Festa del lavoratori a Verrès
Anche se sotto la pioggia, a Verrès si è svolta, domenica 1° maggio, la tradizionale manifestazione sindacale per celebrare i diritti dei lavoratori.
“Un momento di festa – ha detto il segretario regionale della Cgil, Domenico Falcomatà – per riaffermare i principi e i valori fondanti nati dalla Resistenza e dalle dure lotte operaie che hanno segnato la nascita della nostra Costituzione. Oggi, per Cgil, Cisl, Savt, Uil è indispensabile mettere a centro il lavoro e la sua dignità, un diritto che deve essere garantito a tutti. Il lavoro e l’occupazione, la difesa del contratto nazionale e buone pensioni sono le parole chiave di oggi. Nel nome delle riforme, della modernizzazione del nostro Paese e dell’Europa si è voluto indebolire il mondo del lavoro, si è cercato di svilire i diritti conquistati in decenni di lotte e sacrifici di lavoratrici e lavoratori. Predomina l’idea da parte di chi ha governato e governa oggi l’Italia – ha continuato Falcomatà – che la crisi economica possa essere risolta comprimendo i diritti dei lavoratori e i diritti di cittadinanza. L’attacco al contratto nazionale di lavoro è il tentativo di farlo diventare qualcosa di vecchio, di antiquato e, quindi, da indebolire. Il mondo imprenditoriale vuole sostituire la contrattazione nazionale con quella aziendale, magari affidandosi alle elargizioni compassionevoli delle imprese sia per quanto riguarda il salario, sia per il welfare aziendale, col rischio che questo diventi sostitutivo di quello pubblico. È questo un modello che noi respingiamo con forza e che non sarebbe uguale per tutti”. Il sindacato auspica quindi di tornare a una situazione di corretta contrattazione sia con le grandi imprese sia con quelle piccole, dove la sua presenza è inevitabilmente più debole e difficoltosa. Ma la situazione non è migliore nel pubblico impiego, è stato detto, precisando che il contratto nazionale di settore è stato svuotato. “L’attacco allo stato sociale, dato dai tagli continui e pesanti alla sanità e all’assistenza, facendo avanzare il concetto di un welfare non più come diritto universale per tutti, ma un qualcosa che ti devi conquistare in una logica privatistica – ha proseguito il segretario Cgil. Le pensioni sono quanto mai un tema di scottante attualità. Dal blocco della rivalutazione di quelle più basse, gli effetti nefasti della legge Monti-Fornero sull’accesso alle pensioni con un’intollerabile allungamento dell’età pensionabile. Questi interventi con le rigidità introdotte nell’accesso alla pensione, con gravi danni per i giovani, hanno generato iniquità e ingiustizie che ancora oggi aspettano di essere risolte. Le organizzazioni sindacali con la presentazione della piattaforma sulle pensioni chiedono al Governo un cambio di passo nelle politiche previdenziali, anche per dare lavoro ai giovani”. L’interlocutore principale che si nega è individuato nella Presidenza del Consiglio dei Ministri: “Il Governo Renzi continua a sentire tutti tranne che i sindacati – ha denunciato Falcomatà. La crisi continua a interessare pesantemente il nostro Paese, nonostante il Jobs Act che, a detta del Governo avrebbe dovuto favorire la ripresa e risolvere i problemi occupazionali del Paese. Gli incentivi e gli sgravi a pioggia dati alle imprese per le assunzioni, oggi ridotti della metà, hanno perlopiù stabilizzato personale precario. Però, nonostante questo la disoccupazione torna a crescere perché un mercato del lavoro drogato da una grande quantità di denaro pubblico dato alle imprese non potrà mai essere l’elemento che crea occupazione stabile. Così è stato. Si è ridotto l’effetto doping nelle assunzioni e diminuisce l’occupazione. Non si crea lavoro stabile distribuendo soldi pubblici alle imprese, non creando le condizioni affinché la produzione torni a crescere e con essa i consumi. Il tempo degli annunci è scaduto e non ci accontentiamo della propaganda e di misure che hanno fini prettamente elettorali. Serve la volontà e la capacità di far ripartire il nostro Paese, attraverso serie politiche di sviluppo economico di cui l’Italia è priva da tempo con forti investimenti a partire da quelli pubblici”.Il quadro regionale non è migliore. “Anzi – ha precisato il segretario Cgil avviandosi ala conclusione del suo discorso – in alcuni casi la situazione è ancora peggiore rispetto alle Regioni vicine. Un tasso di disoccupazione quasi triplo rispetto ai livelli pre-crisi (nel 2007: 3,2% ora 8,9%). Gli occupati sotto i 45 anni si sono ulteriormente ridotti, stanno aumentando le assunzioni a part-time, mentre continua la caduta dell’occupazione maschile. Sono molto preoccupanti le difficoltà occupazionali per i lavoratori compresi tra i 15 e i 34 anni, che nel corso della crisi hanno perso il lavoro e non lo ritrovano. È, anche, aumentato il numero di coloro che il lavoro non lo cercano più e non studiano. Un dato che merita attenzione è quello sull’aumento esponenziale sui dei voucher. La nostra preoccupazione è che, contrariamente a quanto previsto, stiano sostituendo forme contrattuali che offrono maggiori garanzie, come il contratto di lavoro a chiamata o i contratti part-time. Mai la Valle d’Aosta ha vissuto una fase così difficile”. I sindacati hanno garantito attenzione nei confronti delle misure che la Regione autonoma Valle d’Aosta sta mettendo in atto: “Il tipo di società valdostana a cui tutti, nel bene e nel male, eravamo abituati da tempo non c’è più! Questa considerazione dovrebbe portare tutti i soggetti sociali e politici a confrontarsi in modo costruttivo e trasparente sul futuro della nostra regione, uscendo da logiche meramente corporative e difensive. Chiediamo tutti il coraggio di aprire un confronto vero sulle prospettive sociali ed economiche della nostra regione, la cui salvaguardia non passa solo dalla difesa delle prerogative statutarie ma anche dalla capacità di parlare in termini collettivi di sviluppo e modernizzazione”.
Pubblicato / aggiornato
il 01/05/2016 alle 12:00
Categoria:
Salute