I lavori del Consiglio Valle nella mattinata del 5 aprile
Gli esiti dell’incontro svoltosi lo scorso 30 marzo, a Roma, con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per l’esame della problematica della linea ferroviaria Aosta/Pré-Saint-Didier sono stati l’argomento di apertura del Consiglio Valle di martedì 5 aprile, con l’interrogazione a risposta immediata posta dal gruppo Alpe.
Patrizia Morelli ha voluto infatti conoscere le risultanze sull’incontro, in attesa di una relazione più dettagliata in Commissione consiliare. Ha anche chiesto notizie sul tavolo di lavoro che avrebbe dovuto essere istituito già a novembre scorso. L’assessore ai trasporti ha riferito che l’incontro è stato convocato dal capo di gabinetto del ministro, su sollecitazione delle organizzazioni sindacali che chiedevano la riapertura della tratta. Una tratta, ha ribadito l’assessore, che non è dismessa, ma sospesa. Il capo di gabinetto ministeriale e il direttore generale delle infrastrutture hanno condiviso la decisione assunta da RFI d’intesa con l’Amministrazione regionale: è parso infatti chiaro a tutti che spendere 15 milioni di euro per sostituire i binari per trasportare 250 persone al giorno, senza avere prospettive chiare, era una scelta poco ortodossa. L’assessore ha aggiunto che il tavolo di lavoro con RFI è stato richiesto con una lettera a novembre ed è subito partito, svolgendo diverse riunioni per valutare gli interventi necessari. Nell’incontro romano è emerso che diversi argomenti non sono sostenibili, come quello ambientale: l’Aosta/Pré-Saint-Didier viene esercita con treni molto inquinanti, bisognerebbe elettrificare la linea. L’assessore ha infine sottolineato l’aspetto positivo, costituito dal richiamo allo sviluppo di un progetto collegato con lo sfruttamento turistico delle tratte ferroviarie storiche: c’è quindi una prospettiva per il futuro della tratta ferroviaria. Morelli, nella replica, ha osservato che se l’esito della riunione è il richiamo al progetto attualmente in esame in Parlamento sull’istituzione di ferrovie turistiche per il rimpiego di linee in corso di dismissione, è palese che la tratta sia in dismissione. Il futuro quindi, per la Consigliera Morelli, non è lo scenario auspicato per un trasporto dinamico e turistico, ma si va nella direzione di un museo ferroviario. Significa, ha concluso, mantenere tutti i vincoli sulla linea e non rendere un servizio alla popolazione.Rispondendo all’interrogazione sulle risultanze della procedura di selezione per l’individuazione di un dirigente effettuata dalla società Traforo del Gran San Bernardo, il presidente della Regione ha affermato che la procedura era volta alla selezione di un responsabile di esercizio, funzione equivalente al Chef d’exploitation della società svizzera Tunnel du Grand Saint-Bernard. Sitrasb ha ritenuto opportuno avvalersi della collaborazione di un soggetto esterno, in quanto la società non possiede idonee risorse umane per l’espletamento di tale servizio. L’incarico alla Società Arrow srl di Milano è stato affidato per un importo complessivo di 7 mila euro + IVA, comprendente tutti i costi delle pubblicazioni degli annunci, l’analisi del contesto aziendale, la mappatura delle aziende target, l’identificazione dei candidati e i contatti con i candidati. I curricula ricevuti e analizzati da Arrow srl in seguito alla pubblicazione dell’avviso di selezione sono stati complessivamente 33. Il candidato risultato idoneo alla prova di selezione è stato l’ingegner Paolo Verraz, entrato in servizio lunedì 14 marzo. Tutte le caratteristiche del profilo da ricercare (titolo di studio, conoscenze linguistiche e relativi attestati, esperienza e skills professionali, competenze, responsabilità, skills personali) sono state definite di concerto tra la Sitrasn e la società Arrow Srl, anche sulla base dei medesimi requisiti in essere presso l’omologa società svizzera Tunnel du Grand Saint-Bernard. Ciò in quanto, la Sitrasb ha ritenuto opportuno riorganizzare la propria struttura aziendale in modo da garantire la presenza di professionalità equivalenti a quelle presenti nella società svizzera. Su queste basi – ha concluso Rollandin – sono stati contattati ed esaminati i candidati ritenuti idonei rispetto al profilo individuato e, a conclusione del processo, Arrow S.r.l. ha autonomamente presentato i candidati risultati più in linea con i contenuti della posizione da ricoprire.Il gruppo Alpe, con un’interrogazione, ha voluto fare il punto sullo stato di attuazione della legge regionale n.14/2015 riguardante la prevenzione, il contrasto e il trattamento della dipendenza dal gioco d’azzardo. Evidenziato il sempre maggiore allarme sociale rappresentato dal gioco patologico, in particolare tra le giovani generazioni, dove il fenomeno è in crescita esponenziale, il gruppo Alpe ha voluto sapere se si sia dato corso alla piena applicazione della legge e, in dettaglio, se siano stati posti in essere controlli finalizzati alla verifica del rispetto delle prescrizioni normative. Inoltre, i consiglieri hanno chiesto quali soggetti abbiano proceduto all’effettuazione di questi controlli e quali ne siano state le risultanze. L’assessore alla sanità ha riferito che la legge è in corso di attuazione, in particolare per l’articolo 3: per quanto attiene alle attività di prevenzione, la Giunta regionale ha deliberato a novembre i criteri per l’assegnazione di contributi per chi fa iniziative di prevenzione. È stato concesso un unico contributo ad un’associazione di volontariato, con cui sono stati stretti rapporti di collaborazione. Riguardo all’articolo 4, l’Assessore ha comunicato che si è svolto a dicembre 2015 un primo incontro con la presidenza con Confcommercio per organizzare un corso di formazione per i gestori case da gioco. Continua poi la collaborazione con il Casinò per segnalare i soggetti colpiti da ludopatia. Fosson ha poi spiegato che per l’istituzione del marchio regionale “slot free” si sta predisponendo l’apposito provvedimento e la Sovrintendenza agli studi ha avviato un concorso nelle scuole secondarie di primo e secondo grado per le caratteristiche ideografiche. È stata anche definita la riduzione triennale dello 0.46% dell’aliquota Irap, a valere sul regime de minimis, per le imprese che conseguono questo marchio. È stato poi presentato in Giunta il 25 marzo il piano integrato per il contrasto, la prevenzione e la riduzione del rischio di gioco d’azzardo patologico: un piano che arriva un po’ in ritardo, ha detto Fosson, ma dopo un’attenta valutazione per la sua redazione. Passando a trattare dei controlli, Fosson ha precisato che la competenza per la vigilanza sull’osservanza dei divieti e degli obblighi spetta ai Comuni, che si occupano dell’accertamento delle violazioni e dell’applicazione delle sanzioni. È in corso una collaborazione e si è in attesa a breve dei primi dati. L’assessore ha concluso osservando che si sta mettendo in moto la macchina più opportuna, traducendo la legge in provvedimenti concreti e di facile applicazione. Alberto Bertin si è detto insoddisfatto della risposta, in quanto non sono stati comunicati i dati relativi ai controlli, che non ci sono stati. Sono passati nove mesi dall’approvazione, ha aggiunto Bertin, ma l’applicazione della legge è in netto ritardo. Il Consigliere, tenuto conto della crescente gravità della ludopatia, ha osservato che la legge rappresentava anche una presa di coscienza e il tentativo di contrastare il dilagare del fenomeno. Per Bertin, si tratta di una legge forse tardiva, certamente non perfetta, ma comunque uno strumento che può essere più o meno efficace in funzione di come lo si usa e sinora non è stato usato. Il fenomeno, ha detto Bertin, va monitorato, altrimenti la legge diventa un soprammobile e non uno strumento da applicare efficacemente. In merito ai controlli, il consigliere ha evidenziato che in un anno si sarebbe dovuto controllare almeno il 10% degli esercizi: se il trend è questo, per controllarli tutti ci vorranno cent’anni.In risposta a un’interrogazione di Union valdôtaine progressiste sul cronoprogramma per completare le fasi di approvazione progettuali e per dare corso alla realizzazione della galleria bypass del borgo di Bard, l’assessore Baccega ha ricordato che l’opera è inserita nell’Intesa Generale Quadro sottoscritta tra Governo e la Regione il 9 luglio 2010. Successivamente, l’11 febbraio 2013, è stata sottoscritta una Convenzione tra ANAS e Regione per il cofinanziamento della progettazione preliminare e definitiva dell’intervento con una compartecipazione finanziaria della Regione di 200 mila euro. L’ANAS ha comunicato di aver completato il progetto preliminare e, ad oggi, sono in fase di recepimento tutte le prescrizioni della Conferenza dei servizi, che porteranno al completamento del progetto preliminare e alla relativa approvazione entro il mese di luglio prossimo. Quindi, si procederà alla definizione delle indagini geognostiche e del progetto definitivo, che potrà essere ultimato presumibilmente entro marzo 2017. Non appena saranno terminate tutte le fasi progettuali concordate, si dovrà arrivare ad aver certezza del finanziamento per l’inserimento dell’opera in un piano programmatico con la definizione della tempistica della progettazione esecutiva e della realizzazione dell’opera.Roberto Cognetta ha posto un’interrogazione sulla tempistica per l’accesso alla rete in fibra ottica da parte di operatori di telecomunicazioni. Prima di fornire una risposta puntuale alle domande, ha precisato il presidente della Regione, gli uffici competenti ritengono opportuno premettere che non è mai pervenuta alcuna richiesta formale di collegamento ai nodi TOPIX di Châtillon e Villeneuve da parte dell’operatore Fastalp. La società ha segnalato un possibile interesse in merito, tramite messaggi di posta elettronica inviati a un funzionario della struttura, con formulazioni molto generiche, senza produrre elaborati progettuali e precisare le esigenze, come ad esempio gli spazi necessari negli armadi, il numero di apparati elettronici, il numero, la tipologia e le dimensioni di antenne. A questi messaggi sono seguiti, in ogni caso, tempestivi riscontri, sempre in posta elettronica, con cui sono state richieste informazioni maggiormente dettagliate sui fabbisogni, sono state indicate le attività in corso e il relativo stato di avanzamento. Il nodo TOPIX di Châtillon è situato in un’area di proprietà di CVA. Verificato che non c’era più spazio per ospitare un nuovo operatore di telecomunicazioni all’interno delle strutture esistenti, CVA ha progettato e realizzato a sue spese una specifica struttura per ospitare operatori terzi presso l’area, tenendo conto dell’esigenza degli operatori di poter intervenire per la manutenzione delle apparecchiature 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. L’intervento è stato completato nel mese di dicembre 2015, dopo di che l’Amministrazione regionale, a proprie spese, ha posizionato nell’area predisposta gli armadi per il ricovero degli apparati elettronici degli operatori. Gli uffici ritengono che entro il mese di aprile 2016, terminate le procedure amministrative in corso per la presa in carico dell’area, sarà possibile formalizzare la convenzione per l’insediamento di Fastalp, ovviamente a fronte di una formale richiesta corredata di tutte le necessarie informazioni tecniche. Per l’allacciamento al nodo TOPIX di Villeneuve è stata rilevata la necessità dell’utilizzo di un cavidotto di proprietà regionale, interessato dall’avanzamento del piano di infrastrutturazione con la fibra ottica VdA Broadbusiness. Nel mese di marzo scorso, si è svolta la conferenza dei servizi per l’esame e la valutazione del progetto esecutivo della fibra ottica nell’area di Villeneuve. Entro maggio sarà sottoposta alla Giunta regionale l’approvazione dei listini e delle modalità per le concessioni agli operatori di telecomunicazioni della fibra e dell’infrastruttura, compreso il cavidotto in questione. Va anche segnalato che è stata privilegiata la concessione della rete wireless VdA All Broadband, che comprende anche gli accessi ai nodi TOPIX di Châtillon e Villeneuve e per la quale Fastalp era stata invitata a partecipare alla gara, ma ha ritenuto di non presentare alcuna offerta. In conclusione, ha detto Rollandin, si ritiene importante ribadire che alla società Fastalp sono stati forniti gli elementi puntuali di avanzamento delle attività connesse alle segnalazioni informali di interesse avanzate dall’operatore. Con un’interrogazione, il gruppo M5S ha voluto fare il punto della situazione dei richiedenti asilo in Valle d’Aosta: quanti profughi sono attualmente ospitati e di quanti è previsto l’arrivo nel 2016; il numero massimo stimato per il livello di sostenibilità sul territorio regionale; la percentuale di richiedenti in rapporto alla popolazione valdostana rispetto alle regioni limitrofe Piemonte e Liguria. Ha poi chiesto se l’eventuale apertura del cosiddetto “Hub” di controllo di Saint-Pierre presso l’ex Hôtel Lanterna, pur non calendarizzata in tempi brevi in quanto è pendente un contenzioso tra la Regione e lo Stato, comporterà di fatto l’aumento delle presenze di migranti in Valle d’Aosta. Il presidente della Regione ha riferito che i richiedenti asilo ospitati in Valle d’Aosta alla data del 30 marzo 2016 sono 239. Alla Valle d’Aosta vengono assegnati dal Ministero dell’interno 29 migranti ogni diecimila persone sbarcate sulle coste italiane, per cui il numero di richiedenti asilo attualmente assegnati dal Ministero alla Valle d’Aosta è di 428 persone. A seguito dell’aggiudicazione dell’ultimo bando di gara avvenuta lo scorso dicembre, i posti di accoglienza che sono stati reperiti complessivamente su tutto il territorio regionale sono 266. Per quanto ci riguarda, quindi, 266 è il numero massimo di richiedenti asilo che la Valle d’Aosta è in grado di ospitare e, dunque, ad oggi, i posti liberi da destinare all’accoglienza dei migranti sono 27. Rollandin ha poi comunicato che il Ministero dell’interno non ha pubblicato recentemente dei dati ufficiali in merito al rapporto con le regioni vicine. Utilizzando i dati contenuti in una recente circolare ministeriale, la percentuale dei richiedenti asilo presenti sul territorio regionale in rapporto alla popolazione è per la Valle d’Aosta dello 0,186%, per il Piemonte dello 0,183% e per la Liguria dello 0,203%. Se si considerano invece i richiedenti asilo “assegnati”, la percentuale per la Valle d’Aosta sarebbe dello 0,333%, per il Piemonte dello 0,195% e per la Liguria dello 0,239%. In merito all’ex Hôtel Lanterna, il presidente della Regione ha ricordato che il Tribunale di Torino ha stabilito che la struttura è di proprietà dell’Amministrazione regionale, rendendo nei fatti impossibile la realizzazione del progetto del Ministero dell’interno di trasformarla in un centro di smistamento dei migranti. Pertanto, il presidente ha sottolineato che non si ha alcuna informazione per fornire una risposta sicura, se non la considerazione generale che le persone ospitate nei Centri di smistamento dovrebbero essere gestite direttamente dal Ministero dell’interno e non dovrebbero rientrare nelle quote assegnate alla Regioni. Ferrero, nella replica, ha ribadito che l’intenzione era di fare chiarezza su cifre non certe e per puntualizzare, fermo restando il diritto all’accoglienza, la necessità di parametrare il numero delle persone in attesa di ottenere la qualifica di rifugiato alla popolazione e alla superficie della regione ospitante. E questo per una ragione di equità, anche per numeri apparentemente minimi come quelli che riguardano la Valle d’Aosta. Ferrero ha poi evidenziato che la questione dei migranti non si esaurirà a breve, si prospetta un periodo di almeno quindici anni: era importante approfondire l’aspetto dell’eventuale apertura dell’ “Hub” di Saint-Pierre, perché se si fosse concretizzato questo progetto sarebbero arrivate ulteriori persone rispetto ai migranti già assegnati. Per Ferrero, visto anche il pasticcio a livello nazionale, è una situazione che va attentamente monitorata; una Regione non può essere un soggetto passivo, ci deve essere programmazione, occorre conoscere i costi e valutare gli effetti a livello regionale.Il gruppo M5S ha poi posto un’interrogazione riguardante la continuità assistenziale pediatrica. Prendendo spunto dall’introduzione del ticket di 25 euro sui “codici bianchi” al fine di limitare l’utilizzo inappropriato del Pronto soccorso, Roberto Cognetta ha chiesto se si ritenga corretto che i genitori con figli piccoli che si ammalano al di fuori dell’orario di visita del pediatra di base debbano valutare autonomamente se recarsi o meno al Pronto soccorso. Ha poi voluto sapere i motivi per i quali non si istituisca la continuità assistenziale con un pediatra disponibile 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. L’assessore alla sanità ha spiegato che il pediatra di famiglia ha orari specifici, ma esiste un secondo livello di assistenza continuativa che è quello della guardia medica, figura che ha competenze per decidere se inviare o meno il paziente al Pronto soccorso: se l’accesso al Pronto soccorso avviene ad opera della guardia medica non è più un codice bianco ma è considerato codice verde; è chiaro che se una famiglia si rivolge direttamente al Pronto soccorso e non vi è emergenza, il codice è bianco e si pagano i 25 euro. Per l’assessore, sarebbe un’eccellenza avere la continuità pediatrica 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, ma non è solo una questione economica, ma anche di reperimento di pediatri. Ha poi annunciato che nella riorganizzazione territoriale, considerata prioritaria, è stato siglato un accordo con i medici di base per avere ambulatori H6 in quattro posti regionali, con la presenza di un medico, di un’infermiera e di un pediatra. Cognetta ha replicato che, anche se non ci sono i soldi per fornire un servizio di eccellenza, sarebbe opportuno normare alcuni casi specifici in cui non fare pagare i 25 euro: i genitori di un bambino che sono alla prima esperienza quando non hanno risposta dal servizio territoriale, si rivolgono al Pronto soccorso. Ha quindi invitato l’Assessore, nell’attesa che la risposta del territorio diventi coerente, a fare qualche piccola deroga.In risposta a un’interpellanza sui lavori e servizi affidati dalla Centrale unica di Committenza nel 2015, le cui funzioni sono state attribuite a IN.VA., l’assessore Baccega ha specificato che è attiva dal 21 marzo 2014. Da allora, sono state pubblicate complessivamente 205 gare (60 nel 2014 e 145 nel 2015) per un valore complessivo a base d’asta pari a circa 142 milioni di euro. Facendo riferimento alle gare aggiudicate, al 31 dicembre 2015 sono state aggiudicate 150 gare per complessivi 198 lotti, per un valore a base d’asta di 84 milioni 188 mila 28 euro, di cui 17 milioni per l’acquisizione di forniture, per un valore pari a 45 milioni 206 mila 342 euro) e 133 milioni per l’acquisizione di servizi (per un valore pari a 38 milioni 981 mila 686 euro). Delle restanti gare, 4 sono andate deserte, 31 sono state aggiudicate nel corso del primo trimestre 2016 e 20 sono tutt’ora in corso. Dei 141 lotti sopra citati, 98 sono stati assegnati a operatori economici con sede in Valle d’Aosta, pari quindi al 69,5 per cento. Prendendo in considerazione il valore totale degli importi di aggiudicazione, pari a 76 milioni 667 mila 967 euro, al netto della gara dei treni bimodali pari a 43 milioni 130 mila 241 euro, quello andato a favore di operatori economici con sede in Valle d’Aosta è quantificato in 14 milioni 417 mila 652. Vanno aggiunte 5 gare svolte dalla CUC con funzione di Consip regionale, di cui 4 a favore di operatori valdostani, per un importo pari a 17 milioni 163 mila 37 euro. Tra queste gare, rientrano le due aggiudicazioni a favore di CVA Trading per la fornitura di energia elettrica.La problematica dei richiedenti asilo è stata ulteriormente ripresa con l’interpellanza del Moviento 5 stelle. Il presidente Rollandin ha risposto che, alla data del 30 marzo 2016, i procedimenti sui quali vi è stata una pronuncia definitiva sono 82.I cittadini stranieri che hanno ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiato sono in totale 9, mentre a 2 migranti è stata concessa la protezione sussidiaria, cioè è stato ritenuto che, nel caso di rientro nel loro paese, queste persone avrebbero rischiato di subire un danno grave quale una condanna a morte, la tortura o la minaccia alla vita in caso di guerra interna o internazionale. Sono 17, ha aggiunto, i migranti che hanno ottenuto il permesso di soggiorno biennale per motivi umanitari. Pertanto, in 54 casi è stato opposto il diniego di qualsiasi forma di protezione. I costi sostenuti dal Servizio Sanitario Regionale per lo screening sanitario di primo livello, deciso nell’ambito del Tavolo di Coordinamento per il superamento di criticità legate alla presenza in Valle d’Aosta di cittadini stranieri, comprendono il costo del personale sanitario impiegato, quello dei dispositivi di protezione personale e le operazioni di sanificazione dei locali dove vengono effettuate le visite. Nello specifico è stato stimato un costo unitario omnicomprensivo di circa 15 euro per ciascuna visita medica effettuata. Un costo che Rolladin ha definito irrisorio, rispetto al rischio di inserire nelle strutture di accoglienza persone con patologie diffusive in atto, con conseguenti ricadute sulla salute pubblica. Per quanto invece riguarda la successiva assistenza sanitaria, il presidente ha ricordato che i richiedenti asilo, i rifugiati, i beneficiari di protezione sussidiaria e internazionale godono della parità di trattamento e piena uguaglianza di diritti rispetto ai cittadini italiani. L’iscrizione al Servizio Sanitario è pertanto obbligatoria e permette di ottenere la tessera sanitaria con indicazione del medico di base, le cure ambulatoriali e specialistiche, nonché i ricoveri in ospedale. È stato stimato un costo medio per gli esami diagnostici prescritti per la sorveglianza sindromica di circa 68 euro pro capite. Per quanto riguarda le convenzioni sottoscritte con i soggetti gestori delle strutture di accoglienza, redatte secondo uno schema predisposto dal Ministero dell’Interno al fine di uniformare i servizi erogati sul territorio nazionale, Rollandin ha affermato che esse prevedono una serie di strumenti atti a verificare la regolare fornitura dei servizi previsti. In esito alle verifiche condotte dalla struttura Affari di prefettura risulta che i servizi previsti dalle convenzioni, ivi compresi quelli diretti all’integrazione dei richiedenti asilo, sono regolarmente effettuati. In relazione all’esigenza di diminuire i tempi per il riconoscimento della protezione internazionale, Rollandin ha risposto che è già stata ripetutamente portata all’attenzione del Governo italiano e anche in occasione di un’audizione presso la Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza, identificazione e trattenimento dei migranti, avvenuta lo scorso 18 giugno 2015, ho segnalato la necessità di potenziare le Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale al fine di sveltire i relativi procedimenti. Al riguardo, ricordato che la Commissione Territoriale di Torino ha competenza territoriale sulle regioni Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, va detto che nel corso del 2015 il Governo italiano ha integrato il numero delle Commissioni Territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale, consentendo così una sensibile velocizzazione dell’iter per il riconoscimento della protezione internazionale, che tuttavia sconta ancora lungaggini dovute all’elevato numero di richiedenti la protezione internazionale. Nella replica, il consigliere Ferrero ha espresso rammarico per il fatto che il lungo soggiorno di non aventi diritto vada a discapito di coloro che hanno vero e pieno diritto all’asilo. Ma si è detto non stupito per il fatto che i soggiorni siano di così lunga durata: “in Italia ciò va a beneficio delle cooperative del PD; in Valle d’Aosta a quelle facenti capo all’Union valdôtaine”.Il gruppo Union Valdôtaine Progressiste è tornato ad affrontare la questione della liquidazione dei contributi agli agricoltori previsti dal Piano di sviluppo rurale 2007-2013. Alessandro Nogara ha richiamato le numerose iniziative promosse dal gruppo UVP per cercare di risolvere le criticità relative ai contributi dovuti dall’Agenzia generale per le erogazioni in agricoltura-AGEA, evidenziando come siano rimaste ancora in sospeso alcune pratiche (“refresh” e “pratiche giganti”) per problemi di mero inserimento informatico. Ha quindi voluto conoscere lo stato dell’arte e gli intendimenti per garantire a tutti gli agricoltori il pieno accesso ai contributi loro dovuti, sottolineando come sia urgente la necessità di riformare l’Agenzia regionale AREA VdA. L’assessore all’agricoltura, nella risposta, ha lamentato una difficoltà oggettiva nell’avere risposte da AGEA, pur a fronte di solleciti puntuali e ripetuti degli uffici regionali. Ha poi precisato che il cosiddetto “refresh” coinvolge in termini di operatività AGEA, i Centri di assistenza agricola-CAA e gli agricoltori: esso si traduce nell’aggiornamento delle immagini aeree del territorio, che è funzionale all’adeguamento della banca dati e legato all’esigenza dell’Unione europea di disporre di dati oggettivi per verificare il corretto operato degli Organismi pagatori. Il “refresh” in Valle d’Aosta ha avuto tre cicli (2010, 2012 e 2015) ed è funzionale a fare emergere le variazioni d’uso del suolo da agricolo a non agricolo e a stabilire o meno la piena eleggibilità a premio dei pascoli permanenti. L’Assessore Testolin ha poi riferito che dopo un periodo inziale di blocco delle istruttorie sulle quali AGEA caricava progressivamente gli esiti definitivi, AREA VdA ha segnalato come nessun caso di blocco di istruttoria per “refresh” sia oggi in essere nella nostra regione. Per quanto attiene alla “domande giganti” (relative alle aziende agricole che avendo un gran numero di “particelle” non riuscivano ad essere inserite sul programma informatico), l’Assessore ha specificato che le 3 aziende interessate, per un totale di 18 domande a valere su 3 annualità, sono già state oggetto di anticipi e di un primo saldo coincidente con la prima serie di lavorazioni a carico di AGEA (l’attribuzione alle singole particelle del corretto intervento a premio): le lavorazioni ad oggi effettuate da AGEA hanno consentito di risolvere completamente i pagamenti di un’azienda (ossia 6 domande su 18); nelle restanti 12 domande l’ammontare erogato coincide attualmente con il 100% delle superfici richieste in domanda, e bisognerà associare un secondo intervento da parte di AGEA per l’istruzione a saldo equivalente indicativamente, in caso di esito positivo, ad un ulteriore 20% di quanto già erogato. Nogara, nella replica, ha osservato che dovrebbe essere una prassi per i funzionari recepire le lamentele degli agricoltori, invece i Consiglieri dell’UVP devono sollevare ogni volta il problema dei mancati pagamenti. Il Consigliere ha convenuto che non sia facile interloquire con AGEA, ma bisogna continuare a sollecitarlo, anche in maniera pedante. Il nostro dovere, ha concluso, è quello di dare urgentemente delle risposte agli agricoltori perché la loro situazione è critica.
Pubblicato / aggiornato
il 05/04/2016 alle 12:00
Categoria:
Salute