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Dialogo aperto sul diabete

Dialogo aperto sul diabete

In occasione dell Giornata mondiale del diabete, l’Associazione Valdostana Diabetici Tipo 1 organizza l’evento dibate 1. Mondiale al Caffè Nazionale: La consapevolezza che valorizza l’innovazione, un dialogo aperto sul diabete 1.



L’appuntamento è per martedì 14 novembre, alle ore 18. Interverranno Andrea Perruquet (Psicologo e psicoterapeuta) Valorizzare le potenzialità della persona per favorire la sua autoefficacia; Ester Golia (Biotecnologo medico) Soluzioni per una migliore gestione del diabete; Francesco Macrì (Dietista) Principi di terapia nutrizionale nel diabete di tipo 1.






Il diabete mellito è una malattia cronica caratterizzata da un’eccessiva quantità di zucchero (glucosio) nel sangue.
Tale condizione è causata da un difetto di funzionalità o di produzione, da parte del pancreas, di insulina, un ormone che ha il compito di regolare il livello di glucosio nell’organismo.
Attualmente si distinguono 2 diverse forme principali di diabete:
diabete mellito di tipo 1 Un tempo chiamato diabete insulino-dipendente o diabete giovanile, riguarda circa il 10% dei casi di diabete e si sviluppa prevalentemente a partire dall’infanzia o dall’adolescenza.
Nel diabete tipo 1, il pancreas non produce insulina a causa della distruzione delle cellule Beta che producono questo ormone: è quindi necessario che essa venga iniettata ogni giorno, per tutta la vita.
È classificato tra le malattie cosiddette “autoimmuni”, cioè dovute a una reazione immunitaria diretta contro l’organismo stesso e la sua causa è sconosciuta.
Il suo è generalmente un esordio acuto, con sete (polidipsia), aumentata quantità di urine (poliuria), sensazione di stanchezza (astenia), perdita di peso, pelle secca, aumentata frequenza di infezioni.
Nel diabete tipo 1 il paziente può andare incontro a coma chetoacidosico, dovuto a un accumulo di prodotti nel metabolismo alterato, i chetoni, che causano perdita di conoscenza, disidratazione e gravi alterazioni ematiche.
diabete mellito di tipo 2 È la forma più comune di diabete e rappresenta circa il 90% dei casi di questa malattia. Solo in Italia questa patologia colpisce circa 3 milioni di persone, ma per il 2030 il dato potrebbe salire a 5 milioni.
Nel diabete tipo 2, il pancreas è in grado di produrre insulina, ma le cellule dell’organismo non riescono poi a utilizzarla in modo ottimale. In genere la malattia si manifesta dopo i 30-40 anni e numerosi fattori di rischio sono stati riconosciuti associarsi alla sua insorgenza. Tra questi: la familiarità per diabete, lo scarso esercizio fisico, il sovrappeso e l’appartenenza ad alcune etnie.
La sua sintomatologia è più sfumata e solitamente non consente una diagnosi rapida, per cui spesso la glicemia è elevata ma senza i segni clinici del diabete tipo 1.
Derivando molto spesso da abitudini non equilibrate, la correzione dello stile di vita è il primo presidio terapeutico per questa forma di diabete. Nel caso ciò non fosse sufficiente a tenere sotto controllo la glicemia – e in molte persone accade anche se lo stile di vita è perfetto – occorre intervenire con i farmaci.
Nel diabete tipo 2 le complicanze acute sono piuttosto rare, mentre sono molto frequenti le complicanze croniche che riguardano diversi organi e tessuti, tra cui gli occhi, i reni, il cuore, i vasi sanguigni e i nervi




Pubblicato / aggiornato il 12/11/2017 alle 12:00
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Categoria: Salute