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Conclusi i avori del Consiglio Valle

Conclusi i avori del Consiglio Valle

Nella seduta consiliare pomeridiana del 2 febbraio, il gruppo Union Valdôtaine Progressiste ha presentato un’interpellanza sullo sportello unico per le attività produttive e per le prestazioni di servizi.

Considerato che lo sportello unico costituisce «l’unico soggetto di riferimento territoriale in relazione ai procedimenti di competenza delle amministrazioni riguardanti le attività produttive», il Consigliere Elso Gerandin ha chiesto quale sia il numero di procedimenti unici richiesti e quanti quelli autorizzati nel 2015 dalle tre strutture di sportello unico degli enti locali (SUEL) ubicate in alta e bassa Valle oltre che ad Aosta, quali i tempi medi di espletamento, quante volte sia stata convocata la conferenza dei servizi per l’acquisizione di atti autorizzatori e se sia intenzione del Governo intervenire per ovviare ad una serie di ritardi dovuti al fatto che atti di competenza dello sportello unico siano ancora gestiti dai singoli Comuni. L’assessore alle attività produttive, Raimondo Donzel, ha precisato che «l’Assessorato si occupa direttamente degli insediamenti delle grandi realtà industriali, mentre lo sportello unico, di competenza dei Comuni, si occupa delle piccole imprese. Premessa l’ottima collaborazione con il Consiglio permanente degli enti locali, ritengo comunque che si possa lavorare per migliorare le procedure al fine di dare delle risposte in tempi più contenuti.» In merito ai procedimenti unici avviati dall’utenza nelle tre strutture del SUEL, l’assessore ha riferito che «nel 2015 sono stati 6.966, mentre i procedimenti parziali gestiti dallo sportello connessi ai procedimenti unici sono stati 5.765, per un totale di 12.731, di cui 5150 avviati nell’alta Valle, 3.379 ad Aosta e 4.202 in bassa Valle. Altro dato interessante è quello riferito ai tempi di espletamento dei procedimenti: il tempo medio di chiusura, al netto delle carenze documentali, è stato di 50 giorni, quindi dentro le norme. I procedimenti unici conclusi nel 2015 sono stati 1.375, di cui 1.001 (73%) conclusi entro 30 giorni, 183 (13%) entro i 60 giorni ossia nei termini di legge, 71 (5%) entro i 90 giorni e 120 (9%) oltre i 90 giorni. Una delle grosse problematiche emerse è che alcune autorizzazioni sono rilasciate direttamente dal SUEL, altre invece richiedono pareri di altri enti, anche statali, i cui tempi non li può determinare l’Assessorato. Ecco perché serve una collaborazione maggiore tra tutti gli enti coinvolti. Tuttavia, tengo a sottolineare che la realtà che rappresentiamo è unica in Italia: questo è l’unico caso in cui esiste un coordinamento tra i tre uffici del SUEL. Non siamo però chiusi all’innovazione perché bisogna fare sempre meglio, ma il dato rispetto al percepito dalle imprese è positivo.» «Nel 2015 non si è proceduto alla convocazione di conferenze di servizi – ha aggiunto Donzel. Si evidenzia che non si sono concretizzate situazioni da determinarne l’obbligo o specifiche richieste dell’utenza in tal senso. È in previsione nel corso del 2016 l’attivazione di una specifica unità organizzativa, all’interno del SUEL, operativa per l’intero ambito territoriale regionale, dedicata in particolare alla gestione strutturata di conferenze dei servizi, con cadenza temporale sistematica. Con la nuova convenzione tra i vari enti, la riorganizzazione determinerà le condizioni per assorbire, nell’ambito delle attività del SUEL, quei procedimenti che ancora residuano alla gestione diretta di alcuni uffici comunali. Bisogna far capire l’importanza di fare squadra così come la condivisione di un percorso che ci porti realmente alla piena operatività dello sportello unico.» Gerandin, nella replica, ha osservato: «Lo sportello unico era nato per semplificare e per ridurre i tempi di attesa, ma dagli incontri con le categorie imprenditoriali abbiamo avuto l’impressione che questo abbia complicato ulteriormente le procedure e da più parti sentiamo invocarne la chiusura. Noi crediamo che la sua soppressione porterebbe al suicidio degli imprenditori, ma è ora di passare dai proclami ai fatti. Durante il percorso di costruzione dello sportello unico sono emerse criticità che hanno inceppato il meccanismo. Annuncio che il gruppo dell’UVP presenterà una modifica alla legge in vigore che preveda di convocare la conferenza dei servizi permanente ogni 15 giorni. Questo per migliorare il sistema e per dare gambe al principio di esercizio associato delle funzioni che noi abbiamo sostenuto. Altrimenti diventerà difficile portare a casa risultati concreti.»Discutendo un’interpellanza, il gruppo ALPE ha affrontato l’attività svolta presso l’ambulatorio dei codici bianchi del pronto soccorso dell’ospedale Parini, attivato il 1° agosto 2015 per assicurare un’appropriata risposta assistenziale all’utenza. «Gli obiettivi dell’ambulatorio erano di filtrare gli accessi impropri al Pronto soccorso (i cosiddetti codici bianchi), andando a migliorare la qualità della prestazione sui casi urgenti, razionalizzando le prestazioni sanitarie rivolte ai codici di accesso di bassa priorità e favorendo il rientro alle cure territoriali – ha spiegato il capogruppo Albert Chatrian. Nel marzo 2015, era stata bandita una selezione pubblica per il conferimento di incarichi a tempo determinato di 12 mesi, eventualmente prorogabili, per i medici di medicina generale, da impiegare presso questo ambulatorio, che però è stato chiuso il 7 gennaio 2016.» Chatrian ha quindi voluto sapere quanti pazienti sono stati visitati, i motivi dell’apertura e della repentina chiusura. «All’assessore chiediamo anche se non ritenga questa modalità di agire superficiale, inutile e dispendiosa, oppure la consideri utile per il miglioramento dei servizi sanitari e dell’efficienza nell’utilizzo delle risorse finanziarie a disposizione dell’USL; infine, quali siano gli intendimenti affinché non accadano più situazioni di questo tipo.» L’assessore alla sanità, Antonio Fosson, ha riferito: «Il numero di accessi di codici bianchi all’inizio del 2015 era molto elevato, crescente nel tempo, superiore rispetto ad altri presidi italiani, in cui questo fenomeno era presente ma meno rilevante. In queste realtà era stato creato un ambulatorio ad hoc, in modo da ricondurre l’assistenza in ambiti più appropriati. Sulla base delle risultanze di queste esperienze, si è ipotizzata l’attivazione di un analogo ambulatorio per il nostro Pronto soccorso. Nel 2015 il numero di accessi dei codici bianchi si è ridotto significativamente, più di quanto ci si aspettasse, grazie ad una sensibilizzazione mirata e l’introduzione del ticket. Nei cinque mesi di attività dell’ambulatorio sono stati visitati 837 pazienti. Il progetto aveva quindi i presupposti razionali per essere attivato, si è rivelato significativo e utile ad orientare i comportamenti della popolazione e a coinvolgere i medici del territorio; si è però resa necessaria una riconsiderazione, confrontando le risorse impegnate e le attività rese. Gli operatori del Pronto soccorso avevano manifestato soddisfazione per l’attivazione di questo esperimento, che, visti i risultati, giustamente è stato sospeso. Stiamo lavorando per una riorganizzazione dei servizi sul territorio, ci troviamo in una fase conclusiva.» Il capogruppo ha replicato: «In questo ambulatorio sono stati visitati cinque pazienti al giorno. Già a fine agosto questa situazione era di dominio pubblico, eppure si è dovuto aspettare cinque mesi per chiudere il servizio. Cosa faranno i medici i cui contratti sono stati azzerati? È imbarazzante riscontrare uno spreco di risorse, mentre contemporaneamente vengono penalizzati servizi sul territorio, soprattutto a discapito di chi ha scelto di rimanere in montagna. La politica deve essere capace di trovare soluzioni, anche ardite, con le risorse a disposizione per riorganizzare il sistema sanitario.»La tutela del vallone di San Grato di Issime è stato l’argomento di un’interpellanza proposta dal gruppo ALPE. Il consigliere Chantal Certan, sottolineato «il valore storico, culturale, architettonico e paesaggistico del vallone di San Grato» e richiamata la deliberazione con cui, lo scorso gennaio, la Giunta regionale ha approvato una variante sostanziale al Piano regolatore del Comune di Issime, ha voluto sapere se tutte le associazioni del territorio comunale e della Valle del Lys siano state coinvolte nella stesura di questo nuovo documento. «Ci chiediamo anche se l’Amministrazione regionale voglia coinvolgere nel prosieguo tutti gli attori del territorio interessati alla salvaguardia del vallone, allo sviluppo culturale, agricolo di tale patrimonio, prevedendo momenti di informazione e confronto con associazioni, abitanti e Amministrazione comunale.» L’assessore al territorio e ambiente, Luca Bianchi, ha premesso che «il vallone di San Grato è da tempo riconosciuto come sito di grande valore in ragione del suo paesaggio culturale disegnato nei secoli dalla popolazione walser. L’interesse della Regione alla sua conservazione è testimoniato dall’inserimento del vallone nei programmi integrati di interesse regionale del Piano territoriale paesistico-PTP. Tutelare non significa tuttavia escludere la possibilità di operare interventi destinati a garantire la preservazione del bene tutelato, che in questo caso è patrimonio edificato e paesaggio culturale. La conservazione del paesaggio vuol dire innanzitutto la sua permanenza attraverso l’attività agropastorale che nei secoli ha assicurato il mantenimento delle radure, la pulizia dei boschi, l’efficienza dei sentieri e dei rus. Il testo della variante del Piano regolatore di Issime contiene le norme di gestione del vallone alla luce delle conclusioni dello studio di approfondimento sulle prospettive di valorizzazione dello stesso, integrate a seguito di una specifica richiesta della Conferenza di pianificazione dei servizi regionali: la valorizzazione turistica del vallone secondo gli auspici del Comune è orientata allo sviluppo di un turismo escursionistico, naturalistico e soprattutto culturale, nel rispetto rigoroso dei valori presenti. La Regione ha condiviso tale impostazione proponendo al contempo al Comune alcune modifiche volte a chiarire meglio le destinazioni d’uso, le modalità d’intervento e le infrastrutture ammesse.» Riguardo al coinvolgimento delle associazioni nella stesura del nuovo PRG, l’Assessore ha osservato che «la normativa vigente non prevede questo obbligo nella stesura del testo preliminare del piano, ma è facoltà del Comune sentire le istanze e gli interessi presenti sul proprio territorio. Cittadini e associazioni sono invece chiamati a formulare le proprie osservazioni sul testo una volta approvato dal Consiglio comunale. La Regione non interviene nella predisposizione del PRG se non su esplicita richiesta del Comune. Oggi l’Amministrazione regionale ha messo nelle condizioni i Comuni e i proprietari dei fondi che dovranno cooperare per dare una prospettiva di valorizzazione del vallone volta al mantenimento del paesaggio e per la conservazione del patrimonio attraverso uno sviluppo armonioso. Sta all’Amministrazione comunale decidere con quali modalità ciò possa avvenire. La Regione sarà comunque chiamata ad esprimersi in sede di procedure di Valutazione di impatto ambientale, verificando puntualmente il rispetto delle prescrizioni impartite dal PRG e dei vincoli presenti, con particolare riguardo ai percorsi storici, agli impatti sull’ambiente e al suo inserimento nel paesaggio.» Certan ha replicato: «Concordiamo con l’Assessore che tutelare il patrimonio significhi non escludere nessuna soluzione che permetta il suo sviluppo. Uno dei compiti principali della Regione è il contrasto all’abbandono, ma crediamo che vi siano esempi che dovrebbero essere presi in considerazione, perché sono stati capaci sia di tutelare l’ambiente, sia di sviluppare attività economiche sostenibili. Mi auguro che vengano inoltre salvaguardate tutte quelle aree particolari, come le torbiere, che fanno parte del suo patrimonio culturale e ambientale. Infine ci sfuggono le motivazioni per le quali sia stato deciso di non fare preventivamente uno studio di approfondimento degli ambiti inedificabili e di dissesto idrogeologico. Monitoreremo attentamente eventuali sviluppi.»Il Consiglio Valle ha approvato, con 20 voti a favore (UV, SA e PD-SVdA), 2 contrari (M5S) e 12 astensioni (ALPE e UVP), il disegno di legge che modifica la norma regionale n. 5/2008 sulla disciplina delle cave, delle miniere e delle acque minerali naturali, di sorgente e termali. Come illustrato dal relatore, il consigliere Joël Farcoz, «con i suoi cinque articoli questo disegno di legge si introducono modificazioni alla legge regionale 5 del 2008, al fine di consentire ai Comuni di valutare la migliore modalità di sfruttamento delle acque minerali e termali o di sorgente, permettendo così loro di poter esplorare preventivamente il libero mercato. L’obiettivo del disegno di legge è quello di introdurre una fase preliminare al rilascio della concessione di sfruttamento dell’acqua minerale/termale vera e propria, quando ciò è promosso da un Comune. Questa fase dovrebbe consentire all’Amministrazione pubblica interessata di esplorare il libero mercato per ricercare l’eventuale partner privato con cui sviluppare la fase successiva, volta allo sfruttamento vero e proprio della risorsa minerale/termale. Questa fase, quindi, dovrà comprendere, ai fini dell’ottenimento della concessione, tutta la progettazione definitiva delle diverse opere (dalla captazione alla valorizzazione della risorsa), compresa quella necessaria all’acquisizione della valutazione di impatto ambientale.»   Il consigliere Roberto Cognetta ha annunciato il voto contrario del Movimento 5 Stelle, «perché ci sembra che questa norma favorisca più i privati rispetto al pubblico. Le apparenze ingannano: valutando quanto previsto da questo disegno di legge e il valore che noi attribuiamo a un bene prezioso come è l’acqua, esprimiamo con forza la nostra contrarietà.» L’astensione del gruppo ALPE è stata invece comunicata da Chantal Certan: «La modifica parrebbe aprire la possibilità ai Comuni di essere interpreti e garanti della tutela del pubblico interesse, ma c’è un passaggio che riteniamo sospetto: un passaggio tra un “può” e un “deve”. Questo aspetto non ci è stato chiarito nemmeno in Commissione e riteniamo che una legge non possa contenere tali ambiguità.» Fabrizio Roscio ha aggiunto: «Giudichiamo positivamente il fatto di dare la possibilità di sfruttare risorse presenti in montagna, dando così la possibilità di esercitare attività a chi vive in montagna. Mancano tuttavia dei paletti per il rispetto e la tutela del bene comune che è l’acqua: la risorsa va utilizzata e non depauperata. Questa legge non fornisce indicazioni in merito, il rischio è che ci siano conseguenze negative come già accaduto per l’idroelettrico.» Il capogruppo UVP Luigi Berstchy ha specificato: «Apprezziamo questa iniziativa che dà tutela all’Amministrazione pubblica e costituisce un filtro per l’utilizzo e allontana possibili speculazioni del privato. Con la nostra astensione, ci riserviamo di approfondire l’argomento e di proporre le nostre idee in una visione più complessiva per quanto riguarda l’utilizzo dell’acqua perché possa sempre essere un bene comune.» L’assessore Bianchi, ha precisato: «La legge segue esclusivamente l’obiettivo di permettere alle Amministrazioni comunali di avere atout in più dopo il riconoscimento delle acque termali da parte del Ministero. In merito al discrimine “può” o “deve”, ribadisco che sta al Comune, una volta ottenuto il riconoscimento ministeriale, andare avanti avvalendosi di un partner o indirizzarsi al libero mercato, avendo un periodo di cinque anni per fare le giuste valutazioni.»Approvato all’unanimità il disegno di legge che contiene disposizioni in materia di costruzione ed esercizio di impianti a fune in servizio privato per trasporto di persone, animali e cose, volte a modificare la legge regionale n. 11/1998 (Normativa urbanistica e di pianificazione territoriale della Valle d’Aosta). Il provvedimento è stato presentato dalla Giunta regionale e si compone di diciannove articoli con l’obiettivo di impostare un metodo moderno e condiviso di regolamentazione del settore, nello spirito di semplificazione dei procedimenti. «La Regione ha competenza primaria nel trasporto con impianti a fune – ha detto il relatore Giuseppe Isabellon –, tuttavia non ha mai disciplinato l’ambito in servizio privato. Questo disegno di legge intende quindi colmare il vuoto normativo, anche alla luce di recenti richieste da parte di privati (la società CVA in primis, per la manutenzione delle condotte idroelettriche) che i Comuni – enti deputati al rilascio dell’autorizzazione al trasporto privato – hanno avuto difficoltà a soddisfare. Ogni Comune ha gestito in autonomia le passate richieste, generando comportamenti non del tutto omogenei. Viste le numerose proposte di realizzazione di impianti a fune a servizio dei cantieri, di alpeggi o di centrali idroelettriche si è rilevata la necessità di impostare un metodo moderno e condiviso di regolamentazione». «In un’ottica di semplificazione amministrativa – ha proseguito Isabellon –, grazie alla concertazione con il CELVA si è ipotizzata una modifica dei dispositivi informatici attualmente in uso presso gli uffici tecnici dei vari Comuni. In pratica è il Comune a seguire l’istruttoria nell’ambito del rilascio dei titoli abilitativi alla costruzione dell’impianto; del controllo tecnico e della progettazione è responsabile il proponente, mentre il Comune si limita ad una verifica della completezza della documentazione e, infine, il Corpo forestale e la Polizia locale vigilano sulla corretta applicazione della legge nell’ambito delle proprie attività di presidio del territorio. Il titolare dell’impianto dovrà poi inoltrare al Comune, sul cui territorio insiste la maggior parte del tracciato, la richiesta di autorizzazione all’esercizio, che è data per un lasso di tempo massimo di vent’anni. Per la progettazione e la costruzione di impianti a fune per il trasporto privato di persone, si chiede di applicare la normativa europea, per quello di sole cose e animali, si chiede invece di applicare le norme tecniche di sicurezza emanate dallo Stato.»Il capogruppo Bertschy ha comunicato il voto favorevole del proprio gruppo a questa norma «che va a regolamentare un importante settore che oggi vede in difficoltà soprattutto i privati, che rispetto anche all’attività agricola si trovano in carico grandi responsabilità. Questa modifica è positiva, colma un settore che non aveva una legislazione di riferimento. Invitiamo, in questa seconda fase di applicazione, a tenere in considerazione la possibilità di apportare eventuali correttivi nel caso si presentino difficoltà.» Il voto favorevole di ALPE è stato motivato dal consigliere Patrizia Morelli: «Si tratta di un ambito su cui la Regione ha competenza e che risulta cruciale per una realtà di montagna come la nostra in cui il trasporto via fune permette di ovviare ai problemi legati alle caratteristiche morfologiche che possono rendere i trasferimenti particolarmente difficoltosi. È bene che si sia stabilito un tempo limite congruo, che i titolari siano obbligati alla rimozione degli impianti. Apprezziamo che si sia cercato di trovare una giusta mediazione tra la necessità di normare in modo chiaro ma anche di facilitare il privato, in particolare gli agricoltori rendendo le procedure più snelle. Speriamo che effettivamente questo equilibrio sia applicabile nella pratica.» L’assessore ai trasporti, Aurelio Marguerettaz, ha aggiunto che «come concordato condivideremo in Commissione le modalità attuative della norma.»I Consiglieri hanno approvato all’unanimità una mozione presentata congiuntamente dai gruppi Movimento 5 Stelle, ALPE e Union Valdôtaine Progressiste ed emendata su proposta dell’assessore Marguerettaz, sul biglietto unico integrato dei trasporti regionali. Il testo approvato impegna il Governo regionale a predisporre, nell’arco di 2 mesi, un’analisi di fattibilità tecnico-economica inerente la realizzazione di un biglietto unico integrato per i diversi modi di trasporto (autobus, ferrovia e impianti a fune) e a presentarla alla Commissione competente.È stata invece respinta una mozione del gruppo ALPE sulla redazione di un piano per la raccolta dati sugli impianti termici in funzione nel territorio valdostano. Il testo, respinto con 27 astensioni (UV, SA, PD-SVdA e UVP) e 7 voti favorevoli (ALPE), voleva impegnare il Governo regionale a redigere entro 90 giorni un piano, da effettuare tramite una semplice comunicazione dei dati essenziali, per consentire di completare la raccolta delle informazioni entro tre anni. Intendeva inoltre impegnare a promuovere e incentivare la completa dismissione entro tre anni degli impianti più obsoleti e utilizzanti combustibili maggiormente inquinanti.Inoltre, è stata ritirata dai proponenti la mozione del gruppo ALPE riguardante l’avvio di un piano di progressiva riorganizzazione clinica e assistenziale nell’ambito dell’ospedale regionale.In chiusura dei lavori, il Consiglio Valle ha esaminato tre risoluzioni.La prima, depositata in Aula dal M5S ed emendata dal presidente della Regione, Augusto Rollandin, è stata approvata all’unanimità e impegna la Giunta a dare indicazioni alle società partecipate e controllate affinché utilizzino preferibilmente autovetture elettriche o ibride.La seconda iniziativa, presentata dai gruppi ALPE, UVP, M5S, è stata ritirata dai proponenti e riguardava la revoca di un procedimento disciplinare a un dirigente dell’Assessorato all’istruzione e cultura, a fronte dell’impegno dell’assessore Rini di verificare quanto successo e chiedere la revoca del provvedimento.Infine, la terza risoluzione, depositata dal gruppo UVP e respinta con 20 astensioni (UV, SA e PD-SVdA) e 14 voti favorevoli (UVP, ALPE e M5S), concerneva l’aumento dei fondi per le spese di gestione dei consorzi di miglioramento fondiario per l’anno 2016.Il Consiglio tornerà a riunirsi mercoledì 24 e giovedì 25 febbraio 2016.

Pubblicato / aggiornato il 03/02/2016 alle 12:00
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Categoria: Salute