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PD: una proposta di legge per la Aosta-Pré-Saint-Didier

PD: una proposta di legge per la Aosta-Pré-Saint-Didier (©Laura Agostino per bobine.tv) - La conferenza stampa del PD del 4 novembre 2026, sulla Aosta-Pré-Saint-Didier

Il gruppo consiliare Pd – Federalisti progressisti Valle d’Aosta ha depositato in Consiglio Valle, mercoledì 4 novembre 2026, una proposta di legge intitolata «Disposizioni per la salvaguardia della direttrice di mobilità Aosta-Pré-Saint-Didier e per la trasparenza della valutazione delle alternative». Il testo è firmato dai consiglieri Fulvio Centoz e Clotilde Forcellati e dal capogruppo Jean-Pierre Guichardaz. Non intende sceglie tra treno e trasporto su gomma,ma stabilire un metodo: proteggere la linea da interventi irreversibili, fare dipendere la decisione da un confronto omogeneo tra le alternative e mettere a disposizione del Consiglio e dei cittadini i documenti e i dati per verificarlo.

Il contesto

La linea Aosta-Pré-Saint-Didier non è in esercizio dal dicembre 2015. Le ipotesi sul suo futuro, la riattivazione del servizio ferroviario o un sistema di trasporto rapido su gomma, sono state studiate in tempi diversi, su basi informative diverse e con diversi gradi di approfondimento. Secondo il Pd, manca un documento che le confronti con criteri omogenei e su dati verificabili.

La legge regionale 22/2016, tuttora vigente, prevede la riattivazione e il potenziamento della linea. Il Piano regionale dei Trasporti, approvato dal Consiglio il 30 luglio 2026, indica invece per la direttrice un sistema rapido su gomma ma, con un obiettivo specifico, impegna la Regione a tutelare l’integrità del sedime e delle opere d’arte della linea. La programmazione regionale colloca nel 2027 l’acquisizione della linea e il quadro esigenziale, e nel biennio 2027-2028 il documento di fattibilità delle alternative progettuali (Docfap). Per il Pd, l’ordine in cui saranno compiute queste scelte condizionerà l’esito.

Che cosa prevede la proposta

L’articolo 2 vieta alla Regione di adottare, autorizzare o finanziare atti che trasformino in modo irreversibile sedime, opere d’arte, impianti e stazioni, fino alla scadenza dei termini fissati dall’articolo 3. Sono in particolare precluse la rimozione dell’armamento e degli impianti di sicurezza, le opere che interrompono il tracciato, la vendita o la cessione di tratti, di stazioni e di fabbricati viaggiatori, la demolizione di gallerie, ponti, viadotti e stazioni e le occupazioni o i cambi di destinazione d’uso incompatibili con il ripristino del servizio. Restano consentiti gli interventi di sicurezza, conservazione e manutenzione e quelli reversibili, che la Giunta comunica prima alla Commissione consiliare competente. La salvaguardia non ostacola l’acquisizione della linea da Rfi: la Regione può proseguire il trasferimento previsto dal decreto legislativo 194/2010, riferendo prima alla Commissione su beni, oneri gestionali e condizioni dell’accordo di programma, senza predeterminare la destinazione modale della direttrice.

L’articolo 3 disciplina il quadro esigenziale e il Docfap. Il primo deve partire dalla domanda di mobilità e dai livelli di servizio da garantire, non da una tecnologia. Il secondo deve confrontare con lo stesso metodo almeno quattro alternative: lo scenario di riferimento, con l’assetto attuale e la conservazione dell’infrastruttura; il sistema di trasporto rapido su gomma tra Aosta e Courmayeur; la riattivazione elettrificata della ferrovia con servizi automobilistici di adduzione; una soluzione tram-treno o altra tecnologia. La Giunta trasmette alla Commissione il quadro esigenziale entro trenta giorni dalla redazione e il Docfap almeno trenta giorni prima dell’approvazione. La Commissione può svolgere audizioni e il Consiglio può adottare atti di indirizzo. Il Docfap è sottoposto a consultazione e dibattito pubblico, sentiti gli Enti locali, e con esso sono pubblicati in formato aperto i dati di ingresso e le ipotesi del modello di stima della domanda. Il termine per la trasmissione è di diciotto mesi dal quadro esigenziale, oltre i quali la Giunta riferisce ogni tre mesi sui ritardi. Il Docfap è approvato dalla Giunta, che individua l’alternativa più idonea.

La progettazione di interventi che comportino la cessazione definitiva della funzione ferroviaria, anche se divisi in lotti, può partire solo dopo novanta giorni dall’approvazione. Se in questo periodo è presentata una mozione, bisogna attendere la pronuncia del Consiglio o, in mancanza, centottanta giorni. Il Pd precisa che il meccanismo non dà al Consiglio un potere di veto e non consente blocchi a tempo indeterminato.

L’articolo 4 stabilisce che le previsioni del Piano dei Trasporti sulla scelta modale trovano attuazione dopo l’approvazione del Docfap. Se l’alternativa scelta è diversa, la Giunta propone al Consiglio l’adeguamento del Piano entro novanta giorni. La proposta non modifica né deroga la legge regionale 22/2016. L’articolo 5 prevede l’invarianza finanziaria, perché quadro esigenziale e Docfap sono già previsti dalla normativa, e specifica che la legge non autorizza la realizzazione di nessuna alternative. L’articolo 6 la dichiara urgente, con entrata in vigore il giorno successivo alla pubblicazione, per renderla efficace prima dell’acquisizione prevista nel 2027.

Le ragioni del gruppo

Il consigliere Fulvio Centoz ha spiegato la proposta: «Il Piano regionale dei Trasporti suggerisce la soluzione del Brt che noi, e anche Anas, riteniamo debole se non irrealizzabile. E, a oggi, non vi è uno studio comparato sulle diverse ipotesi, mentre lo riteniamo la modalità corretta per prendere decisioni che condizioneranno l’Alta Valle nei prossimi 50 anni. Suggeriamo un percorso che permetta al Consiglio di dare i propri indirizzi politici. Non inficiamo la legge del 2016. Ciò che ci differenzia dal referendum propositivo è la scelta strategica di acquisire il sedime della linea ferroviaria. Tutti gli esempi che abbiamo studiato in Italia ci dicono che è principalmente l’Ente locale che, con questa modalità, può ripristinare il servizio. Il tema che ci distingue è quello dei 71 milioni che Rfi, a detta di qualcuno, ha a disposizione per effettuare l’ammodernamento: l’interrogazione con risposta scritta fatta all’assessore ha dimostrato che non appare se non come intenzione. Un aggiornamento prezzi al 2025, tra l’altro, mostra un aumento di costi a 84 milioni di euro. Per cinque anni la Regione ha chiesto di riattivare la linea e non è mai stato finanziato l’intervento».

Il gruppo cita i documenti di Rfi e del Gruppo Fs: la riapertura è indicata come intenzione nel Piano industriale 2022-2031, non compare nel Piano strategico 2025-2030, è citata senza azioni nel Piano commerciale 2026-2030 e non ha interventi né finanziamenti nel Contratto di programma 2022-2026. Come esempio da seguire porta la Provincia di Bolzano con la Merano-Malles, chiusa nel 1990, acquisita negli anni Novanta e riaperta nel 2005. Il Pd riconosce che la proprietà ha anche un costo, oggi sconosciuto, perché la Regione non dispone dell’inventario dei beni e rinvia al Docfap la stima della manutenzione.

La consigliere Clotilde Forcellati ha aggiunto: «Questa non vuole essere una proposta contro il referendum proposto da forze con le quali stiamo lavorando per le elezioni politiche 2027 [il riferimento è ad Alleanza Verdi e Sinistra, ndr] e neppure contro il Piano regionale dei Trasporti votato con la nostra astensione, ma una proposta concreta e di metodo: prima di decidere si capisce qual è la soluzione migliore. I trasporti sono fondamentali per i cittadini ma anche per il turismo. E serve una rete capillare della quale la ferrovia faccia parte integrante. Capiamo il timore di Avs rispetto all’acquisizione del sedime, ma dobbiamo cercare di andare oltre, perché se la Regione non acquista il sedime l’unica ipotesi è lo smantellamento o un accordo con Rfi. Ma interloquire con loro è difficilissimo. Dobbiamo andare oltre la paura dell’acquisizione».

Il capogruppo Jean-Pierre Guichardaz ha concluso: «Nella legislatura precedente abbiamo partecipato a un percorso di riflessione e ragionamento attraverso l’elaborazione coordinata del Piano Trasporti. Un percorso che non può essere banalizzato attraverso un sì o un no secco, attraverso certezze che non fanno parte del nostro modo di procedere e della nostra storia. Vorremmo che tutti coloro che usufruiscono del servizio ferroviario potessero esprimere le proprie valutazioni. Il Consiglio Valle farà sintesi rispetto alle decisioni da assumere».

Costi e tempi

Allo stato attuale non ci sono indicazioni precise sul valore della possibile acquisizione, ma si stimano 90 milioni di euro, mentre la soluzione tram-bus è valutata 450 milioni di euro. Secondo il Pd, il Piano dei Trasporti prevede un’interruzione ad Aosta e la necessità di arrivare in ogni caso a Courmayeur, e con queste premesse la linea ferroviaria non sarebbe realizzabile. Il gruppo vorrebbe che la comparazione sia fatta sullo stesso piano e con gli stessi dati, non solo sul costo ma anche sugli aspetti ambientali e sociali. Il Documento di economia e finanza regionale (Defr) prevede l’acquisizione nel 2027 e il Docfap nel 2027-2028. Il Pd chiede di tenere tutto fermo fino al completamento dello studio, fatta salva l’acquisizione ma senza modificare la situazione prima della decisione, e vuole una rivalutazione della scelta del Piano attraverso la concertazione.

Pubblicato / aggiornato il 04/11/2026 alle 16:34
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Categoria: Politica e Amministrazione