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Venerdì, a Milano, l’interrogatorio di garanzia a Longarini

Venerdì, a Milano, l’interrogatorio di garanzia a Longarini

Pasquale Longarini, procuratore capo facente funzione alla Procura di Aosta, agli arresti domiciliari da lunedì 30 gennaio, sarà ascoltato dal Gip venerdì 3 febbraio, a Milano.

Difeso dall’avvocato Claudio Soro, Longarini è accusato di induzione indebita a dare o promettere utilità.

L’indagine – scaturita da quella torinese sul clan Nirta – è stata condotta dal pm di Milano Roberto Pellicano insieme all’aggiunto Giulia Perrotti, avvalendosi dei militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano. La misura cautelare è stata decisa dal giudice per le indagini preliminari Giusy Barbara.


Oltre a Longarini, è stato posto agli arresti domiciliari Gerardo Cuomo, titolare del Caseificio valdostano, grossista alimentare. Coinvolto nell’indagine anche Sergio Barathier, titolare di gioiellerie e socio dell’hôtel Royal&Golf di Courmayeur. 


La triangolazione si spiegherebbe in questo modo: la Guardia di finanza portato a compimento l’indagine in merito alla vendita di beni di lusso a cittadini cinesi da parte del gioielliere (contestandogli un’importante evasione) e Longarini gli avrebbe fornito rassicurazioni in merito alla sua posizione penale, forse anche consigli sulla condotta da adottare. Lo avrebbe però sollecitato a sottoscrivere un contratto di fornitura con il Caseificio valdostano, struttura dalla quale sarebbe stato visto uscire più volte dai Carabinieri, nel corso dei loro appostamenti. Spesso avrebbe anche caricato della merce a bordo della sua autovettura e, a questi doni, gli inquirenti suppongono siano da aggiungersene altri, se non vere e proprie remunerazioni da parte di Cuomo. In un primo tempo, Barathier avrebbe respinto la proposta per l’onerosità dell’impegno economico (tra i 70 e i 100mila euro) ma in un secondo momento avrebbe accettato. A ciò si aggiunga che Longarini avrebbe avuto quella che lui stesso aveva definito, in una conversazione con un Carabiniere, una “solida amicizia” con l’imprenditore campano. Il colloquio avrebbe avuto luogo per informare il procuratore dei rapporti fra Cuomo e Giuseppe Nirta. Gli inquirenti avrebbero notato che, dopo questa comunicazione, i rapporti fra Cuomo e Nirta, prima a cadenza regolare, si sarebbero improvvisamente interrotti. 


Le indagini proseguono per verificare se il procuratore abbia asservito la propria funzione (per esempio dando suggerimenti su quali comportamenti processuali adottare) anche a favore di altri imprenditori valdostani, sempre in cambio di qualche utilità per sé o per terzi.


La misura cautelare degli arresti domiciliari sarebbe stata giustificata dalla possibilità di reiterare i reati dei quali sono accusati e/o di inquinare le prove. 


Stupore rispetto all’accaduto è stato espresso dal presidente del Tribunale di Aosta, Massimo Scuffi, ma una vera e propria difesa d’ufficio l’ha fatta, su Facebook, l’avvocato penalista Corrado Bellora: “Per cultura, prima ancora che per la professione che svolgo da un quarto di secolo, sono un garantista, e credo nella presunzione di innocenza. Lo sono ancor di più nel caso del dottor Pasquale Longarini, che conosco da 25 anni e ritengo una persona per bene e un grande uomo, oltre che un grandissimo magistrato. È accusato di fatti molto brutti, e sono convinto che riuscirà a dimostrare la sua buona fede, quindi aspetterò lo sviluppo delle indagini e il processo prima di parlare in qualsiasi modo di questa vicenda. Una cosa, però, voglio dirla subito: più brutti, molto più brutti delle accuse che lo riguardano sono i commenti di certi topi di fogna che non aspettavano altro per sfogare le loro frustrazioni. Gli sciacalli si cibano dei morti, le iene attaccano solo animali feriti. Certa gentaglia che, senza nulla conoscere dei fatti, attacca una persona a terra quando non ha mai avuto il coraggio di farlo mentre era in piedi è peggio di questi animali, e mi fa schifo”.

Pubblicato / aggiornato il 31/01/2017 alle 12:00
Categoria: Salute