Saint-Vincent ripensa il Col de Joux
In apertura di seduta, è stata esaminata la petizione Salviamo il Col de Joux – Vogliamo che il Col de Joux ritorni ad essere un gioiello, firmata da 231 residenti a Saint-Vincent.
La maggioranza ha presentato una risoluzione che partie dal presupposto che la Regione autonoma Valle D’Aosta ha comunicato l’esito negativo dell’analisi costi-benefici sulla revisione generale della seggiovia e che non vi sono dati oggettivi in relazione all’indotto turistico e alle implicazioni economiche a beneficio del territorio generati da tali impianti. L’auspicio (non l’impegno) è che sia affidato uno studio approfondito sulle possibilità di valorizzare la stazione sciistica, sia valutato l’effettivo interesse degli operatori economici a cofinanziare gli investimenti e sia bandita una gara per l’affidamento privilegiando le proposte gestionali innovative a fronte di una condivisione economica da parte del Comune. Ha aperto il dibattito il capogruppo di minoranza Ruggero Meneghetti. La maggioranza boccerà la petizione, ha esordito, aggiungendo che se le ragioni della stroncatura sono quelle contenute nella risoluzione lascia allibiti: “Si tratta di un assegno in bianco alla Giunta”. La petizione è uno strumento di democrazia popolare, ha ricordato, il cui testo può non essere condiviso integralmente conservandone però lo spirito. “Cessare la funzionalità della seggiovia vanificherebbe anni di investimenti sostenuti – ha proseguito – ma, nonostante la riunione pubblica del maggio 2019 nel corso della quale nessuno si è espresso a favore della chiusura degli impianti, la maggioranza non ha ritenuto di avviare alcun tipo di confronto”. Ha sostenuto che il milione di euro di avanzo di amministrazione poteva essere, almeno in parte, destinato a questa finalità, riservando la parte restante al rifacimento della scuola di Moron. Oppure vi era la possibilità di accendere un mutuo, sostenibile dalle attuali casse comunali.
Il presidente del Consiglio, Paolo Ciambi, ha spiegato che una risoluzione non può impegnare il bilancio comunale e dunque non può che contenere un auspicio.
Il sindaco Mario Borgio ha detto di aver ricevuto giudizi sull’argomento ben diversi da quelli esposti da Meneghetti. Ha precisato che la seggiovia può essere recuperata entro tre anni. Ha spiegato che la sua posizione è ragionata e basata sugli effetti del cambiamento climatico. Lo studio avrà un risultato straordinario se riuscirà a dare un suggerimento al turista per andare al Col de Joux invece che a Torgnon o nelle grandi stazioni. “In ogni caso – ha aggiunto –, gli sciatori frequentano Saint-Vincent con numeri importanti non per andare al Col de Joux ma per poter cambiare ogni giorno stazione”. Ha sostenuto infine che il problema non è chiudere il Col de Joux ma trasformarne l’offerta invernale, alternativa a quelle delle altre stazioni.
Il consigliere Maurizio Castiglioni ha formulato un’ipotesi non contemplata nella risoluzione: un partenariato pubblico-privato, peraltro già utilizzata per lo stabilimento termale. Ha suggerito di avviare sul tema un confronto positivo con la Regione.
L’assessore al Turismo Paolo Rollandin ha ribadito la necessità di trovare una diversa collocazione per la stazione. “Però sinora ci è stato proposto solo un mix di offerte che verrebbe a costare ancora di più”, si è rammaricato. Ha risposto a Castiglioni che non sarebbe neppure necessario un project financing se i portatori d’interesse della zona esprimessero la propria disponibilità a contribuire all’investimento dal quale trarrebbero beneficio. E sarebbe inoltre un modo per dimostrare il reale interesse della comunità per la sopravvivenza di questa stazione. Ha tuttavia aperto alla possibilità di integrare il testo della risoluzione con l’ipotesi di un project financing.
Meneghetti ha ripreso la parola per precisare che avrebbe chiesto la votazione per appello nominale, affinché ognuno palessasse la propria posizione.
“Nella delibera 782 del 7 giugno scorso – ha detto il consigliere Carmen Jacquemod – la Regione autonoma Valle d’Aosta ha inserito la stazione del Col de Joux fra quelle non sostenibili ed è impensabile che l’onore del suo mantenimento ricada esclusivamente sulle spalle del Comune. Anche perché le situazione alle quali è necessario porre mano sono molte altre: per esempio l’ex Hôtel Couronne del centro del paese”. Ha altresì ipotizzato che la stazione possa essere inglobata in una maggiore.
Il consigliere Giacinta Merlin ha chiesto dove sarebbero indirizzate le risorse economiche risparmiate dalla chiusura del Col de Joux, funzionalmente al rilancio turistico della località. Il sindaco ha risposto che le presenze ci sono, attirate da ristoranti di alto livello, da alberghi quotati, da un’accoglienza in appartamenti privati che ha preso nuovo slancio. L’assessore ai Lavori pubblici Marco Maresca ha sostenuto che uno studio di fattibilità aiuterà a prendere decisioni sulla base di dati e non a sentimento. “Mi piacerebbe capire se, con quale formula è con quali costi il Col de Joux può ancora avere una rilevanza turistica nell’ambito dell’offerta di St-Vincent”, ha detto.
Paolo Ciambi, assunte le vesti del consigliere, ha precisato che il Col de Joux è un lusso che Saint-Vincent non può più permettersi e tantomeno il milione di euro per la revisione della seggiovia d quella, prossima, dello ski-lift. Ha aggiunto che il parere negativo della Regione è stato giustificato dai trend negativi di passaggi e giorni di apertura nell’ultimo quinquennio. In particolare, i passaggi sono passati da 8.400 a 5.100.
Il consigliere Vincenzo Trecate ha chiuso il dibattito stupendosi per l’atteggiamento altalenante della Regione, che pochi anni fa ha finanziato il miglioramento delle piste e ora non sostiene la stazione.
Si è dunque passati alle dichiarazioni di voto (con Castiglioni che si è espresso a favore dello studio di fattibilità ma contro la risoluzione) e alla votazione. Si è votato non sulla petizione ma sulla risoluzione (motivata decisione da inviarsi ai presentatori), per appello nominale. Il risultato del voto non ha dato sorprese: nove voti favorevoli e sette contrari. Meneghetti aveva chiesto di poter far propria la petizione come risoluzione affinché potesse essere messa al voto. Richiesta respinta perché sarebbe dovuta essere presentata a inizio riunione.
Ultimo punto è stato la mozione presentata dal gruppo misto e avente come oggetto le tariffe del servizio idrico e i tributi comunali. Maurizio Castiglioni ha evidenziato che le bollette inviate in giugno ai cittadini palesano un raddoppio dei costi a carico dei cittadini e ha chiesto l’adozione di azioni che rimedino alla situazione di criticità ottenendo una significativa riduzione delle tariffe. Ruggero Meneghetti ha precisato che le bollette sono relative ai consumi 2018, sulla base di tariffe approvate nel 2018 approvate con il voto contrario della minoranza. Ha chiesto se corrisponda al vero che il gettito atteso raggiunge il 130% della copertura. Del 105%, in realtà, gli ha risposto il sindaco. E comunque gli aumenti massimi sono del 40% ha aggiunto l’assessore Rollandin.
Borgio ha affermato che la maggioranza sostiene la mozione (poi approvata all’unanimità) anche se non è ancora in possesso di tutte le informazioni necessarie per ipotizzare le possibili vie d’uscita. “In prospettiva le tariffe dovrebbero normalizzarsi ma le bollette 2018 non possono essere modificate”, ha specificato. Ha quindi spiegato cosa ha condotto a questa situazione, ovvero le difficoltà riscontrate nel passaggio dei dati dal gestore precedente al Comune e alla loro acquisizione nel programma informatico dell’ente. Per il 2019 (da pagarsi nel 2020) è ipotizzabile una riduzione delle tariffe del 15/20% se l’Unité Mont-Cervin metterà in atto un contenimento dei costi rispetto alle attuali previsioni se sarà mantenuto dal Comune il vincolo dell’avanzo che deriverebbe dai maggiori incassi del 2017 e 2018. Ma, per non far ripetere la situazione una volta eroso il maggior gettito, occorre far introdurre nel calcolo dell’Unité il concetto di abitanti equivalenti (ovvero residenti più turisti fratto 365).
È stata anche ipotizzata una revisione in autotutela dell’appalto, possibilmente senza andare in contenzioso con il gestore del servizio.
Pubblicato / aggiornato
il 15/07/2019 alle 12:00
Categoria:
Politica e Amministrazione
