Lettera aperta delle associazioni ambientaliste contro lo sfruttamento delle acque in VdA
La denuncia: l’aumento“irrisorio” della produzione avvenuto negli anni non compensa i danni ambientali provocati dalle piccole centrali. Cinque associazioni scrivono a Presidente della Regione e Ministri dello Stato.
La Regione alla mercé delle lobby dell’idroelettrico. E’ questo il titolo di una lunga lettera inviata al Presidente della Regione Autonoma Valle d’Aosta, Pierluigi Marquis, al Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, al Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, e al Tribunale Superiore Acque Pubbliche, a firma delle associazioni ambientaliste che partecipano all’aggiornamento del Piano di Tutela delle Acque della regione Valle d’Aosta: LegambienteVda, ValleVirtuosa, Attac Vda, Movimento Decrescita Felice Aosta, CAI Valle d’Aosta. Le associazioni denunciano i danni ambientali provocati dalla tante concessioni rilasciate negli ultimi anni in Valle d’Aosta. La lettera parte dal ricorso fatto dalle imprese dell’idroelettrico contro la moratoria alla realizzazione di nuove centrali che la Regione Valle d’Aosta ha introdotto nel dicembre 2016. La richiesta ai massimi vertici della Regione e dello Stato è quello di “voler adeguare il Regio Decreto del 1933, che regola a tutt’oggi i rapporti economici delle amministrazioni con le imprese e le relative sanzioni, alla situazione attuale” e di “voler garantire l’applicazione delle norme europee di tutela delle acque fin da subito, o comunque, prima che la totalità dei torrenti sia completamente compromessa”.
“Ricordiamo che la Valle d’Aosta contribuisce alla produzione nazionale di energia idroelettrica con una produzione media annua di 3.000 milioni di KW, con un totale di 226 impianti di grandi e medie dimensioni, risalenti i più grandi al secolo scorso, (dati PEAR del 2013 oggi ampiamente superati) – Scrivono le associazioni firmatarie – Negli ultimi vent’anni, sotto la spinta degli incentivi alle energie rinnovabili, si sono aggiunte numerosissime centrali piccole e medie il cui apporto alla produzione totale resta però limitato. Nel periodo 2001-2010 le 86 nuove concessioni rilasciate per impianti inferiori ai 1000 KW hanno aumentato la potenza nominale media di soli 11,7 MW a fronte dei 530 MW già installati. L’aumento irrisorio della produzione non compensa i danni ambientali provocati dalle piccole centrali”.
Nel ricorstruire la fotografia valdostana da questo punto di vista l’Associazione ambientale aggiunge: “I danni ambientali sono evidenti in quanto i nuovi impianti riguardano anche i torrenti di maggior pregio e le situazioni geomorfologiche più fragili. La Regione, infatti, non ha provveduto ad individuare le aree non idonee alla realizzazione degli impianti idroelettrici, come suggerito dalla Legge 387 del 2003. Tutti i corsi d’acqua della regione sono stati e sono a tutt’oggi disponibili (fatta salva la moratoria in premessa) ai prelievi di acqua per il loro intero percorso, nonostante ciò sia in contrasto con le norme europee. La Direttiva 2000/60/CE fornisce precise indicazioni sulla tutela delle acque, norme che lo Stato ha iniziato a far rispettare nei fatti, a seguito dell’apertura di una procedura di infrazione da parte della Commissione Europea, solo con i recenti DM n.29 e n. 30 del febbraio 2017 “Linee guida concernenti il calcolo del deflusso ecologico e la valutazione ambientale delle derivazioni idriche” (linee guida che devono ancora essere recepite dalle Autorità di Bacino e dalle Regioni)”.
Diversi gli approfondimenti e le normative che la lettera richiama. Nel raccontare una Valle d’Aosta praticamente occupata da impianti idroelettrici, le associazioni scrivono che “l’unico fiume della regione, la Dora Baltea, e tutti i torrenti sono stati derivati, in parte o completamente, a servizio degli impianti idroelettrici, con un degrado ambientale e paesaggistico molto importante per una regione che basa la sua economia in modo preponderante sul turismo. I torrenti più importanti sono derivati in percentuali che vanno dall’83% al 100% del proprio percorso, come emerso nel procedimento di aggiornamento del Piano Tutela delle Acque (PTA) tuttora in corso e di cui si prevede la conclusione entro la fine dell’anno”.
“Lo stesso Gestore dei Servizi Energetici (GSE) – si legge, tra l’altro – dopo un controllo che ha verificato irregolarità in 10 su 14 impianti visionati, ha voluto recuperare gli incentivi che le imprese avevano introitato illecitamente (più di 10 milioni di euro), prelevando più acqua di quanto concessionato, si è scontrato con gli impresari interessati. Impresari che negli anni hanno accumulato ingenti profitti, grazie agli incentivi, e sovente hanno realizzato degli impianti che senza gli incentivi non avrebbero avuto alcun interesse economico. Profitti finiti nei paradisi fiscali mentre alle popolazioni, deprivate della loro risorsa “acqua”, sono rimaste solo le briciole rappresentate dai canoni”.
Pubblicato / aggiornato
il 02/05/2017 alle 12:00
Categoria:
Salute
