L’ultimo conte di Challant è tornato nel suo sepolcro
Martedì 1° settembre 2026 si è svolta, a Verrès, la cerimonia di ricollocazione delle spoglie di François Maurice, ultimo conte di Challant, nella cripta della Collegiata di Saint-Gilles. Il feretro ha varcato per la seconda volta il portale che fu della cappella di Ibleto di Challand, dopo il primo passaggio avvenuto il 2 aprile 1796, in occasione della sua sepoltura originaria.
François Maurice, divenuto conte all’età di 21 anni nel 1770, fu di fatto l’ultimo a trasmettere il titolo comitale della potente famiglia Challant. Figura di alto profilo ma non ancora pienamente riconosciuta dalla storiografia, rappresentava la vecchia nobiltà in decadenza e appare come una personalità complessa ed enigmatica, nella quale si riflettono le contraddizioni sociali del XVIII secolo che, nella vicina Francia, portarono alla rivoluzione.
Mente brillante ed eclettica, fu scienziato: tra le sue scoperte, pubblicate sulle riviste scientifiche dell’epoca, figura un metodo per la produzione di candelette fosforiche in grado di accendersi al solo contatto con l’aria, conosciuto come “metodo del conte di Challant”. Attento conoscitore della società a lui contemporanea, che stava di fatto decretando la fine del feudalesimo, e con l’intento di compensare i debiti contratti dai suoi avi a causa dei processi legati all’attribuzione del titolo, incrementò l’attività di estrazione mineraria, soprattutto nei siti della bassa Valle, e potenziò gli impianti di lavorazione metallurgica, tra cui i forni di Verrès.
Colto e appassionato di letteratura, ampliò notevolmente la biblioteca Challant con testi di fisica, mineralogia, botanica, astronomia, farmacologia e medicina, raccolti nel corso dei suoi viaggi, oltre a opere di autori contemporanei e prime edizioni di titoli anche messi all’indice: complessivamente 243 titoli, che acquistò con una spesa di 775 lire. Fece inoltre inventariare le pergamene e gli antichi documenti della famiglia Challant, dispersi tra le diverse discendenze.
Militare del Regio Esercito sabaudo, nel 1792 fu unico colonnello a capo della milizia armata posta a difesa del territorio valdostano. Fu inoltre attivo alla corte del re di Sardegna Carlo Emanuele III, dove ricoprì prima l’incarico di gentiluomo di bocca e poi quello di gentiluomo di camera del sovrano.
Gravemente malato per otto mesi, morì alle sei di sera del 29 marzo 1796, nella sua abitazione di Torino, al secondo piano della parrocchia dei Santi Gregorio e Stefano, detta Confraternita di San Rocco, nel cantone di San Paolo, corrispondente all’attuale via San Francesco d’Assisi.
Morendo, lasciò orfano il figlio Giulio Giacinto, nato esattamente un anno prima, e vedova la moglie Gabriella Canalis di Cumiana, nipote del drammaturgo e scrittore Vittorio Alfieri e pronipote della moglie morganatica del re di Sicilia, poi di Sardegna, Vittorio Amedeo II.
In osservanza delle sue volontà testamentarie, la salma fu ricomposta con indosso la divisa da ufficiale di cavalleria del Regio Esercito e trasportata da Torino a Verrès. Il feretro giunse il 2 aprile alla Cascina della Grangia Nuova, da dove il corteo funebre, guidato dalla prevostura e dai diaconi del capitolo della Collegiata di Saint-Gilles, si diresse verso la chiesa parrocchiale per l’inumazione religiosa e il feretro fu calato nella cripta.
Nella cripta, insieme ai resti di François Maurice, riposano anche quelli dei prevosti Jean Nicolas, già tumulato il 19 marzo 1712, e Paolo Francesco di Challand, deceduto nel luglio del 1745, oltre a quelli, presumibilmente, dei fratelli del conte di Challand: Georges-François, morto nel 1729, e Jean-Baptiste, capitano di fanteria del Reggimento di Savoia, deceduto a Saint-Gilles il 14 dicembre 1740.
Dopo la presentazione del feretro, coperto dal drappo della casata, è stata celebrata la messa, al termine della quale – senza alcuna benedizione da parte del parroco – la bara è stata nuovamente collocata nella cripta, sempre coperta dalla bandiera.
Nel video, la cui musica è stata realizzata con Intelligenza artificiale, l’intervista a Ezia Bovo.
Pubblicato / aggiornato
il 01/09/2026 alle 21:13
Categoria:
Cultura / Video