Vai al contenuto

Gli alpini hanno festeggiato il 95° compleanno del loro decano

Gli alpini hanno festeggiato il 95° compleanno del loro decano

Ha compiuto 95 anni, Liberato Salvati, ed è il decano del Guppo Aosta dell’Associazione nazionale alpini, che ha voluto festeggiarlo, sabato 20 febbraio, con un Crest del Battaglione Aost.

Nato a Cassano  Caudino (Avellino) il 19 febbraio 1921 , Liberato Salvati abita ad Aosta ed è stato congedato con il grado di  Sergente Maggiore Alpino, 41a Compagnia Battaglione Aosta, Divisione Taurinense , Maresciallo Maggiore  e Artificiere Capo di carriera. Il primo aprile 1940 lascia la sua terra e viene in Valle d’Aosta per partecipare al Corso allievi sottufficiali della Scuola Militare Alpina. Ai primi di giugno, aggregato al battaglione Val Baltea, è destinato alle operazioni di guerra  ai 2.500 metri del  Col de la Seigne. Poi entra come effettivo nella 41a del Battaglione Aosta, la compagnia dei “Lupi” , comandata dal capitano Giuseppe Bellinvia (diventato poi Generale) e, nel gennaio 1942 è destinato in Montenegro, dove gli viene affidato il comando di una squadra esploratori. Di quegli anni di guerra sulle colline di Càttaro ancor oggi ricorda come “quando andavamo a requisire il pane e le patate  nei villaggi, provavamo una strana sensazione, mista di diritto, di rabbia, di vendetta e di vergogna! Non si può raccontare tutto quello che succede in guerra , solo chi l’ha vissuta potrebbe capirci!” Seguono le vicissitudini della guerra: battaglie, sofferenze, tanti amici morti. Alla fine del conflitto, inizia il calvario per il rientro in Patria: viaggi interminabili sui treni. Ricorda sempre Salvati, nelle sue memorie: “Il treno dove ero salito con i miei uomini aveva un centinaio di vagoni, con tre locomotori a legna, uno in testa, uno in coda ed uno a metà convoglio. Un giorno si fermò per fare legna da ardere ma noi non avevamo più niente da mangiare e così rapinammo i campi di patate, di grano turco, i magazzini delle fattorie, pollai, orti.  Nei vagoni facevamo fuoco e cucinavamo le nostre razzie. Arrivati a Zagabria ci fermarono e un ufficiale ci disse ‘Sappiamo che avete fame, però adesso chi paga i danni che avete arrecato ai campi di patate, di grano, alle fattorie?’ Qualcuno gridò: “pagano le nostre autorità italiane’. L’ufficiale replicò ‘In Italia non c’è più nessuna autorità!’.  Io cercavo di calmare gli animi. All’alba, dopo alcuni giorni, arrivò di nuovo l’ufficiale  con altri otto e ci disse: ‘Vi lasciamo partire  perché il Presidente degli Stati Uniti, Truman, ha detto che i vostri danni li paga lui’. La notte stessa arrivammo a Trieste. Eravamo ridotti come dei barboni, sfiniti, esausti. Io sono tornato a Cassano Caudino, erano due anni che non sapevo niente della mia famiglia e di cosa fosse successo in Italia. A duecento metri da casa  ho incontrato un ragazzino: ‘Ciao giovanotto. Conosci la famiglia Salvati? ‘Sì, i Salvati li conosco, abitano là in fondo’. ‘Puoi andare ad avvisarli che il figlio è qui, sta tornando dalla guerra’.   La prima  persona che mi venne incontro è stata la mia mamma Angela”.

Pubblicato / aggiornato il 20/02/2016 alle 12:00
Visualizzato volte
Categoria: Salute