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Concluso, in Consiglio Valle, il dibattito sul futuro di Cva

Concluso, in Consiglio Valle, il dibattito sul futuro di Cva

Cva è la società di diritto privato interamente partecipata dalla Regione autonoma Valle d’Aosta tramite la società finanziaria Finaosta Spa, che svolge – sia direttamente sia tramite le proprie società controllate – attività di produzione e vendita di energia elettrica sull’intero territorio italiano e attività di distribuzione in Valle d’Aosta.
Il dibattito è stato avviato con l’illustrazione della relazione della Commissione consiliare speciale, istituita il 20 dicembre 2018 con l’incarico di procedere all’analisi delle determinazioni in relazione a diversi scenari riguardanti la CVA Spa – società interamente pubblica, società quotata in borsa o altre forme societarie.
La relazione, in Commissione, è stata approvata dai soli componenti della maggioranza regionale.
Il Presidente della Commissione speciale ha riferito che la Commissione si è riunita dodici volte, nel corso delle quali ha effettuato numerose audizioni che hanno riguardato il management di CVA e di Finaosta, il Presidente della Commissione Paritetica, i Coordinatori del Dipartimento legislativo e aiuti di Stato e del Dipartimento programmazione, risorse idriche e territorio e i tecnici dell’ARPA. Sono inoltre stati sentiti gli esperti esterni indipendenti Maurizio Dallocchio, Nicola Aicardi e Matteo Di Castelnuovo; infine, sono stati ascoltati anche il Direttore dell’Agenzia provinciale per l’ambiente e la tutela del clima della Provincia di Bolzano e il Comitato “Giù le mani dalle acque e da CVA”.
Come riportato dal Presidente Alessandro Nogara (Uvp), la Commissione ha preso atto che le limitazioni di crescita e di sviluppo di CVA sono state confermate dagli esperti che hanno partecipato alle audizioni, i quali hanno consigliato di assumere le iniziative necessarie alla loro rimozione al fine di consentire a CVA di operare liberamente e senza vincoli sul mercato.
A seguito delle audizioni e dei necessari approfondimenti e confronti, sono emersi diversi scenari, dei quali sono stati evidenziati i punti di forza e quelli di criticità nella relazione.
Quotazione di una parte delle azioni su un mercato regolamentato di Borsa italiana: questa avrebbe, come primo e sostanziale effetto, quello di sottrarre la società dall’applicazione della legge Madia e di permettere alla CVA di conseguire un obiettivo di crescita, di sviluppo e di flessibilità, entro un termine ragionevolmente certo di 6-9 mesi e con modalità governate direttamente dalla società e dall’azionista. Secondo la Commissione, gli esperti hanno evidenziato che CVA possiede tutte le caratteristiche per portare positivamente a termine una quotazione; inoltre la quotazione in un mercato regolamentato è idonea a rendere la società quotata estremamente trasparente, in quanto soggetta a norme severe e al controllo di Consob e di Borsa italiana, oltre che rigorosa ed efficiente perché l’attuazione del piano industriale rappresenta un elemento fondamentale per poter stare sul mercato. Inoltre, per la Commissione si parla di quotazione di una parte minoritaria delle azioni. Eventuali criticità potrebbero essere riscontrate nella necessità per la Regione di doversi raffrontare con degli azionisti di minoranza nonché nella riduzione della percentuale di utili spettante.
Norma di attuazione dello Statuto speciale: attraverso l’intermediazione della Commissione paritetica, la Commissione evidenzia che si potrebbe concordare una norma di attuazione destinata ad ampliare l’esclusione dalla legge Madia delle società pubbliche valdostane che abbiano emesso un bond quotato su mercato regolamentato, a prescindere dalla data di emissione, superando così il termine del 30 giugno 2016 previsto dalla legge stessa. Più difficile, invece, ipotizzare una norma di attuazione che preveda la semplice esclusione delle società pubbliche valdostane dalla legge Madia, in quanto non è scontato che si possa trovare un accordo con il Governo italiano per la modifica di una norma che lo stesso ha introdotto con l’obiettivo di impedire che le società pubbliche operino sul libero mercato alterandone la concorrenzialità. Altro elemento di incertezza riguarda i tempi di emanazione. Più utile, invece, secondo alcuni degli esperti sentiti, l’utilizzo della norma di attuazione per disciplinare il tema delle concessioni di derivazioni idroelettriche e per prevedere una proroga dei termini entro i quali definire la disciplina di affidamento delle concessioni regionali  – quasi tutte quelle di grandi derivazioni scadono nel 2029 – su questo tema la Presidenza della Regione ha già posto in essere delle azioni, rafforzate da una risoluzione approvata all’unanimità dal Consiglio Valle a marzo 2019.
Mantenimento dello status attuale di CVA: la Commissione ha preso atto che, in assenza di quotazione o di legge di attuazione ad hoc, CVA resterà soggetta alla legge Madia, con conseguenti forti limitazioni in termini di sviluppo industriale (dovrà mantenere l’attuale parco impianti di proprietà senza poter crescere mediante l’acquisizione di ulteriori impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile) e di attività consentite (con l’impossibilità di contribuire a un progetto “Valle d’Aosta Green”), con ostacoli nella gestione del personale, con la condivisione pubblica di informazioni sensibili che arrecano pregiudizio alla società, con il rischio di assorbimento da parte di grandi gruppi.
Cessione della maggioranza delle azioni ad altro operatore privato: a fronte di due manifestazioni di interesse giunte a Finaosta e alla Regione da parte di Iren e di Swisspower, gli esperti sentiti in Commissione hanno sostenuto che l’eventuale scelta di percorrere questa strada dovrebbe privilegiare interlocutori in grado di apportare competenze industriali complementari e utili allo sviluppo dei piani strategici di CVA e non meramente orientati al risparmio dei costi, con possibili ricadute negative in termini occupazionali (chiusura della sedi in Valle d’Aosta) e di dispersione delle competenze. La Commissione ritenuto che sia da preservare la caratteristica distintiva di CVA, che è oggi un esempio di “operatore completamente green”, con attività totalmente focalizzate sulla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, a differenza delle classiche multiutility impegnate in molteplici servizi.
In conclusione della relazione, come riferito dal Presidente Nogara, la Commissione ha osservato come emergano due possibili scenari atti a soddisfare la necessità di garantire le migliori condizioni di operatività della Compagnia Valdostana delle Acque, a beneficio della comunità valdostana: uno relativo all’approvazione di apposite norme di attuazione e l’altro che preveda la quotazione di una parte delle azioni su un mercato regolamentato di Borsa italiana, fermo restando la proprietà della Regione sulla maggioranza del pacchetto azionario. La Commissione ha inoltre rilevato come, a detta degli esperti, la percorribilità dell’opzione “norme di attuazione”, ai fini della valorizzazione sul mercato, possa presentare una maggiore aleatorietà nei tempi e negli esiti del percorso, rispetto alla linearità delle certezze, anche temporali, che caratterizzano l’iter di quotazione. Avrebbe, invece, diversa natura una norma di attuazione in materia di concessioni che sarebbe da perseguire a prescindere da ogni altra decisione.

Dopo la relazione del Presidente della Commissione speciale CVA si è aperto il dibattito, con l’intervento della Consigliera di Rete Civica-Alliance Citoyenne Chiara Minelli, che ha sostenuto come la relazione sia stata approvata dalla sola maggioranza, mentre i Commissari di opposizione non ne hanno condiviso i contenuti.
La Consigliera ha quindi esposto alcune delle considerazioni sottoscritte dai Consiglieri di minoranza componenti la Commissione speciale – Chiara Minelli (RC-AC), Luciano Mossa (M5S), Roberto Luboz (Lega VdA) e Elso Gerandin (Mouv’).
La Consigliera ha lamentato limiti sulle audizioni (troppo poche, sia per scelta politica sia a causa dei tempi ristretti) oltre che la mancata predisposizione di un dossier giuridico completo di tutti gli atti legislativi che attengono la materia dell’utilizzo delle acque, delle concessioni per derivazioni idroelettriche, dell’evoluzione della normativa sul ruolo delle società partecipate dall’ente pubblico. A suo avviso, sono poi mancati la discussione e il confronto sugli aspetti tecnici al fine di cercare delle sintesi comuni. Secondo la Consigliera, la relazione predisposta a conclusione dei lavori è un testo preconfezionato, a senso unico, il cui scopo non è quello di fornire un quadro ampio e dettagliato della situazione CVA e dei possibili scenari futuri con i suoi pro e contro, bensì quello di portare molte argomentazioni a sostegno dell’unico scenario davvero preso in considerazione: la quotazione in borsa della Compagnia.
Per la Consigliera, nel 2019, sono emerse due novità rispetto agli scenari precedenti: la prima è l’approvazione del Decreto semplificazione convertito in legge e la seconda è l’avvio dell’elaborazione della norma attuazione dello Statuto in materia di utilizzo delle acque a scopo idroelettrico depositata in Consiglio. Per Chiara Minelli, la norma di attuazione si può fare e in tempi brevi ma deve esserci da parte della Giunta una bozza di documento su cui lavorare e a partire da quel momento sarà possibile in 6-9 mesi addivenire alla approvazione della norma di attuazione. Ha quindi illustrato una risoluzione condivisa tra i gruppi RC-AC, M5S e ADU-VdA, che vuole impegnare le Commissioni consiliari competenti a verificare la situazione attuale e gli sviluppi possibili nell’iter di elaborazione della norma di attuazione sull’idroelettrico e a riferirne in Consiglio entro il prossimo mese di luglio. Per Minelli, la CVA deve rimanere completamente pubblica e a servizio della comunità: attraverso una norma di attuazione si possono accrescere le competenze della Regione in materia di disciplina delle concessioni e delle società partecipate operanti nel settore energetico. Secondo Minelli è questa la strada maestra da seguire.
Il Consigliere Stefano Aggravi (Lega VdA), ringraziato il Presidente e tutti i componenti la Commissione, in cui ognuno ha portato il proprio contributo, ha parlato delle risoluzioni presentate dai gruppi Lega VdA e Mouv’, precisando che l’intento di questi atti è stato fissare tutte quelle strade che, nel corso dei lavori, sono emerse e che andrebbero meglio valutate. Il Consigliere si è chiesto se davvero la Regione abbia tutti gli elementi per prendere la scelta migliore, o se pure ci si sia limitati al solo scenario della quotazione in borsa, invocando una norma di attuazione che pare piuttosto essere usata come una cortina fumogena. Ad oggi, per Aggravi ai Consiglieri mancano importanti informazioni, analisi ed elementi di confronto, rammaricandosi del fatto che la relazione pecca nel voler andare in una sola strada, senza aver avuto a monte una valutazione patrimoniale e quantitativa dei rischi e delle potenzialità dei vari scenari, peraltro molto diversi tra loro. Il Consigliere Aggravi si è chiesto quale sia l’intendimento finale della maggioranza, auspicando di non trovare un’impegnativa a dare energia gratis a tutti i valdostani grazie alla quotazione.
Il Consigliere della Lega VdA Diego Lucianaz ha aggiunto che la metodologia seguita in Commissione aveva un vizio di fondo, ossia sdoganarsi dalla legge Madia. Ha poi sostenuto che nella relazione della Commissione speciale sono presenti molte omissioni: in Commissione, il Consigliere avrebbe voluto parlare di altre forme societarie – né la società mista, né la società inhouse, né l’azionariato diffuso sono stati presi in considerazione – mentre bisogna ora parlare di aspetti tecnici direttamente in Aula.
Il Capogruppo del Movimento 5 Stelle ha rappresentato l’importanza di mantenere la società interamente nelle mani del pubblico e ha sostenuto che il processo di quotazione in borsa sia il primo passo verso la privatizzazione, il cui obiettivo non sarà più la tutela dell’ambiente ma il mero profitto economico. Luciano Mossa ha spiegato che, a prescindere dall’assetto societario, il valore di CVA è destinato a crescere vorticosamente, a seguito dell’imminente sostituzione globale delle forme di produzione di energia nucleare e fossili a favore delle rinnovabili. Questo, secondo Mossa, è il motivo principe per non quotare in borsa CVA. Il Consigliere Mossa ha ribadito l’esigenza di esaminare a fondo tutte le soluzioni possibili per superare gli impedimenti, quali la legge Madia e i vincoli della concessione delle acque a scopo idroelettrico attraverso le norme di attuazione. Il Capogruppo del M5S ha concluso specificando che la decisione odierna sarà determinante per il destino della più importante delle società regionali.
Per la Capogruppo di ADU-VdA, in Commissione ha prevalso l’idea per cui CVA sarebbe una Ferrari che la minoranza vorrebbe far camminare con il freno a mano tirato perché non ha sposato la tesi della maggioranza di virare verso la quotazione della società in borsa. La Consigliera Daria Pulz ha osservato che vi sono vari motivi che portano a dire no alla quotazione, il primo dei quali è che il sistema capitalista non è guidato dall’etica e dal bene comune, bensì dal profitto con speculatori che puntano a dividendi sempre maggiori. Per la Consigliera, sulla base di un’analisi commissionata dal suo gruppo all’Università di Torino, la quotazione in borsa garantirebbe sì l’accesso immediato a nuovi capitali e al miglioramento dell’immagine dell’azienda, ma la Regione perderebbe il diritto a incassare una parte dei dividendi, il che nel lungo periodo porterebbe a una perdita di gran lunga superiore alla vendita delle azioni; inoltre, quotare vorrebbe dire condividere le decisioni con altri enti esterni, che hanno come obiettivo esclusivo la reddittività. Secondo Daria Pulz, cedere il controllo delle acque equivale a perdere il controllo del territorio e per partiti che si dichiarano autonomisti, questa è una contraddizione in termini, così come pare strano il timore riverenziale nei confronti dello Stato come se la norma di attuazione fosse un atto octroyé.
Il Vicecapogruppo del M5S ha puntualizzato che la risoluzione depositata dalla maggioranza per dare indicazioni alla Giunta non rispecchia il dialogo in Aula, piuttosto un dialogo interno alle 18 persone che costituiscono la appena ricomposta maggioranza. In merito alla relazione conclusiva, Luigi Vesan ha sottolineato il fatto che nessun atto è stato presentato né in Consiglio, né in Commissione, a dimostrazione della tesi secondo cui, operando in ambito pubblico, CVA avrebbe perso investimenti e, dipendendo da questo Consiglio, avrebbe dovuto sottostare a tempi incompatibili con la situazione del mercato di riferimento. Il Consigliere Vesan ha anche rappresentato la difficoltà nei lavori di Commissione dovuta alla mancata trattazione di argomenti espressamente legati alla quotazione in borsa. Vesan ha parlato di lacune di trasparenza che precludono il poter proseguire nella quotazione, processo soggetto a diverse variabili che tuttavia non sono state prese in considerazione. Il Vicecapogruppo del M5S ha sostenuto che la maggioranza ha già deciso come destinare i soldi della vendita di CVA e ha ricordato come sia stato votato di estendere il mandato alla Commissione paritetica per la gestione di società interamente pubbliche che si occupano di servizi idroelettrici, senza però aver avuto risposta. Vesan ha lamentato mancanza di confronto con la parte governativa che ha espresso una disponibilità di massima, ipotizzando che i lavori della Commissione fossero finiti in realtà già al momento del suo insediamento.
Il Capogruppo della Lega VdA ha osservato che la maggioranza ha già deciso di quotare in borsa CVA, oltre ad aver già cominciato a promettere e spendere i soldi eventualmente ricavati. Per Andrea Manfrin, sono già tanti i Valdostani che con questi slogan risultano essere acquirenti del Colosseo già venduto svariate volte e che la responsabilità è di chi ha legittimato la prosecuzione di questa maggioranza, ovvero di Rete Civica, che con il suo voto determinante ha permesso di sostituire Augusto Rollandin.

Nel corso dell’adunanza, la maggioranza ha distribuito in aula il testo di una propria risolzuione, ciò che ha fatto commentare alla consigliere Daria Pulz (AduVdA): «era evidentemente già pronta e dimostra che il lavoro della Commissione speciale è stato orientato fin da subito per la privatizzazione. Non è corretto affermare che tutti gli esperti auditi abbiano suggerito come via maestra la quotazione in borsa della società. Dietro a una coltre di demagogia – carbon free, sconti in bolletta tirati fuori all’ultimo dal cilindro come un coniglietto sgambettante – si nasconde la volontà di fare cassa attraverso CVA, anche in vista della prossima campagna elettorale sempre più vicina. Proporre uno sconto indifferenziato e generale nella bolletta è contraddittorio con l’obiettivo di ridurre gli sprechi e i consumi. Questa non è buona politica, ma si rivela essere la solita strategia degli autonomisti che svendono i beni comuni per mantenere le loro piccole rendite di posizione, contraddicendosi in termini. Poco o per nulla attente al tema sono già tante amministrazioni locali, non possiamo permettere ora che anche dall’Amministrazione regionale, che dovrebbe dare segnali chiari e netti rispetto alla buona gestione del bene comune per eccellenza, arrivino decisioni che vanno contro una buona gestione per favorire gli interessi degli speculatori, spacciandoli per interesse generale.»

La Conseillère Patrizia Morelli (Alpe) a retracé le parcours historique de l’exploitation de l’eau en Vallée d’Aoste, à partir de la construction du réseau des rus, en soulignant que la bonne gestion de l’eau a toujours été l’objet d’une attention absolue et représente un élément de l’identité valdôtaine. La Consigliera Morelli ha osservato che la gestione della società che ha nell’esercizio statutario la produzione di acqua coincide nella percezione comune con la proprietà delle acque: un’identificazione errata, ma talmente forte da far sì che si crei un’uguaglianza matematica per cui la CVA corrisponda alla proprietà delle acque. Morelli ha puntualizzato che non è così: si tratta di due questioni regolamentate da ambiti diversi e non si rinuncia alla proprietà delle acque, qualsiasi decisione venga assunta oggi. La quotazione, ha proseguito la Consigliera Morelli, non è un argomento tabu, tutti i gruppi e i movimenti l’hanno approfondito perché ci si quota per crescere, per consolidare un’azienda, è uno strumento fornito dalla legge per sottrarre da ingranaggi troppo rigidi una società che ha la necessità di essere dinamica, pur mantenendo sempre la maggioranza in capo alla Regione. La Capogruppo di Alliance Valdôtaine ha quindi evidenziato l’esigenza di agire nel senso dell’operatività e di dotarsi di un testo di legge che tuteli l’Amministrazione e la comunità tutta, concludendo che tutte le opinioni sono rispettabili e porteranno a decisioni di cui ogni eletto si assumerà la responsabilità; questa, d’altronde, è la democrazia.
Il Consigliere Roberto Cognetta (Mouv’) ha osservato che per una serie di situazioni normative che si sono create, vi è oggi la necessità legislativa di fare una trasformazione della CVA ed eventualmente valorizzarla per accrescere il suo potenziale economico. Tuttavia, il Consigliere si è chiesto quale sia la migliore valorizzazione della società, perché, secondo Cognetta, è proprio su questo che non c’è stato il dovuto approfondimento e si sono fatti i conti senza l’oste. Per il Consigliere del Mouv’, l’oste è la Corte dei conti, che castiga quando non si portano avanti correttamente i provvedimenti e i Consiglieri devono poi pagare di tasca propria, come è successo negli ultimi anni. Cognetta si è domandato se la quotazione in borsa, che vuole la maggioranza, sia la migliore forma di valorizzazione. Per il Consigliere, allo stato attuale, non c’è un supporto reale di numeri e ragionamenti che agevoli le decisioni per renderle attuabili. Ha quindi messo in guardia la maggioranza ad assumere decisioni affrettate e ha invitato il Consiglio a fare una riflessione più approfondita proprio per evitare ripercussioni negative.
Il Consigliere Jean Barocco (UV) ha ribadito che il servizio idrico integrato valdostano è interamente pubblico, l’acqua è pubblica e la quotazione riguarda una parte di CVA, collocando sul mercato un 30-35% che è matematicamente una minoranza. Per Barocco, si deve procedere obtorto collo perché il tempo stringe affinché CVA sia una società senza lacci e lacciuoli, in cui la politica abbia ruolo marginale. CVA, ha proseguito Giovanni Barocco, deve restare un gioiello di famiglia valdostano, in mano ad una governance pubblica moderna, improntata alla trasparenza e all’attenzione all’ambiente, tanto che si intende richiedere la fornitura di un report annuale sullo sviluppo sostenibile. Ha comunicato di non volersi opporre a consultazioni referendarie e ha auspicato che il dibattito odierno rappresenti un’opportunità per dare slancio a una gestione rinnovata di CVA, una società importante per la nostra regione, che deve essere sempre più redditizia.
Le Conseiller de l’Union Valdôtaine Joël Farcoz, tout en remarquant que la propriété des eaux n’est pas mise en cause, vu que ce problème a déjà été résolu avec une disposition d’application de 2016, a rappelé qu’il s’agit d’une question d’exploitation des eaux, qui risque d’être faite par des entreprises en dehors de la Vallée d’Aoste, plus compétitives. Infatti, il Consigliere Farcoz ha evidenziato che CVA è ingessata a causa del decreto Madia, in un momento in cui i suoi massimi competitor sono quotati e hanno emesso dei bond; inoltre, la stessa società deve prepararsi per le gare delle concessioni del 2029 e per il processo di transizione energetica della Valle d’Aosta. Ripercorrendo i lavori della Commissione, Farcoz ha elencato i vari scenari presi in considerazione, arrivando alla conclusione che la quotazione potrebbe rappresentare una delle soluzioni migliori per, tra l’altro, uscire dai vincoli della legge Madia, mantenere la guida pubblica, per imprimere gli indirizzi e rafforzare la società.
Il Capogruppo di Stella Alpina ha dichiarato che la maggioranza ha le idee chiare su questo argomento e ha presentato una risoluzione che vuole portare la regione verso la transizione energetica: questo, ha aggiunto, si può fare solo se si segue un certo percorso per la CVA. Per Pierluigi Marquis, su questo tema non si può più tergiversare perché sarebbe un dramma per l’economia della Valle d’Aosta e per il futuro della comunità. Oggi, secondo il Consigliere, ci troviamo di fronte a un bivio della stessa importanza di quello del 2000, quando la Regione acquisì gli impianti dell’ENEL e creò la Compagnia Valdostana delle Acque. La società è partita con la gestione di 32 impianti e nel tempo ha iniziato a diversificare gli investimenti, acquisendo poi 8 parchi eolici e 2 fotovoltaici. Questi investimenti, ha evidenziato Marquis, hanno portato ulteriore beneficio ai conti economici, contribuendo alla qualità ambientale e alla decarbonizzazione. In questi ultimi anni, tuttavia, è cambiato lo scenario sia dal punto di vista industriale sia sotto il profilo legislativo. Con il percorso di quotazione, CVA potrà dare il contributo alla transizione energetica e potrà soddisfare l’esigenza di potenziare la sua attività nell’ambito delle rinnovabili oltre che diversificare: attività che, secondo Marquis, sotto il cappio della legge Madia non si possono mettere in essere. Per il Consigliere, quindi, gli obiettivi devono essere resi possibili, sempre sotto il controllo della Regione. Inoltre, per Marquis, mettere CVA nelle condizioni di poter crescere significa creare occupazione e gemmare attività nuove di cui le nuove generazioni potranno beneficiare. Continuare a sprecare queste occasioni, ha concluso Marquis, significa sprecare il futuro della Valle d’Aosta.
Il Consigliere Nicoletta Spelgatti (Lega VdA) ha evidenziato che non si può parlare di ciò che non si conosce, ed è preoccupante il non voler prendere in considerazione scenari che non siano la quotazione in borsa Per Spelgatti, non si possono scartare opzioni a priori, la politica interviene nel quadro del rispetto delle leggi, non si può prescindere dai numeri e dagli approfondimenti tecnici; nel caso, ci si avvale del supporto di esperti e professionisti. Nicoletta Spelgatti ha esortato l’attuale maggioranza a star lontana da CVA, in quanto sta agendo per depredare la società più importante della Valle d’Aosta, non per il suo bene.
Per il Consigliere Elso Gerandin (Mouv’) CVA è un fiore all’occhiello della Regione, la società che consente di avere utili da mettere a bilancio regionale, con un margine operativo lordo nel 2017 di 121 milioni di euro e con un utile netto di 40 milioni e che nel 2018 ha visto un incremento del 15%. Per Gerandin, non si sta quindi valutando di quotare una società in perdita e non si può pensare che una società così importante possa essere svenduta o messa sul mercato quando non si sono verificate tutte le soluzioni alternative. Per il Consigliere bisogna giocarsi tutte le carte sulla norma di attuazione, lavorando su due fronti: il rinnovo delle concessioni e togliersi dall’impasse dell’applicazione della Madia. A detta di Gerandin è inimmaginabile che lo Stato voglia rinnovare le concessioni ad una società dove ci sono delle quote private: bisogna quindi porre grande attenzione a questo tema. In Consiglio, ha aggiunto, c’è la forza per andare nella direzione di valorizzare le competenze statutarie della Regione prima di compiere ogni altro tipo di scelta: questo è il percorso da seguire. Richiamando le intenzioni della maggioranza, tra le quali quella di promettere un rimborso della bolletta ai residenti, Gerandin ha parlato di proposta populista in stile reddito di cittadinanza, ma non è questo che i valdostani vogliono: per Gerandin, con la paralisi attuale dell’economia, ai valdostani interessa piuttosto la creazione di nuovi posti di lavoro. Il Consigliere di Mouv’ si è infine detto dispiaciuto che queste scelte le debba fare una maggioranza in stile sopravvivenza, che oltre agli annunci fa ben poco, perché questa sarà una scelta di non ritorno.
Il Consigliere Roberto Luboz (Lega VdA) ha parlato di tempo ridotto per i lavori della Commissione, che avrebbero richiesto almeno sei mesi per approfondire tutti gli aspetti da prendere in considerazione. Invece, per Luboz la Commissione è stata unidirezionale verso la quotazione in borsa, senza nemmeno esaminare la possibilità di procedere con norma di attuazione, che la Valle d’Aosta ha il privilegio di avere. Il Consigliere Luboz ha poi osservato che per trattare di una questione con ripercussioni così importanti per il futuro di tutta la regione occorre un’ampia convergenza, non una maggioranza fondata soltanto su 18 voti; occorre avere responsabilità, fermezza, disciplina morale, di cui spesso questo Consiglio fa difetto. Riferito il fatto che i valdostani guardano ormai con molto sospetto tutto quanto viene deciso in quest’Aula, Luboz ha espresso l’auspicio che si facciano ancora delle riflessioni, prima di assumere una decisione capitale.

Nella seduta pomeridiana dell’8 maggio, il Consiglio Valle ha concluso la discussione generale, con le repliche del Governo regionale.
L’Assessore alle finanze ha osservato che il confronto in Commissione speciale è stato gestito in maniera corretta e non strumentalizzata. Per Renzo Testolin, il lavoro di ricerca sulle situazioni di criticità e sulle soluzioni da mettere in campo è stato importante per disegnare il futuro della più importante società pubblica oltre che per il futuro della Valle. L’Assessore ha poi sostenuto che il Governo a forte trazione autonomista non ha voglia di essere presso per la giacchetta ed essere tacciato di voler intraprendere un percorso che voglia andare a vendere o a svendere le acque della nostra regione, su cui non ci devono essere fraintendimenti: la proprietà dell’acqua, ha detto, sarà esclusivo compito e diritto dell’Amministrazione regionale, che è proprietaria dal 2017 delle opportunità di intervenire su questo bene primario. L’Assessore ha rivendicato l’importanza degli oltre 2.124 milioni di euro di tasse pagati e dei più di 600 milioni di euro di utili prodotti da CVA, in un momento in cui lo Stato ha chiesto un fortissimo contributo alla Regione per il risanamento dei conti pubblici. Se è vero che certe scelte vanno valutate, a detta di Testolin, bisogna farlo in maniera prospettica: la situazione di CVA è oggi di criticità rispetto al 2001 e la sua capacità di produrre reddito è dovuta alla diversificazione delle attività, in quanto i cambiamenti climatici potranno influenzare e magari pregiudicare la capacità di produzione della società. Per Testolin, sarà quindi importante mantenere il controllo sulla società, pur aprendo la via alla sua crescita e riservando ai cittadini una quota di azionariato popolare. Inoltre, secondo Testolin, le concessioni idroelettriche in scadenza sono un elemento da tenere in considerazione così come lo è il fattore tempo al fine di non pregiudicare la sua appetibilità sul mercato. Per l’Assessore, ci saranno sicuramente delle situazioni da approfondire ulteriormente, ma le scelte politiche vanno fatte e bisognerà lavorare negli ambiti tracciati dalla relazione, valutando il percorso migliore per valorizzare l’azienda CVA e lavorando contestualmente alla definizione di una norma di attuazione al fine di sostenere la società e la comunità valdostana tutta.
L’Assesseur au tourisme, sports, commerce, agriculture et biens culturels a affirmé que ce thème appartient au peuple valdôtain, les eaux sont un patrimoine de toute la communauté, qui a toujours conduit une bataille de principe pour revendiquer ce droit, en défendant notre autonomie. È quindi legittimo, per Laurent Viérin, che sia il Consiglio Valle ad affrontare la questione di CVA. Non c’è autonomia senza autonomia finanziaria, ha specificato Viérin, evidenziando che l’autonomia della Valle d’Aosta ha potuto continuare ad esistere, nonostante i limiti e i tagli drastici, grazie alle risorse di questa società. L’Assessore ha ricordato che alla fine 2016 si è votata l’autorizzazione al processo di quotazione, stoppato poi dal lavoro della Commissione per i dovuti approfondimenti in grado di portare ogni Consigliere a farsi una propria idea. Laurent Viérin ha aggiunto che è questo il momento per assumere una decisione e il solo modo per evitare che CVA entri negli ingranaggi delle grandi ambizioni che esistono al di fuori dei nostri confini è procedere con la quotazione in borsa rimanendo così proprietari delle acque e non rischiare di perdere le concessioni. Viérin ha osservato che la polemica sull’argomento non porta a nulla, occorre rispettare l’idea altrui, senza interpretazioni strumentali, magari proprio per non assumersi responsabilità. L’Assessore ha puntualizzato che la strada della norma di attuazione è quella giusta per rivendicare un altro tassello della nostra autonomia e che bisognerà procedere alla predisposizione di un disegno di legge per la ripresa dell’iter di quotazione; intanto, oggi l’Assemblea deve approvare una risoluzione che sia di indirizzo.
L’Assessore all’ambiente ha sostenuto che per la prima volta è stata ridata centralità al Consiglio, non solo nella forma ma anche nella sostanza. A livello di metodo, secondo Albert Chatrian, oggi si dà un indirizzo di natura politica per avviare il percorso di realizzazione di una legge. L’Assessore ha parlato di dibattito laico e proficuo: per Chatrian, nessuno ha la bacchetta magica così come nessuno ha tutte le ragioni o tutti i torti. Oggi, secondo l’Assessore è importante il posizionamento, senza dire falsità all’esterno: la maggioranza, ha detto, con la risoluzione proposta, non vende a nessuno l’acqua, perché l’acqua rimarrà e sarà sempre pubblica, così come non vuole depauperare l’ambiente, e a breve partirà l’iter del Piano tutela delle acque. Ha quindi auspicato che non sia fatta confusione né demagogia, ma come nel 2000 – quando vennero acquistati gli impianti dall’ENEL – si è chiamati a fare una scelta coraggiosa e forte per creare le migliori condizioni volte a far funzionare al meglio la CVA, mantenendo la governance pubblica e senza fare nessun tipo di speculazione. L’obiettivo del “fossil free”, ha aggiunto, è nelle intenzioni della maggioranza e per farlo oggi bisogna prendere una decisione che possa andare in questo senso. Per Chatrian, il Consiglio ha la responsabilità di decidere e se sarà richiesto il referendum ci si confronterà con il territorio per far capire le ragioni alla base di questa scelta.
Il Presidente della Regione ha affermato che i lavori della Commissione speciale volevano rappresentare un’occasione per un dialogo aperto su una questione tanto rilevante per la comunità valdostana. Per Antonio Fosson il compito della politica è prendere la scelta migliore, a seguito di analisi e valutazioni. Replicando ai riferimenti all’attività della Commissione paritetica, Fosson ha ricordato che, non appena insediatasi nello scorso febbraio, la stessa ha lavorato proficuamente sulla priorità della norma di attuazione sulle concessioni idroelettriche, la cui bozza è pronta, sarà verificata con i componenti della Paritetica nella prima quindicina di giugno. Per il Presidente della Regione, questa è una possibilità di risoluzione del problema che si intende percorrere nel minor tempo possibile. Fosson ha concluso precisando che la composizione a 18 della maggioranza non fa sì che il Governo regionale non si prenda in carico responsabilmente dei problemi e li affronti.
L’Assemblea ha quindi preso atto del lavoro svolto dalla Commissione speciale. I lavori sono proseguiti con l’esame di nove risoluzioni riguardanti la CVA, depositate dai vari gruppi consiliari.
 
 

Pubblicato / aggiornato il 07/05/2019 alle 12:00
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Categoria: Politica e Amministrazione