Vai al contenuto

La voce di aderenti e simpatizzanti al congresso di Stella alpina

La voce di aderenti e simpatizzanti al congresso di Stella alpina

Alla riapertura pomeridiana dei lavori congressuali di Stella alpina, sbaato 7 maggio, ha preso la parola Paolo Gheda.

Al centro del suo discorso di storico, l’autonomia intesa non come patrimonio di una forza politica bensì come spirito di un popolo. Nelle sue parole, la rivalutazione del contributo di Federico Chabod alla costruzione dell’assetto di uno Stato rispettoso delle autonomie. Roberto Airaudi, rappresentante del Gruppo Giovani di Stella alpina, ha espresso il desiderio di allargare la presenza giovanile nel movimento.Luigi Borseglio ha plaudito alla coerenza nel perseguimento degli obiettivi politici, portato avanti da un valido gruppo. Floriana Tardani ha detto di essere venuta al congresso perché arrabbiata con Stella alpina, vedendola seduta e sfilacciata. Ha aggiunto di essersi ricreduta e di aver riconosciuto il rinnovamento in atto, espresso dai tre giovani eletti alla segreteria. A Lanièce, che ha annunciato il suo addio al Consiglio Valle, ha detto che la memoria storica è importante per garantire la coerenza con ciò che è stato. Luigi Ropele ha affermato che Stella alpina ha i connotati di una forza popolare, elemento importante di un sistema di democrazia rappresentativa, che deve impegnarsi affinché le scelte politiche garantiscano la vita anche nei piccoli centri delle valli laterali.Luigi Nardi, con l’emozione di chi parla per la prima volta a un congresso, ha chiesto che si faccia qualcosa per diminuire il divario fra Aosta e il territorio, aprendo il confronto non solo in occasione dei congressi o degli appuntamenti elettorali e non facendo sentire le sezioni abbandonate e se stesse. Ha quindi plaudito all’idea di allargare il coordinamento proprio alle rappresentanze sezionali. Debora Dodaro ha auspicato che l’Università della Valle d’Aosta possa crescere, acquisendo il prestigio di ateneo d’eccellenza per unicità e qualità dell’offerta formativa. Paolo Corio ha chiesto di investire sull’aggregazione dei giovani in ambito extra scolastico offrendo anche loro l’opportunità di avvicinarsi alla politica. Maurizio Castiglioni ha denunciato l’intenzione del Governo di far passare il disegno di legge sulle unioni civili grazie alla fiducia. L’indebolimento della famiglia compromette lo sviluppo della società, ha detto. Bisogna invece aiutare e sostenere i coniugi, anche nel loro ruolo educativo. Venendo alla situazione politica ha detto di non essere interessato ai giochini politici di ex picconatori che ora si spacciano per pacificatori. La Valle d’Aosta deve ripartire ma con personaggi diversi da questi, che cercano di dare a Stella alpina lezioni di stile. Ronny Borbey ha detto che la politica si fa mettendosi in gioco ma non giocando. Ha detto di accettare con impegno la sfida del ruolo di vicesegretario che gli è assegnata. I Valdostani chiedono coerenza, lealtà e rispetto e Stella alpina deve  essere in grado di dimostrare loro che far politica è bello, ha concluso.Enzo Bonin ha detto che l’obiettivo deve essere: 74 sezioni e 1.500 aderenti, quanti ne aveva la Democrazia cristiana. Ha aggiunto che il confronto è utile se il passato insegna a non ripetere gli errori: non basta Aosta per vincere le elezioni ma è la periferia che conta. Quindi ci vuole anche un vicepresidente dell’Alta Valle e uno della Bassa Valle. Parlando di Tor des Géants, ha chiesto come sia possibile che la stessa Amministrazione che ha tolto 308mila euro al mondo dello sport ne trovi 300mila per finanziare il 4K. Ha chiesto dunque ai rappresentanti di Stella alpina in Consiglio Valle di porre un freno a questi, che ha definito “inaccettabili capricci” di un presidente e di un assessore. Giorgio Savio ha affermato che la concentrazione di potere è un pericolo da evitare. La guida del partito non deve essere affidata a un segretario maneggevole. Ha quindi espresso preoccupazione per un partito che vede perdere la base e che ha contribuito alla creazione della politica assistenzialista che sta portando la Valle d’Aosta alla rovina. Ha proposto la soppressione dei rimborsi elettorali. Mauro Baccega ha voluto rendere conto della sua attività di assessore regionale. Passando alla politica, ha detto: “Stiamo fermi sull’alleanza con Union valdôtaine e Pd e non esiste ch’io stia valutando, come qualcuno dice, il mio passaggio all’UV”. L’ultima frase, l’ha pronunciata con la voce tagliata dall’emozione e quasi in lacrime. Ha concluso dicendosi certo che da questo congresso abbia preso avvio un percorso grande.Ruggero Meneghetti ha detto che è essenziale che i giovani sappiano l’inglese per poi giocarsi la carta del francese. Ha reso grazie ad André Lanièce e a Marco Viérin, che non si ricandideranno nel 2018, per ciò che hanno fatto ma ha chiesto loro di non lasciare l’impegno a favore di Stella alpina. Per quanto riguarda Union valdôtaine progressiste, ha sottolineato la continua perdita di consensi: unico partito a perdere le elezioni tre volte su tre. “Noi non abbiamo paura di andare al voto – ha concluso – e lasciamo scegliere agli elettori chi deve guidare la Valle d’Aosta”.Franco Schimizzi si è detto convinto che, se Stella alpina sarà in grado di dare le risposte giuste, il consenso supererà ampiamente il 14% delle ultime elezioni regionali. Ha chiesto di assumere una posizione nei confronti di Uvp: “che questa mattina è venuta qui e ci ha insultati”. In tema di indennità di bilinguismo, ha ricordato che bisogna avere il coraggio di dire che talora arriva a chi non ne ha davvero diritto. Andrea Celesia ha parlato di turismo, riflettendo su come collocare le risorse in maniera più equa, giusta e produttiva: in sintesi bene Sky Way e male la ristrutturazione Casino-Billia. Ha poi definito un mostro il sistema di gestione dei Comuni che è uscito dalla riforma legislativa regionale. Luca Girasole ha confermato la presenta forte di Stella alpina nel panorama politico regionale e garantito il suo impegno al fianco del segretario Marzi. Pierluigi Marquis ha ripreso la parola come capogruppo in Consiglio Valle. Ha ribadito la necessità di guardare al futuro con maggior impegno di quanto non sia stato fatto una decina di anni fa. Bisogna rafforzare la crescita per creare lavoro. “Siamo stati troppo tempo nelle mani del dottore sbagliato – ha concluso – e non possiamo più prendere lezioni da lui, salvo perdere il rapporto con i cittadini”.Emilio Vaglio si è detto convinto che in un congresso non bisogna guardare al passato ma formulare proposte. Nel 2012 aveva parlato di questione morale e di fondo provinciale di garanzia per il credito, che ha voluto riproporre con forza. Ha chiesto una maggiore preparazione per gli eletti, a favore dei quali organizzare una scuola di amministrazione pubblica: una scuola vera, strutturata e continuativa e non un ciclo di seminari. Stefania Notarpietro ha voluto parlare di donne e di pari opportunità ampliando lo sguardo su tutti coloro che subiscono limitazioni e ostacoli. La sua proposta è stata di formare una commissione pari opportunità di Stella alpina per rilevare le criticità presenti sul territorio e farne uno strumento di conoscenza. Enrico Martial ha affermato di aver visto partecipazione e proposta politica in questo congresso e ha ricordato che qualcuno dovrà prendere in mano il boccino della gestione regionale.Marco Viérin ha denunciato il disegno politico di spartirsi Stella alpina ma ha anche detto che, chi lo aveva, deve aver chiaro che il movimento è unico e indivisibile. “Due aspetti non sono stati toccati negli interventi, forse per decenza – ha detto -: c’è chi ha sfruttato il nostro congresso per fare vetrina e lanciare provocazioni (penso a Cognetta, dal quale non mi sono sentito offeso ma al quale sono disposto a offrire la nostra carità cristiana). Il secondo punto che sinora è mancato è stato l’autocritica. Voglio quindi dire che la legge di riforma delle autonomie locali non è perfetta e che lo sportello unico degli enti locali ha complicato invece di semplificare. Ciononostante abbiamo fatto un gran lavoro, anche se molto dobbiamo ancora fare, perché la gente si sente sola di fronte alle difficoltà”. Ha poi ricordato che la decisione sua e di Lanièce non è un beau geste ma l’obbligo di rispettare lo statuto di Stella alpina, che pone il limite dei tre mandati. Marco Curighetti ha proposto di passare da un’autonomia di diritti a un’autonomia di doveri, investendo sul territorio. Ha individuato in ciò l’unica chiave per avere successo politico. Rudy Marguerettaz ha chiuso gli interventi della giornata parlando di referendum e specificando che sarà valido a prescindere dal raggiungimento del quorum. Ha proposto che Stella alpina prenda posizione a favore del sì alle riforme. Sì perché le regioni a statuto speciale non sono toccate dalla riforma e sono salve; perché si offre in prospettiva alle regioni a statuto speciale di ottenere più competenze rispetto a quelle odierne; perché la riforma non si applica alle regioni a statuto speciale sino a che gli statuti non saranno modificati, previa intesa tra la Regione e lo Stato (e non sarà necessariamente un adeguamento ma una revisione, che non vi è una scadenza per approvare); perché la riforma riconosce che la Valle d’Aosta svolge le funzioni provinciali (e ciò avrebbe avuto grande significato se fosse stato riconosciuto in sede di quantificazione dell’obiettivo per il Patto di stabilità); perché nel nuovo senato i senatori saranno due (un consigliere regionale e un rappresentante dei sindaci). “Se questa riforma non passa, di principio dell’intesa non se ne parla più, ha aggiunto, e lo stato potrà decidere di modificare unilateralmente il nostro Statuto. Con un nuovo testo di riforma non potremo ottenere nulla di più ma rischieremo di mettere in gioco la nostra specialità”. La posizione di Marguerettaz è approfondita nella video intervista che abbiamo realizzato.La presentazione della mozione finale è stata effettuata da Carlo Marzi. Mozione che è disponibile sul sito di Stella alpina in versione integrale (come anche gli interventi di Martin e Marzi) e che dice che la Stella alpina approva le relazioni del presidente, del segretario politico e delle tre commissioni congressuali; riconferma l’attualità dell’assetto politico attuale; giudica positivamente l’azione del governo regionale apprezzando l’attività svolta dai propri rappresentanti; sottolinea l’opportunità del confronto politico, nel rispetto dei ruoli di ciascuno, per individuare le strategie utili a superare la crisi; ribadisce l’alleanza attuale con Union valdôtaine e quella con il Pd, sancite da due confronti elettorali; ritiene che ogni eventuale nuovo progetto politico non possa che scaturire da un approccio condiviso da tutti gli alleati e dai loro elettori; evidenzia la necessità di costituire il fronte del sì al referendum sulla riforma costituzionale. La mozione è stata approvata all’unanimità con un applauso. Applauso anche per eleggere il coordinamento.

Pubblicato / aggiornato il 07/05/2016 alle 12:00
Categoria: Salute