Le regole di Rifondazione comunista per la riforma della legge elettorale regionale
“I criteri cui attenersi per l’ elaborazione di una legge elettorale non possono prescindere dalla forte indicazione popolare venuta dal referndum” scrive il segretario, Francesco Lucat, in una nota stampa. E prosegue: “Abbiamo sostenuto con forza la difesa della Costituzione Repubblicana contro il tentativo di stravolgimento contenuto nella proposta Renzi – Boschi.
Una proposta espressione di un disegno neoautoritario ed accentratore, che avrebbe distrutto la nostra autonomia.
Abbiamo dato voce, in Valle d’ Aosta alle autorevoli indicazioni che ci provenivano dal Comitato per la Democrazia Costituzionale, espressione del miglior costituzionalismo italiano, vero motore della salvaguardia della nostra legge fondamentale.
In linea con le indicazioni del Comitato, riteniamo che i criteri cui attenersi per l’ eleborazione di una legge elettorale siano i seguenti:
a) Rappresentatività delle assemblee elettive, che devono tornare ad essere il centro dell’ elaborazione legislativa e non semplice luogo di ratifica delle proposte di chi governa
b) Uguaglianza e segretezza del voto
c) Rappresentanza paritaria per le cittadine ed i cittadini
Chiediamo quindi:
A) La presenza nel Consiglio Regionale i tutte le liste che raccolgono un consenso significativo
Non si possono escludere dalla assemblea elettiva forze che raccolgono oltre il 3% dei consensi.
Attraverso il doppio sbarramento, il principio della rappresentanza viene compromesso.
B) La rinuncia a premi maggioritari abnormi.
Si tratta di un meccanismo che crea una divaricazione fra la volontà espressa dagli elettori e la composizione del Consiglio.
Col 40% dei voti, come proposto da alcune forze politiche regionali, si avrebbe il 60% della rappresentanza. Un quadro deformato della volontà popolare.
La governabilità deve formarsi all’interno dell’ assemblea elettiva, senza forzature ultrarappresentative.
C) La garanzia del segreto del voto e della rappresentanza paritaria.
Occorre evitare che attraverso il meccanismo delle preferenze sia individuabile il soggetto che ha votato.
Con la doppia preferenza di genere (un uomo e una donna), si soddisfano la segretezza, il principio di parità, la possibilità per elettrici ed elettori di scegliere liberamente i propri rappresentanti. Ricordiamo, a tale proposito, che, ai sensi dell’articolo 51 della Costituzione la Repubblica promuove con apposite norme le pari opportunità nell’accesso alle cariche elettive.
La legge 165/2004, dando attuazione a questo importante principio costituzionale, ha stabilito che le leggi regionali che disciplinano l’elezione dei consigli delle Regioni ordinarie debbano prevedere, oltre ad una garanzia di adeguata presenza delle donne nelle liste (almeno il 40%), la doppia preferenza di genere.
Ci auguriamo che l’autonomia speciale, che ci consente di disciplinare la materia elettorale, eventualmente anche differenziandoci, non sia strumento per restringere, ma semmai per allargare i diritti di accesso alle cariche elettive delle donne. Sarebbe molto grave se ciò non avvenisse.
Sosterremo questi principi in ogni ambito.
Le sosterremo soprattutto come ci ha insegnato l’esperienza del referedum costituzionale, nelle strade e nelle piazze.
Occorre ripristinare la piena credibilità e rappresentatività delle assemblee elettive perché cittadine e cittadini possano tornare ad essere protagonisti del voto ed artefici, con il concorso dei partiti, della scelta delle rappresentanze democratiche, così come richiede il principio fondante della Costituzione: La sovranità appartiene al popolo“.
Pubblicato / aggiornato
il 18/05/2017 alle 12:00
Categoria:
Salute
