Opera omnia racconta il primo anno di attività
“Avevamo deciso di chiamarci Opera Omnia, perché ci occupiamo di tutto – spiega la presidente Cecilia Megale -. Quando abbiamo presentato il nostro statuto, ci hanno detto che il nostro non era uno statuto, ma un programma di governo“.
Il luogo di incontro era stato l’Africa: Caroline Bionaz e Giada Bondon si conoscono in un viaggio di volontariato in un orfanotrofio in Senegal. Ad accoglierle trovano Paola Bonichon, che sta lavorando come infermiera. Le loro strade si riuniscono qualche mese dopo, quando comincia l’impresa per salvare il piccolo Ousmane, un bambino di 4 anni affetto da gravi disfunzioni cardiache, non curabili nel suo Paese. Lui e la mamma vengono portati in Italia, grazie all’Associazione Ana Moise, e sarà Paola a fare da mediatrice, grazie alla sua conoscenza del wolof (la lingua locale). Al Gaslini di Genova, Ousmane riceve tutte le cure. Pur in condizioni definite disperate a causa del ritardo nel ricovero e alle difficoltà burocratiche e sociali, grazie alla sinergia di tante persone e alla determinazione delle future componenti di Opera Omnia, Ousmane oggi sta bene ed è potuto tornare nel suo paese.
Il luogo di incontro era stato l’Africa: Caroline Bionaz e Giada Bondon si conoscono in un viaggio di volontariato in un orfanotrofio in Senegal. Ad accoglierle trovano Paola Bonichon, che sta lavorando come infermiera. Le loro strade si riuniscono qualche mese dopo, quando comincia l’impresa per salvare il piccolo Ousmane, un bambino di 4 anni affetto da gravi disfunzioni cardiache, non curabili nel suo Paese. Lui e la mamma vengono portati in Italia, grazie all’Associazione Ana Moise, e sarà Paola a fare da mediatrice, grazie alla sua conoscenza del wolof (la lingua locale). Al Gaslini di Genova, Ousmane riceve tutte le cure. Pur in condizioni definite disperate a causa del ritardo nel ricovero e alle difficoltà burocratiche e sociali, grazie alla sinergia di tante persone e alla determinazione delle future componenti di Opera Omnia, Ousmane oggi sta bene ed è potuto tornare nel suo paese.
“Il piccolo Ousmane ci ha insegnato che anche l’impossibile può diventare possibile – racconta Caroline ripercorrendo l’esperienza – ed è stato lui a gettare le basi per la nascita di Opera Omnia“.
L’Associazione vuole affrontare i problemi con una visione diversa: non basta risolvere l’emergenza, è necessario prevenire andando alla fonte.
Due progetti sono oggi attivi: il primo è di rendere autosufficiente il villaggio di Djolofira Serere, prendendo in considerazione tutti gli aspetti e quindi affrontare il problema della siccità e dei sistemi di irrigazione (emergenza evidente a tutti), senza tralasciare come questo intervento, se fatto senza progettualità, aggraverebbe le condizioni sanitarie e aumenterebbe, paradossalmente, la malnutrizione. Partendo da questa analisi si è perciò deciso di lavorare sulla prevenzione in ambito sanitario, grazie all’esperienza professionale di Giada, Paola e Monia, con l’attivazione di un ambulatorio sanitario con i farmaci base e la presenza di un infermiere sempre operativo.
Ma è nelle scuole che si esprime il progetto a lungo termine di Opera Omnia: Paola, attraverso la scuola, insegna la prevenzione sanitaria, mentre Ornella Cheillon, maestra in pensione, e Tania Piras, insegnante alle medie, hanno avviato un progetto di corrispondenza tra il Senegal e la Valle d’Aosta, con la scuola primaria dell’Istituzione Martinet.
“I bambini del villaggio Djolofira Serere sono i primi a essere alfabetizzati e loro potranno raccontare ai loro genitori e mettere in pratica quello che hanno imparato – racconta felice Ornella -. Per i nostri bambini la corrispondenza, in francese, con i loro coetanei africani è stata un’esperienza unica: sono rimasti tutti entusiasti“.
Il secondo progetto è la costruzione della casa dei Talibé (bambini di strada): anche qui la questione va affrontata in maniera più ampia, per uscire dall’emergenza eliminando le cause che portano all’abbandono e offrire un futuro alla nuova generazione.
Monia Janin racconta come, grazie a una sostenitrice, l’Associazione è riuscita ad avviare un percorso di studi per una ragazza diciottenne: la situazione delle donne in Senegal è ancora difficile, la loro prospettiva, una volta adulte, è di essere mogli e madri; la possibilità di studiare e di realizzarsi professionalmente, per la maggior parte delle ragazze, è ancora un sogno da iniziare a realizzare.
Monia Janin racconta come, grazie a una sostenitrice, l’Associazione è riuscita ad avviare un percorso di studi per una ragazza diciottenne: la situazione delle donne in Senegal è ancora difficile, la loro prospettiva, una volta adulte, è di essere mogli e madri; la possibilità di studiare e di realizzarsi professionalmente, per la maggior parte delle ragazze, è ancora un sogno da iniziare a realizzare.
L’Associazione Opera Omnia Onlus è aperta a tutti i progetti e a tutte le idee, da realizzare sia in Italia sia all’estero. E le fondatrici auspicano di condividere esperienze e sogni con chiunque abbia voglia di mettersi in gioco. Le sue iniziative possono essere seguite sulla pagina www.facebook.com/OperaOmniaOnlus oppure scrivendo a operaomniaonlus@gmail.com
Pubblicato / aggiornato
il 12/05/2019 alle 12:00
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