Vai al contenuto

Una riflessione sul ruolo degli operatori dell’accoglienza

Una riflessione sul ruolo degli operatori dell’accoglienza

Questo insieme di operatori sociali impegnati nell’accoglienza di rifugiati e richiedenti protezione internazionale propone una riflessione generale sul proprio di ruolo di operatori all’interno del sistema di accoglienza e nel più generale contesto socio-politico delle migrazioni.
A partire da quanto recentemente accaduto – scrivono – sentiamo la necessità ed invochiamo il diritto di prendere la parola come operatori sociali. Non lo facciamo per commentare, né per dare spiegazioni. Lo facciamo per complessificare e per non banalizzare, cercando quanto, alla ribalta di un gesto violento, sta invece nel retroscena che quel gesto, per chi lo ha fatto e per chi lo ha subito, prepara e rende possibile.
Lo facciamo come testimoni. Testimoni di processi che durano da tempo. Di meccanismi violenti di precarizzazione e di incertezza, di sottrazione dolosa di risorse e di prospettive di esistenza, quando non di rifiuto e di condanna per forza di legge.
Non ci stupiamo dunque che episodi del genere si producano. Né ci stupiremo quando si riprodurranno e si moltiplicheranno all’ombra di concetti come ‘integrazione’ e ‘sicurezza’, che si attorcigliano ormai su loro stessi finendo per crollare quando tentano di farsi realtà.
Non ci stupiamo perché è nel nostro sentire quotidiano il peso dell’assenza di progetti complessivi e intelligenti. Sono nel nostro sentire la burocratizzazione usata come arma di difesa e di attacco e il discrimine cripto-razzista, anticamera dell’invisibilità, di quei tavoli che, di fronte al disagio e al diritto, nervosamente rispondono che ‘non cisono risorse nemmeno per i Nostri’.
Riconosciamo le solitudini di chi è messo da parte, sottratto per decreto al legame sociale e da quei luoghi di esilio, simbolici e reali (dai ghetti ai campi, dalle frontiere alle procedure amministrative a ostacoli), finiscono a volte, drammaticamente, col tornare ad interrogarci. Di coloro che, eternamente scrutati, a scadenze successive devono meritare di  esistere, meglio se in silenzio.
E riconosciamo in tutto questo un gioco di riflessi, dove solitudine e rabbia sono anche le nostre, di operatori colpiti prima di tutto dal sospetto e dal cinismo e messi all’angolo dal progressivo, esaltato sprigionarsi di istanze securitarie, a cui fa tuttavia da contrappunto la delegittimazione delle libertà pubbliche e dei diritti di tutti.
Ancora una volta, allora, non ci stupiremo quando, dietro allo specchio delle migrazioni, sarà il nostro volto quello che vedremo“.

Pubblicato / aggiornato il 10/05/2019 alle 12:00
Categoria: News