Cromo alla Cogne: rispettati i parametri ambientali ma non gli amministrativi
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Esterno della Cogne acciai speciali di Aosta
È stato archiviato il procedimento per inquinamento ambientale a carico di amministratore delegato e dirigenti della Cogne Acciai Speciali.
L’indagine, condotta dalla sostituto procuratore della Repubblica Eugenia Menichetti, ha appurato che non ci sono elementi che dimostrino che gli impianti inquinino le acque: «In conclusione – si legge sulla richiesta di archiviazione – è stato accertato come la vetustà dell’impianto non sia certamente idonea a garantire la sicurezza ambientale a fronte di eventuali dispersioni di fluidi. Senza rilevare, tuttavia, elementi sufficienti per dimostrare una penale responsabilità degli indagati a fronte una compromissione della matrice ambientale, con la conseguente impossibilità di sostenere l’accusa in giudizio».
Le persone indagate erano l’amministratore delegato Monica Pirovano e i dirigenti Rosario Langella, in qualità di responsabile unico per gli aspetti ambientali; Flavio Bego, procuratore speciale di CAS S.p.A. per la tutela dell’ambiente per acciaieria e colata continua; Ferruccio Trombini, procuratore speciale di CAS S.p.A. per la tutela dell’ambiente per la gestione dei rifiuti e la qualità dell’aria; Lorenzo Viotto, procuratore speciale di CAS S.p.A. per la tutela dell’ambiente per treno di laminazione TBB, torneria e attrezzeria nonché per gli scarichi idrici dell’intero stabilimento.
Gli impianti dovrebbero essere adeguati ma i parametri, che indicherebbero un reato ambientale, sono in realtà rispettati: si tratta in particolare della presenza di cromo esavalente e della dispersione di olii, che però non superano la proporzione di 6 milligrammi per litro.
L’azienda esegue controlli periodici, dice ancora il documento della procuratore Menichetti, e si sa che il cromo è presente, quindi sono rispettati i parametri ambientali ma, a detta della Procura, non quelli amministrativi, motivo per cui sarà inviata una segnalazione al presidente della Regione autonoma Valle d’Aosta (in veste di Prefetto) e alla Corte dei conti perché, secondo le analisi tecniche del Politecnico di Torino, la CAS non ha le tecnologia che abbatte lo ione cromo e raggiunge il parametro richiesto perché diluisce gli scarichi, operazione vietata espressamente dall’art. 101, comma 5, del Codice dell’Ambiente.

Pubblicato / aggiornato
il 08/07/2020 alle 15:34
Categoria:
Cronaca