Lega Nord risponde al vescovo sulla Festa di fine Ramadan
Non è finita la diatriba fra la Lega Nord e i sostenitori della legittima organizzazione di una Festa di fine Ramadan nella parrocchia dell’Immacolata.
Dopo il comunicato stampa della Lega Nord, le precisazioni della Diocesi, le prese di posizione di varie forze politiche, riprenede la parola la Lega Nord che, in un comunicato stampa, scrive: “La sezione Lega Nord Valle d’Aosta ringrazia Mons. Franco Lovignana per le precisazioni che, in parte, rispondono alle richieste di chiarimento avanzate sul tema in questione e, analogamente, riconosce lo sforzo del vice-parroco, don Palmiro, a dare spiegazione dell’iniziativa discussa, durante la recente puntata della trasmissione Agorà.È tuttavia opportuno precisare che il tema ‘integrazione’ è per noi di primaria importanza, in questa fase complessa della nostra società, tanto da aver spinto il Direttivo federale della Lega Nord alla nomina di Toni Iwobi, un immigrato di origine nigeriana, al coordinamento del dipartimento per la Sicurezza e l’Immigrazione, costituitosi all’interno del Movimento stesso. Condividendo, quindi, l’importanza di tale argomento, riteniamo che la condotta da adottare per questo delicato argomento, debba partire e svilupparsi dal riconoscimento e dall’affermazione della propria identità: ogni dialogo è falsato se i due interlocutori non si presentano con la verità della chiarezza delle proprie identità. Nella scelta di celebrare la festa islamica all’interno di una struttura costruita per l’attività pastorale di una comunità cattolica, pur nelle presunte buone intenzioni, si apre lo spazio per interpretazioni fuorvianti che inducono a confusione in entrambi gli ambiti, tanto in quello cattolico, quanto in quello islamico, impedendo, così, quel dialogo basato sulla verità e sulla reciprocità che si può garantire partendo dall’affermazione delle proprie identità, intese come ricchezza per costruire un dialogo rispettoso ed edificante.A tale proposito riteniamo, purtroppo, che ‘il pensiero ed il costume oggi dominanti sono fortemente impregnati di relativismo ideologico, irenismo morale e sincretismo culturale e religioso. Tutto è relativo e ogni pretesa di affermare la verità è ritenuta fondamentalistica e pericolosa per la comune convivenza’ (Enrico Finotti, direttore della rivista liturgica ‘Culmen et fons’).Se, veramente, lo scopo dell’iniziativa di festeggiamento della fine Ramadan all’interno degli spazi parrocchiali sia teso alla conoscenza reciproca ed all’integrazione, sorge spontaneo, quanto meno, chiedersi in che modo tale iniziativa intenda garantire la reciprocità di un percorso di integrazione della comunità islamica con il tessuto culturale della nostra società. Precisiamo che una corretta modalità di integrazione debba garantire che la comunità islamica (come le altre identità presenti sul nostro territorio) si accosti alla nostra identità culturale e sociale sino ad integrarsi con essa e non viceversa: l’iniziativa di celebrazione di un evento islamico nell’ambito di una realtà cattolica risulta, invece, un percorso di integrazione in senso opposto e, inevitabile risultato di tale approccio, non può essere altro che un semplice e confuso amalgamarsi di identità. Le considerazioni sin qui esposte, che costituiscono una parte della nostra ossatura ideologica, ci spingono a contribuire ai vari aspetti della vita sociale sul nostro territorio esprimendo, di volta in volta, i pareri, le perplessità e, se necessario, i giudizi su quanto rischia di costruire un esperimento frettoloso ed equivoco, soprattutto in un ambito di particolare importanza come il dialogo e l’incontro culturale con la realtà islamica che indubbiamente risulta distante rispetto alla struttura culturale della nostra società. Tanto si riteneva chiarire, nella stessa ottica espressa da Mons. Lovignana, al fine di scongiurare strumentalizzazioni ed equivoci”.
Pubblicato / aggiornato
il 09/07/2016 alle 12:00
Categoria:
Salute