Big Bang alla Saison culturelle
Dopo Vergine Madre, presentato lo scorso anno, la Saison ospita lo spettacolo Big Bang, che indaga sull’inizio e sulla creazione facendo dialogare il linguaggio della scienza con quello della teologia e quello del teatro. È il secondo capitolo della trilogia della spiritualità messo in scena da Lucilla Giagnoni.
Lucilla Giagnoni racconta l’immenso involucro che ci contiene e gli sforzi compiuti dall’essere umano per dargli una spiegazione e trovargli un senso. Il suo discorso teatrale si snoda su tre elementi: la luce, il buio e il tempo. Ricorda l’infinito buio delle origini e la luce che all’improvviso ha scardinato quella massa scura con i mondi e le galassie che formano il cosmo. L’estesissima materia che fa da faccia visibile all’antimateria è tenuta in equilibrio da leggi che hanno a che fare con l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo. Ed ecco perciò Einstein con la legge della relatività, ecco Planck con la teoria dei quanti. Ed ecco come, in una specie di viaggio a ritroso, dall’infinitamente grande possiamo retrocedere all’infinitamente piccolo, anzi all’impensabilmente piccolo, ossia al nucleo che conteneva tutti i mondi possibili e la cui esplosione consente oggi alla Giagnoni di raccontare queste cose e a noi di ascoltarla. La nascita del cosmo è un enigma dal quale non è possibile evadere. Gli scienziati lo hanno posto al centro dei loro laboratori, ma anche i poeti si sono misurati con la fisicità che scivola nella spiritualità, con le tensioni interiori che rinviano alle tensioni stellari. La Giagnoni crea spazi per Dante e l’ultimo canto del Paradiso e anche per Shakespeare, di cui evoca Amleto con il celebre monologo, Romeo e Giulietta, Macbeth.
Pubblicato / aggiornato
il 25/03/2017 alle 12:00
Categoria:
Salute
