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Bufera per l’immagine della bandiera Pride pubblicata da Gilbert Turcotti: richiama una svastica

Bufera per l’immagine della bandiera Pride pubblicata da Gilbert Turcotti: richiama una svastica (©bobine.tv) - Gilbert Turcotti

Sabato 26 settembre 2026, si è svolta la parata dell’Aosta Pride.

Il segretario del vescovo di Aosta, Gilbert Turcotti, ha pubblicato sul proprio stato WhatsApp una composizione della bandiera Progress Pride ripetuta quattro volte in progressive rotazioni, tali da formare una svastica. L’immagine è stata abbinata alla frase. «Questione di prospettiva…». La questione è stata portata alla pubblica attenzione dal settimanale Gazzetta Matin, lunedì 28 settembre. Il settimanale spiega di aver interpellato Turcotti il quale avrebbe dichiarato: «L’ho cancellato perché la giornata era finita. Mi sembrava un bel disegno colorato». Rispetto alla raffigurazione di una svastica, avrebbe aggiunto: «ma guarda, a volte, il caso. Non ho nulla da dire».

Alice Sartore, portavoce del Comitato Aosta Pride e vicepresidente di Arcigay Queer Vda André Zanotto ha commentato l’accaduto in questi termini: «Trasformare la bandiera del Pride in una svastica è un insulto. È un insulto alla memoria delle persone omosessuali e trans perseguitate, deportate e uccise dal nazismo, marchiate nei campi di concentramento e sterminio con il triangolo rosa o, come tante donne lesbiche classificate come “asociali”, con il triangolo nero. Ed è un insulto a chi, proprio in quel giorno, era in piazza ad Aosta per rivendicare i propri diritti. Che a pubblicarla sia stato il segretario del vescovo indigna tutta la nostra comunità e ferisce profondamente le persone LGBTQIA+ cattoliche e cristiane, che vedono tradito il messaggio evangelico in cui si riconoscono.»

La Diocesi di Aosta, alle ore 10.14 di lunedì, ha diffuso questa nota: «In merito alla recente richiesta di chiarimento, il Vescovo di Aosta precisa che la posizione della Diocesi su qualsiasi avvenimento, situazione o argomento viene sempre ed esclusivamente espresso attraverso i canali ufficiali, ossia la predicazione pubblica, i messaggi, le lettere, eventuali interviste del Vescovo stesso, e, quando opportuno, rilanciata dall’Ufficio Stampa.
Ogni altra presa di posizione, da chiunque espressa, riveste il carattere di parere personale di chi la esprime
».

Alle ore 11.39, Arcigay ha commentato: «Non è la presa di distanza che avevamo chiesto. Nel comunicato non c’è una parola sull’immagine, né un pensiero per le persone che si sono sentite colpite. Chiamarlo parere personale non cambia ciò che quell’immagine rappresenta, né il ruolo di chi l’ha diffusa. Avevamo detto che il silenzio sarebbe stato già una risposta: una precisazione che non dice nulla gli somiglia molto. Da parte nostra, continueremo a valutare come tutelarci in ogni sede opportuna.»

Martedì 29 settembre, Alleanza Verdi e Sinistra e Rete civica ha, a sua volta, commentato: «Una svastica non è una questione di prospettive. Non è un semplice disegno. Non è un accostamento di colori. Non è una provocazione qualsiasi.
È il simbolo di uno dei regimi più criminali della storia, responsabile della persecuzione, della deportazione e dell’uccisione di milioni di individui. Tra queste anche persone omosessuali, perseguitate dal regime nazista e internate nei campi di concentramento.
Per questo vedere una svastica costruita con le bandiere del Pride, proprio nel giorno dell’Aosta Pride, non può lasciarci indifferenti.
Non ci interessa attribuire pensieri o intenzioni che non possiamo conoscere. Ci interessa ciò che è stato pubblicato e il significato che quel simbolo porta con sé. E su questo non possono esserci ambiguità: quella scelta è grave e va condannata.
Lo diciamo anche perché non vogliamo che questa vicenda venga trasformata nell’ennesima contrapposizione tra chi crede e chi non crede, tra Chiesa e laici, tra conservatori e mondo progressista.
AVS è una comunità plurale. Ci sono persone cattoliche, persone che hanno attraversato percorsi religiosi diversi, agnostiche e atee. Ci sono sensibilità differenti e ci sono questioni, anche etiche, sulle quali ci interroghiamo e discutiamo.
Non pensiamo che la politica debba cancellare queste differenze. Pensiamo però che possa e debba esserci un terreno comune: la dignità di ogni persona, la difesa di chi è più fragile, la solidarietà, la cura della nostra casa comune, la responsabilità verso la comunità e verso le generazioni che verranno.
Sono valori nei quali riconosciamo la nostra idea di politica. E sono valori che, peraltro, attraversano profondamente anche la tradizione sociale cristiana.
Papa Francesco ha parlato della politica come di una delle forme più preziose della carità quando è orientata al bene comune e ha ricordato che la cura della nostra casa comune e la difesa delle persone più fragili sono parte della stessa responsabilità.
Non c’è bisogno di essere credenti per riconoscerci in questi valori, come non è scontato dirsi cristiani per farsene messaggeri.
Per questo oggi diciamo una cosa semplice e senza ambiguità: una svastica non è una prospettiva. È il simbolo di una storia di persecuzione e di morte. E non può essere trasformata in un gioco grafico, tanto meno accostata alla bandiera di una comunità che ancora oggi chiede semplicemente di poter vivere libera, rispettata e senza paura
».

A poche ore di distanza, Filippo Blengino (segretario di Radicali Italiani) e Flavio Martino (membro del Comitato nazionale di Radicali Italiani e dell’Assemblea nazionale di +Europa) hanno dichiarato: «Quanto pubblicato dal segretario del Vescovo di Aosta è di una gravità intollerabile. Accostare il Pride alla svastica nazista è un’equiparazione aberrante, tanto più considerando che nei lager proprio le persone LGBTQ+ venivano contrassegnati con il triangolo rosa. Sconcerta la scelta del Vescovo di liquidare l’accaduto come “parere personale”. Ci aspettiamo una presa di distanza inequivocabile e una seria valutazione dell’accaduto. La Chiesa, storicamente, non è stata estranea alla cultura della discriminazione delle persone omosessuali contro cui ancora oggi i Pride rivendicano libertà e uguaglianza. È una ragione in più perché il Vescovo di Aosta, come altre figure del clero hanno saputo fare con ben altra sensibilità, condanni anziché minimizzare. Grave, infine, il silenzio delle forze politiche valdostane: davanti a un episodio simile, tanta cautela restituisce l’immagine di una politica ancora subalterna al potere clericale in un Paese laico».

Pubblicato / aggiornato il 29/09/2026 alle 14:39
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Categoria: Politica e Amministrazione