La bisaccia di Leletta
Il volume La bisaccia di Leletta sarà presentato, sabato 26 novembre, alle ore 15, nel Salone del Vescovado di Aosta, nel corso di un incontro organizzato dall’Associazione Amici di Leletta in collaborazione con l’Ufficio Pastorale per la Catechesi e la Pastorale Giovanile.
Leletta d’Isola era arrivata ad Aosta nell’ottobre 1959 come insegnante di filosofia e storia presso il liceo classico, e alla Valle, alla sua gente e alle sue montagne, sarebbe rimasta fedelmente legata per sempre. Dal giugno 1966 visse al Priorato di St-Pierre dove morì il 18 agosto 1993. Di lei è in corso la causa di beatificazione.Ma chi era Leletta, quale fu la sua presenza in Valle d’Aosta e perché ricordarla? Di antica famiglia piemontese, aveva sentito il richiamo di Dio e lo aveva cercato fin dalla sua adolescenza; durante la guerra, aveva risposto alla sua voce ed era entrata in un convento da cui sarebbe poi dovuta uscire per gravi problemi di salute, quella salute che sarebbe rimasta fragile per tutta la vita. Aveva poi ripreso gli studi e si era laureata a Torino in filosofia con una tesi su Aristotele. Professoressa nei licei pubblici, aveva un suo stile di insegnamento fatto di apertura e di fermezza, ed era disponibile per gli alunni a qualsiasi ora, tanto che li incontrava anche a casa sua, in gruppo o individualmente per ascoltarli, affrontare con loro qualsiasi argomento, un problema, una domanda. Una professoressa di singolare ordinarietà, così la definisce un convegno che nel 2010 le ha dedicato il liceo scientifico “Masci” di Chieti dove lei insegnò per tre anni e dove è rimasto di lei un buon ricordo.Al Priorato fu la portinaia del Buon Dio. Era ormai molto malata e per questo era stata costretta a lasciare l’insegnamento, ma accoglieva gioiosamente chiunque andasse a cercarla per trovare in lei consiglio, consolazione, aiuto, guida. Era sempre attenta a dare un aiuto fattivo e concreto a chi era nel bisogno, ascoltava, incoraggiava, donava il suo tempo, riceveva tutti, anche quando faceva una grande fatica a respirare e parlare, perché negli ultimi anni respirava con l’aiuto della bombola ad ossigeno. Soprattutto apriva la porta dei cuori per l’incontro con Gesù, preparando spesso quello con un sacerdote. Capitava che nel corridoio della sua stanza si formasse una coda di persone che volevano vederla e parlarle. L’indimenticato don Camillo Rosset diceva: “Le persone uscivano da lei e avevano il cuore così contento, così aperto per aver ricevuto una grazia del Signore che passava attraverso Leletta.”Benché incontrasse ogni giorno tanta gente, era donna di preghiera, di silenzio contemplativo e di unione al Signore. Pregava nella sua stanzetta, partecipava alla Messa e a tutte le preghiere liturgiche del Priorato, e poi nella notte pregava solitaria per alcune ore nella chiesa grande. Proprio nei giorni in cui si era stabilita a St-Pierre aveva offerto la sua vita a Dio per la Diocesi di Aosta, spendendosi poi in un servizio libero e fedele nella collaborazione con preti e laici. Fu una contemplativa nel mondo, con lo sguardo sempre volto al Signore, testimoniando e vivendo giorno dopo giorno il messaggio evangelico e i valori cristiani: il primato della carità e delle cose dello spirito, senza però estraniarsi dal mondo, immersa nelle sue speranze e nei suoi dolori, negli errori e nelle povertà, e anche nelle piccole o grandi rinascite. Tutto questo con brio e delicatezza, ma anche con rigore e pazienza, perché aveva fiducia nella forza intrinseca della verità che non delude e che sa attendere. Non solo accoglieva le persone, ma teneva una corrispondenza vastissima, confezionava dei bei rosari di legno che donava per invitare la gente a pregare, preparava icone, regalava immagini sacre o piccoli oggetti. Conosceva infatti l’arte del dono e insegnava a donare: Dio ama chi dà con gioia. La gioia si moltiplica e si espande nel donare, perché è contagiosa e creativa, unifica e non divide, fortifica e consola.“L’amicizia era per lei metodo di vita e gioia del cuore. Verità, pace, libertà interiore erano la sua divisa.” Così è scritto sulla quarta pagina di copertina del libro La bisaccia di Leletta, che ripresenta la simpatica figura di questa donna singolare ai suoi amici di vecchia data e a quelli che verranno, e raccoglie tanta parte di testimonianze e cose aostane di Leletta.
Pubblicato / aggiornato
il 22/11/2016 alle 12:00
Categoria:
Salute