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Elogio della paura: il Teatro Instabile al Maria Adelaide

Elogio della paura: il Teatro Instabile al Maria Adelaide (©Petru Cojocaru Ziua) -

Si chiama Elogio della paura – come ho imparato ad accogliere l’errore il nuovo percorso per le competenze trasversali e l’orientamento che il Teatro Instabile di Aosta porta in quattro classi quarte dell’Istituto scolastico Regina Maria Adelaide di Aosta. Coinvolgerà 73 ragazze e ragazzi in quattro laboratori artistici, ciascuno con una restituzione finale, dal 9 novembre all’11 dicembre 2026, quando il percorso si chiuderà con una matinée aperta a tutti.

A guidare il progetto sono le parole dell’artista Marina Abramović: «Ho sempre messo in scena le mie paure come un modo per trascenderle». Il lavoro si inserisce in un percorso iniziato diversi anni fa, con una filosofia precisa: risemantizzare termini che portano con sé un’accezione negativa (errore, fallimento, fragilità, paura) attraverso la dimensione artistica, per dar loro un nuovo valore e aiutare a riconoscere queste emozioni, rielaborarle e trasformarle in potenzialità.

Soprattutto nell’adolescenza la paura è vista come un segno di debolezza, un difetto da cancellare: paura di sbagliare, del proprio corpo che cambia, del giudizio degli altri, del vuoto, dell’ignoto e dell’incertezza. Ma è anche uno strumento di disciplina e di controllo sociale, che fa leva sul timore delle diversità, dei cambiamenti e dell’alterità. Il progetto nasce per ribaltare questo sguardo.

«Non insegnare ai ragazzi a non avere paura, ma accompagnarli a riconoscerla, attraversarla e trasformarla in uno strumento di conoscenza e creazione. Lavorare su di essa significa offrire uno spazio di riflessione e di esperienza in cui questa emozione possa essere nominata, condivisa e trasformata. Significa, soprattutto, imparare a conoscere ciò che ci è ignoto, accoglierlo e capire che la paura è dettata da quello che non conosciamo, non da quello che l’ignoto realmente nasconde», spiegano i direttori artistici del progetto, Alessia Pinto e Marco Chenevier. La paura diventa così materia artistica e punto di partenza: «Non più muro, ma soglia; non più paralisi, ma energia. Questo progetto è pensato come un viaggio esperienziale in cui il corpo, il silenzio e la relazione diventano strumenti per trasformare la fragilità in forza creativa».

Collettivizzare la paura

Il primo laboratorio, Collettivizzare la paura, si svolgerà lunedì 9 e martedì 10 novembre con Marco Chenevier. I partecipanti racconteranno e rappresenteranno le proprie paure con diversi linguaggi scenici: voce, movimento, immagini, piccoli dispositivi performativi. Il gruppo diventa un luogo di rispecchiamento, in cui si scopre che molte paure sono comuni e che raccontarle può generare nuove visioni. La restituzione sarà una composizione scenica corale, in cui le paure individuali si trasformano in una mappa condivisa del presente.

La paura del vuoto

Lunedì 16 e martedì 17 novembre sarà la volta di La paura del vuoto con Riccardo Pedri, artista italiano di circo contemporaneo e vincitore del progetto Circusnext 2026. Le classi lavoreranno sul rapporto tra corpo, rischio e fiducia, affrontando il vuoto in senso sia fisico sia simbolico: nel linguaggio circense ogni salto, ogni equilibrio, ogni sospensione è una metafora concreta dell’attraversamento della paura. Con esercizi di gruppo e improvvisazioni fisiche, i ragazzi esploreranno il momento in cui il corpo esita e quello in cui decide di andare oltre, fino a una breve composizione collettiva che racconta il passaggio dalla vertigine alla fiducia.

La paura ancestrale

Il terzo appuntamento, lunedì 30 novembre e martedì 1° dicembre, è La paura ancestrale con Leonardo Sinopoli, formatosi alla scuola di Marina Abramović. Sulla scia del lavoro dell’artista, il laboratorio esplorerà la relazione tra paura, resistenza e presenza scenica, con esercizi di ascolto, immobilità, relazione e presenza, per capire che cosa accade quando si rimane nel momento della paura invece di evitarlo. La restituzione sarà una piccola performance collettiva fatta di gesti essenziali, sguardi e relazioni tra i corpi.

La paura dello sconosciuto e la matinée

L’ultimo laboratorio, giovedì 10 dicembre, sarà condotto dalla Compagnie Yaena sul tema de La paura dello sconosciuto. Il giorno dopo, venerdì 11 dicembre, la compagnia francese lo amplierà nella matinée aperta a tutti con lo spettacolo J’ai plusieurs terres, che attraverso testi, canti, balli, trasmissioni radio e spezzoni di video mette in scena la relazione tra la storia intima e quella collettiva, in particolare di chi, per le proprie origini, rischia di sentirsi straniera anche nel Paese in cui è cresciuta.

Elogio della paura è un progetto del Teatro Instabile di Aosta, sostenuto dall’Assessorato regionale ai Beni e attività culturali, dalla Fondazione Compagnia di San Paolo, dal progetto europeo circusnext – European Circus Label, da Plus Aosta e dal Comune di Aosta.

Pubblicato / aggiornato il 05/11/2026 alle 12:28
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Categoria: Cultura