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La crisi politica è arrivata nell’aula del Consiglio Valle

La crisi politica è arrivata nell’aula del Consiglio Valle

Il Consiglio regionale della Valle d’Aosta, mercoledì 4 ottobre, si è aperto con un’immediata richiesta di sospensione per una riunione di maggioranza, avanzata dal capogruppo di Alpe, Patrizia Morelli. Riunione alla quale i consiglieri di Union valdôtaine progressiste non hanno partecipato, restando in aula.

Alla ripresa, sempre Morelli ha spiegato che, alla luce di quanto successo martedì 3 ottobre, ovvero all’apertura della crisi, si sarebbe voluto capire come proseguire i lavori del Consiglio e ha chiesto a Uvp di spiegare, in aula, come intendessero comportarsi. Infine ha chiesto un’ulteriore sospensione per una riunione dei capigruppo, nel corso della quale si è deciso di procedere con le comunicazioni dei presidenti e poi di passare alla discussione politica.
Discussione che ha stentato ad avviarsi. È stato il capogruppo unionista, Ego Perron, a chiedere al presidente della Regione o ai gruppi che avevano chiesto la discussione di avviare il dibattito. Morelli ha sollecitato Uvp a prendere la parola, visto che l’apertura della crisi è opera sua.
Alessandro Nogara (Uvp) ha detto che ci si sarebbe aspettati una presa di posizione dal parte del presidente Marquis. Ha poi ricordato che Uvp era nata e prosegue la propria azione con l’intento di unire. Ha riepilogato le fasi del Rassemblement, affermando che nessuno è mai stato escluso. Anzi, ha detto che il documento (in comitato ristretto) era stato approvato anche da Alpe, che poi però si era tirata indietro (fatto dopo smentito da Morelli). Ha aggiunto che sono venuti a mancare la coesione e un progetto politico all’interno della maggioranza. Sui contenuti del bilancio, per esempio, ha riferito che sinora non c’è stata condivisione. E che non vi sono posizioni unanimi sulla quotazione di Cva, i collegamenti intervallivi, la scuola polmone. Dire che non si possono discutere gli orientamenti programmatici senza certezze sulle cifre non è sostenibile, ha aggiunto, e ci siamo defilati perché è urgente fare un bilancio che non sia una tacconata. Ha concluso affermando che Uvp è comunque aperta ai movimenti e ai partiti che si vogliono unire al progetto con un accordo politico, anche se ha giudicato concluso il percorso di Rassemblement.
Stefano Borrello (Stella alpina) ha detto che chi parla di responsabilità non la attua. Si è chiesto quali siano, se vi sono, percorsi comuni che si possano mettere in atto per arrivare all’approvazione del bilancio. Se ci sono invece percorsi alternativi, ha auspicato siano palesati perché non ci si può permettere di mandare la Valle d’Aosta in esercizio provvisorio.
Mauro Baccega ha ricordato a Marquis di aver annunciato che la sua maggioranza non avrebbe avuto vita lunga. Un’avventura con protagonisti con il turbo e altri con la lingua troppo lunga ma che, di fronte a dossier fondamentali, li vedono su fronti opposti e non conciliabili. “Non avete costruito una casa di vetro ma solo occupato i posti di potere e vissuto su ciò che la maggioranza precedente aveva portato avanti – ha detto il capogruppo di Epav –. Ora c’è bisogno di un’autonomia vivace e produttiva per ridare dignità alla politica e combattere i populismi“.
Claudio Restano (Pour notre Vallée) ha affermato di non credere che la maggioranza sia in crisi ma che sia il Consiglio, invece, a non dare una bella immagine di sé. Fare le nuove proposte, ha detto, ora spetta a chi ha abbandonato la maggioranza e ha ricordato che, sui temi che preoccupano Uvp, non si è mai discusso e comunque non sono motivi validi per giustificare una crisi.
David Follien (Union valdôtaine) a évoqué la différente attitude de son groupe unioniste vers le territoire valdôtain et il a invité le président Marquis à prendre acte que son attitude a induit la crise. Maintenant il faut donner vie à un projet solide et clair, il a conclu.
Albert Chatrian (Alpe) ha detto che sono stati sette mesi difficili e pesanti. All’interno della maggioranza c’erano differenze ma c’era anche un obiettivo condiviso. Ha comunicato che tutte le strutture regionali stanno lavorando al Bilancio affinché le scelte per il sistema Valle d’Aosta possano essere compiute con cognizione di causa.
Nello Fabbri (Uvp) ha affermato che il ritiro della fiducia fa seguito alla constatazione del fatto che con la compagine di maggioranza non è possibile proseguire. Ha invitato Marquis a prenderne atto e a dimettersi: in questo modo la politica potrebbe prendere in mano la situazione per risolverla. Insistere a mantenere il ruolo non farebbe che ripetere la situazione di qualche mese fa. Ha poi proseguito dicendo che chi vede un comportamento schizofrenico in Uvp, dovrebbe vedere che “noi perseguiamo con tenacia il nostro obiettivo Réunir, réussir. Il progetto della maison autonomiste et unioniste va in questa direzione“.
Paolo Contoz (Uv) ha affermato che i Valdostani aspettano risposte e qualcosa bisogna fare. Si è detto favorevole a questo nuovo progetto che, se governerà bene sino a maggio, potrà proseguire nella prossima legislatura.
Patrizia Morelli (Alpe) ha detto di avere l’impressione di vivere un déjà vu. Perché non è sui temi specifici che non si trova la sintesi bensì sulle visioni. Quelli evocati per aprire la crisi sono pretesti. Così come è un alibi accusare alcuni di dare un sostegno labile alla maggioranza (e il riferimento era a Gérandin e Padovani). “Siamo in crisi perché, semplicemente è legittimamente, Uvp ha cambiato idea. A poco più di sei mesi di distanza da una decisione che ha richiesto una certa dose di responsabilità” ha detto il capogruppo di Alpe e, per spiegare il cambiamento di posizione degli ex alleati ha ricordato che c’è una nuova legge elettorale, che ha fissato il raggiungimento del 42% per governare. “Fatti i conti qualcuno ha pensato che avrebbe rischiato e ha inscenato quello che ora appare un balletto estivo come un confronto approfondito sul tema dell’autonomia. Un confronto che, se serio, a noi di Alpe interessava e interessa ma che, in realtà, è stato molto più banalmente un percorso verso un cambio di maggioranza” ha detto Morelli, concludendo poi: “L’unionisme dont vous parlez est celui de l’après guerre ou celui moderne des intérêts et des clientèles? Credo che questo sarà l’ultimo atto di una politica trasformista che la gente non tollera più“.
Roberto Cognetta ha detto che, alla fine della legislatura, 37 consiglieri avranno fatto un passaggio in maggioranza è solamente due sono rimasti sempre all’opposizione. A suo parere, tutti i discorsi fatti trasudano ipocrisia. La sua posizione è riassunta nella videointervista che trovate in home page.
Luca Bianchi (Uv) ha detto che questa legislatura sarà ricordata per aver avuto quale primo firmatario di una mozione di sfiducia un consigliere di maggioranza. Lo ha definito un fatto surreale. La parola coerenza, in questa legislatura, sarebbe da cancellare dal dizionario, ha concluso.
Emily Rini si è detta imbarazzata dal silenzio del presidente della Regione. Le criticità della sua presidenza sono venute tutte a galla, con un nuovo metodo evocato ma non applicato.
Jean-Pierre Guichardaz ha detto che si è assistito allo sgretolamento di un Frankestein politico composto da persone che non si sono mai rispettate le une con le altre e che oggi svelano la debolezza che era implicita sin dal giorno del loro insediamento. Ha poi annunciato, e riproposto nella videointervista che trovate in home page, un dilemma politico.
Andrea Padovani ha ricordato di non aver votato la legge elettorale ritenendola sbagliata e controproducente. I risultati se ne vedono ancora prima del voto, ha detto, auspicando che la discussione si concludesse per poter tornare a parlare di problemi reali.
Paolo Cretier (PD) ha spiegato: «I padri fondatori si sono già abbastanza rivoltati nella tomba, ora pensiamo davvero all’interesse della Valle d’Aosta.»
Aurelio Marguerettaz
(Uv) ha detto di aver scoperto che oggi c’è una maggioranza di dodici più uno più uno. Ciò avrebbe dovuto portare Marquis a dimettersi per aprire una discussione politica. In quel caso il vicepresidente avrebbe assunto le sue funzioni, portando avanti l’ordinaria amministrazione sino alla definizione di un nuovo assetto. L’attività amministrativa non sarebbe dunque paralizzata.

Chantal Certan (Alpe) ha affermato questo potrebbe essere non un edificante passaggio ma un valido momento di confronto e dibattito per fare chiarezza. Ha invitato Marquis a non dimettersi e Viérin a diventare presidente con i voti dei Valdostani e non in questo modo.
Il Consigliere di EPAV André Lanièce, rivolgendosi all’elettorato della Stella Alpina, ha chiesto se «qualcuno ammetterà di avere fatto scelte sbagliate?», facendo riferimento al fatto che a causa della scelta di abbandonare l’alleanza con Union valdôtaine, Stella alpina si è spaccata in due diverse entità.
Augusto Rollandin (Uv) ha affermato che non andare al voto ora non è paura del confronto ma desiderio di arrivare al confronto proponendo qualcosa di solido e vero come lo spirito autonomista. Le sue tesi (e il motivo per cui la mozione di sfiducia non è stata presentata) sono nella videointervista che trovate in home page.
Elso Gerandin ha posto l’accento sul fatto che non essere ancora arrivati a presentare il Defr voleva essere une segnale politico forte nei confronti del governo centrale, per dire che non possiamo accettare altri tagli.
Antonio Fosson ha detto di aver apprezzato Rollandin che non ha chiesto a Marquis di dimettersi perché, da lui, sarebbe stato stridente. Ha anche ricordato all’aula e al pubblico quale fosse stato l’ostruzionismo messo in atto da Rollandin stesso per impedire la nascita della maggioranza della quale la Giunta Marquis è stata espressione.
I lavori consiliari riprenderanno alle ore 15.30.
È probabile che, nel pomeriggio i consiglieri di Union valdôtaine, Union valdôtaine progressiste, Epav e PD Sinistra VdA chiedano l’iscrizione all’ordine del giorno della risoluzione finalizzata a chiedere a Pierluigi Marquis di rassegnare le dimissioni.

Pubblicato / aggiornato il 04/10/2017 alle 12:00
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Categoria: Politica e Amministrazione