Seconda edizione di Ritorno a Oropa
I Piemontesi nel Mondo tornano a Oropa con i loro racconti,le memorie e le speranze.
La seconda edizione della manifestazione dedicata agli italiani all’estero ritorna al Santuario di Oropa (Biella) dal 14 al 16 luglio.
Nell’anno del Giubileo, l’evento “Ritorno a Oropa” è stato l’occasione per molti piemontesi all’estero di intraprendere un “cammino di ritorno” per riscoprire le proprie origini e per rivivere i sapori e le tradizioni della terra natia. La prima edizione dell’iniziativa, avviata con la lettera beneaugurale di Papa Francesco, piemontese d’origine, ha dato spazio alle tante voci di corregionali che hanno partecipato all’incontro e agli studiosi esperti di emigrazione, ed è stata l’occasione per condividere racconti e aneddoti con chi ha lasciato l’Italia alla ricerca di un futuro migliore. Proprio le testimonianze di vita dei giovani che hanno scelto di emigrare per seguire il sogno di avere un lavoro rapportato ai loro studi e alle loro capacità, hanno suggerito il filone da sviluppare nella seconda edizione del 2017.
Come ha sottolineato il presidente della Regione Piemonte nel suo intervento durante il convegno del 2016 “l’emigrazione costituisce un importante fenomeno di cambiamento sociale” che ha coinvolto non solo numerose generazioni di piemontesi che emigrarono sin dal 1800, ma che è diventato nuovamente di grande attualità, come ha ribadito il “Rapporto Migrantes 2016”. Nell’ultimo anno sono più di 100 mila gli italiani che hanno scelto di vivere all’estero, e sono soprattutto giovani preparati, intraprendenti, desiderosi di abbracciare nuove opportunità, di conoscere diverse culture, di arricchire il loro bagaglio di esperienze e di costruire nuove relazioni. Le caratteristiche dei nuovi fenomeni migratori che coinvolgono i millennials e non solo hanno suggerito il tema del convegno: “Migrare nel XXI secolo, partire o viaggiare?”
Venerdì 14 luglio si farà un tuffo nel passato, con racconti dall’archivio del Santuario di Oropa e pièce tratte dallo spettacolo teatrale “Un aeroplano a vela”, a cura del Teatro Stabile di Biella.
Il racconto si snoda tra le vicende degli italiani che agli inizi del Novecento partivano per le Americhe su navi-carcasse, per scrollarsi di dosso la fame e la miseria. Racconta il regista, Renato Iannì “Li incontriamo tra i tralicci dei grattacieli in costruzione a New York, nei bordelli, nei manicomi che il governo americano teneva nascosti dall’opinione pubblica, nelle fabbriche dove le operaie lavoravano prive di qualsiasi sicurezza, nelle case in cui ricamando e stirando, le donne parlavano di pane fatto in casa e di caffè, nelle piccole e grandi storie di tutti giorni”. E’ uno spettacolo che, attraverso la nostra storia, ci riporta all’attualità. “Un aeroplano a vela” riprende il titolo di una canzone di Gianmaria Testa, cantautore delle Langhe scomparso nel 2016 che ha sviluppato nell’album “Da questa parte del mare” il tema delle migrazioni moderne, e dà il nome all’ultimo spettacolo del Teatro Stabile di Biella.
Sabato 15 luglio gli approfondimenti si avvarranno dell’apporto di docenti e di studiosi che analizzeranno le sfaccettature dell’emigrazione di ieri e di oggi. Saranno coinvolti nel dibattito imprenditori piemontesi che sono ambasciatori delle eccellenze piemontesi all’estero, studiosi di cultura e di linguistica, figli di migranti cresciuti in bilico tra culture diverse, giovani che interverranno in conference call per portare la propria testimonianza di italiani all’estero.
Verrà inoltre presentata la mostra a cura di Giancarlo Libert “L’emigrazione piemontese nel mondo”. Furono oltre due milioni i Piemontesi che lasciarono la loro terra tra il 1876 e il 1925. I piemontesi si imbarcavano nei porti di Genova e Marsiglia dirigendosi verso l’Argentina, il Brasile e l’Australia; il viaggio durava circa 30 giorni; chi arrivava a Buenos Aires era accolto all’Hotel des Immigrantes, e di lì dopo alcuni giorni riprendeva il suo viaggio verso Santa Fe, Cordoba o Mendoza. Chi si recava negli Stati Uniti era accolto ad Ellis Island e dopo la quarantena si dirigeva verso New York, Boston o la California, oggi terra di vigneti. Alcuni piemontesi fondarono città e industrie, come Gallopolis, sorta intorno allo stabilimento Manifattura di San Pedro, fondato da Ercole Gallo di Crocemosso (BI). Questa e altre storie sono raccontate all’interno della mostra che sarà aperta fino al 23 luglio.
La serata si chiuderà con il concerto di cori piemontesi “Piemonte in…canto” nella Basilica Antica, con la partecipazione della Corale Sanstefanese di santo Stefano Roero (CN) e il Coro VocIMundi, di Rivalta (TO).
Domenica 16 luglio, dopo la S. Messa, su richiesta, saranno organizzate visite culturali in località diverse del Piemonte con una particolare agli Ecomusei che si sono occupati di emigrazione.
Grazie alla collaborazione dell’Associazione Famija Turineisa, interverranno “Gianduja e Giacometta” e gruppi folkloristici, come il Coro Alpino “Il Quadrifoglio” di Borgo d’Ale e le Gruppo folkloristico Città di Torino.
L’evento di Oropa sarà non solo l’occasione per riscoprire i luoghi e i sapori di casa, ma anche per raccontare e per raccontarsi: testimonianze che porteranno i partecipanti e gli studiosi che interverranno a ricordare il tempo in cui il Piemonte era il punto di partenza di chi cercava fortuna altrove. Emigrati di ieri e di oggi potranno confrontarsi sulle diverse prospettive e necessità che li hanno portati a lasciare le proprie case per compiere una scelta di vita in grado di cambiare il proprio destino.
Pubblicato / aggiornato
il 10/07/2017 alle 12:00
Categoria:
Religione
