Il regime dei colonnelli, il libro di Raimondo Donzel
(©Angelo Musumarra per bobine.tv) -
Raimondo Donzel al firmacopie dopo la presentazione del libro
Il regime dei colonnelli è il nuovo libro di Raimondo Davide Donzel, professore di filosofia al liceo scientifico di Aosta, già assessore e consigliere regionale, attuale coordinatore di Valle d’Aosta Aperta.
Il volume, di una settantina di pagine, autoprodotto durante la scrittura, ancora in corso, di una storia analitica della Valle d’Aosta, è stato presentato nella serata di mercoledì 25 settembre 2025, ad Aosta, da Marie Claire Chiaberge, che ha cercato di ricreare l’atmosfera esotica presente nel libro.
Il regime dei colonnelli presenta 18 storie autoconclusive risalenti al 1825 della fantomatica Isla Bonita, che non sarebbe l’Isola di San Pedro cantata nell’omonima canzone di Madonna ma una qualche isola nelle vicinanze del Brasile, dove si parla il portuñol, un misto di portoghese e spagnolo.
Raimondo Donzel, ispirandosi ad Alessandro Manzoni, Umberto Eco, Alexandre Dumas e Cervantes, utilizza l’artificio del manoscritto ritrovato, consegnatogli da F.M.A., «una persona disperata» mentre era in attesa all’aeroporto di Istanbul: «nella sua esistenza girovaga per il pianeta si era fermato talmente tanto ai Caraibi che ha trovato il tempo di raccogliere le bottiglie che arrivano sulle spiagge – ha raccontato – lì dentro trova bucce di banana sulle quali vede iscrizioni. Riesce a capire lo strano linguaggio e riporta le storie su un manoscritto. “Se distribuisco questa roba qua nessun editore mi pubblica più” mi ha detto “e non posso più circolare. Se hai voglia te lo regalo” e me l’ha lasciato».
Nell’Isla Bonita c’è una dittatura, comandano “i colonnelli”: «ci sono stati i regimi dei colonnelli non solo in Grecia ma anche in Brasile, forme di dittatura crudelissima, sono dei sistemi totalitari – ha ricordato Donzel – di solito parliamo molto di queste dittature feroci dell’Africa e teniamo sempre al sicuro le democrazie occidentali, dato che qui funziona tutto bene, qui non ci sono problemi. Dopotutto Guantanamo è nei Caraibi e lì si torturavano le persone, lì la gente moriva. I colonnelli rappresentano una metafora di qualsiasi forma di regime. Nelle democrazie non ci sono i problemi delle dittature, dove può capitare anche che si smetta di votare, ci si dimentichino le leggi elettorali o si discriminino le donne, cose di questo tipo».

Se qualcuno percepisse qualche interpretazione locale nei contenuti del libro, Raimondo Donzel precisa nell’antefatto: «non è comunque chiaro se furono l’eccesso di alcol o le frequentazioni nelle lunghe serate alla locanda del “Veho marinero” o una carta geografica dimenticata da un turista sbadato che lo portarono ad associare gli avvenimenti di Isla Bonita a quelli della Valle d’Aosta».
Il fil rouge del volume è la sottile comicità degli eventi raccontati, in cui si possono ritrovare diverse citazioni dall’attualità: «ridere dei regimi serve a far prendere coscienza che non possiamo far finta che viviamo nel migliore dei mondi possibili – ha evidenziato Raimondo Donzel – anzi, viviamo in un mondo che non ha preso una bella piega. Non c’è il regime dei colonnelli, ma in una democrazia che dovrebbe guidare le altre si sceglie di sostituire il Ministero della difesa con il Ministero della guerra ed a nessuno è venuto in mente di fare il Ministero della pace. Si dà per scontato che prima o poi si deve fare guerra».
«Ogni giorno c’è una notizia che ti riduce la fantasia, si può creare il sistema più terribile di questo mondo ma non si riesce ad inventare il paese dove il presidente dice ad un giornalista: “Lei mi dà un po’ fastidio, non faccia più domande, stia buono” – ha continuato – e nessuno osa più fare domande. Non si fanno più le conferenze stampa, il giornalismo diventa scrivere quello che dice quel signore lì, o come vorrebbe che fosse scritto. Perché magari ti tira anche le orecchie e si lamenta, e l’articolo glielo devi scrivere come lo vorrebbe lui nella sua fantasia. È un modo surreale, se me lo avessero raccontato vent’anni fa mi sarei chiesto chi è che scrive queste favole, e invece cose così succedono ogni giorno».
Il volume non ha un finale definito, non è chiarito che fine facciano i colonnelli: se siano ancora al potere, se ci sia stata una rivoluzione o altro. «Forse molte bottiglie furono perdute sugli scogli, giacciono nelle profondità dell’Oceano o nello stomaco di uno squalo – scrive ancora Donzel nella post-fazione – o forse l’autore morì di stenti in prigione senza scrivere una pagina finale. Può anche darsi che volesse lasciare ai lettori la possibilità di immaginare nuovi episodi e l’esito finale del sistema di potere o un finale ipotetico, auspicabile, del regime. Maturò così l’idea di lasciare aperto il finale. E accogliere eventuali suggerimenti in futuro da coloro che, durante le vacanze, trovano messaggi in bottiglia riconducibili alle vicende di Isla Bonita».
È quindi possibile che arrivi un secondo volume. Intanto, il primo, la cui prima tiratura è stata venduta a offerta libera dopo la presentazione, lo si può prenotare contattando l’autore attraverso i canali social o in una prossima serata.
Pubblicato / aggiornato
il 01/10/2025 alle 07:00
Categoria:
Cultura