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Ultima vendemmia a Ollignan. Ora si punta al biologico e al biodinamico

Ultima vendemmia a Ollignan. Ora si punta al biologico e al biodinamico

E’ stata probabilmente l’ultima vendemmia in Valle d’Aosta quella che si è tenuta nella giornata di giovedì 3 novembre, nel vigneto della Fondazione Sistema Ollignan di Quart, dove i lavoratori del centro agricolo hanno raccolto quasi quattro quintali d’uva. Per l’occasione erano presenti anche i musicisti della banda degli Alpini.

“Quest’anno è stato il primo dopo la conversione per la produzione biologica – racconta il Luciano Rigazio, già responsabile del settore vitivinicolo dell’Institut Agricole Régional – in attesa della certificazione. Vuol dire che abbiamo utilizzato, per la difesa, solo rame e zolfo, come si faceva una volta, mentre per la concimazione, visto che non sono ammessi prodotti di sintesi, si sono utilizzati quelli organici, così come è vietato utilizzare diserbanti chimici e quindi le infestanti e le malerbe le abbiamo tolte a mano”.I settecento metri quadrati del vigneto di Ollignan sono stati recuperati nel 2010 e presentano solo viti autoctone: “è un mix di varietà come si faceva un tempo – aggiunge Rigazio – fa da padrone il Petit rouge, ma abbiamo aggiunto diverse piante, dato che ne mancavano parecchie, e ognuna porta con sé le sue caratteristiche tipiche, e alla fine viene un vino interessante”.Il vino di Ollignan, a differenza degli altri prodotti, non sarà venduto ma donato, nel corso del prossimo anno, a ospiti e sostenitori: “recuperare questa vigna è stato un esempio per evidenziare quanto siamo legati alla nostra terra – sottolinea Gianfranco Trevisan, presidente della Fondazione – e proprio in questi giorni abbiamo recuperato il vicino campo, seminando del frumento, che mieteremo a giugno, facendo i covoni, come cinquant’anni fa. Anche il fatto che oggi, alla vendemmia, hanno partecipato anche i musicisti della banda degli Alpini, è un modo per rispettare le nostre tradizioni, visto che una volta questo era un momento di gioia e condivisione”.Inoltre, la Fondazione sta lavorando per ottenere, oltre alla certificazione della produzione biologica per tutto il centro agricolo, anche quella biodinamica: “abbiamo inviato il nostro tecnico in Toscana per imparare i rudimenti dell’agricoltura biodinamica – racconta ancora Trevisan – ma già da tempo i tecnici dell’Institut Agricole Régional controllano giornalmente quello che facciamo ed arriveremo al biologico senza trucchi”. Il rispetto della terra e della natura, fondamenti dell’agricoltura biodinamica, stanno comunque già dando primi frutti: “abbiamo cercato di dilazionare il più possibile la raccolta per sfruttare le condizioni atmosferiche – conclude Rigazio – le nostre foglie sono ancora in buone condizioni, si vede è che sano. In futuro potremmo pensare di utilizzare per la vite anche il pezzo di terra accanto, dove è stato seminato il frumento, vista la stupenda esposizione”.

Pubblicato / aggiornato il 04/11/2016 alle 12:00
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Categoria: Salute