I lavori del Consiglio Valle nella mattinata del 13 luglio
L’avvio della procedura per la nomina di una nuova Commissione giudicatrice per l’affidamento della progettazione esecutiva e dei lavori di costruzione della scuola polmone di Tzamberlet ad Aosta è stato l’argomento dell’interrogazione a risposta immediata presentata dal gruppo Edelweiss Popolare Autonomista Valdostano. Spiegato che «la sentenza del Tribunale Amministrativo della Valle d’Aosta ha annullato l’aggiudicazione definitiva della progettazione e della realizzazione della scuola polmone di Tzamberlet, in quanto la Commissione giudicatrice sembrerebbe aver contravvenuto al principio dell’integrità del Collegio giudicante, avendo svolto alcune riunioni di verifica dei progetti senza la presenza di tutti i componenti», il Capogruppo Mauro Baccega ha voluto sapere «se sia già stato dato mandato per l’avvio della procedura di nomina di una nuova Commissione, come sancito dal TAR e visto che il referendum promosso al Comune di Aosta non è stato reso ammissibile e considerata l’importanza che riveste tale progetto.»
L’Assessore alle opere pubbliche, Stefano Borrello, ha risposto che «essendo la pronuncia del TAR ad oggi esecutiva, la Stazione appaltante è tenuta ad adottare gli atti necessari al rinnovo della procedura di valutazione delle offerte tecniche, previa nomina di una Commissione giudicatrice in diversa composizione. Il Responsabile Unico del procedimento e il Dirigente della Struttura opere edili hanno inoltrato richiesta alla Stazione unica appaltante affinché procedesse all’individuazione dei membri della nuova Commissione di gara.» Il Capogruppo dell’EPAV, Mauro Baccega, ha preso atto che «il percorso a suo tempo individuato prosegue» e si è detto soddisfatto «perché c’è la volontà politica di portare a termine la realizzazione della scuola polmone.»
Il Consigliere Roberto Cognetta del Movimento 5 Stelle, con un’interrogazione a risposta immediata, è tornato a parlare del materiale rinvenuto all’interno della scrivania nell’ufficio del Presidente della Regione e sui cui sono in corso le indagini da parte della Magistratura. «Mi chiedo se i documenti nella famigerata scrivania – ha evidenziato il Consigliere Roberto Cognetta – siano collegati a lavori o servizi da fare o fatti dall’Amministrazione regionale o da una società partecipata o controllata, oppure ancora se riguardino altre questioni come la quotazione di CVA o la possibile gestione privata della Casa da gioco.»
Il Presidente della Regione, Pierluigi Marquis, ha risposto: «Non posso esaudire questa richiesta per mantenere il necessario riserbo legato alle indagini.»
Il Consigliere Cognetta, nella replica, ha commentato: «Non mi aspettavo altro, anche alla luce del dibattito appena concluso. Se non ricordo male, c’è stato un generale che si è occupato della sicurezza degli uffici della Presidenza e più in generale di Palazzo regionale: se c’è stata una falla cosi grande, sarebbe il caso di richiamare questa persona per farci dare, magari in Commissione, le spiegazioni opportune.»
La situazione finanziaria e gestionale della Casa da gioco di Saint-Vincent è stata al centro di un’interrogazione posta dal Movimento 5 Stelle. L’iniziativa era volta a conoscere l’ammontare dei crediti verso giocatori al momento dell’insediamento dell’amministratore Scordato e l’importo di quelli odierni, nonché eventuali svalutazioni in bilancio, oltre che la politica e l’ammontare per il 2016 delle spese per soggiorni, pasti e altri bonus a favore dei clienti della Casa da gioco.
L’Assessore alle società partecipate, Albert Chatrian, nella risposta, ha riferito: «I crediti verso giocatori maturati nel periodo 1° gennaio 2000 sino al 1° agosto 2015 ammontano a 8 milioni 869 mila euro, mentre i crediti al 4 luglio 2017 ammontano a 7 milioni 499 mila euro. Riguardo all’ospitalità, omaggi e spese di viaggio dei clienti, il totale ammonta a 6 milioni 146 mila euro, fra i quali 3 milioni 390 mila in hôtel, 1 milione 697 mila al bar e ristorante del Resort. Dai bilanci aziendali risulta che al 31 dicembre 2015 l’importo dei crediti verso clienti risulta pari a 8 milioni 238 mila euro, di cui 1 milione 303 mila valutati nell’anno 2015, mentre al 31 dicembre 2016, l’importo è di 8 milioni 742 mila euro, di cui 1 milione 165 mila svalutati nel 2016.»
In merito alla politica nei confronti dei debitori, l’Assessore ha evidenziato che «la Casa da gioco ha due compiti: recuperare il credito vantato e, qualora si abbiano delle evidenze (ad esempio il cliente frequenta altri casinò), mantenere il rapporto perché continui a giocare presso le nostre strutture. Dal 2003 ad oggi sono stati cambiati più di 1 miliardo di euro di assegni. La prassi prevede che il cliente debitore all’ingresso al casinò versi quanto dovuto o, se in accordo con la direzione, versi un acconto a scomputo del debito. Il cliente, quindi, una volta entrato, può giocare in relazione alla sua possibilità economica. L’ospitalità, in questi casi, è commisurata alla sua potenzialità di gioco, monitorata dal personale di sala, rappresentando, come sempre, il criterio di riferimento per offrire benefit. In tal senso le liste dei clienti profilati sono costantemente revisionate alla luce dei volumi di gioco che detti clienti evidenziano e, ovviamente, sono conseguentemente riviste le agevolazioni di cui i clienti fruiscono.» «L’azienda – ha concluso l’Assessore Chatrian – in virtù degli elementi sopra citati, sta rivedendo i profili dei giocatori debitori.»
Nella replica, il Capogruppo Stefano Ferrero ha osservato: «Sappiamo che ci sono 7,5 milioni di crediti inesigibili; ci sono poi altri 6 milioni di regali e bonus che vengono erogati: la somma di queste cifre arriva quasi al totale della riduzione degli stipendi che è stata richiesta al personale. Sarebbe il momento di azzerare il tutto e verificare quali sono i clienti che ricevono queste regalie, se hanno precedenti penali o meno. È grave che le persone che vantano grossi crediti nei confronti della Casa da gioco continuino a usufruire di benefits. Si cambiano amministratori, ma le ricette sono sempre le stesse. È inutile cercare la società di revisione anglosassone: la casalinga di Voghera riuscirebbe a fare una gestione più oculata delle entrate del Casinò.»
Con un’interrogazione, il gruppo Partito Democratico-Sinistra VdA ha chiesto informazioni sull’innalzamento dei livelli di cadmio nell’aria nella città di Aosta tra febbraio e luglio 2016 di oltre il 200 per cento. In particolare, i Consiglieri hanno voluto avere conferma di quanto dichiarato da un tecnico dell’ARPA «che avrebbe ipotizzato che tale innalzamento, oltre a un aumento del livello di cromo nell’aria del capoluogo, sia da imputare con buona probabilità all’influenza dell’acciaieria» e se la mutata qualità dell’aria possa determinare effetti sulla salute umana e animale. Hanno poi chiesto quali provvedimenti siano stati assunti per arginare il problema e se l’ARPA abbia provveduto a denunciare l’accaduto agli organi competenti o se tale incombenza sia stata delegata al movimento politico Area Civica-PNV, viste le recenti dichiarazioni del Coordinatore La Torre.
L’Assessore alle attività produttive e ambiente, Fabrizio Roscio, ha riferito: «La gestione della qualità dell’aria è disciplinata dal decreto legislativo n. 155/2010 che riguarda le concentrazioni di inquinanti in aria, invece per le deposizioni atmosferiche non sono previsti valori di riferimento. La rete valdostana di misura ha un livello di qualità talmente alto per cui la Valle d’Aosta è all’avanguardia anche a livello nazionale, misurando quantità che in altre regioni non sono rilevate. C’è stato effettivamente un picco anomalo di 2.8 (una settimana nel periodo marzo-giugno 2016) di cadmio nella stazione industriale della Pepinière, mentre nelle altre stazioni urbane il limite di 2 non è mai stato superato, arrivando in media allo 0.6. Il picco ha riguardato le deposizioni ed è rapidamente rientrato nella normalità (collocandosi a circa un decimo al di sotto del limite); ribadisco che a questo riguardo non sono stati fissati valori normativi, ogni Stato ha individuato una soglia indicativa. Il cadmio è un elemento indesiderato, non fa parte del ciclo produttivo: questo comunque ci spinge a lavorare affinché situazioni del genere non si ripresentino più.»
«Nel 2016, le concentrazioni medie di PM10 sono state al di sotto la media per tutto l’anno nell’aria industriale – ha proseguito l’Assessore Roscio -. I limiti per il cadmio in area urbana non sono stai superati nel 2016, e il trend è lo stesso per il 2017. L’attenzione resta comunque alta per prevenire eventuali criticità. Preciso che la Cogne Acciai Speciali è oggetto di procedura AIA (autorizzazione integrata ambientale): periodicamente si riunisce un tavolo di lavoro per discutere le misure che si intendono introdurre, in particolare misure preventive e riduzione dei tempi di ottenimento dei dati. A seguito dell’introduzione dell’AIA, la qualità dell’aria ad Aosta è migliorata. In conclusione, non ci sono gli estremi per procedere a denunce all’autorità competente.»
Il Capogruppo del PD-SVdA, Jean-Pierre Guichardaz, si è detto «confortato dalle informazioni, che danno conferma della vigilanza da parte dell’ARPA. Sono certo che dopo questo allarme ci sarà maggiore attenzione, soprattutto alla comunicazione istituzionale relativa alla salute pubblica. Mi spiace che un tema così serio sia stato usato dal Coordinatore di Area Civica-PNV ed ex Consigliere La Torre per guadagnarsi un po’ di spazio sui giornali. Anziché minacciare denunce, sarebbe utile che questo fantomatico movimento ‘in progress’ si esponesse per il bene della comunità. L’Assessore potrebbe assumersi l’impegno di rappresentare nelle sedi opportune la necessità di prevedere limiti di legge per le sostanze tossiche depositate oltre che per quelle presenti nell’aria.»
Un’interrogazione posta congiuntamente dai gruppi Edelweiss Popolare Autonomista Valdostano e Union Valdôtaine ha riguardato la situazione dell’emergenza abitativa nel comune di Aosta. I Consiglieri hanno voluto fare il punto sul numero di nuclei familiari cancellati dall’emergenza abitativa nel 2017 e di nuclei inseriti nella graduatoria di emergenza abitativa in attesa di un alloggio in Aosta e in altri Comuni; il numero di alloggi del Comune di Aosta o dell’ARER attualmente liberi e da assegnare all’emergenza. I Consiglieri hanno anche voluto approfondire i rapporti di collaborazione tra Comune di Aosta e ARER.
L’Assessore all’edilizia residenziale, Stefano Borrello, permettendo che «l’emergenza abitativa serve ad affrontare un’emergenza che dovrebbe essere limitata nel tempo e sulla quale vi è un continuo monitoraggio del contesto per accompagnare i nuclei familiari al di fuori delle difficoltà abitative», ha riferito: «Dal 1° gennaio 2017 ad oggi la Commissione regionale per le politiche abitative, presieduta da un giudice, ha approvato 53 proposte di revoca dell’emergenza abitativa, di cui una ventina nel primo trimestre e una trentina nel secondo trimestre: 4 per decesso; 20 per stipula autonoma di contratto; 3 per aver disatteso progetto; 10 per perdita dei requisiti; 5 per trasferimento all’estero; 4 per chiusura progetto; 2 per proposta di trasferimento in Centro Prima Accoglienza; 3 per restituzione chiavi; 2 per assegnazione definitiva alloggio ERP. Il contributo mensile anticipato sarà attivato entro il prossimo mese di agosto e, come previsto, riconoscerà anche le mensilità 2017 arretrate.»
«Allo stato attuale – ha proseguito Borrello – ad Aosta risultano 2 alloggi dell’ARER disponibili mentre siamo in attesa di nuove disponibilità di alloggi da parte del Comune di Aosta a seguito di alcune mobilità in corso. Inoltre abbiamo 35 alloggi di privati convenzionati con l’Amministrazione regionale. Attualmente nelle graduatorie comunali di emergenza abitativa risulta che ad Aosta, su 194 nuclei in graduatoria, sono solo 3 quelli in attesa di alloggio, di cui 1 in attesa di assegnazione definitiva da bando; nei Comuni, su 102 nuclei in graduatoria, sono 2 quelli in attesa di alloggio. Si tratta di nuclei riconosciuti in emergenza nelle ultime due Commissioni. Complessivamente la Regione ha stipulato 75 contratti di emergenza abitativa in alloggi ERP, di cui 65 ad Aosta. Altri 8 contratti sono in corso di stipulazione.»
«Con l’ARER – ha concluso l’Assessore – i rapporti, da sempre collaborativi, sono ulteriormente migliorati e anche con il Comune di Aosta, da quando ha completato la propria riorganizzazione degli uffici, si sono instaurati buoni rapporti finalizzati all’obiettivo di concludere quanto prima il transito alla Regione di tutti i contratti di emergenza stipulati dal Comune. Gli uffici regionali ritengono che tale operazione, risultata particolarmente difficoltosa per i contratti scaduti e l’assenza totale di progetti e monitoraggi, sarà sostanzialmente conclusa con la fine del mese di luglio e con l’avvio da parte del Comune di Aosta dell’assegnazione degli alloggi ERP ai nuclei della graduatoria del bando.»
Il Capogruppo di EPAV Mauro Baccega, nella replica, si è detto molto preoccupato «perché le domande non accolte sono parecchie. Bisogna fare un’attenta valutazione perché ci sono dei casi di emergenza abitativa che sono sistematici, sui quali occorrerà fare un approfondimento. C’è una tendenza a rigettare le domande perché nel nucleo familiare non vi è una diminuzione del reddito, sostenendo che potranno godere del contributo a rotazione. È inaccettabile che un nucleo familiare che ha prodotto PIL in Valle d’Aosta, lavorando per tanto tempo, sia mandato in un Centro di Prima Accoglienza: ci vorrebbe maggiore riguardo per queste persone, che non sono assimilabili a dei profughi. La politica deve dare risposte serie e concrete a questi nuclei familiari in difficoltà e dobbiamo assumere comportamenti amministrativi conseguenti.»
Il gruppo PD-SVdA ha voluto fare il punto sul funzionamento della Maison du Val d’Aoste a Parigi, in particolare sulle soluzioni organizzative più opportune per massimizzare le ricadute dell’attività e sui costi gestionali.
Il Presidente della Regione, Pierluigi Marquis, ha spiegato: «Le analisi condotte da Finaosta con agenzie immobiliari di Parigi hanno confermato che, in termini logistici, l’attuale sede si presenta funzionale e ben posizionata. Non ci sarebbero al momento valide soluzioni alternative, compatibili anche con la volontà di ridurre la spesa. Per quanto concerne gli aspetti più propriamente gestionali, le categorie economiche valdostane e gli émigrés hanno ribadito l’interesse per il mantenimento di una presenza della Valle d’Aosta a Parigi, anche manifestando l’interesse ad essere coinvolti nella gestione con un ruolo consultivo, per la determinazione degli indirizzi di attività. Non hanno invece manifestato la possibilità di un loro impegno in termini di compartecipazione finanziaria.»
«Mentre queste verifiche venivano condotte – ha sottolineato il Presidente Marquis -, è stato necessario dare continuità operativa all’Ufficio, provvedendo al temporaneo affidamento diretto del servizio al gestore ‘uscente’ da marzo a giugno 2017. È stata poi avviata la procedura per l’individuazione del soggetto affidatario pubblicando apposito avviso pubblico. La durata dell’affidamento, senza possibilità di rinnovo, è stata di un solo anno (e non più triennale), sino al 30 giugno 2018, per assicurare agli operatori economici interessati un margine ragionevole di sostenibilità dell’offerta. Il servizio è stato quindi aggiudicato alla ditta Linty Conseil, unica ad aver fatto domanda di partecipazione, per l’importo di 160 mila euro, iva esclusa, con una riduzione del corrispettivo posto a base di gara di 6.700 euro.»
«Finaosta ha incontrato varie volte il Presidente dell’Associazione degli albergatori ADAVA e il Presidente della Chambre, che hanno evidenziato l’opportunità di instaurare un canale di comunicazione e collaborazione permanente e diretto per sfruttare la Maison a favore dell’economia valdostana. La Chambre si è proposta quale collettore di idee ed esigenze delle imprese e delle Associazioni, ma anche quale partner nella programmazione e nella gestione delle attività. Attualmente non vi sono le condizioni per una gestione diretta della struttura, né per intervenire con proprie risorse. Anche gli émigrés hanno confermato il loro forte interesse a che sia mantenuta la sede di Parigi, esprimendo l’impossibilità ad assumerne la gestione.»
Il Presidente della Regione ha quindi comunicato che il responsabile dal 1° luglio è Paolo Linty coadiuvato in loco da Ivan Savioz, che hanno come riferimento in Finaosta la Direzione uffici esteri e la Direzione generale. In merito ai costi, «nell’ultimo triennio le spese per l’ufficio sono state nel 2014 337.215 euro, nel 2015 303.954 euro, nel 2016 331.428 euro. In totale, dalla sua apertura nel 1998, sono stati investiti 7 milioni 104 mila 196 euro. Dal 2007, in cui sono stati spesi euro 445.792, gli impegni sono stati progressivamente ridotti. Per il 2017, è ipotizzato un ulteriore contenimento di circa 40.000 euro. Bisogna però fare attenzione a non scendere al di sotto di quella soglia critica che renda inutile – perché inutilizzabile – il servizio offerto dalla Maison. La valutazione, e la conseguente scelta politica, sarà allora quella di mantenere e ottimizzare la Maison o di dismetterla. Ci si è dunque attivati e si sta operando secondo le linee di impegno stabilite dal Consiglio regionale con la mozione del 25 gennaio 2017.»
Il Capogruppo Jean-Pierre Guichardaz ha replicato: «Stiamo parlando di un feuilleton che va avanti da diversi anni senza trovare soluzione concreta, neppure in queste ultime parole del Presidente Marquis. Questa struttura di fatto sottoutilizzata non denota efficienza, continuiamo a spendere 300 mila euro all’anno. Quella che dovrebbe essere la Maison des émigrés viene utilizzata a questo scopo per ben poco tempo e non è dato sapere i risultati sul versante promozionale. Il nuovo bando d’appalto è stato elaborato con un sostanziale ‘copia incolla’, tanto che l’unico che ha partecipato è colui che gestisce da anni la struttura; nel bando manca un riferimento all’auspicata richiesta di sinergia tra associazioni, émigrés e Chambre.»
Il conferimento dell’incarico di Direttore dei distretti da parte dell’Azienda USL della Valle d’Aosta è stato al centro di un’interrogazione dei gruppi Edelweiss Popolare Autonomista Valdostano e Union Valdôtaine.
Il Capogruppo di EPAV, Mauro Baccega, nella presentazione dell’iniziativa ha ricordato che «il 23 gennaio scorso il Direttore generale dell’USL con due delibere ha sancito il conferimento dell’incarico triennale di Direttore dei distretti 1 e 2 e di Direttore dei distretti 3 e 4. Riscontrando in questi atti alcune mancanze, abbiamo provveduto a richiedere l’accesso agli atti ai sensi dell’articolo 116 del Regolamento di questo Consiglio, senza però ottenere la documentazione. Oggi, quindi, siamo qui a chiedere all’Assessore competente i motivi della mancata trasmissione, da parte dell’Azienda USL, della documentazione richiesta e una sua valutazione sulla legittimità della procedura adottata per le deliberazioni di conferimento degli incarichi.»
L’Assessore alla sanità, Luigi Bertschy, ha risposto che «vista la recente nomina del Direttore generale, propongo un successivo confronto e un approfondimento con la Direzione nel corso di una riunione più specifica visto che ci sono dei dati sensibili. Il bando realizzato allora prevedeva le modalità e le fasi per arrivare alla nomina dei direttori: si tratta di procedure legittime, ma relative ad una gestione dell’Azienda USL che oggi non c’è più. Per il futuro, sarà opportuno definire un percorso di condivisione per far sì che quanto pubblicato non sia poi contestato a posteriori. Evidenzio comunque che le persone che operano con questi incarichi lo fanno con impegno e capacità di innovazione dei servizi.»
Il Consigliere Baccega, nella replica, ha accolto con favore «la proposta di organizzare un confronto sul metodo degli atti che saranno approvati nel futuro e ad approfondire la vicenda di queste nomine.»
I lavori del Consiglio Valle proseguono nel pomeriggio, dalle ore 15.30.
Pubblicato / aggiornato
il 13/07/2017 alle 12:00
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Categoria:
Politica e Amministrazione
