I lavori del Consiglio Valle nel pomeriggio del 20 aprile
Le modalità di raccolta differenziata dei rifiuti all’interno delle Unités des Communes e di diversi Comuni sono state al centro di un’interpellanza posta dal gruppo Movimento 5 Stelle nella seduta consiliare pomeridiana del 20 aprile.
Rimarcata l’importanza della qualità del rifiuto differenziato per l’abbattimento dei costi di gestione ed evidenziate alcune discrepanze nelle modalità di raccolta differenziata messe in atto da alcuni Comuni rispetto ai principi espressi dal nuovo Piano regionale di gestione dei rifiuti, il Consigliere Roberto Cognetta ha voluto conoscere «la valutazione, successivamente al conferimento presso i consorzi nazionali di recupero materiali, del costo complessivo dei metodi di raccolta differenziata delle diverse Unités, o nei Comuni delle stesse Unités, rispetto alla quantità e alla qualità della raccolta; i livelli di qualità della differenziata, divisi per modalità di raccolta delle diverse Unités; la metodologia con cui l’Amministrazione regionale intende dividere i costi/benefici dei metodi di raccolta all’interno di Unités e all’interno dei Comuni.»L’Assessore al territorio e ambiente, Luca Bianchi, nella risposta ha premesso: «Ad oggi, non è possibile fare considerazioni tecniche e di carattere economico direttamente collegabili alla qualità e alla tipologia di raccolta differenziata, in quanto le performance conseguite divergono a seconda della tipologia di rifiuti raccolti. Per alcune tipologie, come il vetro, il sistema di raccolta porta a porta risulta meno performante della raccolta in contenitori interrati o in campane; migliore invece il porta a porta per l’organico e per il multi materiale. In ogni caso, oggi non vi è ancora uniformità nell’imputazione dei costi di investimenti dei sistemi nelle varie Unités e nei vari Comuni: ci sono subAto che non hanno ammortizzato ancora i costi, mentre per altri gli investimenti sono stati appena avviati.»Entrando nel merito dell’interpellanza, l’Assessore ha affermato: «Non vi è una stretta correlazione tra la tipologia di raccolta per un flusso o un altro. La valorizzazione certa della regione nel 2015 è stata per il vetro il 96.49%, per la carta il 90.81%, per il cartone del 94.38%, per il ferro del 100%, per la plastica del 65.40%, per il verde del 100%, per il legno dell’87.45%, per l’acciaio del 100%. Dato che l’avvio dei rifiuti agli impianti di selezione e trattamento dei consorzi di filiera avviene a partite complessive, non si possono formulare considerazioni sui costi e il trasporto in ciascun subAto rapportati alla qualità e tipologia di raccolta, ma è chiaro che disponiamo dei dati per ogni Unités. Non è possibile poi avere un’indicazione puntuale sulla qualità dei rifiuti differenziati, tenuto conto che all’interno di ciascun subAto ci possono essere diversi sistemi di raccolta; peraltro, non avrebbe senso tale distinzione, visto che, arrivando a determinare la migliore modalità di raccolta per ogni tipologia di rifiuto, si sceglierebbero sempre di più sistemi misti. Infine, non c’è l’intenzione di differenziare il riconoscimento degli introiti della vendita e valorizzazione delle raccolte differenziate a seconda dei sistemi di raccolta presenti in ogni subAto. È importante che in ogni subAto si conseguano gli obiettivi di legge, soprattutto quelli del Piano rifiuti che sono più alti.»Nella replica, il Consigliere Cognetta ha affermato: «Dalla risposta si evince che la soluzione migliore sarebbe avere un solo ambito. Sarebbe anche vantaggioso capire quanto si risparmierebbe preferendo una strada ad un’altra, ma la situazione valdostana è troppo frammentata e l’Assessore non fornisce dati precisi su cui basare una scelta consapevole. Se non si trova un sistema per capire quanto risparmiare, non ha senso fare una scelta piuttosto che un’altra, ogni opzione è opinabile. Bisognerebbe sforzarsi, trovare i dati giusti e procedere con la soluzione migliore.»Il gruppo ALPE, con un’interpellanza, è tornato a parlare degli importanti ritrovamenti archeologici nella città di Aosta: lo scavo antistante l’ospedale regionale e l’area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans. Richiamate le precedenti iniziative presentate in Consiglio, il Consigliere Alberto Bertin ha voluto conoscere «le prime indicazioni emerse dal lavoro sinora svolto dal Comitato scientifico sull’importanza archeologica dei reperti rinvenuti di fronte all’ospedale e alla proposta di soluzioni di conservazione in sito o in altro luogo, secondo quanto previsto dalla normativa in materia di tutela dei beni culturali. Vorremmo poi capire se e quando il parco archeologico di Saint-Martin-de-Corléans sarà aperto al pubblico nella sua totalità e quali sono le previsioni di visitatori per il primo anno e a regime, visto che a giugno prossimo è in programma un’apertura parziale.»L’Assesseur à l’éducation et culture, Emily Rini, a répondu que «le Comité scientifique chargé de fournir des indications sur l’importance du site archéologique et des pièces retrouvées dans le chantier relatif à l’agrandissement de l’hôpital Parini d’Aoste, s’est réuni quatre fois: à la demande du Département de la surintendance des activités et des biens culturels, le Comité a achevé un rapport des travaux afin de pouvoir faire le point sur les résultats des recherches et de définir les grandes lignes ou les orientations pour leur valorisation, mais avant qu’il soit diffusé, il est nécessaire que la Surintendance et les membres du Comité procèdent à un examen approfondi de la question et en débattent directement, éventuellement lors de la prochaine réunion, qui sera organisée d’ici près.»En ce qui concerne le parc archéologique de Saint-Martin-de-Corléans, l’Assesseur Rini a communiqué que «le premier lot des aménagements sera inauguré et ouvert au public au mois de juin prochain. Par ailleurs, les techniciens de la Surintendance ont rédigé une fiche de projet relative au programme d’investissements pour la croissance et l’emploi 2014/2020 (FEDER) pour la réalisation d’un deuxième lot concernant l’aménagement de 3 autres zones importantes de l’aire mégalithique, toujours situées au Nord, et notamment pour la réalisation de la Galerie du temps, de la Salle des stèles et de la Salle multimédias. Par ailleurs, dans la liste des actions relatives au patrimoine culturel dénommée “Plan culture”, approuvée en février 2016, figure la réalisation d’interventions pour l’agrandissement du parcours muséographique du parc pour un montant total de 4 millions d’euros répartis sur les années 2016, 2017 et 2018.»Quant aux prévisions sur le nombre de visiteurs, l’Assesseur à la culture a rappelé que l’étude de faisabilité approuvée par le Gouvernement en 2011 met en relief, entre autres, l’importance d’activer des flux touristiques synergiques, associant la visite du site mégalithique à celle d’autres sites culturels présents sur les territoires régional, italien et européen. «Les résultats de cette étude proposent deux scénarios relatifs au nombre de visiteurs attendu, lorsque le pôle culturel de Saint-Martin sera totalement fonctionnel et ouvert au public: 50.000/55.000 visiteurs par an, au niveau local; 90 000/110 000 visiteurs par an, à l’échelon international et local. Pour ce qui est de l’ouverture prévue pour juin, avec les aménagements partiels du 1er lot fonctionnel, qui concerne uniquement la zone Nord du site archéologique, on estime que le nombre de visiteurs par an se situera entre 10.000 et 15.000 au minimum.»Il Consigliere Alberto Bertin ha replicato: «Sui ritrovamenti di fronte all’ospedale non è stata data risposta in quanto il Comitato scientifico ha prodotto una relazione, ma non si sono volute dare notizie. Sul parco di Saint-Martin-de-Corléans, prendo atto che non c’è nessuna idea sui possibili tempi di apertura totale; riguardo alle previsioni di visitatori, se puntiamo a 10 mila visitatori nella zona che sarà aperta a giugno (finalmente dopo 48 anni dal ritrovamento del sito), questi numeri sono un rischio per una struttura che avrà dei costi elevatissimi di gestione. Per troppo tempo, a causa di una scelta sbagliata, il voler realizzare una grande opera da circa 40 milioni di euro, questi importanti ritrovamenti archeologici non hanno potuto essere un’attrattiva culturale e turistica per la nostra città. Un grave errore e un grande danno. Rimango dell’idea che la struttura sia sovradimensionata, eccessivamente ingombrante e dai tempi di realizzazione infiniti: è la Salerno-Reggio valdostana. Se i tempi saranno quelli della prima parte dei lavori, si può stimare l’inaugurazione definitiva nel 2045, senza tenere conto che non si sa ancora dove trovare i finanziamenti. Siamo convinti che se non arriveranno i 150 mila visitatori ipotizzati, questa struttura non resterà in piedi e sarà un peccato perché il suo potenziale dal punto di vista archeologico è eccezionale.»La Società di gestione del Traforo del Gran San Bernardo, la SITRASB, è tornata in discussione nella seduta pomeridiana del Consiglio Valle (dopo essere già stata protagonista, il mattino, di due punti in trattazione) con un’interpellanza presentata dal gruppo Movimento 5 Stelle.Il Consigliere Roberto Cognetta ha infatti chiesto «se sia intenzione del Governo regionale rimuovere dal Consiglio di amministrazione della SITRASB due Consiglieri di amministrazione che non hanno difeso la Società opponendosi ad una rivalutazione dei dirigenti a seguito di due casi gravi. In effetti, è stata assunta una persona che non doveva essere assunta, visto che per sostituire un dipendente ne sono stati presi due. E questa operazione è stata compiuta a totale insaputa del Presidente della Società, che, in seguito a questo fatto, ha rimosso un dirigente. Altro episodio riguarda l’appalto per le pulizie, aggiudicato con un ribasso sospetto. Alla luce di tutto questo, il Presidente ha sottoposto al Consiglio di amministrazione la situazione, chiedendo di mettere sotto esame la condotta dei dirigenti.»Il Presidente della Regione, Augusto Rollandin, ha riferito: «Ho avuto modo di appurare che, all’interno del Consiglio di amministrazione, alcuni malintesi sorti sono stati chiariti. Non ci sono ragioni particolari per cui occorra intervenire nei confronti dei due Consiglieri. Il Consiglio di amministrazione può continuare a lavorare, con un’attenzione particolare ad una gestione oculata, sempre volta al risparmio.»Il Consigliere Roberto Cognetta nella replica ha evidenziato: «Esulando dal caso specifico, è opportuno porre maggiore attenzione alla qualità intrinseca dei Consiglieri, andando al di là dell’appartenenza politica. Si parla troppo poco dei fatti e ci si limita ai “sentito dire”, ai segreti che diventano notizia senza cercare di reperire le adeguate informazioni.»Union Valdôtaine Progressiste, con un’interpellanza, ha chiesto informazioni sulla creazione del marchio cosiddetto “ombrello”, approvata dalla Giunta regionale lo scorso 7 aprile, al fine di ricomprendere tutte le declinazioni relative ai differenti comparti della Regione, dall’enogastronomia, all’ambiente, allo sport, alla cultura, e offrire un’immagine unitaria della Valle d’Aosta.«Considerata l’esistenza di numerosi marchi o loghi già presenti sul territorio regionale, anche legati alle varie associazioni o ai vari prodotti – ha detto il Consigliere Vincenzo Grosjean –, vogliamo sapere quanti e quali sono questi vari loghi e se le associazioni oggetto di questo nuovo marchio sono state interessate. Chiediamo poi quale sia l’obiettivo reale di questa decisione della Giunta e quali scopi intenda raggiungere con questo nuovo investimento.»L’Assessore al turismo, Aurelio Marguerettaz, ha risposto che «uno studio condotto dall’Università della Valle d’Aosta ha censito 95 marchi presenti sul territorio: all’interno di questi marchi c’è di tutto, ma una costante è che sono ragionevolmente sconosciuti o conosciuti a macchie. Per esempio, ci sono Comunità montane che hanno al loro interno marchi che sono in contraddizione l’uno con l’altro. Riguardo alla decisione di dotarsi di un marchio “ombrello”, la parte grafica e creativa è secondaria; l’aspetto principale è, invece, quello di definire con correttezza la brand territoriale, ossia la filosofia cui vogliamo tendere e successivamente interpretare una strategia per poi comporre un marchio. L’aspetto grafico sarà quindi successivo. È ovvio che, sia che si parli di cultura, di enogastronomia o di sport, bisogna innanzitutto cercare di anteporre il nome Valle d’Aosta a tutto il resto. Non sarà così facile convincere tutti i Comuni, perché alcuni ritengono che la loro reputazione sia superiore al marchio Valle d’Aosta. Sarà quindi fondamentale la parte di studio durante la quale saranno coinvolti tutti gli Assessorati, la Chambre, le associazioni e tutti i soggetti istituzionali al fine di creare un percorso di condivisione che sia inclusivo per poi realizzare un impianto per cui chi vi aderirà avrà dei sicuri vantaggi. Perché questo marchio dovrà essere patrimonio di tutta la comunità produttiva valdostana. In questo percorso avremo modo di confrontarci anche in Commissione consiliare e credo che il dibattito sarà interessante e proficuo per tutti.»Il Consigliere Vincenzo Grosjean, nella replica, si è detto fortemente dubbioso: «La creazione di un nuovo marchio è sempre un problema perché genera confusione. In Valle d’Aosta abbiamo dei marchi già conosciuti e anche molto belli che forse sarebbe meglio utilizzare piuttosto che elaborarne uno nuovo per il quale si andranno a spendere 90 mila euro di grafica. Io sarei per lavorare piuttosto sulla parte della delibera che prevede la stesura dei disciplinari e del regolamento d’uso, al fine di inquadrare tutto il sistema.»Il nuovo ISEE, l’indicatore della situazione economica equivalente, lo strumento adottato per valutare la situazione economica delle famiglie che intendono richiedere una prestazione sociale agevolata, è stato al centro di un’interrogazione e due interpellanze.L’interrogazione è stata posta congiuntamente dai gruppi ALPE e UVP, che si sono focalizzati sulla contribuzione da parte degli utenti dei servizi a favore delle persone anziane. I Consiglieri hanno infatti voluto essere aggiornati sul prosieguo della revisione delle contribuzioni degli utenti dei servizi residenziali, semiresidenziali e domiciliari per le persone anziane, chiedendo se tutte le Unités abbiano adottato procedimenti univoci e se si stia procedendo alla valutazione delle ricadute dell’applicazione del nuovo ISEE, eventualmente ipotizzando correttivi.Le due interpellanze sono state presentate dal gruppo Union Valdôtaine Progressiste: con la prima, come ha evidenziato il Consigliere Elso Gerandin, constatati i continui riferimenti ai problemi di applicabilità del nuovo ISEE nella nostra regione, legati in particolare alle ricadute economiche per le famiglie ed i cittadini valdostani, si è voluto chiedere «perché, sino a tutt’oggi non si sia ritenuto opportuno deliberare linee guida regionali; non si può infierire sulle persone in difficoltà, con un ISEE basso»; con la seconda, il Consigliere Alessandro Nogara ha concentrato l’attenzione sulla predisposizione di linee per l’erogazione del bon de chauffage: «Non possiamo basare i parametri soltanto sull’ISEE, altrimenti diamo un contributo non ha chi davvero ha bisogno ma a persone che riescono a speculare sui contributi.»L’Assessore alla sanità, Antonio Fosson, ha riferito: «L’ISEE è un indicatore che ha lo scopo di far pagare in base alla ricchezza per poter disporre dei servizi. L’indicatore si basa su tre fasce: quella reddituale, quella del patrimonio e la composizione familiare. Già nel 2003 avevamo cercato di modulare l’ISEE sulla realtà valdostana. A partire dal 2015 è in vigore un nuovo ISEE nazionale: in attesa di poterlo verificare adeguatamente, siamo riusciti a fare in modo che, per tutti quelli che avevano presentato l’ISEE entro 2014, fosse mantenuto per tutto il 2015 il vecchio indicatore regionale.»«I dati sul nuovo ISEE ci danno oggi due indicazioni – ha specificato l’Assessore Fosson –: certe categorie pagano di meno, mentre il patrimonio comincia a essere significativo per qualcuno, incidendo negativamente. Il problema è proprio su questo aspetto: va fatto un correttivo per le persone che hanno un patrimonio che non dà reddito. Altra criticità per la contribuzione è rappresentata dai parenti che hanno dichiarato estraneità affettiva. Stiamo analizzando con estrema attenzione questi dati e stiamo aspettando delle risposte da parte del Ministero alle questioni che abbiamo sollevato.»L’Assessore alla sanità ha quindi concluso: «La Corte costituzionale ha sentenziato che l’ISEE è considerato livello essenziale, è legge dello Stato italiano; in ogni caso, pur non essendo modificabile, sulle soglie di accesso si può lavorare e noi vogliamo andare in questo senso, per rendere il sistema ancora più equo. Voglio anche precisare che questo indicatore rappresenta il miglior strumento a favore della famiglia, ma non è un provvedimento per contrastare la povertà.»L’Assessore alle attività produttive, Raimondo Donzel, ha aggiunto: «Riduttivo parlare di tagli sul tema del riscaldamento: ad esempio, la Giunta regionale ha recentemente approvato una delibera per allocare 3 milioni 500 mila euro a favore della riqualificazione energetica degli edifici, che consentono di rilanciare l’edilizia in un’ottica di sostenibilità ambientale, riducendo i costi per le famiglie. Le risorse attualmente disponibili sono molto significative e ammontano a 5.500.000 euro a fronte di una spesa nel 2015 di circa 5.380.000. Ci sono già stati incontri con il tavolo dei centri di assistenza fiscale e con le Organizzazioni sindacali per determinare la soglia ISEE di accesso alla misura e l’organizzazione della raccolta di un così grande numero di domande. Le stesse forze sociali hanno rilevato difficoltà ad individuare la soglia minima.»«Per la prima casa ci sono abbattimenti fortissimi – ha precisato l’Assessore Donzel –, così come se la seconda casa è un rudere, se si hanno figli minori o familiari diversamente abili a carico. L’ISEE è un sistema equo, non spinge di certo le persone ad approfittare dei contributi, ad esempio avvalendosi del lavoro in nero. 17.000 famiglie hanno avuto il bon de chauffage, è una platea molto significativa. Vogliamo sempre dare una risposta corretta ai valdostani e non creare false aspettative, ad esempio sulla questione dell’altitudine dei paesi: può fare ben più freddo nella Plaine all’Envers piuttosto che nei paesi esposti al sole. Ci siamo già confrontati in Commissione, restiamo aperti al dialogo e non ci sottrarremo alla responsabilità di governo di garantire l’erogazione della misura.»Il consigliere di ALPE Patrizia Morelli ha replicato: «Abbiamo voluto tornare su un argomento importante come le rette per le microcomunità. Nel novembre scorso è stata paventata la concreta possibilità di portare la contribuzione massima a 3.600 euro al mese: una cifra esorbitante, inabbordabile per la quasi totalità delle famiglie, costrette così ad abbandonare le strutture pubbliche. Allora, avevamo proposto di mantenere l’indicatore regionale, per evitare uno squilibrio e riuscire ad individuare le quote giuste. Concordiamo sul fatto che l’ISEE per certi versi è più equo (media annua dei depositi bancari, composizione familiare), per altri versi grava maggiormente sui figli e penalizza le famiglie che possiedono patrimoni immobiliari, ancorché con rendite minime. Esaminando i dati che arrivano sui nuovi ISEE, facciamo attenzione che le quote alte non aumentino troppo, cerchiamo delle soglie di accesso eque. Prendiamo atto delle vostre analisi attente; era ciò che vi chiedevamo di fare quando, consapevoli delle difficoltà, lo scorso anno abbiamo lanciato un allarme, non per fare terrorismo, ma per sollevare un problema alla cui soluzione stiamo tutti tendendo.»Il Consigliere Elso Gerandin (UVP) ha osservato: «Ci sono applicazioni dell’ISEE che stanno creando dei disagi, non possiamo continuare ad aspettare, spetta alla Regione porre rimedio stabilendo le linee guida. Per gli asili nido, la soglia di 7.000 euro di ISEE (pari a un reddito di circa 15.000 euro) per pagare 170 euro mensili è stata una follia.»Per il Capogruppo dell’UVP Luigi Bertschy, «il problema è politico: l’applicazione dell’ISEE crea problemi, la popolazione lo vive male soprattutto in questo momento di crisi economica perché non lo considera equo, in particolare per quello che riguarda la valutazione del patrimonio immobiliare. Dobbiamo riaprire il tavolo di discussione e approfondire tutti i vari aspetti. Difendiamo il sistema pubblico rispetto a quello privato, per quelle situazioni in cui non si richiede l’ISEE.»Il Consigliere Alessandro Nogara (UVP) ha concluso: «Con i paletti introdotti per l’attribuzione del bon de chauffage, si è limitata la possibilità di accesso a diverse famiglie; così facendo, per questo contributo si sono assegnate meno risorse. Chi ha bisogno del bon de chauffage non riesce a fare un mutuo per la riqualificazione energetica della propria casa. Se le cose non cambieranno, i valdostani saranno i più penalizzati.»Il gruppo ALPE, con un’interpellanza, ha voluto approfondire l’utilizzo dell’apertura di credito bancario da parte della società Casinò de la Vallée spa a seguito dell’erogazione del nuovo mutuo a suo favore. «Nel mese di dicembre 2015, la Giunta regionale ha approvato la concessione di un mutuo di 20 milioni di euro a favore della Casinò de la Vallée per il superamento delle sue temporanee difficoltà finanziarie, alla luce del fatto che la società avrebbe riscontrato una situazione anomala per quel che concerne l’indebitamento a breve con il sistema bancario – ha spiegato il Capogruppo Albert Chatrian. Oggi vogliamo conoscere come sia cambiato l’utilizzo di circa 18 milioni di euro dell’apertura di credito bancaria da parte della Società Casinò dopo l’erogazione in suo favore del mutuo e quali siano gli intendimenti in merito, a fronte delle motivazioni poste alla base dell’erogazione del mutuo stesso.»L’Assessore al bilancio, finanze e patrimonio, Ego Perron, ha risposto: «Al 31 dicembre 2015, le aperture di credito (cioè il totale degli affidamenti concessi nei confronti delle banche) erano 26 milioni di euro; l’utilizzo era di circa 23 milioni (circa il 90% dell’effettivo utilizzo). All’8 aprile 2016, le aperture di credito ammontano a 23 milioni e l’utilizzo a 7.800.000 euro (poco più del 30% dell’effettivo utilizzo). Questa diminuzione sul totale degli affidamenti è dovuta alla diminuzione del fido da 5 milioni a due milioni da parte di un Istituto di credito. Questa importante operazione di riduzione di utilizzo delle linee di credito, insieme con la rinegoziazione dei tassi di interesse e una gestione più oculata dal punto di vista finanziario, si traduce in un beneficio sugli oneri finanziari che si stima passare dai 4 milioni dell’ultimo bilancio ai 700 mila euro di oneri finanziari per il 2017. I benefici per la Casa da gioco sono evidenti, garantiscono una gestione più snella e più opportuna. Si è anche creato un tavolo tecnico presieduto da Finaosta con la Casinò e le varie banche coinvolte con l’obiettivo di monitorare costantemente la situazione finanziaria della società. Si sta quindi lavorando a una adeguata ristrutturazione del debito.»Nella replica, il Capogruppo Chatrian ha osservato: «Lo scopo dell’iniziativa era avere contezza generale. Al 16 dicembre la Casinò utilizzava circa 18 milioni di apertura di credito; dopo aver versato i venti milioni di mutuo, oggi la Casa da gioco utilizza circa 7 milioni. E gli altri dieci milioni come sono stati utilizzati? Hanno coperto altre spese? Immaginavamo una risposta diversa, vale a dire nessuna apertura di credito. Siamo soddisfatti dell’abbattimento degli oneri finanziari, ma resta la preoccupazione sulla situazione della Casa da gioco. Torneremo su questo dossier.»Con un’interpellanza, il gruppo Union Valdôtaine Progressiste è tornato sull’iter della riforma della scuola, sottolineando in particolare l’aspetto della condivisione del percorso.«Abbiamo presentato questa iniziativa prima che l’Assessore all’istruzione venisse in Commissione consiliare a confrontarsi su questo tema, ma vorremmo comunque che le considerazioni espresse fossero condivise in quest’Aula – ha detto il Consigliere Laurent Viérin. Noi avremmo gestito il percorso in modo diverso: la delibera della Giunta di fine gennaio scorso, che non è stata portata all’attenzione della Commissione, ha definito delle linee guida che hanno già fissato certi punti, quali la riduzione delle ore di tecnologia che hanno poi portato a definire il calcolo delle cattedre per il concorso. Siamo lieti che l’Assessore in Commissione abbia confermato che c’è tutto il margine per costruire un percorso comune con tutte le sensibilità rappresentate: per noi è importante riuscire tutti insieme a varare una riforma che, disegnando il futuro della scuola valdostana ne mantenga la qualità e l’identità.»L’Assessore all’istruzione e cultura, Emily Rini, ha ricordato che «con la delibera di gennaio scorso, è stato costituito il gruppo di lavoro tecnico incaricato di formulare delle risposte al decisore politico. Gruppo che si è già riunito 6 volte e che, entro il 31 agosto prossimo, dovrà ultimare il proprio lavoro elaborando un documento tecnico, una sorta di articolato aperto, che prospetti le diverse possibilità e prospettive al mondo politico e alla comunità scolastica sulle quali decidere. Sarà mia cura tenere informata la quinta Commissione, e anticipo inoltre che chiederò presto al Presidente un incontro per illustrare il contenuto delle proposte di adattamento dei programmi, validate due giorni fa dal Consiglio scolastico regionale. Per noi la buona scuola è già quella che è presente sul nostro territorio: quella che andremo a proporre non sarà una rivoluzione, ma saranno delle sfide che vogliamo cogliere.»L’Assessore Rini ha poi chiarito alcuni aspetti: «nella delibera di indirizzo si è parlato di innalzamento delle ore frontali nella scuola secondaria di primo grado, da 14 a 16, per venire incontro ai percorsi del bilinguismo, a latere del lavoro che si sta facendo per implementare il plurilinguismo. C’è poi la questione dei moduli di tecnologia: non confondiamo la tecnologia con l’informatica, perché noi vogliamo investire nella scuola 2.0, ma l’informatica deve essere spalmata su tutte le materie. Sul concorso, ricordo che questo non nasce da scelte politiche ma da un mero calcolo di esigenze di cattedre: noi con soddisfazione diciamo che non ci sono stati iscritti da fuori Valle perché altrimenti questo avrebbe significato la perdita di posti di lavoro per gli insegnanti che già lavorano nella nostra regione. Chiederemo all’Università della Valle d’Aosta di attivare in tempi brevi i percorsi abilitanti.»L’Assessore ha infine evidenziato che «la nostra priorità è quella di mettere al centro l’alunno e la qualità didattica formativa della scuola valdostana. Così come abbiamo a cuore la situazione occupazionale dei nostri docenti. Mettiamo il nostro impegno per arrivare ad una riforma condivisa con tutta la comunità scolastica e con le diverse forze politiche.»Viérin ha replicato: «L’importante per noi è il risultato: questa prima bozza di riforma è nata male per problemi di comunicazione che hanno creato allarmismo nel mondo della scuola. Una riforma scolastica non è politica, ma la politica deve dare degli indirizzi che poi vengono discussi con i Sindacati e il mondo scolastico. Oggi, abbiamo rimesso les pendules à l’heure e siamo lieti che ci sia una volontà di lavorare all’interno della Commissione consiliare sulla base di proposte tecniche. Oggi vorremmo anche l’assicurazione da parte dell’Assessore che tutti i laureati non abilitati siano ammessi con riserva al concorso. Vorremmo che l’Assessore chiarisse questo aspetto.»L’Assessore Rini ha quindi confermato che «questi soggetti saranno tutti ammessi, ovviamente con la riserva.» Ha poi puntualizzato che «il concorso prevede una grande novità: la graduatoria è a scorrimento e non chiusa, e secondo le necessità potranno essere messi a ruolo dei posti.»Lo statuto dell’Associazione Forte di Bard è stato il tema di un’interpellanza presentata dal gruppo ALPE.Il consigliere Chantal Certan ha chiesto se sia intenzione del Governo regionale modificare lo Statuto dell’Associazione Forte di Bard e con quali motivazioni e finalità, «tenuto conto della deliberazione del 26 febbraio 2016, con cui la Giunta ha individuato quale partner e soggetto attuatore del nuovo “4K Endurance Trail Valle d’Aosta” l’Associazione stessa, scelta abile ma che non trova fondamento negli scopi e negli obiettivi dello Statuto del Forte, le cui finalità sono storiche, culturali e monumentali e riguardano anche il Borgo e l’area afferente.»Le Président de la Région, Augusto Rollandin, a répondu que «dans les buts de l’association Fort de Bard il y a toute la question culturelle: le fait d’organiser ce trail relève de l’aspect culturel de faire connaître notre Vallée, en organisant des événements qui aient trait à tout le territoire régional. On n’a pas besoin de modifier les statuts, car il y a toutes les motivations qui permettent, avec le comité organisateur du 4K, de porter de l’avant des expériences telles que ce trail, tout comme l’association Fort de Bard le fait depuis des années en organisant des courses de ce genre afin de présenter des événements qui puissent contribuer à l’essor et à la visibilité de la Vallée d’Aoste. Ce n’est pas le Fort de Bard qui utilise ces fonds: c’est l’engagement pour la manifestation qui est liée au groupe du travail afin de permettre de porter à bonne fin l’organisation de ce trail.»Certan ha replicato che «il Presidente è molto abile nel banalizzare le cose e nel dire solo quanto conviene, ma la delibera di organizzazione del 4K prevede espressamente che il trasferimento di fondi venga fatto all’associazione Forte di Bard quale soggetto attuatore dell’endurance trail. Oggi, il trail è diventato, secondo il Presidente, un “fait culturel” per veicolare la bellezza delle nostre montagne, mentre due mesi fa l’idea era nata in nome della sicurezza dei partecipanti. Crediamo inopportuno e poco trasparente che un Presidente della Regione si affidi all’associazione che presiede, e di cui è pure il legale rappresentante, un’organizzazione di questo genere, non prevista per Statuto.»
Pubblicato / aggiornato
il 21/04/2016 alle 12:00
Categoria:
Salute