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Un voto per le europee, non per un messaggio a Place Deffeyes

Un voto per le europee, non per un messaggio a Place Deffeyes

E domenica 26 maggio, nel giorno del voto, attraverso il nostro gruppo chiuso du Facebook (se volete iscrivervi, questo è il link) abbiamo chiesto con che spirito gli aderenti si sarebbero recati alle urne. La domanda era: “voi andrete a votare per cercare di mandare un Valdostano a Bruxelles o per mandare un messaggio politico a Piazza Deffeyes?”.
Le risposte sono state principalmente europeiste. C’è chi ha detto di aver votato per mandare a Bruxelles il rappresentante di una lista che avesse a cuore gli ultimi; chi  per affrontare le emergenze ambientali e sociali di questa epoca, dando un futuro ai propri figli; chi si è proclamato europeista senza scendere in dettagli.
Qualcuno ha ritenuto attribuire al voto il duplice significato europeo e regionale. Qualcun altro ha sostenuto potesse esserci una terza via e l’ha perseguita: “tertium datur”.
C’è poi chi, come gli aderenti al Partito comunista italiano (che non vuole essere confuso con il Partito comunista, che ha partecipato alla competizione elettorale), si è recato alle urne ma senza appoggiare nessuna lista fra quelle che hanno partecipato alla competizione elettorale. Se ciò significasse scheda bianca o nulla non ci è dato sapere.
C’è chi, nella possibilità di portare un Valdostano al Parlamento europeo ci ha creduto e chi era scettico, ritenendolo matematicamente impossibile. Chi ha espresso un voto per rendere l’Italia forte nelle trattative con Bruxelles.
Chi non è andato a votare ha detto di farlo per sfiducia nella classe politica, concentrata su di sé e non su coloro che dovrebbe rappresentare. Ma, contro il non voto, si sono levati gli scudi.


 

Pubblicato / aggiornato il 27/05/2019 alle 12:00
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Categoria: Politica e Amministrazione