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Arcigay a Lega Nord Vda: rappresentate il medioevo

Arcigay a Lega Nord Vda: rappresentate il medioevo

In merito alla mozione presentata da Lega Nord e UVP e all’interpellanza leghista rispetto all’ideologia gender, che saranno trattate dal Consiglio comunale di Aosta nel corso della prossima adunanza, le associazioni Arcigay VdA e DORA DONNE IN VALLE D’AOSTA hanno redatto una lettera per far chiarire il loro punto di vista.

“Non abbiamo parole per descrivere l’imbarazzante iniziativa della Lega – commenta Samuele Tedesco, presidente di Arcigay Valle d’Aosta. L’obiettivo del Carroccio è far demagogia senza nemmeno conoscere le materie di cui si tratta. Riteniamo dunque che la mozione e l’interpellanza proposte siano veri e propri attacchi alla cultura di rispetto e di uguaglianza che si vuol portare all’interno della nostra società. Pensare di ritirare dalle scuole dei libri è un’idea medievale! Spero che l’assessore alle Pari Opportunità, Marco Sorbara, il sindaco Centoz e la vicesindaco Marcoz, che peraltro durante la campagna elettorale si sono impegnati a favorire iniziative di contrasto e prevenzione alla discriminazione delle persone LGBT a scuola, e l’assessore Paron riescano a far chiarezza a tutti su questa vera e propria truffa culturale”. Qui di seguito la lettera aperta ai consiglieri comunali: “Gentile Consigliere/a, in merito alla mozione proposta dai consiglieri Andrea Manfrin e Nicoletta Spelgatti (LN) e Étienne Andrione avente come oggetto ‘gender’, e l’interpellanza dei consiglieri del Carroccio Valdotaine sulle ‘iniziative gender alla Cittadella dei Giovani’, occorre fare un minimo di chiarezza e, soprattutto, illustrarvi la situazione nella sua totalità affinché possiate essere preparati in materia e, dunque, prendere le vostre conclusioni. Partiamo dunque dalla mozione stessa: ‘Negli ultimi anni è venuta ad affermarsi la pericolsa tendenza di molti istituti scolastici all’utilizzo di progetti di educazione sessuale che prevedono l’insegnamento della teoria del gender […] Il paradigma della teoria gender vorrebbe che il sesso biologico fosse slegato completamente dal genere, in modo tale che ognuno si senta libero di scegliere il proprio’. Chi esattamente vuole negare l’esistenza e la differenza tra maschi e femmine, quando esattamente è possibile definire a livello temporale ‘negli ultimi anni’? La risposta, sebbene possa sembrare ai più molto più articolata e complessa, è in realtà chiara e netta: nessuno e mai. È però altresì vero che proprio negli ultimi anni è emersa questa strana fobia di un qualcosa di indefinito che prende il nome di ‘ideologia gender’. Ad un certo punto infatti il Vaticano si accorge che esistono gli Studi di genere, portati avanti a partire dalla fine degli anni ’60 negli Stati Uniti, e nel 2003 compare nel ‘Lexicon’ il termine di cui si discute che, nella sua definizione, assume un insieme di estremismo femminista e perversione omosessuale. Urge dunque in questo momento chiarire le idee. Ciò che oggi definiremmo ‘categorie sociali discriminate dal potere maschile’ hanno iniziato a porsi dubbi sulla reale motivazione del perché ‘essere donna’ o ‘non eterosessuale’ dovesse coincidere con la categorizzazione in cittadin* di serie B, cittadin* da poter discriminare. Iniziano a quel punto a svilupparsi riflessioni scientifiche per arrivare, nel lungo periodo, ad un evoluzione culturale che ha iniziato a parificare i generi e orientamenti sessuali. Questi studi hanno dunque portato ad una maggiore equità sociale, sebbene ancora oggi molto risicata, attraverso la sensibilizzazione rispetto alle differenti tematiche. Chi parla di ‘pericolo della teoria gender’ è contrario al fatto che uomini e donne possano essere considerati uguali e che le persone LGBTQI possano avere gli stessi diritti della maggioranza eterosessuale. Per fare giusto qualche esempio, così da avere una visione più ampia, portavoce della battaglia ‘no gender’ sono movimenti cattolici-integralisti come Manif Pour Tous e le Sentinelle in Piedi di cui una delle promotrici è Costanza Miriano, autrice del libro ‘Sposati e sii sottomessa’. In allegato a questa mail troverete dunque la circolare del MIUR del settembre u.s che mettono in chiarezza, senza assunzioni ideologiche, la situazione specificando dunque che il Gender, non esiste. Per quanto riguarda invece l’interpellanza proposta dai consiglieri Lega urge fare chiarezza. Il 25 novembre 2015, in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza Maschile sulle Donne, l’associazione DORA DONNE in Valle d’Aosta ha organizzato un evento presso la Cittadella dei Giovani ‘una giornata di incontri e riflessioni sulle matrici culturali che nutrono la violenza di genere’ dal titolo ‘Superare gli stereotipi per fermare la violenza di genere’ allestendo uno scaffale libri con i 49 libri censurati dal Sindaco di Venezia, proprio perché ‘pericolosi’ in quanto ‘promotrici della cultura gender’. Uno di questi libri è ‘Piccolo Blu e piccolo giallo’ (1959) di Leo Lionni. Il libro pericoloso narra la storia di due migliori amici: piccola macchia blu e piccola macchia gialla che, quando si abbracciano diventano verdi. Oppure ‘Piccolo Uovo’ (2011) di Francesca Pardi. Piccolo uovo non vuole nascere perché non sa ancora in quale famiglia andrà a vivere. Parte dunque allora per un viaggio che lo porterà a conoscere i più diversi tipi di famiglia: i canguri, i gatti, i pinguini. I consiglieri Lega Nord affermano che ‘la diffusione della teoria gender è stata vietata in Italia’. In realtà non è stata vietata proprio perché non esiste. Esistono una serie di progetti invece che mirano alla piena inclusione sociale e all’insegnamento dell’uguaglianza di genere e dell’orientamento sessuale. Proprio perché ‘La Cittadella deve rappresentare un luogo di apprendimento’ si è cercato di educare gli stessi bambini, attraverso alcune letture che per nulla ‘annullano il concetto di maschio e femmina’ e sostenere queste teorie, proprio come affermato dal Ministro dell’Istruzione è ‘una truffa culturale che prevederà ricorsi legali’. Inoltre il giorno 15 gennaio alla Camera dei Deputati il Governo, nella figura del Viceministro Bubbico, ha risposto all’interrogazione parlamentare presentata dall’On. Bordo in merito alla mozione approvata dalla Regione Veneto contro il gender nelle scuole. Il MIUR, quindi, ha risposto ricordando che ‘l’articolo 138 del decreto legislativo n. 112 del 1998 attribuisce alle regioni le funzioni amministrative relative alla programmazione dell’offerta formativa, al dimensionamento della rete scolastica, alla fissazione del calendario scolastico e all’erogazione dei contributi per il sostegno alle scuole non statali. È altresì noto che l’articolo 117 della Costituzione attribuisce alle regioni competenze legislative concorrenti in materia di istruzione fatta salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione dell’istruzione e formazione professionale che appartiene alla competenza esclusiva delle regioni medesime. Allo Stato compete pertanto l’emanazione delle norme generali sull’istruzione, la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni e dei principi fondamentali. In coerenza con sovraesposto quadro normativo, gli ordinamenti e i programmi scolastici appartengono all’autonomia delle singole scuole che la esercitano nel rispetto delle indicazioni per il curricolo, gli obiettivi e le finalità previste dall’attuale ordinamento scolastico’. In poche parole, il MIUR ha sottolineato che le istituzioni scolastiche sono espressione di autonomia funzionale e che queste provvedono alla definizione dell’offerta formativa interagendo con gli enti locali e che, quindi, non è competenza delle regioni intervenire sui contenuti dell’offerta formativa. In merito al tema della diffusione della cosiddetta «teoria gender», il Ministero ha rimarcato le posizioni già espresse a settembre sul tanto discusso art. 16 della legge 107 del 2015 (DDL Buona scuola), riferendo che il fine di tale articolo non è quello di promuovere pensieri e azioni ispirati ad ideologie di qualsivoglia natura, bensì quella di trasmettere la conoscenza e la consapevolezza riguardo ai diritti e ai doveri della persona, diritti e doveri costituzionalmente garantiti, anche per raggiungere e maturare le competenze chiave di cittadinanza nazionale europea ed internazionale entro cui rientrano la promozione dell’autodeterminazione consapevole e del rispetto della persona. L’intervento si è concluso con l’impegno del MIUR a ‘promuovere nelle scuole la cultura del rispetto delle differenze, nonché la consapevolezza dei diritti e dei doveri, con l’obiettivo di formare cittadini consapevoli e responsabili. Proprio le autonomie scolastiche rappresentano il riferimento fondamentale per mettere in atto tutte quelle misure necessarie per prevenire e contrastare ogni forma di violenza e di discriminazione. In tal senso l’azione del Ministero si sostanzia nel fornire la cornice pedagogica educativa e culturale nell’ambito della quale le scuole possono promuovere autonome iniziative’. La risposta del MIUR, quindi, è stata molto importante, in quanto ha chiaramente disconosciuto da un punto di vista politico l’operato del consiglio regionale del Veneto. Certamente sarebbe stata auspicabile un’azione più incisiva nei confronti della regione Veneto, ma il Ministero comunque ha sottolineato l’autonomia scolastica nelle scelte relative al proprio piano di offerta formativa, sconfessando la possibilità che esso venga vincolato da una delibera regionale. In merito alla questione ‘gender’, infine, il MIUR è tornato a difendere l’art. 16, sottolineando la finalità di trasmettere la conoscenza e la consapevolezza riguardo i diritti e i doveri costituzionalmente garantiti della persona, confermando che tra essi non rientrino in alcun modo ideologie di alcun tipo né l’insegnamento di pratiche estranee al mondo educativo. Lasciandovi ogni possibile interpretazione vi inoltriamo i nostri migliori saluti sperando che, un giorno, qualche consigliere di un comune non proponga più di rimuovere dei libri all’interno delle scuole”.

Pubblicato / aggiornato il 18/01/2016 alle 12:00
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Categoria: Salute