Savt a Rini: non faccia della comunità educante un campo di battaglia
Per il Savt il tema del plurilinguismo è fondamentale per lo sviluppo della comunità educante e della comunità valdostana intera, soprattutto se si considera che per alcuni decenni siamo rimasti fermi rispetto a progetti di plurilinguismo (gli adattamenti precedenti per le scuole dell’infanzia risalgono al 1983, per la primaria al 1988 e per le scuole medie al 1994; la scuola superiore era stata dimenticata fino al 2016, per quanto riguarda questo aspetto).
“L’attuale sperimentazione – scrive il segretario del Savt école, Alessia Démé, in una nota – ha visto aumentare le criticità di attuazione anche perché si inserisce in un quadro di grande complessità del sistema scolastico legato alle varie leggi di contenimento della spesa pubblica e alla legge Buona scuola. Per fare degli esempi: non è più possibile sostituire il titolare assente il primo giorno con il risultato che gli stessi insegnanti della scuola di base di sostituiscono tra loro fino a un’intera settimana; la formazione è divenuta obbligatoria ma non vi sono risorse economiche e ‘spazi contrattuali’ per svolgere tale attività; aumentano esponenzialmente gli inserimenti di alunni con bisogni educativi speciali nelle classi. La scuola media valdostana soffre poi il pesante taglio di cattedre voluto con la Delibera di Giunta regionale n. 93 del 29/01/2016; mentre si chiedeva alle scuole di aumentare il livello qualitativo, si provvedeva a diminuire gli organici della scuola secondaria di primo grado con il risultato di creare notevoli problemi organizzativi e didattici che non possono non ripercuotersi sugli alunni“.
Dé venuto il momento di “cambiare marcia, ma non certo di arrestare bruscamente un treno in corsa, proprio perché non dobbiamo dimenticarci che -se vogliamo utilizzare la metafora del veicolo in corsa- che su di esso ospitiamo i bambini e gli alunni in evoluzione cognitiva e che ogni arresto, frenata, salto improvviso può causare ripercussioni negative su di essi“.
Savt école chiede alla politica, in particolare a chi ha avuto e a chi ha ruoli di governo, “di mettere da parte i personalismi e di non fare della comunità educante un campo di battaglia politica. È necessario unire le forze e accettare il confronto e il dialogo per mettere in circolo buone idee e buone prassi a vantaggio del sistema di istruzione“.
Pubblicato / aggiornato
il 18/12/2017 alle 12:00
Categoria:
Economia e Lavoro
