premessa indispensabile per il contrasto alle mafie e alla corruzione. Per quanto efficaci, le sole misure repressive non basteranno infatti mai a eliminare il crimine organizzato nelle sue molteplici forme. Le mafie hanno nuovi profili organizzativi, con una più accentuata vocazione imprenditoriale e con la promozione di relazioni con la cosiddetta “area grigia”, al confine tra il legale e l’illegale».

Secondo il rapporto Liberaidee è la sfera politica il principale bersaglio selettivo della sfiducia: il coinvolgimento nella corruzione è considerato significativo nei confronti di membri del governo e del Parlamento (55,2%) e dei partiti (52,8%). Il distacco è evidente soprattutto nei confronti della politica più “distante”, basti pensare che la percentuale di sfiducia verso gli amministratori locali quasi si dimezza (23,3%). Mentre il settore degli appalti – con circa il 40% – si conferma “area sensibile” al rischio corruzione, e in percentuale doppia che nel campione nazionale (24,5% contro 12,4%) si considerano corrotti i magistrati non ne sono immuni il mondo dell’imprenditoria (sopra il 30%) e della finanza (11%), e appena l’11,7% indirizza il proprio malcontento sugli impiegati pubblici in generale e sul clero.

Pubblicato / aggiornato il 16/12/2019 alle 12:39
Visualizzato volte
Categoria: Cronaca