Copenaghen alla Saison culturelle
Allestito come un’aula universitaria, il palco di Copenaghen ospita tre semplici sedie nere. I corpi degli interpreti, vestiti con completi grigio scuro, sono veicoli di una parola sempre limpida, pura, che lascia spazio all’attenzione per seguire le complessità dell’intreccio narrativo costruito da Michael Frayn attorno a una sola domanda: “Perché Heisenberg si è recato a Copenaghen?”.
Questa domanda, che viene posta all’inizio della pièce dall’unico personaggio femminile dello spettacolo, Margrethe Bohr, moglie del grande fisico danese studioso di fisica nucleare, è la chiave d’innesco di un rompicapo scenico che intende avvicinarsi quanto più possibile alla realtà storica. La vicenda si situa temporalmente nel mese di settembre del 1941, anno in cui Werner Heisenberg e Niels Bohr si incontrarono nella città danese al tempo sotto occupazione nazista.L’intreccio narrativo tiene conto di molti fattori, ma mette in luce soprattutto le ragioni storico-politiche alla base dell’incontro tra i due fisici. La scoperta e lo sviluppo dell’atomica, la produzione di nuovi ordigni nucleari e gli equilibri politici in un mondo mosso dalla guerra sono tre elementi troppo complessi da gestire senza che qualcosa possa sfuggire, ecco allora che si apre la possibilità di introdurre una visione forse più psicanalitica dei personaggi.
Werner Heisenberg, Niels Bohr e tutta la generazione di studiosi che hanno contribuito, molto spesso loro malgrado, alle sorti del mondo, hanno avuto in comune, più d’ogni altra teoria, una profonda condizione di incertezza culturale e sociale nella quale sono stati costretti a operare.
Pubblicato / aggiornato
il 28/11/2017 alle 12:00
Categoria:
Cultura
