Approvata la riforma della legge elettorale regionale e risoluzioni su vaccini, Casino e Cva
La prima proposta, adottata con 33 voti a favore e 2 contrari (M5S), si compone di 24 articoli volti a disciplinare in via sperimentale la procedura di scrutinio centralizzato dei voti per l’elezione del Consiglio regionale della Valle d’Aosta, attraverso l’istituzione di quattro Poli di scrutinio con sede nei comuni di Saint-Pierre per il Polo Alta Valle (che comprende i comuni appartenenti alle Unités des communes valdôtaines Valdigne-Mont-Blanc, Grand-Paradis e Grand-Combin, composto da 19 uffici di scrutinio), di Fénis per il Polo Media Valle (i comuni appartenenti alle Unités Mont-Emilius e Mont-Cervin con 26 uffici di scrutinio), di Verrès per il Polo Bassa Valle (i comuni appartenenti alle Unités Evançon, Mont-Rose e Walser con 16 uffici di scrutinio) e il Polo del Comune di Aosta (con 22 uffici di scrutinio). Sul testo sono stati depositati 5 emendamenti, tutti approvati, dal Presidente della prima Commissione Bertin.
Il Presidente della prima Commissione, Alberto Bertin (ALPE), ha illustrato il provvedimento sottolineando che «l’introduzione dello spoglio centralizzato dei voti mira a impedire la riconoscibilità del voto e quindi un eventuale controllo dello stesso. Si vuole pertanto, in un contesto territoriale come quello valdostano caratterizzato da un numero elevato di realtà comunali di piccole dimensioni, garantire una maggiore efficacia nella segretezza e una più grande libertà di espressione dell’elettore. Lo spoglio centralizzato è un sistema innovativo per l’ordinamento italiano e finora non ancora utilizzato, anche se a livello europeo sono diverse le esperienze intraprese con successo.»
La seconda, approvata con 32 voti a favore e 3 contrari (M5S e Consigliere Padovani del gruppo Misto), introduce in 7 articoli alcune modifiche alla norma regionale n. 3/1993 in materia di premio di maggioranza (sono attribuiti 21 seggi alla lista o al gruppo di liste che abbia conseguito almeno il 42 per cento della somma dei voti validi espressi, eliminando il turno di ballottaggio e introducendo il sistema proporzionale puro se non viene raggiunto il 42 per cento) e di rappresentanza di genere (aumento della soglia minima di rappresentanza di genere per ogni lista di candidati dal 20 al 30 per cento). Sul provvedimento sono stati presentati 10 emendamenti, di cui 1 dei Consiglieri Padovani e Guichardaz (doppia preferenza di genere), 5 dal Consigliere Bertin (preferenza unica), 3 emendamenti con relativi subemendamenti dal Consigliere Padovani (premio di maggioranza e soglia di sbarramento), 1 dei proponenti, unico ad essere stato approvato.
Il testo è stato presentato in Aula dai Consiglieri dell’UVP Nello Fabbri e dell’UV Joël Farcoz.
«La revisione della legge 3/1993 – ha detto Nello Fabbri (UVP) -, con la finalità di ottenere dei risultati che rendano maggiormente stabili i governi regionali, è una necessità condivisa trasversalmente e non più procrastinabile. Infatti, analizzando la situazione che si è creata con le elezioni del 2013 si evince che il risultato di 18 Consiglieri per la maggioranza e 17 per la maggioranza ha portato ad una sostanziale parità che, a sua volta, ha indotto l’Assemblea a cercare maggiore stabilità creando maggioranze post elettorali. In sostanza, un sistema maggioritario che non avendo prodotto un governo stabile si è mutato in sistema di tipo proporzionale. Con questo provvedimento si intende porre rimedio a questa situazione.»
Le Conseiller de l’UV Joël Farcoz a souligné que «la principale nécessité a été celle d’identifier des solutions législatives pour garantir une gouvernabilité : c’est-à-dire de créer les conditions pour que les forces politiques qui gagnent les élections puissent gouverner en évitant l’impasse semblable à celle qui s’est vérifiée lors des élections régionales de 2013. En ce qui concerne la représentativité du genre moins représenté, même si nous avions déjà une loi électorale précurseur par rapport à ce thème, nous avons voulu donner un ultérieur signal en ce sens, en voulant augmenter le quota de 20 à 30 pour cent. Pour ce qui est des préférences nous avons voulu maintenir la situation actuelle, en garantissant aux électeurs la possibilité de choisir en exprimant les trois préférences. Modalité qui, à mon avis, permet ainsi de garantir la représentativité des territoires avec une densité de population inférieure.»
Il Consigliere Farcoz è anche intervenuto sullo spoglio centralizzato: «Premesso che anche nel nostro documento depositato in Commissione vi era la possibilità (anche se non declinata) dello spoglio centralizzato, non appena ci è pervenuta la proposta che determinava le modalità dello spoglio, abbiamo espresso diverse perplessità di carattere tecnico, e non politico, ed è bene sottolineare come tutta una serie di passaggi di carattere organizzativo siano ancora non conclusi perché coinvolgono enti terzi. Da qui i nostri dubbi, che peraltro riprendono quelli delle strutture interne regionali, così come sorgono nel momento in cui si preferisce dividere il territorio valdostano in 4 poli e non in Unités des Communes.»
Si è quindi aperto un ampio e articolato dibattito generale.
Il Capogruppo di EPAV, Mauro Baccega, ha ripercorso il lavoro in Commissione, «in cui, oltre a seguire utilissime audizioni, abbiamo trovato elementi di condivisione volti a modificare al meglio la legge regionale. Rispetto al polo centralizzato segnalo alcune criticità: l’impossibilità di riscontro politico dal lavoro svolto dei Consiglieri; l’organizzazione dei seggi, in particolare il trasporto delle schede; l’allungamento dell’attesa per conoscere l’esito delle votazioni; il rischio di brogli per il passaggio in troppe mani delle schede; l’opportunità di disporre di scrutatori validi. Il nostro voto è comunque favorevole, auspicando un lavoro ancora più attento per mettere a punto una macchina organizzativa che parte già con diverse difficoltà.»
L’Assessore alle opere pubbliche, Stefano Borrello, parlando a nome del suo gruppo Stella Alpina, ha evidenziato che «la forza del dialogo e della convergenza volta a sopperire le criticità che sono emerse dall’applicazione della legge elettorale regionale rappresenta un valore aggiunto per la politica. Un ringraziamento va a tutte le forze politiche e in particolare al Presidente Bertin che ha saputo fare sintesi tra le diverse sensibilità. Abbiamo sottoscritto entrambe le proposte di legge per dare un segnale concreto che mira a risolvere i problemi di governabilità.»
Il Capogruppo del PD-SVdA, Jean-Pierre Guichardaz, ha espresso perplessità in merito «alla composizione liste, al non prevedere la preferenza genere. Troppo bassa, secondo noi, la percentuale del 42% come soglia per il premio di maggioranza perché sfasa la reale espressione del voto. Il sistema dello spoglio centralizzato, al di là delle criticità rilevate, è un buon modo per arginare il rischio del controllo del voto. Voglio comunque sottolineare lo sforzo fatto dalla politica di ragionare sulle regole elettorali, sacrificando dei propri desiderata e peculiarità. Il Presidente della Commissione ha lavorato cercando di mediare le idee di tutti, nell’ottica di giungere ad un testo condiviso. Le leggi elettorali, per definizione, sono in evoluzione, e non vanno escluse ulteriori modifiche una volta entrata in vigore.»
Il Consigliere Andrea Padovani (GM) si è detto «favorevole allo spoglio centralizzato: è un mezzo con cui liberare i valdostani dall’ombra del controllo del voto. Penso che le difficoltà tecniche potranno essere risolte dagli uffici. In merito alle modiche alla legge elettorale, ho espresso voto contrario in Commissione perché ritengo che ci siano troppe lacune e per questo avanzerò alcune proposte.»
Il Consigliere del M5S Roberto Cognetta ha dichiarato: «Siamo il gruppo che non ha partecipato alla stesura dei testi di legge così come non è intervenuto ai lavori di Commissione: siamo contrari al premio di maggioranza a tutti i livelli, mentre siamo a favore del proporzionale, così come non ci piace lo spoglio centralizzato e avremmo voluto una sola preferenza. La legge attuale, secondo noi, andava più che bene, anche se è un po’ troppo elevata la soglia di ingresso, ma con queste modifiche non facciamo altro che ridurre lo spazio per le opposizioni. Il sistema proporzionale è per noi la soluzione migliore: anche se c’è meno governabilità, c’è maggiore dibattito. Il risultato delle elezioni del 2013 ha consegnato un risultato risicato, ma gli allargamenti di maggioranza successivi non hanno garantito una governabilità maggiore, anzi. Forse l’unica cosa buona che sortirà con l’approvazione di questa legge saranno le elezioni anticipate. Di sicuro questa legge non migliorerà la rappresentatività del popolo, così come lo spoglio centralizzato non assicurerà la segretezza del voto. Ben venga l’accordo tra forze politiche di maggioranza, ma i cittadini capiranno che ciò che è stato fatto in quest’Aula non va a loro favore.»
Per la Capogruppo di ALPE, Patrizia Morelli, «in un lasso di tempo così breve, si è fatto quanto si è potuto fare e il risultato ottenuto, anche se di compromesso, adempie a due punti principali: cercare di garantire la governabilità uscendo dal rapporto 17 a 18; assicurare la segretezza e la libertà del voto, trovando la soluzione dello spoglio centralizzato. Peccato si mantengano le tre preferenze. Avremmo auspicato una mediazione sulle due preferenze, anche perché avrebbe consentito di velocizzare lo spoglio dei voti. L’altro tema di questa modifica è quello della rappresentanza di genere: credo che si debba uscire da questa concezione delle percentuali, perché, anche se dall’attuale 20 si passa al 30 per cento, si continua a ghettizzare la presenza delle donne. Noi saremmo per una situazione di parità di candidature nelle liste elettorali ma non condividiamo la doppia preferenza di genere, perché se sono garantite uguali condizioni di partenza, non si può poi limitare la scelta degli elettori. Una soluzione di compromesso, quindi, ma sulla quale voteremo a favore.»
Il Consigliere dell’UV David Follien ha definito questo provvedimento «un passaggio legislativo che determina aspetti migliorativi rispetto alla normativa vigente. E penso ad esempio alla preferenza di genere, al mantenimento della soglia di sbarramento e delle tre preferenze. Il nostro voto di astensione in Commissione sullo spoglio centralizzato non era una bocciatura, ma esprimeva i nostri dubbi, tuttora presenti. Abbiamo voluto ragionare su questo nuovo metodo: i tempi sono stati troppo stretti per un approfondimento ma il nostro voto sarà comunque favorevole.»
Per il Capogruppo del PNV, Antonio Fosson, «questa è una legge di mediazione, portata avanti con tenacia dal Presidente di Commissione Bertin. Le difficoltà in uno spoglio centralizzato esistono, ma vanno affrontate per giungere ad un risultato: scongiurare il pericolo del controllo del voto. È stata una mediazione positiva che consente di superare i problemi della precedente legge. La presenza femminile nelle liste sta ad indicare una giusta attenzione al genere femminile: non è un obbligo, è un minimo, è un atto di rispetto. Disporre di una maggiore governabilità consente un confronto che non può che essere proficuo per la nostra comunità. È molto importante aver condiviso un percorso. Il nostro sostegno va a entrambi i disegni di legge.»
Il Consigliere dell’UVP Nello Fabbri ha aggiunto che «questa legge si rivolge soprattutto alla partecipazione e alla consapevolezza degli elettori, perché è demandata a loro la scelta fondamentale se avere una maggioranza maggioritaria o proporzionale. Quindi è una responsabilizzazione importante. Lo spoglio centralizzato ottiene lo scopo che si prefigge, ossia garantire la libertà di voto, ma è anche un chiaro segnale della vitalità della nostra Autonomia perché abbiamo avuto il coraggio di esercitare la nostra competenza statutaria in materia elettorale introducendo un meccanismo che è una novità assoluta.»
Il Consigliere dell’UV Paolo Contoz ha annunciato il suo voto positivo «anche se non sono totalmente d’accordo – sarebbe stata preferibile una sola preferenza così come non mi piace il meccanismo della rappresentanza di genere – ma non voglio essere io a fermare queste modifiche alla legge elettorale perché credo che siano assolutamente necessarie per garantire la governabilità nella prossima Legislatura. Credo anche nell’importanza di introdurre il limite dei mandati e porterò la questione al prossimo Consiglio.»
Il Consigliere Paolo Cretier (PD-SVdA) ha ricordato di aver partecipato alle riunioni di Commissione «pur non essendone componente, ma ho voluto conoscere tutte le varie opinioni. Non ho riscontrato un accordo preventivo, ma ho trovato una discussione moderata. Giudico la partecipazione ai lavori un atto di democrazia esplicita. Lo spoglio centralizzato è un passaggio epocale in Italia. Pur non avendo firmato l’emendamento, voglio precisare che nel nostro gruppo vi è pieno accordo sulle scelte, che non sono mai improvvisate.»
Il Presidente della prima Commissione, Alberto Bertin (ALPE) ha anche osservato che «la Commissione si è riunita 14 volte in questo breve periodo, visto che avevamo un calendario obbligatoriamente molto ristretto: la natura di legge statutaria ha imposto ritmi elevati che hanno anche condizionato la natura dell’intervento che non poteva che essere limitato visti i tempi per l’approvazione. In questo periodo, tenuto conto della complessità della materia e delle implicazioni collegate, abbiamo richiesto molti approfondimenti e occasioni di confronto per mettere tutti nelle condizioni di fare una scelta consapevole. Abbiamo affrontato con grande attenzione la questione della costituzionalità. La legge elettorale riguarda le regole di tutti: come Presidente della Commissione, per senso delle Istituzioni, mi sono adoperato per non ostacolare e favorire un’ampia convergenza. Questi provvedimenti legislativi verranno provati da una larga maggioranza, è un risultato positivo quando si tratta di regole del gioco, ma sul piano personale e politico non nascondo la mia grande delusione, perché questa riforma interviene soltanto su alcuni aspetti trascurandone altri altrettanto importanti, la questione di genere, ad esempio. In particolare, trovo negativo il mantenimento delle tre preferenze. In questo senso, si è preferito portare avanti un provvedimento al di sotto delle aspettative e della necessità, sempre più evidente, di introdurre cambiamenti strutturali nella selezione del personale politico. Purtroppo altro non si poteva fare: è il triste specchio di questa Legislatura.»
Per il Capogruppo del M5S, Stefano Ferrero, «il clima è surreale, perché ai grandi proclami di condivisione, lo stesso Presidente della Commissione presenta cinque emendamenti di sostanza, tra i quali la preferenza unica. Ben altre cose andavano fatte riguardo alla rappresentatività: il sistema maggioritario schiaccia le minoranze, quindi andare in questa direzione in una regione che ha fatto della tutela della sua minoranza una bandiera, appare paradossale. Si vuole mantenere il club chiuso a quelli che sono già rappresentati in Consiglio, mentre le nuove forze si trovano degli ostacoli insormontabili, come quello della raccolta firme e della soglia di accesso. Questa legge potrebbe essere denominata “eserciti della salvezza” ed è stata confezionata a uso e consumo di chi ha già fatto comitati elettorali, ovvero le coalizioni basate sui numeri e non sui progetti. Insomma, la solita somma di numeri priva di direzione. È un peccato non aver colto questa occasione. Non concordo sull’aver voluto fatto prevalere le logiche di maggioranza a quelle di principio. I comitati elettorali non porteranno al risultato auspicato.»
Il Capogruppo dell’UV Ego Perron ha sostenuto: «La legge elettorale traduce il comune sentire della comunità, in particolare una piccola come quella valdostana. Abbiamo opinioni diverse sullo spoglio centralizzato: non crediamo che l’elettore valdostano non sia stato messo in condizione di esprimere liberamente il voto o che ci sia stato un controllo. Crediamo invece da sempre nella maturità e nella libertà dell’elettore, anche nei piccoli Comuni. Questa proposta di legge nasce già con criticità, a partire dal fatto che non abbiamo riferimenti in Italia. Con lo spoglio centralizzato, priviamo i cittadini di una lettura dei dati Comune per Comune, annacquando tutto in un grande calderone. Garantire il segreto del voto non può coincidere con la non conoscenza dei risultati: suggeriamo di valutare la possibilità di un accorgimento tecnico per conoscere i voti di lista nei vari Comuni. In ogni caso, nel complesso l’Union Valdôtaine vuole dare il suo contributo positivo al dibattito e si riconosce in questi provvedimenti, soprattutto nel correttivo del premio di maggioranza che eviti la situazione 17 a 18, nel principio delle tre preferenze, nell’accrescimento della presenza femminile nelle liste e nella soglia minima per entrare in Consiglio. Non ci sottraiamo a un contributo positivo e condiviso per le regole democratiche, nonostante il permanere di perplessità di tipo tecnico.»
Per il Consigliere del gruppo Misto Elso Gerandin «questo testo di legge è frutto di una maggioranza che ha numeri limitati e con posizioni diverse su questo tema, ma che ha saputo trasformare una debolezza in condivisione. La cosa peggiore per la politica valdostana sarebbe tornare alle elezioni con l’attuale legge elettorale: il teatrino espresso da questo Consiglio in questi quattro anni è stato il peggiore fra tutte le Legislature dal 1949 ad oggi. Avere 21 Consiglieri garantirà una maggiore tranquillità politica sin dall’inizio e responsabilizzerà maggiormente la politica. Anche lo spoglio centralizzato, che è un’esperienza innovativa, è frutto di un compromesso: non avessimo trovato questo meccanismo non avremmo potuto approvare la nuova legge elettorale, ma concordo con il collega Perron sul fatto che perderemo la lettura del voto territoriale. Credo comunque che alla fine tutte queste modifiche siano il male minore, perché con la frammentazione che c’è ora avremmo replicato l’esito elettorale attuale e dobbiamo scongiurarlo.»
Anche il Consigliere Augusto Rollandin (UV) ha rappresentato come lo spoglio centralizzato «sia un unicum, nessuno ne ha esperienza. Concordo sull’esigenza che non si ripetano le situazioni di questa Legislatura, anche se resta un grande punto interrogativo su come riuscire a far mantenere gli impegni assunti con gli elettori mantenendo la presenza nei gruppi in cui sono stati eletti.»
Il Presidente della Regione, Pierluigi Marquis, ha concluso il dibattito generale, evidenziando che «la convergenza politica su questi testi è un’assunzione di responsabilità, perché bisogna impegnarsi sulle regole democratiche alla base della nostra società. La stabilità dipende anche dalla capacità di dare risposte alla coesione sociale ed economica, essendo capaci di affrontare il cambiamento. Stiamo vivendo una fase epocale e dobbiamo interrogarci sul ruolo della politica e sulla funzione di Consigliere di fronte alla comunità che rappresenta. Lo sforzo fatto per garantire la segretezza del voto rappresenta un unicum in tutta Italia: una situazione sfidante che è resa possibile dal nostro Statuto di Autonomia. Cercheremo di vedere con gli uffici se riusciremo ad avere comunque i risultati territoriali al fine di facilitare la lettura dei voti di lista su base comunale. Lo sforzo fatto è di mediazione ed è importante avere la capacità di condividere le medesime preoccupazioni rinunciando a qualche posizione personale per pervenire al miglior risultato possibile contestualizzato in questo momento.»
Il Consiglio Valle ha dibattuto a lungo sulla questione delle vaccinazioni, in particolare sulle misure obbligatorie e sulle sanzioni previste dal decreto legge del 7 giugno scorso del Consiglio dei Ministri.
In merito, l’Aula ha approvato una risoluzione, così come emendata, presentata in Aula dall’Assessore alla sanità, con 31 voti a favore, un voto contrario (M5S) e un’astensione (Assessore Certan).
La risoluzione impegna la Giunta regionale e i Parlamentari valdostani ad attivarsi in sede di conversione in legge del decreto per ridurre significativamente le pesanti misure coercitive quali il divieto di accesso alle scuole di ogni ordine e grado e sanzioni, ed eliminare la misura della sospensione della potestà genitoriale e della segnalazione dell’inadempimento alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni; sensibilizzare il Governo centrale ai fini dell’incremento delle risorse destinate alle attività di informazione e comunicazione finalizzate a promuovere l’aggiornamento dei professionisti sanitari e dei dirigenti e docenti scolastici per la diffusione della cultura della prevenzione vaccinale come scelta consapevole e responsabile dei cittadini; prevedere attività di farmacovigilanza, che vadano oltre quelle routinarie, al fine di monitorare e valutare adeguatamente gli eventuali rischi e informare la popolazione.
È stata invece respinta con 31 astensioni e 2 voti a favore (M5S e Assessore Certan) la mozione presentata dal Movimento 5 Stelle, volta a stralciare e non applicare le misure previste dal decreto e a riportare il numero delle vaccinazioni obbligatorie allo status precedente.
La discussione era iniziata proprio con l’illustrazione della mozione da parte del Consigliere Roberto Cognetta, che, ricordando come le vaccinazioni obbligatorie in Italia siano 12, ha effettuato un confronto con altri Paesi: «Nessuna vaccinazione in Austria, Germania, Danimarca, Estonia, Cipro, Finlandia, Irlanda, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Spagna, Svezia, Gran Bretagna, come pure in Norvegia e Islanda; 3 vaccinazioni obbligatorie in Francia, Portogallo e Grecia; 1 vaccinazione obbligatoria in Belgio. A fronte di un’adeguata campagna di sensibilizzazione, i genitori devono essere liberi di scegliere.»
Dopo una sospensione dei lavori, l’Assessore alla sanità e politiche sociali, Luigi Bertschy, ha depositato una risoluzione che «è stata valutata con gli altri gruppi e tiene conto di una sintesi che è scaturita dal confronto e aperta agli emendamenti dell’Aula. Con questo testo si punta sulla riduzione delle pesanti misure coercitive del decreto legge, quali il divieto di accesso alle scuole, e sull’incremento delle risorse destinate alla diffusione della cultura della prevenzione vaccinale.»
Il Consigliere del M5S Cognetta è intervenuto per sostenere che «la risoluzione proposta dall’Assessore non ci trova d’accordo né negli impegni né nelle premesse. Riteniamo che non sia sufficiente parlare di riduzione delle misure coercitive o di sensibilizzazione del Governo centrale per l’aumento delle attività di comunicazione.»
Il Capogruppo del PD-SVdA Jean-Pierre Guichardaz ha affermato: «Mi sono sempre affidato ai medici, anche conscio degli effetti dei vaccini. Non penso che lo Stato voglia mettere in piedi un trattamento sanitario obbligatorio di massa a discapito della comunità; non credo ci sia un disegno di sperimentazione sui nostri figli da parte di un regista occulto e crudele. Non posso credere che lo Stato (inteso come sistema, non solo la parte politica) voglia danneggiare il suo bene più prezioso: i cittadini. Non sono d’accordo con i ‘paladini a prescindere’, col cavalcare politicamente e ideologicamente un argomento come questo. Con riferimento alle dichiarazioni dell’Assessore Certan, ricordo che la sperimentazione nazista sulle cavie umane testava gli effetti tossici dei medicinali, non voleva salvare vite umane. Si deve piuttosto aprire un serio ragionamento sull’utilità o meno delle misure coercitive, sulla necessità di una maggiore informazione. Sarebbe ingiusto definire inefficace una campagna vaccinale dagli acclarati risultati positivi. La risoluzione dell’Assessore Bertschy va nella direzione giusta.»
Il Consigliere dell’UVP Nello Fabbri ha parlato di «un decreto molto forte, ma che ha dovuto affrontare una situazione difficile che si andava via via aggravando. I decrementi delle vaccinazioni ci fanno allontanare pesantemente dalle indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, il cui scopo è quello di preservare la salute della popolazione mondiale. Questa situazione ha richiesto una presa di posizione drastica da parte del Governo, che può risultare eccessiva nelle sue sanzioni. Con questa risoluzione vogliamo intervenire nell’approccio, che consideriamo esageratamente coercitivo. La via maestra è quella dell’informazione, che deve essere veritiera, non preconcetta e non pregiudiziale: è per questo che chiediamo ai nostri Parlamentari di insistere su questo punto, perché è la base essenziale per evitare il regime sanzionatorio che è stato proposto così duramente dal decreto. La libertà dell’individuo comincia dove finisce quella degli altri: ci sono soggetti deboli che devono essere protetti dalle recrudescenze di malattie sempre più gravi. Quando tutti saranno coscienti delle opportunità delle vaccinazioni, cadranno tutti i dubbi e le incertezze perché ciascuno sarà in grado di stabilire quello che i vaccini possono dare in termini di salute alla popolazione. Il rischio sanitario è inevitabile e non si possono escludere totalmente i rischi collaterali, ma la bilancia fra le opportunità e i rischi è a favore delle opportunità.»
Il Capogruppo dell’UV Ego Perron ha affermato: «Non ci riconosciamo nella mozione del M5S perché non siamo d’accordo di ridurre il numero dei vaccini obbligatori, mentre ci ritroviamo nella proposta di risoluzione dell’Assessore alla sanità. È necessario adoperarsi per ridurre le pesanti misure coercitive. Nelle scorse settimane ci ha molto stupito l’atteggiamento dell’Assessore Certan che, grazie alle sue affermazioni su questa materia, ha regalato alla Valle d’Aosta un’immagine vergognosa a livello nazionale. Il Governo centrale va sensibilizzato alla promozione dell’aggiornamento dei professionisti sanitari ma anche dei dirigenti scolastici. Siamo altresì d’accordo sull’impegno alla farmacovigilanza al fine di informare maggiormente la popolazione.»
Per il Consigliere del gruppo Misto Elso Gerandin, «quando si cerca di imporre e di sanzionare senza spiegare è difficile trovare una sintesi. Non me la sento di dire chi ha torto e chi ha ragione, anche se molto probabilmente i vaccini sono il bene del futuro. Così come la strada dei vaccini è stata la via giusta perché ha contribuito a preservare la vita della popolazione. Rispetto alla risoluzione, propongo un emendamento al primo punto dell’impegnativa riguardante la patria potestà: mi sembra eccessivo che venga tolta a chi non fa vaccinare i propri figli.»
Per la Capogruppo di ALPE Patrizia Morelli, «la questione dei vaccini è difficilmente inquadrabile in una visione politica e partitica: ognuno di noi ha la propria posizione. Io sono favorevole ai vaccini e l’ho detto più volte. Oggi, dobbiamo pronunciarci ma questa non è una questione di maggioranza né di minoranza, sarebbe pretestuoso interpretarla in questo modo. Non entro nel merito della questione scientifica, ma posso pronunciarmi sulla questione delle pesanti misure coercitive che sono contenute nel decreto: quindi, rispetto al testo presentato dall’Assessore Bertschy, chiederei la revoca e non la semplice riduzione delle misure.»
Il Capogruppo del PNV Antonio Fosson: «I vaccini sono stati una conquista mondiale, ci danno la possibilità di sconfiggere alcune malattie. I vaccini di oggi sono molto più sicuri e l’informazione resta determinante. Ho sempre ritenuto giusto dare la libera scelta per i vaccini, ma soltanto perché mi sembrava impossibile che, in base alle risultanze scientifiche, ci si rifiutasse di vaccinarsi. Non è possibile che tutta la comunità medica e scientifica sia stata comprata dalle case farmaceutiche. L’obbligo dei vaccini corrisponde ad un fallimento delle campagne di informazione e, per come stanno le cose, va introdotto. Il diritto alla salute è superiore e va salvaguardato. Concordo anch’io sul fatto che le misure coercitive sono esagerate.»
In sede di dichiarazione di voto, l’Assessore all’istruzione e cultura, Chantal Certan, ha detto che «questa vicenda ha evidenziato in modo chiaro quanta distanza ci sia tra i cittadini e la politica. Questa è una questione morale ancora prima che politica: non sono contro i vaccini e ho votato in Giunta il Piano vaccinale che ampliava l’offerta da quattro a dodici vaccini, ma che rimaneva facoltativo. Però i principi costituzionali degli articoli 32 e 34 devono essere salvaguardati: questo decreto, basato su questi presupposti di coercizione, non li preserva. “La scuola è aperta a tutti”, mentre il decreto entra a gamba tesa impedendo questo diritto; nessuno può essere obbligato ad un trattamento sanitario, “la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”, ma questo decreto lo impone. Stanno emergendo diversi aspetti che secondo me non sono né secondari né da sottovalutare: fino ad ora non c’è stato nessun confronto con le Regioni quanto all’applicabilità del decreto nelle scuole, ma un’imposizione che ricade direttamente sui Dirigenti scolastici e sulle famiglie. Quanto proposto dall’Assessore Bertschy, che riprende in parte alcune considerazioni del Comitato, mi vedrebbe d’accordo, ma vorrei che fosse chiesto all’unanimità dalla nostra Regione non di ridurre, ma di revocare le misure coercitive. Auspico che in sede di revisione del decreto, il Parlamento sappia essere autorevole, ma non autoritario, su questa tematica, non imponendo un obbligo, ma facendo una giusta informazione, equa e super partes. Permettere la libera scelta dei genitori, con il supporto dei medici, è il miglior impegno di fiducia che lo Stato può avere nei confronti dei cittadini.»
Il Consigliere Cognetta ha replicato: «È fondamentale la differenza tra uno Stato autorevole e uno autoritario come il nostro. Su questioni dirimenti in Italia non si riesce mai a normare. Invece noi vogliamo dare un segnale di maturità, ma approvando la risoluzione proposta dal Governo regionale la maggioranza si è omologata. Ribadisco che staremo fermi sulla nostra mozione e esprimo l’invito a riflettere, per portare la nostra Regione ai livelli dell’Europa.»
Il Presidente della Regione, Pierluigi Marquis, ha infine parlato di sensibilità diverse: «I vaccini hanno avuto un compito importante e lo Stato si è preoccupato di cercare di dare le garanzie di copertura vaccinale alla comunità. Dare una copertura obbligatoria però è una sconfitta politica: significa non essere riusciti a far passare un messaggio. Per noi ridurre le sanzioni vuol dire ridurle significativamente, perché siamo convinti dell’importanza della sensibilizzazione e dell’informazione. Il nostro impegno sarà totale nel portare la voce della piccola Valle d’Aosta sui tavoli competenti a livello nazionale.»
Il Consiglio Valle ha discusso due risoluzioni depositate in Aula riguardante la procedura di licenziamento collettivo per 221 dipendenti della Casa da gioco di Saint-Vincent.
Il primo testo, presentato dalle forze di maggioranza, è stato approvato con 18 voti a favore e 15 contrari, e impegna la Giunta «a dare indicazioni alla società, in persona dell’Amministratore unico, di superare la procedura di mobilità ex lege 223/1991, previo accordo sindacale validato da referendum che, sviluppando e modificando l’accordo del 27 ottobre 2015, in conformità con i principi del Piano di ristrutturazione, garantisca l’attuazione del Piano stesso e quindi il raggiungimento degli obiettivi di equilibrio di bilancio nei tempi previsti.»
La seconda iniziativa, proposta dai gruppi UV, EPAV, PD-SVdA, è stata respinta con 18 voti di astensione e 15 a favore e chiedeva all’Assessore competente di proporre l’immediata sospensione della procedura di licenziamento collettivo di cui alla legge 223/1991, la cui fase amministrativa scadrà il 30 giugno 2017.
L’iniziativa dell’opposizione è stata illustrata all’Aula dal Consigliere dell’UV Luca Bianchi: «Dopo l’incontro in quarta Commissione consiliare con i Sindacati di categoria della Casinò spa, i quali hanno converso sull’urgenza di sospendere la procedura di attivazione della legge 223/1991, riteniamo più che mai necessario accettare la richiesta di ritirare la procedura di licenziamento collettivo per 221 dipendenti, la cui fase amministrativa scadrà il 30 giugno 2017, al fine di poter continuare una trattativa sindacale paritaria e non vincolata su tematiche già presenti e conseguenti all’accordo dell’ottobre 2015.»
L’Assessore al bilancio e società partecipate, Albert Chatrian, ha presentato la risoluzione depositata dalla maggioranza: «La situazione che abbiamo trovato è peggio di quella che avremmo mai potuto immaginare, è drammatica, e raccontare bugie non serve né all’azienda, né al personale, né a tutti i valdostani. Oggi, c’è stata un’apertura: parlando all’azienda e alle forze sindacali abbiamo chiesto di prendere i punti meritevoli dell’accordo del 2015 e di integrarli e implementarli. L’obiettivo dell’accordo è quella di non mandare a casa nessuno, ma di riparametrare i costi del personale, che sia graduato sulle posizioni, chiedendo di più a chi guadagna di più. Credo che ci siano le condizioni per trovare una sintesi. Mettere la polvere sotto il tappeto, lasciando tutto così com’è sarebbe irresponsabile nei confronti dei lavoratori. I costi sono ormai insostenibili: occorre calmierare i costi e invertire la rotta dei ricavi.»
Il Capogruppo del PD-SVdA, Jean-Pierre Guichardaz, ha evidenziato: «Non possiamo continuare coi ricatti e con le spade di Damocle. La maggioranza, per incapacità, chiede ai Sindacati di fare il kapò e la risoluzione che ci ha presentato è una commedia dell’assurdo. Che cosa ha fatto in questi mesi l’Amministratore unico? I risultati sono disastrosi e la colpa viene addossata ai Sindacati per non aver formato l’accordo per il personale. Invece bisogna dare indicazioni all’Amministratore unico di mettere in piedi un’azione di marketing e di far ripartire una macchina che potenzialmente ha un ottimo funzionamento. Vi limitate invece ad un’azione tattica per coprire le incapacità dei professionisti incaricati. Se oggi c’è della polvere sotto i tappeti è dell’attuale maggioranza, che invece cerca di scaricare le responsabilità su tutti fuorché su se stessa.»
Il Consigliere dell’UV Aurelio Marguerettaz ha definito l’impegno dell’Assessore Chatrian «nullo, rispetto alle richieste dei Sindacati. Il Piano industriale è acqua fresca, non ci porta al rilancio del Casinò, ma taglia con il machete gli stipendi del personale. La nostra risoluzione chiede una modifica dell’atteggiamento di totale chiusura dell’Amministratore unico, forse più abituato alle pubbliche relazioni piuttosto che alla gestione di una Casa da gioco. I rappresentanti sindacali non hanno escluso altri sacrifici, ma hanno chiesto di non dover lavorare sotto ricatto. L’impegno dell’Assessore non cambia una virgola, mentre la nostra risoluzione è un atto di fiducia nei confronti dei lavoratori che non sono degli irresponsabili. Veniamo loro incontro anche dal punto di vista umano.»
Il Consigliere del M5S Roberto Cognetta ha citato un’intervista al consulente del Casinò Paolo Giovannini «che lamenta la non condivisione nelle decisioni in merito alla gestione. Il suo messaggio mi sembra chiaro: chi deve gestire in questo momento non lo sta facendo nel modo giusto e ci stiamo avvitando sempre più. Al di là delle risoluzioni tecniche, ormai i tempi sono oltre le discussioni. Se la 223 andrà avanti, a fine mese cosa succederà? Bisogna agire e in fretta.»
Per il Capogruppo dell’EPAV Mauro Baccega, «l’Assessore ha fallito pesantemente su questo dossier, mettendo insieme una squadra che non si parla, che non interagisce, ma che ci ha detto di avere in mano una Ferrari e un gioiello da valorizzare. Ma questo non è stato fatto. L’assessore dia mandato di sospendere la procedura di mobilità.»
L’Assessore Chatrian ha replicato, dichiarando: «In questi tre mesi: abbiamo approvato un Piano industriale che consente di fare lo stato dell’arte di una società che è ancora importante ma che deve essere gestita in maniera diversa e seriamente; abbiamo approvato un disegno di legge a supporto del Piano. Prendo le distanze dal qualunquismo e dalla superficialità di chi mette sul piatto dati errati. Il secondo trimestre, che si sta chiudendo, non perde come il primo rispetto al 2016, con timidi segnali di ripresa, ma dobbiamo coprire in questo momento i costi. Da parte di tanti lavoratori c’è la voglia di riscattarsi, di guardare avanti perché in questi anni erano stati messi all’angolo senza stimoli e senza meritocrazia. Ci vorrà un po’ di tempo per creare le nuove condizioni, ma il tassello del 30 giugno è importante e abbiamo dato mandato all’Amministratore unico di proporre diverse soluzioni che i Sindacati stanno vagliando per cercare di arrivare ad una sintesi. Sintesi che non sarà né semplice né facile e che dovrà essere avallata da un referendum all’interno del Casinò. Il nostro obiettivo è quello di rilanciare un’azienda che ha grandi possibilità.»
In sede di replica, il Consigliere Augusto Rollandin ha affermato: «Ci è stato impedito di dare un finanziamento alla Casa da gioco e oggi la nuova maggioranza non sa come risolvere la problematica. Quelle risorse non sarebbero state buttate, ma sarebbero servite a reggere la situazione. Sospendere la legge 223 è una sfida. Col rifiuto del buon senso andate incontro ad amare sorprese che ricadranno interamente sui lavoratori.»
In chiusura di lavori, il Consiglio Valle ha approvato all’unanimità una risoluzione in merito alla quotazione in borsa della società Compagnia Valdostana delle Acque, prevista con la legge di stabilità regionale 2017-2019.
Il testo, depositato in Aula dai Consiglieri del gruppo Misto Gerandin e Padovani e dal Consigliere di ALPE Bertin, impegna il Governo regionale ad attivarsi nel più breve tempo possibile affinché si acquisiscano il Piano strategico e il Piano industriale al fine di avere gli elementi necessari per valutare le eventuali ricadute positive derivanti dal processo di quotazione, la percentuale di quotazione, le possibilità di crescita di CVA spa dopo la sua quotazione in borsa e l’utilizzo delle risorse economiche derivanti da utilizzare in conto investimenti e per un piano di effettivo rilancio e crescita della Regione; a dare necessarie indicazioni affinché la società non provveda nel frattempo all’assegnazione di ulteriori incarichi a consulenti, provider, advisor, coordinator o società e ad atti che comportino al processo di quotazione, in attesa delle valutazioni economiche, di opportunità e politiche da parte del socio di proprietà; ad attivarsi affinché dopo l’acquisizione del Piano strategico e del Piano industriale sia data ampia informazione e illustrazione ai valdostani, oggettiva e anche da soggetti terzi, sulla bontà o meno dell’operazione e tutto ciò prima di una decisione politica definitiva, capire se ci sia interesse da parte dei valdostani a riservare una quota all’azionariato piccolo (Retail), il tutto verificando la trasparenza del percorso intrapreso sinora.
I lavori dell’Assemblea sono terminati. Il Consiglio tornerà a riunirsi giovedì 13 e venerdì 14 luglio, alle ore 9.
Pubblicato / aggiornato
il 22/06/2017 alle 12:00
Categoria:
Salute
