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Candidati a confronto sul rientro a scuola

Giovedì 10 settembre 2020, a Quart, si è svolta la tavola rotonda per discutere sui temi del rientro a scuola, della sanità e dell’economia durante questa emergenza Covid-19

L’incontro è stato organizzato dalle associazioni La Scuola che Accoglie, Scuole a Misura di Bambino, R2020, Mamme salviamo la scuola, La scuola che vogliamo e Pro libera scelta Vda e ha visto partecipare un referente per ogni lista candidata alle elezioni regionali 2020.

Ad aprire brevemente l’incontro è stato Patrick Bryer, referente del Comitato Scuole a misura di bambino, con un intervento sulle restrizioni in vigore da marzo 2020: «Sono cambiate le nostre abitudini, tutti quanti siamo stati colpiti dal Covid-19 economicamente, sanitariamente e socialmente. Da subito le nostre associazioni hanno cercato di aprire un dialogo con le istituzioni».

Innanzitutto, è stato chiesto a ciascun referente di ogni lista candidata alle elezioni del Consiglio Valle 2020 di spiegare la propria posizione, in caso di un secondo lockdown, rispetto alla presenza del partner al momento del parto.

Ha aperto il ciclo di risposte Barbara Frigo, Union Valdôtaine: «sono favorevole che il partner non entri in sala parto, alla luce della pericolosità che questo atto può comportare. Visto che questo virus non è stato ancora ben identificato, è opportuno proteggere sia la madre che il neonato».

Roberto Cognetta, Vda libra/Partito Animalista, ha affermato che «con gli opportuni accorgimenti, è possibile mettere in atto soluzioni che permettano al padre di accompagnare la madre nel momento del travaglio. Tutto ciò non dimenticando i protocolli di sicurezza. Non dimentichiamoci che, comunque, si presume che madre e padre abbiano vissuto insieme per tutto il periodo prima del parto».

Paolo Sammaritani, Lega Vda, ha illustrato che «è giusto per entrambi i genitori partecipare a quest’evento. Occorre, quindi, un piano di emergenza sanitaria per non ritrovarsi più bloccati di fronte a una situazione d’emergenza. E nel nostro programma, questo piano è presente».

Gianpaolo Fedi, PCP, ha rimarcato che «la domanda non è posta in maniera opportuna, perché nessuno può pensare che i genitori siano divisi in questo momento. Certo è che se siamo arrivati a una situazione del genere, i motivi sono stati fondati. La sicurezza della struttura sanitaria è stata messa al primo posto. Il punto è che ci troviamo con una struttura sanitaria in cui è saltata tutta la programmazione».

Paola Lavoyer, Pour L’Autonomie, ha spiegato che «la questione è molto psicologica. La presenza del padre alla nascita ha un’importanza capitale per la mamma e il neonato. In un momento di emergenza si è agito come si è agito per emergenza».

Manuela Nasso, M5S, ha detto «nel caso di un nuovo lockdown, il papà potrà entrare in sala parto. La decisione del divieto, era stata presa in fase emergenziale».

Marco Malacarne, Centro Destra Vda, ha risposto «siamo favorevoli che il papà possa assistere al parto. Riteniamo che sia fondamentale l’erogazione di prestazioni sanitarie di ostetricia e ginecologia sull’intero territorio valdostano. Perché non pensare a incentivare la scelta del parto a casa anche in Valle d’Aosta?».

Carla Pramotton, Rinascimento Vda, ha affermato «il papà deve entrare in sala parto. Il papà è stato a casa con la mamma per tutto il periodo antecedente al parto e quindi ecco che può entrare al momento della nascita. Non avrebbe senso non consentirglielo. Il problema è che, nei mesi passati, ci siamo trovati di fronte a questa emergenza con strutture sanitarie con enormi lacune. È necessario innanzitutto concludere dossier sanitari ancora aperti».

Adriana Viérin, Valle d’Aosta Futura, ha dichiarato «è chiaro che la risposta possa essere solo sì. Certo è che, a marzo, il virus era sconosciuto e si è agito in emergenza. Oggi, il Covid-19 va sfruttato per capire cosa non funziona nel nostro sistema. Certe problematiche già esistenti devono essere risolte. Occorre mettere mano su una struttura sanitaria che necessita una revisione.».

Riccardo Taraglio, Pays d’Aoste Souverain, ha spiegato «i papà devono essere presenti al momento della nascita. Questa situazione ha tirato fuori le carenze di un sistema sanitario ormai devastato. Non bisogna farsi prendere dall’isteria e dalla paura».

Chantal Certan, Alliance Valdôtaine, Stella Alpina, Italia Viva, ha detto «il parto richiede la presenza del padre, che, comunque, vive e ha vissuto quotidianamente con la madre».

In seguito, è stata affrontata la questione della scuola, domandando ai rappresentanti delle liste regionali la loro opinione in merito al distanziamento e all’uso della mascherina negli edifici scolastici.

Chantal Certan ha rimarcato che «Vallée d’Aoste Repart spiega che occorre 1 metro di distanziamento fra la sedia di uno studente e l’altra, la mascherina in classe non è richiesta. Sarà richiesta la mascherina durante gli spostamenti. Quindi, sì al distanziamento se permette agli studenti una scuola in presenza».

Riccardo Taraglio ha spiegato: «conosco la realtà scolastica. Dobbiamo rispettare le regole per trasmettere serietà agli studenti. Questo quando, però, le regole sono basate su evidenze scientifiche. Quindi no al distanziamento e no alle mascherine senza evidenze scientifiche».

Adriana Viérin ha affermato «non abbiamo avuto il tempo di parlare di mascherina a scuola, essendo nati, come lista, il 9 luglio 2020. Io voglio credere che non ci sarà un prossimo lockdown e che ci stiamo ponendo domande inutili».

Carla Pramotton ha dichiarato «questo regolamento mi sembra che sia stato preso di pancia. Come si può rispettare il distanziamento così ristretto a scuola? Mi sembrano decisioni prese da qualcuno che non è mai entrato in una classe. In più, occorrerebbe differenziare le regole a seconda della località dove si trova la scuola».

Marco Malacarne ha sostenuto che «un distanziamento sociale è impraticabile nelle nostre scuole. Occorrerebbe usare gli spazi ampi e areati nelle scuole, igienizzare di frequente gli ambienti. In poche parole, ci sono alternative».

Manuela Nasso ha affermato che «sarà una ripartenza faticosa con novità e regole che devono essere seguite. Ma una ripartenza in presenza. La didattica a distanza non deve ritornare».

Paola Lavoyer ha sostenuto che «ai ragazzi è richiesto di comportarsi in una maniera che prima sarebbe stata considerata patologica. Le norme sono da spiegare ai ragazzi da parte del corpo docenti».

Gianpaolo Fedi ha dichiarato «la scuola è una comunità educante. Queste regole non piacciono a nessuno, e lo dico io che insegno scienze motorie nelle scuole. La scuola, però, deve spiegare agli alunni il motivo di queste norme. Non vogliamo ritornare alla didattica a distanza».

Paolo Sammaritani ha espresso la sua opinione dichiarando «faccio fatica a capire certi tipi di regole stabilite. Le regole dovrebbero essere altre, basate sul buon senso. Comunque, di fronte a evidenze scientifiche, tra distanziamento e didattica, io scelgo la didattica».

Roberto Cognetta ha detto «è una cosa strana. Vedo tutti i giorni gruppi di ragazzi che si abbracciano, giocano insieme senza problemi, in gruppi. Invece, in classe devono essere distanziati. Spesso, le regole sono fatte per accontentare chi governa ed ecco che vengono fuori soluzioni insensate».

Barbara Frigo ha dichiarato «il Covid- 19 ha estremizzato tutti i nostri ambiti. L’importanza della scuola è conosciuta da tutti. La scuola deve ripartire in presenza, nella speranza che queste regole, pian piano, vengano meno».

Infine, l’ultima domanda ha riguardato l’economia, chiedendo l’opinione dei rappresentanti nel caso si ventilasse l’ipotesi di un secondo lockdown.

La prima risposta è stata quella di Paola Lavoyer che ha detto «è improponibile pensare a un secondo lockdown».

Manuela Nasso ha risposto che «da marzo a settembre ci sono state evoluzioni. Quindi, tutto è cambiato e un nuovo lockdown sarebbe quasi inutile. Adesso abbiamo nuove strategie rispetto a marzo 2020».

Gianpaolo Fedi ha affermato «a marzo 2020 la situazione era di emergenza. Adesso le condizioni sono cambiate. Ho la consapevolezza che un nuovo lockdown sarebbe una tragedia che nessuna società si potrebbe permettere».

Riccardo Taraglio ha detto «puntiamo all’indipendenza valdostana che andrebbe a beneficiare alla realtà economica locale».

Roberto Cognetta ha dichiarato «la domanda disegna uno scenario catatrofico. Abbiamo visto che, spesso, i politici promettono e non mantengono. Abbiamo capito che viviamo in una società dove chi lavora nel privato vive alla giornata. Un secondo lockdown spero che non sarebbe accettato dalla Regione».

Barbara Frigo ha affermato «mi auguro che un secondo lockdown non avvenga. Si è trattato di una crisi finanziaria globale. Sono fiduciosa che quest’esperienza di marzo ci abbia insegnato qualcosa».

Chantal Certan ha dichiarato «credo che un lockdown come quello di marzo non si ripeta più. Da un punto di vista economico, le conseguenze che abbiamo visto sono state causate, in parte, da una disorganizzazione».

Carla Pramotton ha affermato «non ci potrà essere un secondo lockdown. Non ce lo possiamo permettere».

Adriana Viérin ha risposto «non credo a un secondo lockdown. A oggi, ci sono ormai le cure e le conoscenze scientifiche per affrontare la situazione diversamente da marzo 2020».

Marco Malacarne ha spiegato che «un secondo lockdown è insostenibile. Non possiamo pensare di lasciare indietro le imprese. Vedremo gli effetti di questo primo lockdown della primavera 2020 già alla fine dell’anno in corso, quando verrà meno il divieto dei licenziamenti».

Paolo Sammaritani ha concluso l’incontro affermando che «la domanda da porsi è se abbiamo imparato qualcosa dal primo lockdown. Io direi che ci ha insegnato tanto, ci ha liberato la mente da tanti preconcetti. Sono stati fatti atti d’imperio non accettabili durante il lockdown primaverile, e lo dico da giurista. Alla luce di tutto ciò ci tengo a sottolineare che La Lega ha propugnato, da subito, l’anno bianco fiscale».

Pubblicato / aggiornato il 10/09/2020 alle 20:45
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Categoria: Politica e Amministrazione / Video