Restano, Lega e Mouv’ propongono la riforma della legge sull’associazione fra Comuni
Giovedì 27 giugno è stata depositata in Consiglio Valle una proposta di legge per la riforma della legge regionale 6/14, che ha reso obbligatoria l’associazione fra Comuni in ambiti definiti ottimali.
È firmata dal consigliere Claudio Restano, dalla Lega Vallée d’Aoste e da Mouv’.
Parte dal presupposto che la Corte costituzionale ha sancito che: “La disposizione che impone ai Comuni con meno di 5.000 abitanti di gestire in forma associata le loro funzioni fondamentali (trasporto pubblico, polizia municipale, ecc.) è incostituzionale là dove non consente ai Comuni di dimostrare che, in quella forma, non sono realizzabili economie di scala e/o miglioramenti nell’erogazione dei beni pubblici alle popolazioni di riferimento“.
Inoltre, spiega la relazione illustrativa della proposta, numerosi Comuni valdostani sostengono che “il sacrificio imposto all’autonomia comunale non realizza quei risparmi di spesa cui è finalizzata la normativa stessa“, mentre “Una doverosa cooperazione da parte del sistema degli attori istituzionali dovrebbe invece assicurare il raggiungimento del difficile obiettivo di un’equilibrata, stabile e organica definizione dell’assetto fondamentale delle funzioni ascrivibili all’autonomia locale“.
Le criticità riscontrate, in Valle d’Aosta, sono le seguenti: “non è in alcun modo incrementata la qualità delle prestazioni erogate ai cittadini; non sono stati ridotti complessivamente gli oneri organizzativi e finanziari; non sono stati garantiti uniformi livelli essenziali delle prestazioni sull’intero territorio regionale; obbligo di convenzionamento per tutti gli enti e assenza di criteri demografico-economici per l’esclusione dall’obbligo; totale mancanza di leve incentivanti; non completa attivazione della gestione associata; creazione d’imperio di ambiti ottimali anche contro la volontà degli enti interessati, con conseguente blocco operativo; imposizione del solo modello della “convenzione” tra enti, che mantiene i soggetti associati del tutto separati giuridicamente; non utilizzo del modello della “delega di funzioni” o dell’”unione” o del “consorzio”, che avrebbero consentito la creazione di soggetti giuridici unitari in tema di appalti; sostanziale creazione solo formale dei servizi associati, con minimi cambiamenti concreti e operativi“.
Attraverso questa proposta di legge, i consiglieri di minoranza affermano di voler aprire il dialogo con i colleghi con lo scopo di risolvere le criticità rilevate “affinché gli enti locali riacquistino centralità rispetto alla popolazione, autonomia gestionale e soprattutto efficacia, efficienza ed economicità in favore della popolazione, creando i presupposti di collaborazione lavorativa tra le poche risorse umane rimaste in capo ai Comuni“.
Il concetto fondamentale è che l’aggregazione deve essere un processo bottom up, voluto dai diretti interessati, e non un obbligo al quale soggiacere, peraltro infruttuosamente.
Il non detto nella norma presentata è che, con questa proposta, si apre la porta alla fusione fra i Comuni: presente anche nel testo normativo che s’intende riformare ma senza alcun incentivo. In questo caso non solamente i Comuni che decidessero di fondersi, ritenendolo un vantaggio, non subirebbero penalizzazioni nella ripartizione dei trasferimenti regionali ma, anzi, percepirebbero uno specifico vantaggio economico.
Pubblicato / aggiornato
il 29/06/2019 alle 12:00
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Categoria:
Politica e Amministrazione