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Savt: la vaccinazione obbligatoria mette a rischio la scuola dell’infanzia

Savt: la vaccinazione obbligatoria mette a rischio la scuola dell’infanzia

Il Savt École, dal momento che si rischia di precludere la frequenza delle bambine e dei bambini non vaccinati alla scuola dell’infanzia, intende ribadire la valenza educativa e sociale della scuola dell’infanzia valdostana quale primo e fondamentale tassello del sistema di istruzione.

È pur vero che la frequenza a tale scuola non è per legge obbligatoria – scrive il segretario, Alessia Démé, in una nota –, ma è parimenti vero che in Valle d’Aosta la scuola dell’infanzia è capillarmente diffusa su tutto il territorio e nel corso dei decenni è divenuta un valido modello educativo.
Con legge regionale n. 22 del 1972  sono state istituite le scuole materne della Regione autonoma Valle d’Aosta, per le quali direttori scolatici, insegnanti, famiglie e amministrazione pubblica hanno creato sinergie e hanno impegnato risorse e capitale umano per far sì che attualmente vi risultano iscritti 2763 alunni.
Con le leggi regionali n. 18 del 2005 e n.18 del 2016 i legislatori hanno recepito e riaffermato l’importanza di tale modello educativo.
In quanto sindacato scuola, avremmo voluto che  la riforma scolastica recepisse la richiesta di rendere obbligatorio l’ultimo anno di scuola dell’infanzia, richiesta che peraltro non è stata accolta; in ogni caso,  siamo consapevoli della qualità e dell’offerta formativa elevata che la nostra scuola offre alla comunità.
Con la legge sull’autonomia scolastica  (l.r. 19 del 2000) il segmento dell’infanzia si è raccordato in maniera imprescindibile agli altri gradi di scuola. I progetti di continuità didattica realizzati tra infanzia e primaria, la preparazione pedagogica e didattica offerta alla facoltà di scienze della formazione primaria,  l’insegnamento della lingua francese per il quale è previsto un prolungamento orario, il mantenimento delle scuole di montagna nonostante la denatalità, l’integrazione degli alunni stranieri, la didattica e l’integrazione per gli alunni diversamente abili o bisognosi di progetti educativi speciali, il raccordo per gli operatori dei servizi sanitari (logopedisti, psicomotricisti, psicologi, neuropsichiatri), fa sì che la comunità prenda in carico ogni singolo bambini di età prescolare.
Ciò detto, pur nel rispetto dell’individualismo e della scelta delle famiglie,  siamo convinti che la comunità cresce e progredisce se si considera tale. E la scuola aperta a tutti e gratuita, in un processo di crescita collettiva, è un tassello imprescindibile.
Se la comunità si frammenta in monadi isolate di bambini che frequentano le scuole casalinghe, allora il nostro essere comunità si affievolisce.
Sentirsi parte di un sistema integrato e strutturato durante la giornata scolastica aiuta i bambini a condividere i propri momenti di vita quotidiani e permette loro di socializzare. La pluralità vissuta ed agita arricchisce e promuove la persona umana“.

Pubblicato / aggiornato il 06/09/2017 alle 12:00
Categoria: Archivio Articoli