L’Associazione valdostana diabetici festeggia 10 anni
(©Avd1) -
Celebrazione dei 10 anni dell’Associazione Valdostana Diabetici Tipo 1
L’Associazione valdostana diabetici tipo 1 (AVD1-ODV) ha festeggiato, sabato 24 gennaio 2026, il suo decimo anniversario con una serata al Plus Aosta, avviata dal racconto di una storia familiare e diventata l’occasione per ribadire che con il diabete di tipo 1 «è difficile, sì, ma si può fare insieme».
L’associazione è stata fondata il 24 gennaio 2016 dalla volontà di genitori, ragazzi e persone con diabete di tipo 1 di non affrontare da soli la diagnosi e la gestione quotidiana della malattia. Oggi conta circa 80 associati, tra bambini, giovani adulti e famiglie, ed è diventata un punto di riferimento sul territorio per ascolto, confronto e supporto pratico, dalla condivisione di esperienze alla risposta alle piccole emergenze di tutti i giorni.
Il presidente Marco Ferraccioli ha ricordato come in questi anni l’obiettivo sia stato «dare risposte concrete alle famiglie» costruendo relazioni, progetti e attività perché «il diabete non debba essere un limite, ma qualcosa che si impara a gestire senza rinunciare ai propri sogni». Accanto a lui, la fondatrice ed ex presidente, oggi tesoriere, Roberta Brunel, ha sottolineato che i bambini del 2016 sono ormai giovani adulti, ma «purtroppo ci sono ancora nuovi esordi», e che l’associazione continua a muoversi «dopo il verbo “amare”, con il verbo “aiutare”».
La serata si è aperta con il breve monologo di Alfredo Cretier, papà di Lorenzo, che ha raccontato l’estate del 2010, quando il figlio continuava a ripetere «non sto bene» senza riuscire a spiegare cosa sentisse. Dopo giorni di peggioramento, la corsa all’ospedale Beauregard, i sintomi tipici, sete intensa, bisogno continuo di andare in bagno, e infine «la diagnosi secca: diabete 1», arrivata quando la glicemia superava i 500.
Cretier ha ricordato la paura di «entrare in ospedale pensando di aver perso uno dei nostri figli» e, allo stesso tempo, il sollievo di scoprire una malattia grave ma gestibile grazie al lavoro delle diabetologhe e alla rete di altri genitori: «Difficile? Sì. Ma si può fare. Insieme» ha detto, ringraziando medici, famiglie e soprattutto «ragazzi e ragazze, coraggiosi e fantastici».
Il suo racconto ha dato il tono alla serata: una “passeggiata” dentro una storia come tante, da cui far partire un momento collettivo di festa e consapevolezza.
Marco Ferraccioli e Roberta Brunel hanno raccontato come l’associazione lavori molto con il mondo della scuola, offrendo disponibilità a organizzare incontri e corsi per insegnanti su come gestire in sicurezza gli alunni con diabete in classe. In collaborazione con la diabetologa pediatrica di riferimento, è stato definito un Protocollo d’intesa regionale che ogni anno prevede momenti di formazione, ricordando che la gestione delle crisi ipoglicemiche rientra nell’uso di farmaci salvavita.
L’Associazione interviene anche nello sport, incontrando allenatori e istruttori quando emergono timori nel far giocare i ragazzi con diabete, per spiegare modalità di gestione e ridurre paure e discriminazioni. Un tema caro al presidente è quello delle pari opportunità: Ferraccioli ha citato il caso del tennista Sascha Zverev, numero tre al mondo e diabetico, per denunciare il paradosso di una normativa italiana del 1932 che ancora oggi impedisce ad atleti con patologie endocrine, come il diabete di tipo 1, di entrare nei gruppi sportivi delle Forze armate, limitando percorsi sportivi e professionali.
Molto lavoro viene fatto anche sul fronte del clima in classe: Ferraccioli ha raccontato che sua figlia del presidente, oggi dodicenne, ha vissuto episodi di scherno e incomprensione da parte dei compagni per le “eccezioni” legate alla gestione del diabete, dal cellulare sempre con sé alla possibilità di uscire dall’aula; per questo, l’Associazione punta a «formare anche il contorno», spiegando ai coetanei che non si tratta di privilegi ma di esigenze mediche.
Alla serata è intervenuto, anche il dirigente del Dipartimento regionale sanità, Claudio Perratone, che ha ricordato il lavoro svolto con l’associazione e con i clinici per potenziare la rete territoriale: dall’erogazione dei presidi diabetici tramite le farmacie all’aggiornamento delle linee guida regionali nel 2021, che hanno ampliato l’accesso a dispositivi tecnologici avanzati, soprattutto per bambini e giovani.
Tra i passi recenti citati, anche la regolamentazione dell’erogazione gratuita del glucagone, farmaco salvavita, per i pazienti pediatrici e adulti, e i tavoli condivisi per curare il delicato passaggio dalla pediatria ai servizi per adulti.
Marco Gheller, assessore comunale ai servizi sociali ha quindi sottolineato il ruolo «œ» del terzo settore e ha assicurato che il Comune vuole essere «œ» nel sostenere realtà come l’associazione OVD1, riconoscendo che senza l’associazionismo molte risposte di welfare non sarebbero possibili.
Analogamente, Mauro Baccega, assessore regionale alle finanze, già assessore alla sanità ha ripercorso i primi passi condivisi con l’associazione, ricordando le difficoltà iniziali sui presidi e il lavoro, proseguito anche dopo il periodo pandemico, per migliorare l’assistenza alle persone con diabete 1, garantendo che «non mancheranno le risorse» per affrontare una patologia che definisce «devastante» per l’impatto sulla quotidianità.
Guardando avanti, Marco Ferraccioli ha richiamato le nuove linee guida della Società europea di endocrinologia, che promuovono lo screening universale per il diabete di tipo 1, e ha spiegato che l’Associazione vorrebbe aprire un confronto con le Istituzioni per valutare come calare sul territorio valdostano progetti di questo tipo. Nelle regioni pilota italiane, ha ricordato, uno screening volontario ha permesso in circa metà dei casi di ridurre il rischio di esordio in chetoacidosi, una delle complicanze più gravi all’inizio della malattia.
In questo senso l’associazione intende continuare a lavorare sul fronte dei diritti, per fare in modo che il diabete di tipo 1 non limiti le ambizioni sportive, lavorative o di vita dei ragazzi che ne sono colpiti, e per mantenere alta la sensibilizzazione di politica, amministrazioni e sanità regionale, così come indicato negli obiettivi statutari: «il diabete non può essere la fine di un sogno – ha concluso Marco Ferraccioli – e dopo dieci anni di strada insieme vogliamo continuare a dimostrarlo ogni giorno».
L’associazione si può contattare direttamente dal sito web: https://www.diabete1vda.it/



Pubblicato / aggiornato
il 26/01/2026 alle 13:44
Categoria:
Salute